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Chieste nuovamente le dimissioni al rettore dell'Università della Valle d'Aosta, che non le concede: «frattura insanabile» commenta Antonio Fosson

redazione 12vda.it
Fabrizio Cassella, rettore dell'Università della Valle d'Aosta

Il primo passo è compiuto: mercoledì 20 marzo è arrivata l'attesa risposta da Roma per il trasferimento alla Commissione di controllo della Corte dei Conti di Aosta di Fabrizio Gentile, ora sovrintendente agli studi e nominato dalla Giunta, e di Franco Vietti, ora direttore generale dell'Università della Valle d'Aosta e nominato dal Consiglio regionale. Manca ancora l'ufficializzazione del terzo membro nominato dal "Cpel": la scelta di Sara Bordet, già sindaco di Saint-Vincent e commissario a Valtournenche, pare infatti abbia fatto discutere a lungo.

Chieste nuovamente le dimissioni del rettore Fabrizio Cassella. Intanto, sbloccata la nomina di Vietti alla Corte dei Conti, il Consiglio accademico di lunedì 25 marzo ha provveduto ad approvare il bando per il nuovo direttore generale, dal momento che la nomina attuale è in scadenza al 7 aprile, per quanto possa essere prorogata per un massimo di 45 giorni. La riunione del Consiglio dell'Università della Valle d'Aosta è stato anche il momento per riprendere le fila del discorso lasciato in sospeso in attesa di ufficialità: nelle settimane precedenti, infatti, c'erano stati alcuni episodi che avevano alimentato il contrasto con il rettore Fabrizio Cassella, in carica per il secondo mandato fino al prossimo mese di ottobre. Il culmine si è avuto in due lettere di sfiducia, rese pubbliche lunedì 4 marzo, in cui da un lato una parte dei docenti e dall'altra un buon numero di amministrativi contestavano al rettore toni o procedure. A poco è valso il fatto che Cassella abbia risposto punto per punto alle accuse, sottolineando come invece le sue funzioni fossero state prevaricate in più occasioni, né, d'altro canto, che il presidente della Regione e presidente del Consiglio accademico Antonio Fosson abbia ricordato che né lo statuto né il regolamento dell'ateneo valdostano prevedono la revoca del rettore. Durante la riunione di lunedì 25, sono state nuovamente chieste le dimissioni del rettore, che si è trincerato dietro un fermo diniego e un silenzio stampa.

«Frattura insanabile». A sostegno del suo operato restano una ventina di docenti, eppure la mancanza di indicazioni in merito rende la posizione del rettore quasi inespugnabile, tanto che "dopo un'ampia discussione - comunicano per le vie ufficiali - il Consiglio dell'Ateneo ha deciso di delegare il presidente della Regione Antonio Fosson e l'assessore all'Istruzione, università, ricerca e politiche giovanili Chantal Certan ad avviare i necessari approfondimenti giuridico-amministrativi per permettere e assicurare all'Università della Valle d'Aosta di proseguire la corretta e proficua attività accademica".
«Non si possono chiedere dimissioni - ribadisce ancora Fosson - nella riunione precedente il rettore non c'era, ma in questa era presente, ma la frattura è non sanabile».
Nella riunione, durata tre ore, «abbiamo provato a ricomporre la situazione - continua il presidente della Regione - ma non lo vogliono più e ad esprimersi sono 81 su cento. Non è prevista la revoca del rettore, né la sua sfiducia, per cui provvederemo ad approfondimenti amministativi».

Le particolarità dell'Ateneo valdostano. In genere, infatti, è il regolamento di Ateneo a prevedere modalità di elezioni, durata del mandato e situazioni di revoca, ma l'Università della Valle d'Aosta ha regole proprie del tutto particolari: prevede infatti una nomina del rettore all'interno di una terna che preveda almeno un candidato esterno, mentre in genere si sceglie fra i docenti; il mandato può durare sei anni, mentre ad Aosta è di quattro rinnovabili per due volte; vengono indicati con precisione casi e modalità che possono portare alla revoca, mentre nell'Ateneo valdostano non ne sono previsti, anzi rientra nei pieni poteri del rettore prendere decisioni anche anticipando il senato accademico, che convoca e presiede.

In Consiglio Valle una larga maggioranza boccia le proposte di Daria Pulz. Lo scorso 20 marzo, le tensioni all'interno dell'Università sono arrivate in Consiglio Valle, con una mozione presentata da Daria Pulz, consigliera regionale di "Ambiente Diritti Uguaglianza", che chiedeva di apportare alcune modifiche allo Statuto dell'Ateneo valdostano ma che è respinta con 27 voti di astesione e sei a favore. Le modifiche riguardavano, in particolare, le figure del presidente del Consiglio dell'Università, che non doveva più corrispondere con il presidente della Regione ma essere un suo delegato ed avere competenze specifiche, e del rettore, che andava individuato tra i professori dell'Ateneo: «l'Università valdostana presenta delle criticità nella sua architettura - aveva evidenziato la Pulz - la separazione della figura di presidente della Regione da quella di presidente dell'Università garantirebbe la possibilità di seguire più da vicino le questioni legate al suo sviluppo, mentre il rettore scelto tra i docenti assicurerebbe una presenza ed un impegno più costanti da parte sua. Questo limiterebbe l'ingerenza politica nella vita dell'Ateneo valdostano che trova ben pochi confronti in altri contesti culturali».
«L'Università in vent'anni è cresciuta molto ma sono anche cambiati la mission e gli obiettivi - aveva replicato Chantal Certan - c'è bisogno di una governance che sappia fare "avanguardia di pensiero", collegando l'Ateneo alla ricerca e alla rete di eccellenze esistenti in Valle. Il dibattito sullo Statuto è aperto e andrà condiviso attraverso un confronto con gli organismi dell'Ateneo. E' prevista la costituzione di un gruppo di lavoro che implementi il "Piano triennale 2019-2021" e che individui una nuova mission e nuovi indirizzi oltre che una programmazione più aderente al territorio. Come maggioranza ci asteniamo su questa mozione perché sarebbe un'ingerenza politica negli organi dell'Università, ma saremo attenti al principio che l'ha ispirata».

Si aspetta la risposta del Ministero. In attesa di uno scioglimento, in ogni modo, delle tensioni interne, il Consiglio accademico ha portato avanti un altro argomento urgente, che era rimasto in sospeso proprio per i contrasti interni allo stesso Consiglio, approvando la proposta di deliberazione relativa alla "determinazione in merito all'attivazione del Corso di formazione per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico degli alunni con disabilità”.
L'approvazione è subordinata alla risposta, da parte del Ministero, della richiesta di autorizzazione tardiva che l'Università ha indirizzato al ministro dell'istruzione dell'Università e della ricerca Marco Bussetti ad inizio marzo, in quanto l'Ateneo non si era accreditato nello scroso ottobre, termine ultimo per poter attivare le prove selettive del mese di aprile 2019. Il rettore Cassella era infatti tornato più volte sull'argomento, votando, anche in minoranza, l'urgenza della nomina di un docente interno di materia, requisito necessario per l'accreditamento: il bando, interno o esterno, deve ancora essere formulato. E' scomparsa la procedura per un docente di storia mentre è stata attivata una procedura valutativa per un posto di professore universitario di ruolo di prima fascia in economia aziendale.

Una borsa di studio in memoria di Clara Messuerotti. Infine, grazie all'impegno della famiglia e degli amici, è stata istituita una borsa di studio in ricordo della studentessa Clara Messuerotti, morta a vent'anni la mattina di Capodanno del 2017, investita sul ciglio della strada a Murazzano, il suo paese di origine, in provincia di Cuneo. Dopo il diploma in Lingue al Liceo di Mondovì si era iscritta all'Università della Valle d'Aosta nel corso in lingue e comunicazione per l'impresa, doppia laurea in collaborazione con l'ateneo di Chambéry in Alta Savoia.

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