La Corte di Cassazione ha confermato, lo scorso 23 febbraio, la sentenza d'Appello della "causa madre" tra la Regione Valle d'Aosta ed il "Gruppo Lefebvre" in merito alla fornitura di beni e servizi alla "Gestione straordinaria", società regionale che ha gestito il "Casinò" di Saint-Vincent dall'inizio degli anni '90, dopo la scadenza della gestione "Sitav", e prima della costituzione della "Casino de la Vallée SpA", attuale gestore, sempre pubblico, della Casa da Gioco valdostana.
Il "Gruppo Lefebvre" aveva chiesto quasi trecento milioni di euro di danni ma in primo grado la richiesta venne respinta, mentre in Appello fu ridimensionata in tre milioni ed seicentomila euro ed il successivo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile: «c'erano stati tentativi di un accordo transattivo - spiega il presidente della Regione, Augusto Rollandin - che andasse a definire la questione in maniera stragiudiziale, ma non è stato accettato».
Nello spefico le richieste danni della "Sitav" riguardavano l'uso della loro "banca dati", la ritardata restituzione dei beni concessi in uso, ed il mancato trasferimento al nuovo concessionario della Casa da gioco degli stessi beni. Le altre cause ed esposti che sono state mosse dalle società del "Gruppo Lefevbre" riguardano ancora canoni, penali e risarcimenti danni relativi al cambio di gestione del "Casino de la Vallée": «ora, con la pronuncia della Cassazione - conclude Rollandin - si chiude il discorso principale perché tutte le altre controversie ancora pendenti sono legate a questa. Il ragionamento che era stato fatto dall'Amministrazione regionale tutto sommato non era sbagliato, e questo dispositivo ci fa tirare un sospiro di sollievo anche per le questioni giudiziarie ancora pendenti».
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