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Calano i ricorsi al "Tar" della Valle d'Aosta: «fare causa è un lusso che non tutti possono permettersi» sottolinea Andrea Migliozzi

redazione 12vda.it
Il presidente del 'Tar' della Valle d'Aosta, Andrea Migliozzi, durante il suo discorso

Sono stati 51 i ricorsi inoltrati, nel 2018, al "Tar - Tribunale amministrativo regionale" della Valle d'Aosta, otto in meno rispetto a quelli dell'anno precedente, «a dimostrazione di un decremento dell'afflusso di gravami di una certa rilevanza e costante nel tempo - ha spiegato Andrea Migliozzi, presidente del "Tar" valdostano, durante la cerimonia di apertura dell'anno giudiziario, che si è tenuta nella saletta delle conferenze della Biblioteca regionale nella mattinata di giovedì 14 marzo - con un trend che è a dir poco preoccupante».

I numeri della giustizia amministrativa valdostana. Dei 51 ricorsi, quindici hanno riguardato l'urbanistica e l'edilizia, dieci gli appalti pubblici, nove le concessioni ed autorizzazioni mentre è stato uno solo quello sulla sicurezza pubblica. I provvedimenti giurisdizionali completamente emessi dal "Tar" sono stati 78, dei quali diciannove cautelari, con sei decreti monocratici e tredici ordinanze. Le sentenze emesse sono state 59, di cui cinque in forma semplificata, oltre a due decreti decisori, mentre gli esiti ne hanno visti dieci di accoglimento e venti di reiezione.
Delle sentenze di merito emesse dieci decisioni sono state appellate al Consiglio di Stato: «cinque appelli sono stati accolti e cinque sono stati respinti - ha aggiunto Migliozzi - per cui possiamo dire che le pronunce di questo Tar hanno registrato una buona tenuta».
Al 31 dicembre risultavano quindi pendenti 32 ricorsi: «dato questo che costituisce una pendenza del tutto fisiologica - ha precisato il presidente del "Tar" valdostano - tenuto conto dei giudizi sospesi, di quelli per i quali è stata richiesto e accordato il rinvio della discussione, oltre ai ricorsi in relazione ai quali non sono ancora decorsi i termini processuali necessari per poterli definire. E' quasi superfluo fare presente che data la modestia dei numeri i tempi di definizione dei ricorsi sono stati più che brevi».

«Scarsa litigiosità del popolo valdostano?». «La causa del decremento è attribuibile alla scarsa litigiosità del popolo valdostano? - si è poi chiesto il magistrato amministrativo - se così fosse ci sarebbe da augurarsi vivamente una siffatta ipotesi giustificativa del decremento di ricorsi, perché starebbe a significare la sussistenza di un alto senso civico, che non si ha motivo di escludere, in capo agli abitanti di questa terra. Il fatto è che la ragione per cui i ricorsi inesorabilmente diminuiscono è perché fare causa rappresenta un "lusso" che il privato cittadino non si può permettere da qualche tempo a questa parte in cui è stato introdotto un regime fiscale del contenzioso particolarmente penalizzante costituito dalla sommatoria tra un "contributo unificato" di consistente entità ed un regime aggravato delle spese processuali. L'ho sottolineato l'anno scorso e lo ripeto anche in questa circostanza: sarà un mio chiodo fisso, ma nessuno mi toglie dalla mente che la diminuzione dei procedimenti giudiziari, in sede amministrativa come in quella civile, in Valle d'Aosta come altrove, è direttamente collegata agli esosi costi della giustizia, imputabili per la gran parte al "contributo unificato", che incide negativamente nella decisione di attivare l'iniziativa giudiziaria, nel senso di scoraggiare la domanda di tutela giudiziale da parte di chi pure vede lesa la propria situazione giuridica soggettiva».



«C'è il rischio di mettere in pericolo il diritto alla difesa». «Vero è che i servizi pubblici hanno un costo, ma una eccessiva onerosità non può non andare ad incidere negativamente sulle posizioni dei destinatari dell'attività amministrativa che da questa si vedono lesi nei propri legittimi interessi, fino al punto da mettere in serio pericolo l'esercizio del diritto di difesa - ha ancora sottolineato Andrea Migliozzi - il codice del processo amministrativo ha introdotto il principio della sinteticità degli atti ed il legislatore ha sostituito il regime fiscale degli atti giudiziari in origine costituito dalla cosiddetta "carta bollata" che, ve lo ricorderete, tassava gli atti in base alla loro lunghezza, con il nuovo regime noto come "contributo unificato" che tassa parimenti gli atti brevi e quelli lunghi. Non si può non cogliere in ciò una certa contraddittorietà con la regula iuris della sinteticità voluta dal legislatore. Ad ogni modo rimangono in piedi gli effetti penalizzanti del tributo se è vero che è stato calcolato come l'entità del "contributo unificato" unitamente alle altre spese di giustizia va quasi a coprire l'utile netto di una piccola impresa in tema per esempio di un contenzioso relativo ad un appalto di un importo fino a centomila euro o poco più e questo non è cosa di poco conto visto che che l'ossatura portante del sistema produttivo italiano è costituita da piccole e medie imprese. Insomma, quanto meno, un qualche correttivo da parte del legislatore in subjecta materia sarebbe auspicabile se non necessario, se non si vuole arrivare, ma forse lo siamo già, ad una situazione in cui sullo sfondo di una persistente esigenza di "fare cassa" viene pressoché conculcato il diritto di difesa garantito in maniera sacra e inviolabile dall'articolo 24 della Costituzione» che recita "Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge determina le condizioni e i modi per la riparazione degli errori giudiziari".

L'interdittiva antimafia confermata ed il finanziere spostato a Brescia. Andrea Migliozzi ha quindi ricordato alcune sentenze del 2018, partendo dalla numero 9 del 6 febbraio 2018 che aveva confermato l'interdittiva antimafia nei confronti dell'impresa edile "Tramoter" di Saint-Christophe «sottolineando la permanenza e persistenza degli indizi posti a base dell'originario provvedimento, nonostante la intervenuta sentenza di assoluzione assunta in ragione della riconosciuta inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche disposte in un altro procedimento penale» e la numero 40 dell'8 agosto, nei confronti di Mauro Minghetti, brigadiere della Guardia di Finanza, accusato di "accesso abusivo ad un sistema informatico" e trasferito da Aosta a Brescia «che ha sancito la legittimità di un provvedimento di allontanamento di un militare dalla sede di servizio per ragioni di incompatibilità ambientale, avendo cura di precisare la natura e portata del concetto giuridico di incompatibilità in cui l'allontanamento dalla sede di servizio costituisce misura che lungi dall'assumere connotati sanzionatori, viene adottata in ragione di una anomala condotta del militare tale da essere produttiva di arrecare un vulnus al prestigio dell'organismo militare peraltro in un ambito territoriale, quello della Regione Valle d'Aosta, di piccole dimensioni in cui il risalto della notizia relativa ad una condotta non corretta assume effetti particolarmente dirompenti».

La "libertà di movimento" nella ztl di Aosta ed il rispetto dell'ambiente a Nus. Il presidente del "Tar" valdostano ha ricordato anche il ricorso presentato dai commercianti di Aosta contro le nuove regole nella "ztl", su cui i giudici amministrativi si sono pronunciati il 26 maggio, con la sentenza numero 35: «abbiamo avuto modo di precisare - ha ribadito - che quelle assunte dal Comune sono misure organizzative che quanto al merito e alla loro congruità sono rimesse alle scelte di carattere strettamente politico dell'amministrazione e suscettibili, perché no?, sotto questo esclusivo aspetto anche di disapprovazione ma comunque sotto il profilo organizzativo non si può escludere il perseguimento di finalità di pubblico interesse a tutela di sussistenti ragioni di sicurezza e di una più razionale disciplina del traffico veicolare e senza che possa derivarne limitazione alcuna alla libertà di movimento con riferimento alle esigenze sia dei commercianti che dei residenti».
Migliozzi ha citato anche il ricorso presentato da Lino Augusto Baravex contro il Comune di Nus, vinto da quest'ultimo, nella sentenza numero 49 del 15 ottobre «relativa all'impugnazione di un ordine di rimozione di un deposito provvisorio di pietrame e ripristino dello stato dei luoghi - ha ricordato - in cui abbiamo avuto cura di mettere in evidenza le ragioni di buon diritto di un provvedimento volto a tutelare la sanità dell'ambiente ed ancora l'integrità dell'assetto idrogeologico di aree poste nelle immediate vicinanze delle sponde del fiume Dora, anche ai fini di prevenzione degli effetti di possibili fenomeni esondativi».

Le forme di "Fontina" sequestrate ed il reinquadramento del Carabiniere Spinardi. Il magistrato ha citato anche la sentenza numero 53 del 16 novembre sul ricorso della "Società agricola Jacquemod" di Pré-Saint-Didier contro l'Azienda Usl sul divieto di immissione in commercio di 481 forme di "Fontina", «disposto per le riscontrate precarie condizioni igieniche verificate sui siti di produzione e la non chiara tracciabilità del prodotto - ha evidenziato - avallando la legittimità del provvedimento in questione, in applicazione del principio di precauzione, che impone in situazioni di ragionevole dubbio riguardo all'esistenza di rischi per la salute l'adozione di misure di protezione e questo non senza considerare che la "Fontina" è un prodotto a denominazione di origine protetta e quindi meritevole come tale del più ampio regime di salvaguardia possibile a tutela, appunto, della genuinità oltreché della visibilità commerciale del prodotto».
Andrea Migliozzi ha voluto ricordare anche l'ordinanza numero 17 del 5 marzo relativamente al reinquadramento del Carabiniere Roberto Spinardi, ex assistente diretto del procuratore capo Marilinda Mineccia che, alla fine del suo incarico, dopo il trasferimento a Novara del magistrato, aveva contestato l'attribuzione del grado di "maresciallo maggiore": «è stata sollevata, e siamo stati i primi a farlo sull'intero territorio nazionale - ha analizzato - la questione di costituzionalità nei confronti di alcune disposizioni in materia di revisione dei ruoli delle forze di polizia. In particolare abbiamo dubitato della costituzionalità delle norme di detta legge nella parte in cui hanno introdotto un irrazionale spartiacque per il ruolo di "maresciallo maggiore", laddove gli ex marescialli aiutanti aventi un'anzianità inferiore ad otto anni si vedono penalizzati nel raggiungimento del superiore grado di "luogotenente" dagli ex pari grado aventi un'anzianità pari o superiore agli otto anni e sono altresì raggiunti e scavalcati dagli ex "marescialli capo" e questo per un criterio basato non sulla meritevolezza ma esclusivamente sul dato temporale. Vedremo cosa ne pensano al riguardo i giudici della Consulta, ma a noi fermo restando il massimo rispetto per il giudice delle leggi, l'incostituzionalità del criterio discretivo introdotto dal legislatore ci è sembrata palesemente rilevabile».

Il diritto alle cure di un bimbo disabile di sette anni. L'ultima sentenza citata, «per la sua valenza sociale», è quella che ha definito un ricorso proposto nei confronti della Regione ed assunta il 12 dicembre in tema di assistenza scolastica e sanitaria in favore di soggetti disabili: «questo Tribunale non ha esitato ad affermare in relazione purtroppo ad una condizione di gravissima disabilità che affligge un bambino di sette anni - ha evidenziato Andrea Migliozzi - il diritto ad ottenere da subito tutte le cure di tipo educativo, assistenziale e sanitario, oltreché il supporto economico per i di lui genitori, senza che l'Amministrazione preposta all'erogazione di tali servizi rinvii nel tempo l'approntamento delle necessari servizi di assistenza opponendo ragioni finanziarie o di tipo organizzativo. In particolare, dall'esame della giurisprudenza intervenuta in materia e dalla lettura della stessa normativa dettata meritoriamente dal legislatore regionale, viene configurata in capo all'amministrazione all'uopo attivata, una vera e propria obbligazione di risultato che le impone da subito di adottare tutte le misure affinché la fruizione delle prestazioni di carattere sanitario ed educativo da parte del soggetto disabile sia effettiva e quanto più possibile esaustiva».



Nel corso del 2019 il "Tar" organizzerà una serie di conferenze sul diritto pubblico. «I risultati ottenuti nei loro aspetti quantitativi e qualitativi ci appagano solo in parte - ha quindi concluso il presidente del "Tar" valdostano, annunciando che, nel corso del 2019 organizzerà una serie di conferenze sul diritto pubblico - rimanendo in noi la legittima ambizione di migliorare sia la quantità che la qualità del lavoro così da poter essere, per la parte di nostra competenza, uno dei punti fermi istituzionali per gli abitanti della Regione, oltreché un affidabile riferimento per gli amministratori, il tutto con la massima umiltà intellettuale che deve sempre accompagnare l'esercizio dell'attività giurisdizionale. Quanto all'anno in corso è nostro preciso intendimento contribuire alla soluzione delle criticità che certamente non mancano in un territorio, che pure possiede un patrimonio identitario che rappresenta un "unicum" nel panorama nazionale, un patrimonio da conservare gelosamente e difendere strenuamente, e, di questi valori il "Tar" intende farsi interprete. Questo tribunale vuole sentirsi e si sente parte integrante della realtà valdostana».

Qui la gallery fotografica dell'inaugurazione dell'anno giudiziario del "Tribunale amministrativo regionale - Tar" della Valle d'Aosta:

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