Una tavola rotonda alla ricerca di un valore che non si può definire: "Io amministratore per il bene comune" ha riempito salone e saletta di Palazzo regionale, lunedì 1° marzo ad Aosta, per l'incontro che presenta ufficialmente il "Comitato per la sussidiarietà".
I relatori, invitati al tavolo dal moderatore Valerio Lancerotto, si sono trovati d'accordo sulla difficoltà di essere "buoni amministratori": «il bene è qualcosa che non ha un prezzo, ma il bene comune è difficile - ha esordito il senatore della Valle d'Aosta, Antonio Fosson - ma il bene comune non può essere tracciato dai potenti: viviamo in un'epoca di sospetto verso chi amministra. Invece serve ascoltare: è molta la consuetudine valdostana, cosa che non avviene da altre parti, secondo cui ogni martedì la gente comune può presentarsi al proprio amministratore e raccontare una vicenda che sta vivendo».
«Chi non ascolta, parlo anche da medico - ha aggiunto il parlamentare valdostano - spesso non capisce la realtà della gente. Anche in questa società individualista, c'è una esigenza naturale che dice che bisogna mettersi assieme».
Ha risposto Raimondo Donzel, orgoglioso dei duemila voti che alle "primarie" l'hanno consacrato segretario del Partito Democratico della Valle d'Aosta: «troppo facile dire "non ci piace la politica" ed andarsene a sciare - ha ricordato il consigliere regionale - ognuno di noi deve fare la sua parte: dobbiamo chiedere più etica alla politica, ma ciascuno di noi deve essere più attento nella vita quotidiana. Solo nella democrazia si più arrivare al bene comune, che prevede la partecipazione, il contributo di tutti. Non può essere una maggioranza che decide. Si decide dopo che si è ascoltato e cercato di capire le scelte degli altri, scelte che fanno crescere nel complesso, con attenzione ai più deboli. Oggi è difficile fare politica, dire la verità: si tende invece a delegittimare l'avversario. Così si uccide la democrazia».
Il presidente della Valle d'Aosta, Augusto Rollandin, parla dall'alto della sua «breve esperienza politica» lunga trentacinque anni e con parole semplici va al nocciolo del tema della serata: «sussidiarietà significa scegliere lo strumento più vicino - ha spiegato - non c'è una ricetta per il bene comune. A qualunque livello, occorre utilizzare al meglio le risorse. La gente vuole vedere i risultati nei servizi, in proporzione a quando le viene chiesto di pagare. Questo è il senso di come utilizzare le risorse e il personale che si ha a disposizione. Questo è uno dei punti che rispondono meglio alla sussidiarietà».
Concorda con i propri colleghi al tavolo Maurizio Lupi del Popolo della Libertà, vice presidente della Camera dei deputati, che condivide con Rollandin l'opinione che occorra prendere le decisioni necessarie sul momento, affidandosi al parere degli elettori alla fine dei cinque anni per vedere se si poteva far meglio: «bene comune è pensare che partiamo tutti dallo stesso desiderio, anche se apparteniamo a schieramenti diversi - ha spiegato l'onorevole - normalmente abbiamo un'idea della politica come gestione del potere, che non è buono o cattivo, ma dipende da come lo si usa, se al servizio della persona o per affermare una ideologia contro la persona. Oggi ci vogliono far credere che la politica sia una cosa sporca: invece se non governa la politica governerà il potere. Dobbiamo ricordarci che la risorsa pubblica è qualcosa che viene dal sacrificio di tutti. La sussidiarietà non è la risposta a tutti i mali ma lo strumento con cui agire. Il protagonista della democrazia è il cittadino e tu ti metti al suo servizio».
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