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"Casapound" diffida "Facebook" dopo la chiusura dei profili: Lorenzo Aiello si affida alla «gnocca» per raccogliere "amici"

redazione 12vda.it
Il post su 'Facebook' di Emanuele Zardo

"Posto questa gnocca solo per attirare la vostra attenzione e dirvi di chiedere l'amicizia al nuovo profilo di Lorenzo Aiello visto che sti merdosi di fb lo hanno bannato". Scrive così, Emanuele "Santapirateria" Zardo sul suo profilo sul "social network", cercando così di bypassare la chiusura, lo scorso lunedì 9 settembre, da parte di "Facebook", dei diversi profili, pagine e gruppi (anche su "Instagram") di esponenti di "Casapound" e "Forza Nuova", tra cui anche quello del consigliere comunale di Aosta, entrato nell'Assemblea consiliare dopo l'elezione di Nicoletta Spelgatti, Andrea Manfrin e Paolo Sammaritani in Consiglio Valle, dato che era presente nella lista della Lega ed aveva riportato 116 voti.

Aiello, che insieme ad altri "dirigenti" dei movimenti di estrema destra, ha subito attivato un nuovo profilo su "Facebook" ed in pochi giorni ha raccolto oltre ottocento "amici", tra cui gli stessi Manfrin (con i suoi diversi profili) e Sammaritani, ma anche i consiglieri regionali Roberto Cognetta e Luca Distort, cinque colleghi in Consiglio comunale, a partire dalla presidente Sara Favre, oltre ad Etienne Andrione, Vincenzo Caminiti, Guido Cossard e l'assessore Andrea Paron, ma anche Emanuele Burzio, segretario particolare della presidente del Consiglio Valle Emily Rini, il regista ed insegnante elementare Alessandro Stevanon, l'avvocato Orlando Navarra, l'imprenditrice Romaine Pernettaz e l'addetta alla comunicazione della Lega Simona Campo, insieme a diversi giornalisti.

Oltre a "Facebook" Aiello ha riesumato l'account di "Twitter": "da ste parti puoi odiare quanto ti pare e seguire tutte le associazioni sovversive che ti aggradano" ha scritto su "Facebook", chiedendosi "si può chiamare Democrazia un sistema in cui una multinazionale può censurare e zittire membri, anche eletti, di un movimento, #CasaPound, che rispetta la legge? Centinaia di profili chiusi in uno schiocco di dita, venite ancora a parlarmi di libertà d'espressione".

In realtà, ricordando che "Facebook" è un'azienda di diritto privato e che chiunque apre un profilo sottoscrive praticamente un contratto (https://www.facebook.com/terms.php) dove gli concede la possibilità di utilizzare le proprie informazioni ed i materiali caricati sul "social network", la "libertà di espressione" non c'entra nulla ma, semplicemente, è l'applicazione del rispetto degli standard della comunità, visto che è espressamente vietato l'utilizzo della piattaforma per "qualsiasi associazione di almeno tre persone organizzata con un nome, un segno o simbolo e che porta avanti un'ideologia, dichiarazioni o azioni fisiche contro individui in base a caratteristiche come la razza, il credo religioso, la nazionalità, l'etnia, il genere, il sesso, l'orientamento sessuale, malattie gravi o disabilità".

"CasaPound" ha comunque diffidato "Facebook" a riattivare immediatamente l'account ufficiale del movimento ed ha annunciato la presentazione di un'azione legale "anche per ottenere il risarcimento dei danni subiti". Per l'associazione "la disattivazione della pagina è stata improvvisa e ingiustificata, visto che l'account ufficiale di "CasaPound Italia" è sempre stato utilizzato nel rispetto delle "condizioni d'uso" di "Facebook" e delle leggi in materia e non ha mai violato questi principi né ha mai diffuso odio. Per questo motivo la condotta di "Facebook" costituisce una grave violazione che impedisce senza alcuna giustificazione l'esercizio di diritti fondamentali, oltre a integrare una violazione delle disposizioni in materia di privacy e di proprietà intellettuale che priva il movimento della disponibilità di contenuti che sono di nostra esclusiva proprietà".

Il problema, in realtà, è legato alla degenerazione della comunicazione politica, che si affida ormai,  in maniera quasi patologica, esclusivamente ai "social network", senza il "filtro" della stampa, creando così una sensazione di ampia popolarità, agevolata anche dai "contenuti sponsorizzati", ma raramente confermata negli appuntamenti elettorali, dove da anni, il vero vincitore è l'astensionismo. E' comunque probabile che "Facebook" , nel rispetto dell'applicazione delle proprie regole, decida di chiudere i nuovi account degli esponenti dell'estrema destra come ha già fatto in Grecia, con "Alba Dorata" o nel Regno Unico con il "British National Party" ed il "Britain First", visto che non è permesso l'uso del "social network" agli utenti "con account disabilitati in precedenza per violazione delle condizioni o normative". Chissà se, in futuro, verranno bloccati gli account di altri esponenti politici che non rispettano gli standard della comunità.

Aiello ha comunque definito «geniale» l'iniziativa dell'amico Emanuele Zardo che ha ricordato che «un pelo di f..&@ tira più di cento carri di buoi».