E' una storia di ordinaria malasanità, in questo caso veterinaria, quella che ha portato martedì 23 febbraio ad incatenarsi davanti al portone della sede dell'assessorato regionale alla sanità, salute e politiche sociali di via De Tillier ad Aosta l'allevatore valdostano Danilo Colliard, 48 anni, di Pontboset: «non avevo altra soluzione per far conoscere il mio problema e far valer i miei diritti» ha dichiarato l'uomo.
Colliard spiega che il motivo della sua protesta parte da lontano, esattamente dal 2007, quando in seguito ad un controllo sanitario veniva riscontrato un bovino "positivo" alla tubercolosi e quindi si è dovuto procedere all'abbattimento dell'animale «che invece era sano» ricorda l'allevatore ed alla conseguente chiusura della stalla.
Non era che l'inizio di una lunga odissea: dopo quel controllo i tecnici dell'Unità sanitaria locale della Valle d'Aosta sono passati al controllo veterinario delle capre «forse primo al mondo» sottolinea ancora Colliard, trovandone, anche in questo caso, trentasette positive, con relativa uccisione di questi capi: «sono stato tre anni e tre mesi con la stalla sigillata - precisa Danilo Colliard - e non ho mai più visto nessuno dell'Usl che sia venuto a verificare la situazione affinché io potessi riprendere la mia attività».
La questione è finita in Tribunale e, lo scorso 22 dicembre, la sentenza di primo grado ha scagionato Danilo Colliard e suo fratello Marco, contitolare dell'azienda agricola in questione, dall'accusa di non avere ottemperato all'ordinanza del sindaco di Pontboset nella quale si intimava di abbattere "tutti i caprini esistenti nell'allevamento di loro proprietà", provvedimento illegittimo secondo il giudice in quanto era stato adottato "senza aver acquisito il parere preventivo della "commissione sanitaria regionale" e senza che il provvedimento in esame fosse stato preceduto da un provvedimento di abbattimento di primo gruppo di capi risultati positivi alle prove in vita, su cui dovevano essere eseguiti gli accertamenti di laboratorio post-mortem". Le spese legali ed i relativi ricorsi hanno però portato via lavoro e soldi ai fratelli Colliard: «da più di tre anni lavoro per nulla - evidenzia, ancora "incatenato", Danilo Colliard - poiché non essendo più venuto nessuno a fare i controlli alla stalla, sono costretto, tutti i giorni, a buttare via un centinaio di litri di latte». Per la famiglia Colliard, madre, sorella ed i due fratelli, la situazione si è fatta veramente pesante: «per andare avanti abbiamo dato fondo a tutti i nostri risparmi - dichiara, sconfortato, Danilo Colliard - e, per il momento, viviamo con la pensione della mamma».
Alle 10.30 l'assessore Albert Lanièce ha incontrato l'allevatore disperato, garantendo che «entro l'8 di marzo, l'Usl effettuerà l'ultima prova prevista per il protocollo sanitario nell'ambito del programma di risanamento del bestiame». Inoltre, su richiesta di Danilo Colliard, Lanièce ha assicurato che «accanto al veterinario competente di zona vi sarà un'equipe di veterinari per garantire la massima trasparenza delle prove».
Si conclude quindi una lunga prova di forza? Danilo Colliard per il momento non si sbilancia: «in questi tre anni e tre mesi ho patito troppe delusioni - conclude, alla fine della sua protesta - compreso il menefreghismo del mio sindacato al quale da più di trent'anni pago la tessera».
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