Sequestrati conti e proprietà ai 21 amministratori pubblici indagati dalla Corte dei Conti: «azioni di distrazione patrimoniale per sottrarsi alle misure cautelari» denuncia la Guardia di Finanza

redazione 12vda.it
Il Tenente Colonnello Piergiuseppe Cananzi

Il Consiglio Valle ritrova la compattezza nel momento in cui la Guardia di Finanza ha notificato, nella giornata di mercoledì 7 marzo, ai ventuno indagati dell'inchiesta della Corte dei Conti sui finanziamenti al Casinò, i provvedimenti di sequestro conservativo che, di fatto, "congelano" stipendi, conti correnti, investimenti, vitalizi, tessere "bancomat", carte di credito e proprietà di quindici consiglieri regionali, più tre ex e tre sospesi. Nel pomeriggio, dopo una lunga riunione della conferenza dei capigruppo, si è infatti deciso di sospendere l'adunanza avviata nella mattinata, convocandone una straordinaria per il prossimo giovedì 15 marzo.

«Azioni di distrazione patrimoniale per sottrarsi alle misure cautelari». Secondo quanto evidenziato dal Tenente Colonnello Piergiuseppe Cananzi, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Aosta, si sono verificate «azioni di distrazione patrimoniale da parte degli amministratori pubblici per sottrarsi alle misure cautelari dell'Autorità giudiziaria», in pratica, alcuni indagati hanno svuotato i propri conti correnti per evitarne il sequestro.
I provvedimenti di sequestro conservativo, sono stati richiesti dal procuratore regionale della Corte dei Conti, Roberto Rizzi, dopo essere stati «condivisi ed accordati dal presidente della sezione giurisdizionale per la Valle d'Aosta», Pio Silvestri, sottolinea in una nota la Guardia di Finanza, e riguardano «immobili, terreni, disponibilità liquide presso banche, società di gestione del risparmio e società fiduciarie» ma anche «un quinto della quota relativa a stipendi, pensioni e vitalizi maturati presso datori di lavoro ed enti pubblici quali Senato della Repubblica, Consiglio regionale della Valle d'Aosta, Regione autonoma Valle d'Aosta, Istituto dell'assegno vitalizio, Union Valdôtaine, Istituto nazionale della Previdenza sociale, Azienda Unità sanitaria locale, Comune di Aosta, Comune di Saint-Vincent e Casinò de la Vallée».

Sequestrati 81 conti correnti e 151 proprietà, in Valle d'Aosta, a Sassari, Savona ed Alessandria. Per quanto riguarda gli immobili ed i terreni, il sequestro ha interessato 151 proprietà «presso le conservatorie dei registri immobiliari in Valle d'Aosta e nelle province di Sassari, Savona ed Alessandria per un valore catastale di sei milioni e 600mila euro, corrispondente valore di mercato di circa venti milioni di euro» mentre sono ottantuno «tra conti correnti, conto titoli ed altre forme di investimento» quelli sequestrati «dagli ufficiali giudiziari presso trentuno Istituti di credito, società di gestione del risparmio e società fiduciarie».
«Molti dei conti correnti intestati agli indagati - sottolineano ancora gli inquirenti - risultano essere già stati spogliati delle disponibilità presenti, in un momento successivo alle contestazioni erariali formulate dall'Autorità giudiziaria contabile. Analogamente, su parte degli immobili e terreni di proprietà, gli amministratori pubblici hanno compiuto operazioni atte ad evitare i provvedimenti cautelari dell'Autorità giudiziaria, la quale potrà comunque agire con azione revocatoria a tutela del credito erariale e della comunità valdostana».

Coinvolti il presidente del Consiglio Valle, due ex presidenti della Regione e quattro assessori regionali. I sequestri conservativi riguardano il presidente del Consiglio Valle Joël Farcoz (al quale viene contestato un danno erariale di 4.440.566 euro, con 118.529,46 euro di beni immobiliari sequestrati), gli ex presidenti della Regione Augusto Rollandin (17.297.709 euro di danno e 1.462.200,19 euro di beni sequestrati) e Pierluigi Marquis (4.440.566 euro di danno ma non ha proprietà immobiliari "degne di nota" intestate) e gli attuali assessori regionali Mauro Baccega (7.297.709 euro di danno ed 81.309,69 euro di beni sequestrati), Aurelio Marguerettaz (17.297.709 di danno e 798.922,96 euro di beni sequestrati), Emily Rini (6.190.476 euro di danno e 296.345,70 euro di beni sequestrati) e Renzo Testolin (4.440.566 euro di danno ma non ha proprietà immobiliari "di rilievo" intestate).

Interessati anche otto consiglieri regionali ed altri tre sospesi. Oltre a loro sono coinvolti i consiglieri regionali Luca Bianchi (quattro milioni e 400mila euro di danno e 96.895,26 euro di beni sequestrati), Stefano Borrello (3.333.333 euro di danno ma non ha "possidenze immobiliari" intestate), David Follien (3.333.333 euro di danno e 112.941,99 euro di beni sequestrati), Antonio Fosson (7.297.709 euro di danno e 515.277,45 euro di beni sequestrati), Giuseppe Isabellon (13.333.333 euro di danno e 341.696,25 euro di beni sequestrati), André Lanièce (3.333.333 euro di danno e 127.804,95 euro di beni sequestrati), Marilena Péaquin (3.333.333 euro di danno e 306.621,70 euro di beni sequestrati) e Claudio Restano (3.333.333 euro di danno e 353.511,90 euro di beni sequestrati) e gli ex assessori regionali, attualmente consiglieri regionali sospesi per la "legge Severino", Ego Perron (6.190.476 euro di danno e 159.904,63 euro di beni sequestrati), Raimondo Donzel (2.857.142 euro di danno e 127.316,28 euro di beni sequestrati) e Marco Viérin (4.440.566 euro di danno e 796.519,94 euro di beni sequestrati).

Sequestrati i beni anche a tre ex consiglieri, tra cui il senatore Lanièce. La vicenda tocca anche gli ex consiglieri regionali Leonardo La Torre (3.333.333 euro di danno e 691.482,96 euro di beni sequestrati), Ennio Pastoret (dieci milioni di euro di danno e 28.434,42 euro di beni sequestrati) ed Albert Lanièce, appena confermato senatore della Valle d'Aosta (dieci milioni di euro di danno e 186.097,59 euro di beni sequestrati).
Secondo il procuratore Rizzi «nel tempo, avevano autorizzato delibere di finanziamenti di denaro e ricapitalizzazioni in favore di "Casinò de la Vallée SpA" di Saint-Vincent, società a totale partecipazione pubblica, causando alle casse pubbliche regionali un danno erariale pari a 140 milioni di euro (139.965.096,56 per la precisione, n.d.r.), come emerso dalle indagini condotte dalla Guardia di Finanza».
Per quanto riguarda Peter Bieler, coordinatore del Dipartimento bilancio, finanze e patrimonio della Regione, a cui è stato contestato un danno erariale di 1.599.301 euro, non è stato richiesto alcun sequestro conservativo in quanto «l'ipotizzata responsabilità di tipo sussidiario induce a soprassedere ad iniziative cautelari per ragioni connesse proprio alle caratteristiche della posizione debitoria che potrebbe realizzarsi all'esito del processo».

«Atti di questo tipo solo per delinquenti e mafiosi».«Atti di questo genere pensavamo fossero riservati solo a delinquenti e mafiosi e comunque a seguito di condanne» commentano, in una nota, i consiglieri regionali dei gruppi dell'Union Valdôtaine, di "Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano" e del Partito Democratico, che contano, tra di loro, quindici indagati, lamentando anche il «sequestro conservativo di tutti i loro beni e dei conti correnti, anche cointestati con dei familiari o al servizio di attività d'impresa».
«I provvedimenti contestati dalla Procura della Corte dei conti riguardano delle votazioni di delibere di Giunta e di Consiglio volte a rilanciare un'azienda che ancora oggi occupa seicento posti di lavoro diretti oltre all'indotto - si legge ancora - in particolare sono stati votati i finanziamenti di lavori di messa a norma obbligatoria e di ristrutturazione documentati da apposite contabilità e fatture verificate dal Collegio sindacale, dalla Direzione lavori e collaudate e certificate dagli organi competenti. Tutti gli atti deliberativi sono stati peraltro supportati da pareri di legittimità, valutazioni tecniche e preceduti da "Piani di sviluppo" proposti dagli amministratori del "Casino de la Vallée". La Regione Valle d'Aosta ha inoltre acquisito un parere "pro veritate" che evidenzia come un'inerzia della proprietà avrebbe compromesso il valore dei beni pubblici e gli investimenti sino ad allora effettuati, cagionando un grave danno economico alla collettività».

«Così si sanziona la libertà e la competenza della politica». «Si sottolinea che la contestazione della Procura della Corte dei conti non censura l'importo impegnato nei lavori di ristrutturazione - aggiungono i consiglieri regionali dei tre gruppi di maggioranza - ma sottolinea che non avrebbe dovuto essere investito nel Casinò nemmeno un euro. In questo senso, mira a sanzionare anche la libertà e la competenza degli organi politici regionali, il Consiglio regionale e la Giunta, nell'adottare una scelta di interesse generale che nel caso specifico riguardava il rilancio della Casa da Gioco attraverso la ristrutturazione edilizia e di accoglienza del complesso. Anche la lettura negativa dell'azione non risponde alla realtà poiché vi è beneficio per la comunità valdostana non soltanto per l'effetto economico indotto dall'impresa sull'occupazione e lo sviluppo ma anche sullo stesso riparto fiscale e sul gettito. Fiduciosi dello stato di diritto in cui viviamo, nella consapevolezza di non aver rubato un euro e di aver agito nell'interesse della Valle d'Aosta, faremo valere le giuste ragioni nelle sedi giudiziarie».

«Spiacevoli ed intemperstivi comunicati della Guardia di Finanza». «Questo è un provvedimento che è adottato senza che si sia svolto un processo e in assenza di nostra difesa - affermano, in un'altra nota, i consiglieri del gruppo "Area Civica - Stella Alpina - Pour Notre Vallée", che conta sei indagati - sino ad oggi abbiamo preferito tacere a riguardo dell'azione grave che è stata intrapresa nei nostri confronti, perché questo ci è sembrato il comportamento più confacente nel rispetto della giustizia e degli organi da essa amministrati e ciò nonostante gli spiacevoli e intempestivi comunicati stampa della Guardia di Finanza. Non possiamo però ora nascondere alla collettività l'assoluta inconsistenza delle accuse che ci vengono mosse: non solo non abbiamo destinato soldi pubblici a fini diversi da quelli propri, ma abbiamo intrapreso le uniche azioni che qualsiasi buon amministratore della cosa pubblica avrebbe dovuto porre in essere a tutela ed a salvaguardia della società di titolarità della Regione. La nostra azione non solo non ha creato danno alla Regione o ad altro Ente, ma ha consentito la conservazione di un rilevante cespite storico qual è il Casinò e l'hôtel "Billia"».
«L'evidente infondatezza dell'azione promossa verrà senza dubbio accertata dalla Corte dei conti, quando avrà potuto esaminare e valutare il peso dei nostri argomenti difensivi - aggiungono i consiglieri di minoranza - confidiamo che all'udienza del prossimo giugno sia chiarito il perimetro del nostro agire e la bontà della nostra condotta. Non possiamo inoltre esimerci dal sottolineare la coincidenza temporale della notificazione degli atti con importanti decisioni del Consiglio e rilevanti momenti della campagna elettorale».

Il 27 giugno, un mese dopo le elezioni regionali, previste per domenica 20 maggio, è infatti prevista l'udienza del giudizio sul caso, mentre mercoledì 21 marzo si terrà, invece, quella che dovrà confermare, modificare o revocare il sequestro conservativo nei confronti dei ventuno indagati.

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 7 Marzo '18, h.20.50

Commenta..

Scrivi qui sopra il tuo commento alla notizia.

CAPTCHA
Questa domanda serve a verificare che il commento non venga inviato da procedure automatizzate
CAPTCHA con immagine

Inserire i caratteri mostrati nell'immagine.