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Assegnato al "Tar" di Aosta il giudice condannato per "corruzione in atti giudiziari", che da quasi tre anni è in attesa dell'Appello

redazione 12vda.it
La sede del 'Tribunale amministrativo regionale' della Valle d'Aosta

«Mi sono limitato a prendere atto dell'avvenuta assegnazione d'ufficio a questo Tribunale del dottor Franco Angelo Maria De Bernardi a far data dal 18 luglio 2018, come da comunicazione del presidente del Consiglio di Stato del 28 maggio 2018»Andrea Migliozzi, presidente del "Tar - Tribunale amministrativo regionale" della Valle d'Aosta, risponde così ad un articolo del "Corriere della Sera" che, a pagina 15 del numero in edicola martedì 5 febbraio, ha evidenziato il rientro in servizio, ad Aosta, del giudice De Bernardi, dopo che questi, nel luglio 2016 era stato condannato, in primo grado, da Caterina Brindisi, presidente della nona sezione del Tribunale di Roma, ad una pena di otto anni di carcere per corruzione in atti giudiziari, uno in più rispetto a quanto chiesto dai pubblici ministero Stefano Pesci e Nello Rossi, con la confisca di 115mila euro di beni, l'interdizione perpetua dai pubblici uffici ed il risarcimento, in sede civile, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il giudice "accettava" i ricorsi dei clienti dell'amica avvocato. Franco De Bernardi, già giudice del "Tar" del Lazio, era stato arrestato nel luglio 2013 dal "Capitano Ultimo", il colonello Sergio De Caprio, all'epoca comandante del "Nucleo operativo ecologico" dei Carabinieri, insieme all'avvocato Matilde De Paola ed al "faccendiere" Giorgio Cerruti, restando confinato ai "domiciliari" per tre mesi e costretto all'obbligo di dimora per altri tre mesi: secondo quanto era emerso dalle indagini, il giudice e l'avvocatessa facevano parte di "un sistema di corruzione integrale per indirizzare clienti presso lo studio legale e porre in essere a loro favore indebite interferenze su assegnazioni, procedure e decisioni".
In pratica, per diecimila euro a sentenza, la De Paola riusciva a "sistemare" i processi amministrativi con "i buoni uffici" di De Bernardi, che avrebbe accettato diversi ricorsi, come, ad esempio, quello contro il commissariamento di un Istituto bancario (costato cinquantamila euro), quello di un costruttore edile per ottenere il permesso per la realizzazione di un ponte, quello di un'emittente radiofonica che si sarebbe fatta assegnare delle frequenze, e quello di un circolo gestito da un'associazione culturale, chiuso dalla Pubblica sicurezza dopo che era stato verificato che, in realtà, era un club per "scambisti".
L'avvocato Matilde De Paola aveva patteggiato una pena di tre anni e mezzo, mentre Franco De Bernardi era stato condannato ma ha presentato ricorso in Appello, che non è stato ancora discusso.

Indagato anche per concorso in spaccio di banconote contraffatte. Nell'agosto 2013, dopo l'arresto, era scattata la sospensione cautelare automatica dal servizio, sostituita, nel febbraio 2015 da quella "facoltativa". Dopo la sentenza di condanna di primo grado De Bernardi era stato nuovamente sospeso dal "Tar" in maniera automatica, ma nel marzo 2017, in attesa della discussione del processo di Appello, la sospensione è tornata "facoltativa".
Nel luglio 2015 De Bernardi era stato indagato, insieme ad altre 27 persone, anche per concorso in spaccio di banconote e titoli stranieri contraffatti, in associazione con personaggi legati alla "nuova camorra organizzata" dopo che, nel marzo 2012 erano state sequestrate banconote contraffatte per un valore di 880 milioni di euro e, quattro mesi dopo, altre banconote per un valore di dieci miliardi di dollari.
Secondo gli inquirenti, Franco De Bernardi "metteva a disposizione del gruppo criminale il proprio ufficio all'interno del "Tar" Lazio dove avvenivano le riunioni, attivandosi anche nel trovare canali finanziari italiani ed esteri idonei al riciclaggio dei titoli falsi o contraffatti".

"Rischio di menomazione del prestigio". Il giornalista Luigi Ferrarella, sul "Corriere della Sera", ha sottolineato il «paradosso formalmente legittimo» di De Bernardi «che rivendica il diritto, dopo sei anni, di non restare indefinitamente "sospeso in via cautelare" in attesa di Appello e Cassazione», riportando come il "Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa" abbia richiamato una sentenza della Corte costituzionale in cui "una misura cautelare, proprio perché tendente a proteggere un interesse nell'attesa di un successivo accertamento, deve per sua natura essere contenuta in una durata strettamente indispensabile per la protezione di quell'interesse, e non gravare eccessivamente su diritti del singolo che esse provvisoriamente comprime".
Ferrarella ha ricordato anche che, sulla vicenda, il "Tar" del Piemonte, lo scorso 17 aprile, aveva "paventato il rischio di menomazione al prestigio, oggettivamente derivante dalla pendenza di un processo per reati gravi connessi all'esercizio delle funzioni giurisdizionali", provocando così il reintegro di De Bernardi che, nel prossimo mese di giugno andrà in pensione.

«In ragione di quanto disposto dall'Organo di autogoverno - ha aggiunto il presidente del "Tar" della Valle d'Aosta - ho doverosamente inserito il dottor De Bernardi nei collegi giudicanti secondo il calendario di udienza. Allo stato, peraltro, non mi sono note se siano state attivate o siano in corso di adozione da parte del Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa eventuali, ulteriori procedure cautelative nei confronti del dottor De Bernardi».

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