Gian Franco Fisanotti, 64 anni, di Aosta, è stato condannato, giovedì 12 novembre, dalla Corte d'Appello di Torino alla una pena di un anno e due mesi di carcere per i reati di diffamazione e calunnia: i giudici hanno confermato che è stato lui ad aver scritto undici esposti anonimi contro amministratori e funzionari regionali.
A Fisanotti, che ha sempre respinto ogni addebito, i giudici torinesi hanno concesso il beneficio della sospensione condizionale della pena solo nel caso in cui, entro sessanta giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, paghi gli oltre 40mila euro di spese processuali e di danni nei confronti dell'ex presidente della Regione Luciano Caveri, nei confronti del quale il giudice per le udienze preliminari Giuseppe Colazingari aveva valutato un danno di diecimila euro, della moglie di Caveri, Nora Martinet, dell'ex assessore regionale Roberto Vicquéry, del pubblicitario Enzio Sanguinetti e dell'attuale presidente del Consiglio Valle, Alberto Cerise, per i quali è stata definita la somma di cinquemila euro a testa.
Le perizie effettuate durante il processo di primo grado avevano attribuito a Fisanotti la paternità degli esposti, anonimi o firmati con nomi di fantasia, inviati alla Procura di Aosta, che iniziava le indagini e poi archiviava, ma il gup, condannando la diffamazione con sei mesi di carcere con la sospensione condizionale ed a 25mila euro di risarcimento danni, lo aveva però assolto per la calunnia, sulla base dell'insufficienza di prove sulla consapevolezza delle persone che aveva accusato negli esposti.
Il pubblico ministero Luca Fadda e le parti civili avevano quindi presentato ricorso in appello, così come la difesa dell'imputato, che contestava un vizio procedurale. La Corte d'appello ha praticamente raddoppiato la pena: «la condanna è assolutamente giusta - evidenzia l'avvocato Sergio Badellino, difensore di Luciano Caveri - a scrivere quelle lettere è stato Fisanotti che ha voluto calunniare e diffamare. Un eventuale ricorso in Cassazione potrebbe essere inammissibile».
La Corte d'appello si è riservata novanta giorni per pubblicare la sentenza: entro 45 giorni dalla pubblicazione sarà possibile, per Fisanotti, come ha già annunciato, ricorrere alla Cassazione, che, nel caso in cui accetti il ricorso, si pronuncerà esclusivamente su questioni di diritto.
Il prossimo 30 novembre, ad Aosta, si tiene l'udienza per un'altra vicenda giudiziaria collegata: a Fisanotti viene contestato il reato di concorso in autocalunnia. Secondo l'accusa avrebbe convinto il giornalista Patrizio Gabetti (che ha patteggiato una pena di sei mesi ed è stato sospeso dall'Ordine dei giornalisti), ad autoaccusarsi di aver scritto ed inviato gli esposti anonimi, così da poter successivamente citare per danni coloro che lo avevano giudicato colpevole.
Nei confronti di Fisanotti è ancora in corso il processo per l'accusa di diffamazione, sempre nei confronti di Caveri e di Nora Martinet, attraverso una lettera e dei messaggi su diversi blog valdostani: «è una vicenda tristissima che mi ha visto come vittima - commenta Caveri - e sono soddisfatto che la giustizia stia facendo il suo corso in questa vicenda da "corvi"».
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