Bobo Pernettaz criticato pubblicamente per la sua mostra alla "Maison du Val d'Aoste" a Parigi: «appiccica solo pezzi di legno»

redazione 12vda.it
Bobo Pernettaz durante l'ultima 'Foire de Saint-Ours'

Si definisce «perplesso» Roberto "Bobo" Pernettaz, lo scultore aostano "sarto di legni esausti", rispetto alle critiche che sono state mosse direttamente al presidente della Regione, Augusto Rollandin, da parte di Lucrezia Pongan, collaboratrice culturale di un settimanale locale, in merito alla sua partecipazione, a Parigi, nella "Maison du Val d'Aoste", all'esposizione congiunta "Maîtres de la matière - Maestri della materia" insieme al collega Franco Pinet: «i gusti sono gusti - ha dichiarato la signora, lamentandosi pubblicamente con Rollandin e senza citare direttamente Pernettaz, che non era presente - però qua si tratta di tradizioni e quando si scelgono degli artisti da portare lì bisognerebbe avere un pochino più di cura, perché non è la prima volta che vengono scelti degli artisti che hanno pochissimo legame con la tradizione valdostana. Quest'anno sono stati scelti due artisti, ma finché si parla di Pinet, che è uno che è anni che lavora, ma quando si parla dell'altro, questo signore fa delle cose gradevoli, che non sono assolutemente delle cose tradizionali e non è un esponente della tradizione valdostana. Abbiamo la fiera del legno piena di artisti che potrebbero rappresentarci in modo molto più adeguato per quello che riguarda la tradizione. Io direi di stare più attenti quando si fanno queste scelte, anche perché costano care ed almeno di portare qualcosa che ci rappresenti bene».

«Farò presente alla Commissione che sceglie gli artisti - ha risposto il presidente della Regione, che ha partecipato all'inaugurazione della doppia esposizione, lo scorso 20 gennaio nella capitale francese, organizzate nell'ambito dell'"Arbre de Noël 2017" - ma posso dire che queste due mostre sono state molto apprezzate e ci sono già una serie di parigini che l'hanno visitata. E' chiaro che lo stile di Bobo Pernettaz è nuovo, come tanti altri che hanno iniziato, ad esempio come Giovanni Thoux...».
«Ma c'è un abisso
- ha insistito la Pongan, interrompendo Rollandin - uno è uno scultore, l'altro appiccica i pezzi!».

La caratteristica di Bobo Pernettaz, le cui opere, non definibili propriamente "a buon mercato", sono diffuse ed apprezzate in tutta la Valle d'Aosta, è che crea ritratti e paesaggi, con una tecnica personale, utilizzando prevalentemente legni di scarto, sovrapponendoli in maniera tale da sviluppare l'immagine che presenta anche un particolare effetto tridimensionale: «è stata una critica perlomeno curiosa - evidenzia Franco Pinet a 12vda - se c'era qualcuno con cui avevo piacere di fare una mostra era proprio Bobo, che a modo suo ha innovato la tradizione valdostana. Dopotutto la scultura tradizionale valdostana non è "come" ma è "quello" che scolpisci, la tradizione sono i luoghi le persone. A Parigi è andata abbastanza bene, ho sentito pareri positivi dalla gente e la critica è stata abbastanza buona».

«Nonostante l'età non ho smarrito il mio spirito pugnace - si limita ad aggiungere l'interessato, che alla recente "Foire de Saint-Ours" ha venduto quasi tutte le opere esposte in piazza Chanoux - ma resto perplesso da questa critica. Evidentemente, visto che non sono neanche stato citato, la persona in questione non mi conosce».

Ultimo aggiornamento: 
Giovedì 2 Febbraio '17, h.12.05

Commenti

Commento: 
Come siete stati attenti a divulgare, nel minimo dettaglio, il pensiero di Lucrezia Pongan sulla recente mostra a Parigi dei "maestri della materia" valdostani, in specie del "sarto dei legni esausti". Non vi è alcun dubbio, a mio modesto avviso che i due, in specie quello dei legni esausti, siano valdostani doc: della bassa VdA uno ed un "Bronzin" di Brusson (VdA) così attaccato al suo Peyo ed alle sue tradizioni ancestrali da essere, da un certo verso, anche ritualmente eccessivo. Nel merito dell'incollaggio di pezzi di legno, c'è modo e maniera e quella del "sarto" pare essere una sofferente ricostruzione di elementi sterili, stanchi, esausti, consumati e logorati dal tempo, in nuove figure, in nuova vita normalmente riferita alle tradizioni locali, degna - a mio modesto avviso - di rappresentare la VdA: sia a suo tempo al Forte di Bard in occasione del 150° della Repubblica italiana; sia ora, a Parigi. Sarebbe interessante pubblicare cosa ne pensano i parigini, terze parti, che hanno avuto occasione di visitare la mostra, oltre ai nostri nativi lì naturalizzati. La Lucrezia Pongan, in arte scrittrice e pittrice valdostana, oriunda, non pare avere la sensibilità ancestrale per capire il profondo di quei pezzi di legno: esausti, come tanti di noi lo sono.

Commento: 
In un periodo di crisi e di tagli, sarebbe anche interessante sapere quanto è strategica e fondamentale questa presenza parigina e quanto è strumentale alle politiche economiche e culturali (esistono?) regionali. Ai francesi della Valle d'Aosta interessa solo il fatto (non vero) che si parli il francese, e che la regione riconosca l'egemonia di una Francia che, ahimè, è ormai decadente, stracotta e con deriva islamista. Il dubbio è che si tratti di un club di amici con viaggio premio a Parigi.

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