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politica Ricorso della Regione sul decreto legge "Salva Italia": «difendiamo le nostre prerogative» spiega Rollandin

Il presidente della Regione, Augusto Rollandin La Giunta regionale, nella seduta di venerdì 3 febbraio, ha deliberato la presentazione del ricorso alla Corte costituzionale contro il decreto legge 201 del 6 dicembre scorso, il cosiddetto "Salva Italia" del Governo guidato da Mario Monti, relativamente ai comma 11 e 17 dell'articolo 13, al comma 13bis dell'articolo 14, al comma 3 dell'articolo 22, al comma 22 dell'articolo 23, al comma 3 dell'articolo 28 ed all'articolo 48: «questo decreto legge pone ulteriori interventi di finanza pubblica di carattere urgente - spiega il presidente della Regione, Augusto Rollandin - prevedendo strumenti correttivi o integrativi rispetto alle precedenti manovre recentemente approvate, con le quali lo Stato è intervenuto per garantire la stabilità del Paese con riferimento all’eccezionale situazione di crisi internazionale e per rispettare gli impegni assunti con l'Unione europea».
«La Giunta regionale - continua Rollandin - pur riconoscendo la necessità delle misure previste nel decreto legge "Salva Italia" con riferimento alla situazione di crisi internazionale e di instabilità dei mercati, in sostanziale accordo con le altre autonomie speciali, ritiene necessario difendere le prerogative regionali proponendo ricorso alla Corte costituzionale».
In particolare, in riferimento al comma 11 dell'articolo 13 che prevede la riserva all'Erario di quella parte di quota dell'imposta municipale propria che sostituisce, per la componente immobiliare, l'imposta sul reddito delle persone fisiche, la cosiddetta "Irpef", devoluta interamente alla Regione dopo l'approvazione, nel 2011, della norma di attuazione con la quale è stato modificato l’ordinamento finanziario della Regione.
Le altre motivazioni del ricorso costituzionale riguardano gli articoli che prevedono l'accantonamento a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali spettanti alla Regione del maggior gettito percepito dai Comuni ricadenti nel proprio territorio, relativamente all'aliquota di base dell'imposta municipale propria e, a decorrere dal 1° gennaio 2013, alla tariffa relativa al tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, così come quello in cui definisce la misura puntuale delle entità finanziarie ripartite tra le singole autonomie speciali, aggiuntive rispetto a quelle derivanti dal concorso agli obiettivi di finanza pubblica, già stabiliti dalla legge 183 del 2011, nonché nel prevedere il riparto del concorso alla finanza pubblica da parte dei Comuni ricadenti nei territori delle regioni Valle d'Aosta e Friuli-Venezia Giulia e delle Province autonome di Trento e di Bolzano: «queste disposizioni appaiono lesive delle prerogative della Regione - sottolinea il presidente Rollandin - in quanto prevedono, unilateralmente, senza previo accordo alcuno e senza alcun criterio di proporzionalità, quote di tributi propri della Regione riservati all'Erario, accantonamenti a valere sulle quote di compartecipazione ai tributi erariali spettanti alla Regione e un ulteriore concorso alla manovra finanziaria a carico della Regione, in contrasto con le disposizioni statutarie e la normativa di attuazione in materia di rapporti finanziari con lo Stato e il principio consensuale che, come anche recentemente ritenuto dalla stessa Corte costituzionale, deve presiedere la regolamentazione dei rapporti finanziari tra lo Stato e la Regione Valle d'Aosta».
Il ricorso alla Corte costituzionale della Valle d'Aosta è stato concordato con le altre Regioni a Statuto speciali, che si sono però già tutte incontrate con il Capo del Governo. Gli ultimi a confrontarsi con il presidente del Consiglio del Ministri, a "Palazzo Chigi", proprio nella giornata di venerdì 3 febbraio, sono stati il Trentino-Alto Adige, con le due Province autonome di Trento e Bolzano e il Friuli-Venezia Giulia, "spaccando", di fatto, il fronte comune: «è un peccato che le "speciali" più colpite dai provvedimenti governativi - commenta sul suo sito Internet il consigliere regionale Luciano Caveri - in una serie negativa fra Governo Berlusconi e poi Governo Monti, non abbiano fatto fronte comune, pur nelle diversità presenti nei rispettivi Statuti. Ora e comunque è altrettanto importante che la Valle d'Aosta non resti un passo indietro».

 


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