Presidio dei "free-vax" valdostani sotto Palazzo regionale, in attesa di assistere al Consiglio Valle per influenzare le decisioni

Angelo Musumarra
I manifestanti sotto Palazzo regionale

Dopo un presidio, in piazza Deffeyes ad Aosta, da parte di una sessantina di aderenti al "Comitato genitori pro libera scelta" della Valle d'Aosta, nella mattinata di martedì 20 giugno, mentre era in corso la riunione del Consiglio Valle, controllati a vista dai agenti della Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, nella giornata successiva una quarantina di loro cercheranno di salire al secondo piano di Palazzo regionale, per occupare completamente la tribuna del pubblico ed indossando le loro "magliette gialle" proveranno ad influenzare, con la loro presenza, i lavori che prevedono, all'ordine del giorno, la discussione di una mozione sulla questione, presentata da Roberto Cognetta, consigliere regionale del "Movimento 5 stelle".

La mozione di Roberto Cognetta contro il decreto Lorenzin. La mozione vuole invitare i parlamentari valdostani a "sottoporre al Parlamento ed al Governo" lo stralcio e la non applicabilità delle "misure coercitive" del decreto del ministro della salute Beatrice Lorenzin, che prevedono "il divieto di accesso ad asili nido e scuole dell'infanzia, aumento drastico delle multe e sospensione della potestà genitoriale", il ripristino delle quattro vaccinazioni obbligatorie rispetto alle dodici ora previste ed una "campagna di sensibilizzazione da parte delle autorità per aumentare la copertura vaccinale" che "deve essere ampia ed equilibrata".
Nella giornata di lunedì 19 giugno, il presidente della Regione, Pierluigi Marquis, insieme agli assessori Luigi Bertschy (sanità) e Chantal Certan (istruzione), aveva incontrato una delegazione del Comitato: «sostanzialmente queste famiglie sono contrarie all'applicazione del decreto - spiega - nella misura in cui è previsto un obbligo ad ottemperare ad una decisione di questo tipo. La materia è sicuramente molto controversa in termini di posizioni a livello sociale perché attiene ad una sfera intima, anche di proprie convinzioni. E' un argomento sul quale ci sarà dibattito, questo è un decreto legge che dovrà essere trasformato in legge, ed immagino che ci sia un confronto anche all'interno del Parlamento, che è lo specchio del Paese e penso che potranno essere delle novità».

Nel "Piano regionale di prevenzione vaccinale" posto l'obiettivo del 95 per cento. In ogni caso, lo scorso lunedì 12 giugno la Giunta regionale ha votato, all'unanimità, il "Piano regionale di prevenzione vaccinale 2017-2019" che recepisce, tra l'altro, l'analogo Piano nazionale, e dove si evidenzia "che l'avvento dei vaccini ha consentito di ridurre la diffusione di malattie gravi e mortali o addirittura di eliminarle dal mondo e che la vaccinazione è scientificamente provato che sia un metodo efficace, sicuro e necessario a mantenere sotto controllo e ad eradicare tali malattie, che sono pericolose non solo per il soggetto non vaccinato ma anche per la popolazione", sottolineando "l'importanza e la centralità dei vaccini nelle politiche sanitarie quale presupposto irrinunciabile di salute della popolazione" e ribadendo che "occorre raggiungere coperture vaccinali ottimali, affinché si riduca la circolazione dei virus e dei batteri responsabili delle malattie prevenibili mediante vaccinazione, ma soprattutto tendere ad ottenere un'immunità di gruppo o di gregge, che dal punto di vista scientifico è accertato che si realizza quando il 95 per cento della popolazione è vaccinata contro una determinata malattia".
Nel Piano viene anche ricordato che "la riduzione delle infezioni, e dei conseguenti decessi e sequele invalidanti, è andata di pari passo con l'aumento delle coperture vaccinali, ma che è dimostrato che la conseguenza di un abbassamento della copertura vaccinale si traduce prima o poi in un aumento di quelle infezioni che sembravano scomparse" e quindi "per ottenere una copertura efficace e atta a prevenire l'insorgenza di malattie" occorrono "misure condivise e applicate su tutto il livello nazionale, se si vogliono superare le disuguaglianze nel Paese e migliorare lo stato di salute di una popolazione" oltre ad "una corretta e completa informazione per aumentare l'adesione e il consenso delle persone, piuttosto che l’obbligatorietà sancita dalle norme".

Otto nuove vaccinazioni tra il 2017 e 2018. Il Piano regionale, entrando nelle disposizioni del decreto Lorenzin, vuole comunque garantire "il delicato equilibrio tra il diritto costituzionale all'istruzione e quello alla salute dei cittadini e della persona" sviluppando "la promozione di campagne di informazione appropriate ed uniformi sul territorio regionale" ma definendo il fatto che "nell'ottica della sostenibilità organizzativa del carico derivante dall'introduzione delle nuove vaccinazioni, è necessario che il livello di copertura ottimale per ciascuna vaccinazione di nuova introduzione sia raggiunto con gradualità, nell'arco di un triennio".
E quindi previsto che "l'offerta vaccinale avrà luogo con modalità attiva e chiamata individuale già a partire dal 2017" con l'introduzione della vaccinazione "anti-meningococcica B" ai nuovi nati del 2017, di una dose della "anti-meningococcica tetravalente ACWY" per gli adolescenti, della "anti-pneumococcica" negli over 65, della "anti-varicella" ai nuovi nati dal 2016 e della "anti-HPV" (contro il papilloma virus umano) per i maschi undicenni, a partire da quelli nati nel 2006 oltre a quelle per le categorie a rischio.
Entro il 2018 è previsto il completamento della vaccinazione "anti-HPV", l'introduzione di quella "anti-rotavirus" a tutti i nuovi nati, la quinta dose del vaccino "anti-poliomielite" per gli adolescenti, e quella "anti-Herpes Zoster" per gli ultra 65enni: «in questa fase non possiamo che attenerci all'applicazione dei contenuti del decreto legge - ribadisce il presidente della Regione, aprendo però ai "free-vax" - io spero che possano esserci delle revisioni o degli approcci nuovi su questo argomento perché al di là delle posizioni che si assumono a livello di singoli, c'è anche un discorso di obbligo con tutta una serie di conseguenze che vengono a riflettersi sulle famiglie e quindi sulle persone interessate da questa iniziativa».

In Senato verrà richiesto di moderare le sanzioni per chi non rispetta l'obbligo. L'obiettivo del Comitato, dove militano diversi esponenti delle varie associazioni che manifestano sempre contro chi governa, è quello di ottenere dall'Amministrazione regionale una presa di posizione netta, come quella del Veneto, che nel 2008 aveva sospeso l'obbligo vaccinale (ma da settembre è costretto a reintrodurlo) o come quella della Provincia autonoma di Bolzano che ha approvato un'ordine del giorno contro l'applicazione del decreto Lorenzin, che non impegna in nessun modo il Governo nazionale né quello provinciale.
Nei prossimi giorni decreto Lorenzin inizierà il suo iter in Senato: «abbiamo predisposto, come Gruppo per le Autonomie - anticipa a 12vda il senatore valdostano Albert Lanièce - una serie di emendamenti, che vanno a mitigare l'apparato sanzionatorio, in particolare la questione sulla patria potestà, ma anche l'obbligatorietà di tutti i dodici vaccini, pur restando fermamente convinto della loro validità».

«La nostra libertà cessa quando porta dei riflessi sul resto della comunità». «I vaccini sono una cosa importantissima - conclude Marquis - perché hanno debellato un sacco di malattie e riteniamo che sia importante raggiungere gli standard previsti a livello nazionale ed internazionale dalla comunità scientifica. La nostra libertà di comportamento cessa nella misura in cui poi i nostri comportamenti stessi portano dei riflessi sulla parte rimanente della comunità. Non ci sono delle posizioni politiche prese dalla Regione sull'argomento, di questo si parlerà anche nella Conferenza delle Regioni, sia tra Regioni a Statuto speciale, con un confronto anche con quelle ordinarie».

ultimo aggiornamento: 
Martedì 20 Giugno '17, h.11.10