"Maria-Viktoria", la bimba bielorussa sparita da Cogoleto, era stata nascosta dalle "nonne" a Saint-Oyen: recuperata dai Carabinieri, è stata rimpatriata

Angelo Musumarra
L'ingresso di Château Verdun a Saint-Oyen

Venti giorni di «tranquillità» in una delle "case vacanza" più serene della Valle d'Aosta: si trovava a "Château Verdun" a Saint-Oyen, casa gestita dai canonici Agostiniani della "Congregazione ospitaliera del Gran San Bernardo", la piccola "Maria", la bimba bielorussa "nascosta" dalla famiglia ospitante in Italia per "salvarla" dal rientro in un istituto in cui avrebbe subito violenze psicologiche e sessuali.

Alessandro e Maria Chiara Giusto, i coniugi di Cogoleto, località vicino a Genova, avevano dichiarato che la bimba, il cui vero nome è Viktoria, era in un «posto sicuro» sin dallo scorso 7 settembre, data in cui, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, sarebbe stata accompagnata dalle "nonne" a Saint-Oyen, dove ha passato serenamente quasi tre settimane: «da qualche giorno, con i colleghi genovesi, ipotizzavamo la presenza della bambina in quella zona o nel comasco, dove c'è una struttura analoga» - racconta il colonnello Guido Di Vita, comandante territoriale dei Carabinieri della Valle d'Aosta - «dopo la pubblicazione delle foto delle due donne abbiamo ricevuto alcune segnalazioni e, dopo alcuni appostamenti, abbiamo effettivamente verificato la presenza a Saint-Oyen delle due signore e della bambina. Ci siamo quindi organizzati per bene, fino all'ultimo dettaglio: con l'aiuto di un maresciallo donna, e di una psicologa, vestiti in borghese, siamo andati a parlare con le due nonne che, capita la situazione, dopo un iniziale sgomento, hanno deciso di collaborare».

L'operazione, gestita dai Carabinieri su disposizione del Tribunale dei Minori di Genova, è stata condotta con la massima discrezione, tanto da non essere notata nel paese: «ci siamo avvicinati a lei, le abbiamo detto che dovevamo andare via - continua il colonnello Di Vita, che ha accompagnato personalmente la bambina in un convento di suore vicino a Genova - e "Maria" è salita tranquilla e serena su una nostra auto con le "nonne" e due Carabinieri. Durante il tragitto abbiamo giocato con lei che si è trovata bene con noi, tant'è che quando ci siamo salutati mi ha dato anche un bacino». Vista l'ostinazione dei coniugi Giusto nel non voler comunicare alcuna notizia su "Maria", i Carabinieri temevano che le due "nonne" facessero resistenza, spaventando così la bambina e rischiando di minarne il fragile equilibrio psicologico. Nonostante la sentenza della Corte d'Appello di Genova sul possibile riaffidamento della bambina ai due coniugi Giusto, non sia ancora stata emessa, sulla base di un'ordinanza del Tribunale del Minori, che prevedeva l'immediato rimpatrio anche in caso di impugnazione, nella sera di venerdì 29 "Maria" è stata caricata su un aereo di linea diretto a Minsk e quindi rimpatriata, gettando nello sconforto e nella disperazione quanti hanno cercato di farla restare in Italia.

Rimane una profonda preoccupazione espressa da Armando Vandelli, presidente della sezione valdostana del "Forum per i diritti dei bambini di Chernobyl", che non sapevano che la bambina, insieme alle due nonne, fosse a Saint-Oyen: «dall'associazione nazionale ci hanno comunicato che la bimba poteva essere ad Aosta - spiega Vandelli - ma non avevamo idea di dove potesse trovarsi. Ci siamo riuniti, come associazione, sabato scorso a Milano e abbiamo parlato. Se entro pochi giorni la situazione non migliora non ci sarà più il tempo per le pratiche necessarie all'ospitata delle vacanze di Natale. Solo per il visto dell'ambasciata ci vogliono due mesi!».

Traspare anche un po' di risentimento nei confronti dei coniugi Giusto che hanno nascosto la piccola per non farla rientrare in patria: «è capitato altre volte di venire a conoscenza di situazioni difficili - continua Vandelli - ma in Bielorussia non sono lupi che mangiano i bambini! Quando, durante le vacanze, sono emerse situazioni difficili, che andassero oltre le piccole sopraffazioni che ci sono sempre dove tante persone vivono insieme, un po' come gli scherzi da caserma, le famiglie ospiti l'hanno segnalato ai referenti di zona e si è proceduto secondo i canali giusti. Abbiamo già verificato in altri casi che i bimbi provati venivano accolti al ritorno da un assistente sociale e dalle Forze dell'ordine, tenuti sotto controlli e comunque condotti in un luogo diverso e più sicuro del precedente».

Un appello alla legalità viene anche dal presidente della Regione Luciano Caveri: «bisogna ripristinare un clima di dialogo - sottolinea - in un certo senso capisco la rigidità della Bielorussia: anche se ragiorni del cuore ci possono spingere ad atti straordinari, se non si rispettano gli accordi si rischia di far saltare un sistema. Il rinvenimento bimba è senz'altro un fatto positivo, ne sono molto contento. D'altra parte, però, sono state calpestate alcune norme di diritto a detrimento di chi, come anche i cittadini valdostani, si è sempre comportato faticosamente rispettando le regole».

Di fatto, non è corretto nemmeno parlare di "genitori affidatari": «formalmente - insiste Vandelli - i bimbi vengono affidati all'associazione, la quale a propria volta fa da tramite con le famiglie ospitanti. Questi coniugi di Genova che hanno ospitato Maria hanno già fatto parlare di sé, avevano reazioni emotive esagerate, si mettevano a piangere appena si parlava della bimba. Dalla Valle d'Aosta lavoriamo già da tempo su più fronti: la Bielorussia sta vivendo un momento di difficoltà economica. Non ci basta che i bimbi siano ben accolti e coccolati quando vengono qui, se poi al ritorno in patria non hanno nemmeno la doccia o il gabinetto. Il nostro lavoro consiste anche nel dare una mano a creare strutture lì a casa loro, per riequilibrare l'aiuto».

«Ora, purtroppo
- conclude il presidente del "Forum" valdostano - il "Comitato minori stranieri" presso il Ministero per la solidarietà sociale vuole cambiare le regole e renderle molto più restrittive. Come associazione abbiamo già scritto una lettera, ed è stata accettata, chiedendo di fare una tavola rotonda e definire nuove regole anche in base all'esperienza che abbiamo maturato in questi anni, In questi giorni abbiamo visto alcune famiglie, che stavano completando l'adozione e si trovavano in Bielorussia, rimandate in Italia senza appello. Altre, anche in passato, hanno visto le proprie istanze rigettate dal Tribunale, eppure hano riconsegnato i bambini cercando di rendere migliore la loro situazione attraverso altri canali. Ora il rischio è che quasi trentamila bambini non possano più venire in Italia: questo coinvolge circa trecento associazioni, che possono essere piccole come una parrocchia o più grandi come quella che porta in vacanza anche cinquemila bambini».

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