Luciano Caveri ed Elso Gerardin danno vita a "Mouv'" un nuovo movimento di opinione «non il partito di qualcuno»

redazione 12vda.it
Luciano Caveri durante la presentazione di "Mouv'"
Si chiama "Mouv'" il nuovo movimento di opinione fondato da Luciano Caveri, ex presidente della Regione, parlamentare europeo e deputato della Valle d'Aosta, e da Elso Gerandin, consigliere regionale di opposizione, uscito dell'Union Valdotaine Progressiste, presentato nella serata di giovedì 26 gennaio in un affollato salone della "Banca di credito cooperativo valdostana" di Aosta.
 
Il movimento si ispira alla frase di Luigi Einaudi, "La libertà esiste, se esistono uomini liberi", «un amico della Valle d'Aosta - ha rimarcato Caveri - ed è un punto di partenza, il logo è stato registrato e nei prossimi giorni, con il deposito di uno statuto, si creerà anche un un comitato promotore che darà il via a questo movimento».
 
«Non sarà il partitino di qualcuno, ma un movimento collegiale tra i "vecchi" come me ed i giovani troppo lontani dalla politica - ha aggiunto - in "Mouv'" c'è una spirale, che oltre ad avere molti significati, vuole essere un punto d'incontro tra le generazioni. In Valle d'Aosta c'è una massa enorme di problemi irrisolti, sempre più dolenti, con difficoltà crescenti. A queste difficoltà la politica è incapace di reagire ed esiste un corto circuito nelle coscienze. Vogliamo aggregare persone provenienti da percorsi diversi, andando sul territorio, che è importante, percorrendo la Valle d'Aosta Comune per Comune, ma anche utilizzando le nuove tecnologie che non vanno mitizzate ma che possono aggregare la comunità in modo migliore, per creare un programma "speranzoso" che guarda al futuro».
 
«Io credo ci voglia un momento di riflessione - ha ribadito Luciano Caveri - che ci consenta, con modi e metodi diversi, guardare al futuro. E' importante rilanciare questa logica collegiale, le Istituzioni valdostane ormai non hanno più le caratteristiche di parlamentarismo che avevano loro dato il nostro Statuto di Autonomia».
 
Diversi gli interventi, tra cui quelli di Jenny Cagniney, Damien Charrance, Simona Mele, Michel Grosjacques, Mauro Caniggia e Claudio Brédy, già primo segretario UVP, fuoriuscito dal partito insieme a Caveri dopo l'entrata in maggioranza in Consiglio Valle: «le ragioni del nostro particolarismo - ha sottolineato - non possono reggere, ed ora bisogna rendere il nostro modello più sostenibile».

Nel concreto è invece entrato Luciano Saraillon, ex sindaco di Aymavilles: «ci siamo permessi di tutto negli anni passati - ha ricordato - come auditorium e palestre, è stato tutto molto bello, ma ora i Comuni non ce la fanno a mantenere queste strutture. Ci siamo illusi del fatto che la crisi non sarebbe arrivata, ma invece c'è ed è una cosa nuova per noi amministrare senza avere i denari, e si è costretti all'aumento delle tariffe e taglio dei servizi, primi tra tutti le microcomunità che rappresentava l'eccellenza. I Comuni sono stati costretti a cercare aggregazioni, in certi casi anche farlocche, perchè alcuni non c'entrano nulla con gli altri, ma io credo che oggi, in Valle d'Aosta, non siano sostenibili 74 Comuni».
 
«Ringrazio chi è intervenuto, non è facile mettere la faccia nel momento in cui la politica non è molto apprezzata - ha evidenziato Elso Gerardin, in chiusura dell'incontro - anch'io sto perdendo la stima in queste riunioni del Consiglio regionale. L'esigenza di far nascere questo movimento, che non è un partito, è quella di voler raccogliere il pensiero della gente. In Valle d'Aosta siamo passati da gazzella efficente ad un elefante agonizzante, di cui ormai si ciba un esercito di cicale. Il bilancio regionale è stato dimezzato ma abbiamo continuato a spendere senza avere crescita ed ora siamo in questa situazione, e quest'anno è stato salvato solo dalle risorse della "Cva", visto che l'Irpef è scesa del dieci per cento, segno che non c'è crescita, dato che i grossi appalti pubblici finiscono fuori Valle. Abbiamo seicento milioni di debiti, nascosti nella gestione speciale di "Finaosta", ma fino al 2021 pagheremo 41 milioni di euro all'anno per l'acquisizione di "Cva" e non voglio parlare di Casinò, con le società partecipate utilizzate dalla politica. Questa deriva sta portando alla morte della Valle d'Aosta, i partiti hanno lasciato uno spazio vuolo ed ora si dimostrano inadeguati. Dobbiamo voltare pagina, è fallita la ribellione politica con la "grosse coalition". Noi crediamo in un modello per la Valle d'Aosta, abbiamo il timore di tradire le aspettative e quindi bisogna creare una nuova politica tra e con la gente. E' difficile prevedere cosa possa succedere ma siamo stanchi dei soliti partiti autoreferenziali che decidono il futuro della Valle d'Aosta, spesso non rispettando il mandato degli elettori».
Ultimo aggiornamento: 
Giovedì 26 Gennaio '17, h.19.00

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