«La Valle d'Aosta è in mano alla criminalità, che controlla attività imprenditoriali ed elezioni». Matteo Salvini commenta il "caso Longarini"

redazione 12vda.it
Matteo Salvini davanti al Tribunale di Aosta

Ha rimandato la partenza per fare una foto davanti al Tribunale di Aosta ed incontrare gli operatori della comunicazione per dire la sua sul "caso Longarini", Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, che era salito in Valle d'Aosta lunedì 30 gennaio per visitare la "Foire de Saint-Ours" e partecipare ad una cena in suo onore con i militanti leghisti: «questo è un arresto pazzesco che ci dice che, purtroppo, c'è del marcio in Valle d'Aosta - commenta - io temo che questo marcio sia infiltrato a troppi livelli nei Comuni e nelle Regioni e quindi chiediamo le dimissioni ed elezioni anticipate perché immaginiamo che possano venire fuori ben altri retroscena. Che ci sia la malavita che controlla tante attività imprenditoriali e controlli anche le elezioni di tanti politici è altrettanto evidente e non è possibile che una terra bella, potenzialmente ricca ed autonoma sia nelle mani della criminalità organizzata e chi dovrebbe controllare finisce in galera. Spero e penso che anche in Comune ad Aosta e nella stessa Regione qualcuno tragga le conseguenze e si dimetta e si faccia da parte».

«La legge anticorruzione non funziona». L'Italia, secondo il rapporto il rapporto di "Transparency International", è al sessantesesimo posto su 176 nel mondo per la corruzione percepita, ed è terzultima in Europa, prima di Grecia e Bulgaria, e nonostante la "legge Severino", che ha inasprito le pene ed i reati, si resta ancora lontani dai primi posti, dove ci sono Danimarca, Nuova Zelanda, Finlandia e Svezia: «però se qua dalla sera alla mattina i cittadini si vedono agli arresti domiciliari colui che dovrebbe vigilare su questo malaffare - continua Salvini, stimolato sulla questione da 12vda - evidentemente i problemi sono tanti. Il Casinò della Valle d'Aosta è uno dei pochi casi al mondo in cui invece di portare soldi li porta via ai cittadini, e mi sembra chiaro che ci sia qualcosa qualcosa che non funziona a tutti i livelli. Noi chiederemo che tutti gli appalti che sono stati gestiti da colui che è stato arrestato insieme al procuratore vengano controllati per andare a vedere se li vincevano perché erano bravi e concorrenziali o se perché avevano l'aiutino».
Matteo Salvini chiede quindi una modifica nella nomina dei magistrati e dei giudici: «anche nel campo della giustizia si deve pagare - sottolinea - ci sono tanti giudici e magistrati che fanno il loro lavoro, ce ne sono altri che non lo fanno, e non pagano se sbagliano. Un'elezione diretta dei giudici ed una separazione delle carriere sarebbe necessaria, velocemente e rapidamente, anche per tutelare i giudici perbene che ci sono».

«C'è una rete di conoscenze che incide sulla vita pubblica». Sul "caso Longarini" in pochi si espongono ufficialmente: «immagino che i magistrati di Milano, cui spettano le indagini sui colleghi di Aosta in caso di necessità abbiano valutato a lungo una misura pesante come l'arresto del procuratore di Aosta, Pasquale Longarini, cui si ascrivono accuse rilevanti - ha scritto l'ex presidente della Regione, Luciano Caveri, co-fondatore di "Mouv'", sul suo blog - si tratta del reato di "induzione indebita a dare o promettere utilità", che deriva dalla vecchia concussione. Ci sarebbe l'accusa di favoreggiamento per avere dato informazioni riservate su una inchiesta. Il favorito, in entrambi i casi, sarebbe Gerardo Cuomo, titolare di quel "Caseificio Valdostano" diventato un impero monopolistico nel settore. Quando ero consigliere regionale, ricordo un sacco di polemiche su certe forniture al "Grand Hôtel Billia" ed al Forte di Bard e la sua conoscenza con Longarini era un fatto di cui si parlava, così come di relazioni strette con esponenti politici, che erano stati felici del suo spostamento all'Autoporto di Aosta, dove da qualche anno c'è la sua base operativa. Un uomo dalle amicizie "giuste", che io non ho mai conosciuto. Longarini, invece, l'ho conosciuto: mi interrogò tanti anni fa, con grande durezza, degna di miglior causa, quando ero deputato per una visita al carcere di Brissogne. Era convinto che chissà cosa si nascondesse dietro ad un fugace incontro, in presenza del direttore del carcere e del capo delle guardie, con l'allora assessore Ugo Voyat, che poi venne assolto. La Camera dei deputati riconobbe la piena legittimità dei fatti e non diede l'autorizzazione a procedere e qualcuno evocò nelle discussioni un "fumus persecutionis". Lo incontrai in Tribunale, come parte lesa, in altre occasioni e civilmente ci salutammo e scambiammo qualche parola. Ora questa vicenda sembrerebbe rientrare, se confermata nella gravità prospettata, in una certa rete di conoscenze che incidono sulla vita pubblica valdostana. Si tratta di scavare a fondo».

«La 'ndrangheta è un problema per la Valle d'Aosta». «L'arresto del magistrato Longarini prende avvio, secondo l'accusa, quando quest'ultimo informa l'imprenditore Cuomo di un'indagine della "Direzione distrettuale antimafia - Dda" sulla 'ndrangheta - ha scritto su "Facebook", Alberto Bertin, consigliere regionale di Alpe, ex presidente della Commissione consiliare speciale per l'esame del fenomeno delle infiltrazioni mafiose in Valle d'Aosta, che ha svolto la sua attività dal febbraio 2012 al gennaio 2013 - con intercettazioni di diverse persone tra cui Giuseppe Nirta, Di Donato, Strati e lo stesso Cuomo. Anche la richiesta di rinvio a giudizio dell'assessore Perron e del vertice della banca "Bcc", per il tentato affitto di un locale, prende avvio da delle intercettazioni disposte dalla "Dda", magari la stessa indagine, ovviamente sulla 'ndrangheta. E tutte queste inchieste e intercettazione senza che in Valle d'Aosta, secondo alcuni, ci siano le mafie. Inspiegabilmente attiva, sempre secondo alcuni, in Valle la "Dda". Due vicende, se confermate in giudizio, gravissime e che, seppur diverse, evidenziano entrambe l'approfittarsi del ruolo "pubblico" per favorire gli amici ed avere degli indebiti vantaggi. Il fatto che si tratti di un magistrato rende la cosa ancor più inquietante. Ricadute penali a parte, vengono messe in luce vicinanze, amicizie, abitudini e modi di agire non consone a chi svolge un ruolo pubblico, politico o magistrato che sia. Ovviamente anche l'amministrazione regionale e pararegionale è stata vicino in questi anni al "Caseificio valdostano". Sono anni che lo ripeto: la 'ndrangheta è un problema per la Valle e rischia di condizionare pesantemente il nostro futuro».

«Accertamenti sulle forniture del "Caseificio valdostano"». «Viviamo in una regione dove il "sistema" si è praticamente preso tutto ciò che c'è - ha evidenziato, sempre sul social network, Roberto Cognetta, consigliere regionale del "Movimento 5 stelle" - spesso mi sono sentito come Don Chisciotte e la maggioranza dei cittadini è pure contenta che le cose vadano così perché in tanti hanno avuto molti piaceri dal "sistema". Chissà se qualcuno riuscirà ancora a scrivere che se un politico denuncia blocca l'economia valdostana. In tempi non sospetti avevamo sollevato dei dubbi sull'operato del "Caseificio valdostano" e sulle sue forniture alimentari al "Grand hôtel Billia". Per avere accesso alla documentazione richiesta siamo dovuti andare sino al Consiglio di Stato, visto che il "Tribunale amministrativo regionale" di Aosta aveva respinto il ricorso da noi presentato contro il diniego della Casa da gioco a fornircela. Ora, dopo che il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, siamo entrati in possesso della documentazione e stiamo facendo accertamenti su di essa».

«Abbiamo sempre denunciato ma ci hanno deriso». «Che in Valle d'Aosta ci fosse e ci sia "un sistema" ben organizzato è chiaro ora a molti - ha ribadito, ancora su "Facebook", la consigliera regionale di Alpe Chantal Certan - cosi come è chiaro che noi di Alpe è da diverso tempo, almeno dieci anni, che denunciamo queste logiche e pratiche, facendoci anche deridere, ogni tanto insultare da ignoranti che pensano che noi "non vogliamo bene alla Valle d'Aosta". Ecco ora spero che sia chiaro che la nostra azione, in tutti i diversi domaines è quotidiana, a volte banalizzata, perché probabilmente scomoda, che non risponde neppure alle logiche giornalistiche, di immagine e di convocazione di conferenze "sporadiche" legate al personaggio di turno di passaggio, ma è sicuramente stata efficace e di primaria importanza visto che il nostro gruppo e movimento queste storture le ha sempre denunciate e ora vengono confermate. La richiesta di trasparenza e correttezza l'abbiamo fatta su temi diversi, Casinò, "Cva", Istituto musicale, aeroporto, autostrade, concorsi, Usl, frana di La Saxe, "4K", nella speranza che chi è preposto al controllo ed a garantire giustizia lo faccia seriamente. Oggi, dopo la "Foire di Saint-Ours", guardiamo al futuro con qualche interrogativo in più ma con una chiara certezza: in via Ollietti da dicembre si è voltata pagina e dall'altro ieri forse un certo sistema di fare è cambiato, sono cambiate le persone, c'è stata discontinuità. Inutile dire e ribadire che solo la discontinuità di persone al governo ed anche nei palazzi di giustizia potrà garantire trasparenza e futuro. Il nostro impegno quotidiano si conferma per poter portare cambiamento, non a qualunque prezzo e con chiunque, ma solo con persone nuove al governo e competenti che potranno rilanciare la nostra regione. A me interessano esperienze nuove, non i déjà vu con personaggi cotti e forse complici che di nuovo non hanno neppure più la facciata».

Qui la gallery fotografica di Matteo Salvini davanti al Tribunale di Aosta:

Ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 1 Febbraio '17, h.11.55

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