Due alpinisti travolti da un seracco sul Grand Combin, in Svizzera: la guida alpina racconta l'incidente

redazione 12vda.it

Ferdinando Rollando dopo l'incidente Ferdinando Rollando, guida alpina di Valpelline, ed un suo cliente, Giuseppe "Giuse" Demarchi, sono rimasti feriti sabato 13 agosto mentre stavano affrontando la "via normale" del Grand Combin, in Svizzera, travolti da un seracco che si è staccato lungo il percorso: «siamo partiti dalla "Cabane de Panossière" alle ore tre - racconta Rollando - ed abbiamo effettuato la salita rapida alla vetta del Grand Combin (a 4.134 metri di quota, n.d.r.), non seguendo la traccia in salita perché qualcosa non mi piaceva nella forma di quei seracchi che la rendono pericolosa. Sulla vetta faccio un calcolo, sono quasi vent'anni che non uso più questa via, "La Voie du Gardien" detta "normale" da alcuni, per scendere dal Grand Combin e delle quaranta e più volte che ci sono salito sulla "mia montagna", negli ultimi trent'anni, non sono mai passato da questa via. In tutto l'ho discesa meno di dieci volte».

«Una guida di Verbier che era salita dalla Cresta di Meiten, tira giù dritto da lì verso le ore 8:30 ed io non porto "Giuse" alla seconda vetta del Combin, il "Combin de Valsorey" ed inizio la discesa prima delle nove - continua "Nando" Rollando, raccontando l'incidente - alle 9 e 20 siamo nel punto critico, pendenza di più di 45 gradi, con ghiaccio abbastanza duro, con "Giuse" davanti e lascio che segua le tracce, per togliersi via il più presto possibile. In salita lo avevamo evitato, solo noi, prendendo il centro del canalone, più ripido, ma a mio giudizio meno esposto. Ovvio il pensiero: "non cadete adesso!". Prima di salire avevo verificato che non c'erano blocchi di ghiaccio al piede del pendio ed il brutto seracco che impedisce a me di definire "normale" questa via non sgancia proiettili da molti mesi... ci potrebbe andare bene, ma invece no! Come attivati dalla mia preghiera, dei blocchi cominciano a cadere a rotolare, silenziosi con graziosi tonfi ed inizi di valanga. Salto il primo, di una dimensione compresa tra un forno a microonde ed una lavatrice, e "Giuse" si guarda con una faccia strana a chiedersi il perché di tanta acrobazia... Non è proprio facile saltare su un pendio di ghiaccio con una corda in mano che deve dare stabilità al cliente che ci precede di un metro e mezzo. "Giuse" non riesce a esprimere tutta la domanda del suo sguardo che la valanga di pezzi più piccoli lo atterra come se un calciatore entrasse in scivolata».
La ricostruzione dell'incidente con Google Earth, con la linea rossa è indicata la caduta «Tengo un secondo, due, tre...
- ricorda Rollando - ora sono a terra con la picca che cerco di tenere, ma partiamo, siamo nella valanga, mista di roba grossa e piccola, cerco di frenare con la becca della picca. "Giuse" ha perso la sua piccozza, ci arrotoliamo e ci superiamo, a volte a velocità da paura, a volte mi sembra di riuscire a frenare. Poche urla, qualche gemito. Riesco a frenare sempre di più... ci fermiamo. Quanto è durato? Più o meno di un minuto, chissà? Qualche pensiero di morte, qualcuno di speranza. Siamo trecento metri più in basso. "Giuse" ha perso guanti e casco ed ha la faccia completamente tumefatta e sanguinante. Alcuni minuti per sbrogliarsi dalla corda e "Giuse", che è dottore, si preoccupa del mio volto. Dico che ci vedo e che non è nulla. Cerco il telefonino e chiamo i soccorsi, sono le 9 e 40. Faccio il "144" ma il numero non esiste: bello, ho la rete italiana anche se sono in Vallese di qualche chilometro. Allora faccio il "118", dico dove sono e mi rispondono che mandano l'elicottero. Ma non hanno capito esattamente dove sono, meno male, altrimenti avrebbe mandato "Air Glaciers" che mi avrebbe portato all'ospedale di Sion. "Giuse" pensa che abbiamo poco e che potremmo scendere con i nostri mezzi, ma decido io che mi sono rotto più volte di lui. Sto in linea, vedo l'elicottero arrivare, andarsene ed infine tornare».
«Un collega soccorritore mi insulta ripetutamente, poteva evitarlo - evidenzia Ferdinando Rollando - mostra di parlare senza cognizione di causa e di non essere calmo. Ma è anche vero quello che dice: suo padre è morto in un incidente in montagna e non vorrebbe, la terza volta che mi dovesse venire a prendere, recuperarmi senza vita. Entriamo in ospedale alle 11 e 10 e ne usciamo in serata, "Giuse" ha rotto un ossicino del setto nasale, un ossicino dello zigomo, ha tre costole incrinate ed una contusione toracica oltre ad ematomi ed abrasioni varie ed il sospetto di alcune fratturine nella spalla. Io ho un taglio sotto l'occhio, con sei punti su una rughetta, tornerò più bello di prima ed un taglio profondo sul polpaccio destro, una probabile ramponata, ma non c'è bisogno di cucire il muscolo perché ho "beccato" il senso delle fibre meglio di un chirurgo, dice l'ortopedico oltre ad ematomi e abrasioni varie ed anch'io il sospetto di fratturine nella spalla».
«Dopo qualche giorno mi sento meglio
- sottolinea Rollando - non sono preoccupato per le conseguenze fisiche e, a parte la trattativa con i dottori e con la mia coscienza per il giorno che potrò riprendere ad andare in montagna, mi pare che sia andato tutto come doveva andare. Ho visto "Giuse" uscire dall'ospedale su di morale, so che sa che poteva andare molto peggio e possiamo persino dedicarci a fatti secondari, come, ad esempio, la lezione imparata che il casco serve anche dove non pare e che l'attrezzatura deve stare dentro lo zaino».
Ferdinando Rollando calcola anche il danno economico dell'incidente, oltre cinquecento euro di attrezzatura oltre alle giornate di lavoro perse, «speriamo non più di dieci che devo pagare tremila euro di bollette dell'elettricità e, per ora, ne ho disdette solo otto». I medici però, gli hanno dato trenta giorni di prognosi «ma penso ne riparleremo tra qualche giorno» conclude, otitmista, la guida alpina.