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Preoccupazione dei professionisti della montagna per i troppi ignoranti che salgono in quota senza capacità ed attrezzature adeguate

redazione 12vda.it
Una delle foto pubblicate da Gianluca Ippolito su 'Facebook'

«Ancora vivi! Per oggi...». Questo il commento, in inglese, che Gianluca Ippolito, guida alpina di Sarre, ha scritto su "Facebook", pubblicando, nella mattinata di sabato 27 agosto, tre foto di due turisti che, in jeans e senza nessun tipo di abbigliamento adatto, attraversano, incuranti del pericolo, un crepaccio sul "Ghiacciaio del Gigante", nel massiccio del Monte Bianco: «ho fotografato solo questi - ha spiegato - ma il plotone di imbecilli era ben più numeroso! Sono quelli che dal recinto dietro al rifugio "Torino" leggono i cartelli, aprono il cancelletto e vanno a spasso sul ghiacciaio. Ieri (venerdì 26) alle 15 erano particolarmente numerosi ed osavano parecchio».
«Io ho scattato tre foto per condividerle con amici e colleghi - ha aggiunto - a me, sinceramente, non scandalizza granchè vedere queste scene, forse perche le vedo spesso. E poi la montagna è di tutti, anche di chi vuol morire in un crepaccio. Peccato che debba intervenire il soccorso spendendo il denaro pubblico...».

Numerosi sono stati i commenti indignati: «succedeva già quarant'anni fa - ha ricordato Guido Azzalea, presidente dell'Unione valdostana guide d'alta montagna - ora evidentemente con la nuova funivia c'è più gente. Il personale delle funivie raccomanda a tutti, alla partenza, di non avventurarsi fuori dai cancelli, glielo dice un'altra volta al "Pavillon" e un'ultima volta a "Punta Helbronner". Se il problema sta così a cuore ai francesi non capisco cosa gli impedisce di mettere un gendarme al cancello nel periodo caldo».

«Direi che nel 2016 l'ignoranza e la disinformazione non possono essere più una giustificazione
- ha sottolineato Enrico Bonino, guida alpina e responsabile del gruppo "Odyssée Montagne Italy" - ci sono i cartelli, c'è Internet, ci sono le guide alpine, persino al "Club alpino italiano" te lo spiegano: c'è la possibilità ma non la volontà di essere informati. Se queste persone fossero "solo inconsapevoli", quando li incontri e gli spieghi gentilmente che corrono un pericolo, che già dovrebbero sapere se avessero letto i cartelli, non ti manderebbero aff****lo come spesso fanno, ma ti direbbero "grazie". Quindi sì, sono imbecilli ed anche ignoranti».

La mancata consapevolezza delle proprie capacità era stata evidenziata, sempre su "Facebook", da un lungo post pubblicato sabato 20 agosto sulla pagina del rifugio "Torino": «come al solito le corde del "Dente del Gigante" attirano aspiranti salitori che non avrebbero il livello nemmeno per arrivare al "Colle del Marbré" - si legge nel post della struttura, gestita da Armando Chanoine, che prima di occuparsi del "Torino" è stato il responsabile del rifugio "Monzino" - il risultato è stata l'ennesima nottata delirante per rifugisti, soccorritori, personale della "Skyway" e cosiddetti alpinisti e per fortuna il tutto si è risolto senza grandi danni questa volta. La prima cosa è essere consapevoli del proprio livello tecnico e fisico, il che vale a dire aver fatto in precedenza salite di difficoltà inferiori, ma in tempi e modi accettabili, tanto da sentirsi pronti per il passo successivo. Dopodichè le gite vanno studiate attentamente, anche quelle dove ci si aspetta traccioni e soste ovunque. Il secondo aspetto è rappresentato dalle condizioni della montagna, al rifugio cerchiamo di fornire sempre informazioni precise sulla situazione delle principali corse della zona, sia andando personalmente a verificare, sia chiedendo informazioni alle guide che le percorrono. Se decidete di intraprendere una salita non in condizioni, fatelo almeno con la consapevolezza che sarà tutto più lungo, difficile e faticoso. Se vi viene sconsigliata una salita, non prendetelo come un torto che vi si vuole fare, ma come un consiglio dato con cognizione di causa».

«Il terzo aspetto è l'affollamento - continua lo sfogo - tutti andiamo in montagna con un'obiettivo ben preciso, ma se ci sono già molte cordate sulla via che abbiamo deciso di fare, anche qui tutto diventa più laborioso, complicato è stancante. Di conseguenza i tempi si allungano e i pericoli aumentano, prendiamo l'abitudine di avere un "piano B". Il quarto aspetto è legato ai soccorsi: non contate ciecamente sul fatto che qualcuno arriverà sempre a tirarvi fuori dai casini in cui vi siete messi a causa della mancanza di preparazione e competenza. Basta che ci sia vento, poca visibilità o che il soccorso sia già impegnato per fare sì che l'elicottero non riesca a prendervi. Ed anche nel caso vengano a prendervi, siate consapevoli che esponete il personale del soccorso a rischi più o meno grandi e che la macchina che mettete in moto è molto costosa. In ogni caso, se ne avete bisogno seriamente del "Soccorso alpino", chiamatelo, è inutile che chiamate il rifugio, vi diciamo di chiamare il "118" ed invece vi trascinate qui moribondi o feriti e poi volete scendere quando ormai è buio. Al rifugio non ci sono medici o infermieri, abbiamo al massimo una cassetta del "Pronto soccorso"».

I consigli del rifugio "Torino" hanno attirato quasi un migliaio di condivisioni e diverse centinaia di commenti, rendendo necessarie delle precisazioni: «noi iniziamo a lavorare alle due meno un quarto al mattino e ogni due per tre siamo in piedi fino a mezzanotte per dare da mangiare a chi era in ritardo - si legge ancora - la maggior parte guarda caso dal "Dente" e perchè non ha prestato attenzione a quanto detto nel post. Abbiamo prestato soccorso a chi ne aveva bisogno, anche quando avevamo consigliato di chiamare il "118" finché c'era luce, proprio perchè non siamo attrezzati per casi gravi. Chiedere alla gente che va in montagna un comportamento più responsabile non mi sembra così grave. Dopodiché chiudiamo pure i rifugi se sembra un'idea intelligente. La nostra non è una polemica contro le corde fisse, anche se il fatto che vi sia una relazione tra cordate impreparate e materiale sulle vie è comunque un dato di fatto. Come già detto, il nostro sfogo arriva dopo l'ennesima nottata in cui abbiamo, o meglio il nostro fantastico personale, ha dovuto prodigarsi per assistere feriti, dispersi e ritardatari. Purtroppo in rifugio passa troppa gente che si avventura in montagna senza la necessaria cognizione di causa, preparazione tecnica ed allenamento. Questo è il vero problema da sollevare».

A confermare il malcostume evidenziato dal rifugio "Torino" è stato anche Mauro Opezzo, responsabile del "Monzino": «in questi ultimi anni vedo molti cambiamenti nella gente che sale in montagna e posa i piedi sopra un ghiacciaio senza sapere neanche per idea cosa ci possa essere sotto - ha sottolineato - non si rendono conto di mettere in pericolo la propria vita e quella di chi va a soccorrerli. Salgono su un ghiacciaio trascinando la picozza come un bastone che usa il pastore col gregge, usano i ramponi come fossero le infradito in spiaggia e si fermano sotto un seracco oppure sopra un crepaccio a fare le foto per poi publicarle su "Facebook", per far notare agli altri che siete saliti sul Monte Bianco!!! Ragazzi, escursionisti, oppure alpinisti valutate le proprie capacità ed il grado alpinistico e non offendetevi se vi diciamo che "oggi non è consigliato". Ricordatevi la montagna è un giudice che non perdona».

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