I medici di Aosta salvano il piede sinistro congelato ad un'alpinista 26enne che era impegnata sul "Fitz Roy" in Argentina

redazione 12vda.it
Il dottor Guido Giardini

Un consulto fotografico in "telemedicina" ha salvato il piede di un'alpinista italiana 26enne che, intorno a Natale, con alcuni compagni, era impegnata, in Patagonia, in Argentina, per cercare di scalare una difficile via sul monte "Fitz Roy". Le complesse condizioni meteorologiche che avevano costretto il gruppo a rimanere esposto per tre giorni al gelo: la donna ha quindi iniziato a manifestare insensibilità ai piedi e, quando è riuscita a togliersi gli scarponi si è accorta che alcune dita del piede sinistro erano diventate scure ed insensibili.

Alcune foto del piede sono state così inviate ad alcuni medici operanti nel Veneto, che hanno contattato, via Internet, il dottor Guido Giardini, neurologo e responsabile del "Centro di medicina di montagna" ed il dottor Davide Piccolo, chirurgo vascolare ed esperto in congelamenti. I due medici valdostani, grazie al consulto in "telemedicina", hanno studiato il caso, stabilendo il grado di congelamento e disponendo il rimpatrio urgente della giovane alpinista.

La donna è così ripartita da Buenos Aires il 31 dicembre scorso alla volta di Milano e, non appena atterrata all'aeroporto di "Malpensa", è stata trasferita, nella mattinata di Capodanno, all'ospedale "Parini" di Aosta, dove le è stato confermato il sospetto diagnostico di congelamento di terzo grado al piede sinistro.
L'alpinista è attualmente ricoverata presso il reparto di chirurgia vascolare, diretto dal dottor Flavio Peinetti, per ultimare la fase diagnostica e proseguire le terapie mirate alla rivascolarizzazione dell'arto congelato: «i congelamenti sono una patologia grave che interessa spesso gli sportivi - ha spiegato il dottor Giardini - per i congelamenti di terzo e quarto grado vi è un elevato rischio di amputazione se non si interviene rapidamente con le terapie ospedaliere più idonee».