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Diego Lucianaz insulta Daria Pulz in Consiglio Valle: «non accetto di farmi dare del "fascista" da una "carampana"». Bocciata una risoluzione di scuse

Angelo Musumarra
Daria Pulz nell'aula del Consiglio Valle

Il Consiglio Valle si è rivelato, nella serata di martedì 2 luglio, maschilista e diffamatorio, quando alle ore 19.25, Diego Lucianaz, consigliere regionale della Lega, parlando in "patois" durante la discussione successiva all'annuncio dell'allargamento della maggioranza, ha dato, senza mezzi termini della «carampana» a Daria Pulz, consigliera di "Ambiente Diritti Uguaglianza", eletta nella lista di "Impegno Civico" dalla quale era fuoriuscita, nel gennaio scorso, dopo i primi approcci della maggioranza con gli altri due consiglieri, Alberto Bertin e Chiara Minelli, che hanno poi costituito il gruppo "Rete Civica - Alliance Citoyenne".

«La governabilità nasconde la paura di nuove elezioni, dove la Lega stravincerebbe». La Pulz, 51 anni, docente di filosofia, eletta con 731 voti, ha colpito di fioretto, come d'abitudine, sia la maggioranza, sia gli ex compagni di lista, sia l'altra opposizione composta dalla Lega, evidenziando «l'imbarazzo per i metodi con cui si è giunti a questa operazione politica, dato che i consiglieri di "Rete Civica" hanno fatto accordi senza mai esplicitare ai colleghi di opposizione i contenuti. In quest'Aula va fatta chiarezza sull'appartenenza o meno alla maggioranza: che cosa significa far parte solo tecnicamente e non politicamente. Ci opporremo alla riforma elettorale perché il problema della governabilità non si risolve a livello legislativo: la via di uscita è un vero ricambio della classe politica, con una selezione coraggiosa già al momento della composizione delle liste, che devono essere composte da persone per cui la priorità è il bene della collettività. Oggi ci chiedete un atto di fede, perché questo è un programma velleitario, fatto di mere dichiarazioni di intenti che sacrificano temi qualificanti sbandierati come essenziali in campagna elettorale, con tanto di ridicolo cronoprogramma, non so se ci credete veramente, richiederebbe cinque anni, se non di più».
«L'argomentazione della governabilità nasconde di fatto la paura di nuove elezioni, nelle quali stravincerebbe la Lega che, a dirla tutta, fa paura anche a noi per la deriva neofascista che è sotto gli occhi di tutti - ha aggiunto la consigliera - e per l'insipienza dei leghisti in politica economica, si professano liberisti ma nemmeno un Adam Smith ubriaco (filosofo ed economista scozzese che gettò le basi dell'economia politica classica, n.d.r.) potrebbe avallare certi abomini economici che infatti vengono sotterrati da montagne di fango e di distrazione di massa che funzionano fin troppo bene, con la mancanza grave di materia grigia che c'è in giro. Nessuno parla più, per esempio, di aumento dell'Iva di procedura d'infrazione e questi deliri potrebbero costarci fino a duecento miliardi di euro. Ma la Lega e lo spirito neofascista che la contraddistingue non si combattono cambiando la forma di governo in nome del mito della stabilità, ma ricostruendo pezzo per pezzo una società umana e solidale e con una politica fatta alla luce del sole, in quanto spazio comune di confronto democratico, che deve stare ben lontano da pericolosi personalismi e liderismi. La nostra Regione è autonoma, non indipendente».



«Io non accetto di farmi dare del "fascista" da una donnaccia». Diego Lucianaz, 56 anni, commerciante di caffè, eletto con 589 preferenze, da sempre impegnato nella tutela del "patois", già insegnante di francoprovenzale alla "Ecole populaire de patois", è intervenuto un'ora e mezza dopo la Pulz, rivolgendosi direttamente prima in dialetto e poi in italiano (nel momento in cui è stato interrotto dalla presidente Emily Rini, che ha espresso la sua solidarietà verso la collega), facilitato dal fatto che i due sono seduti ai rispettivi estremi del "ferro di cavallo": «collega Pulz, che sia l'ultima volta che parla di spirito neofascista per favore, perché io da una donnaccia questo non lo accetto, io non sono fascista ed io non mi prendo del "fascista" da nessuno».
«Fascista sarai tu collega - ha continuato Lucianaz, ribattendo anche alla Rini - io non mi prendo del "fascista" in Aula, sono sei mesi che ci prendiamo del neofascista, io "fascista" non voglio sentirmelo dire. Sia chiaro, il giorno che qualcuno fa il fascista io mi tolgo».

Carampana, da "prostituta" a "donna brutta e vecchia". L'espressione "carampana", tradotta in francoprovenzale come "carambana", arriva da Venezia, dalla famiglia Rampani. Nel 1319, con la morte dell'ultimo discendente, la "Serenissima" aveva incamerato tutti i beni della famiglia ed uno degli edifici era utilizzato come sede per le attività delle "pubbliche meretrici", così da toglierle dalla strada e quindi, nella terminologia popolare "Ca' Rampani" è diventato sinonimo di "casa chiusa" e, per analogia, le residenti vennero chiamate "carampane" e dovevano rispettare severe regole di comportamento.
Nei secoli il termine si è via via moderato ed oggi ha il significato di "donna vecchia e allampanata", dato che nel settecento le prostitute operavano in tutta la città ed a "Ca' Rampani" restavano solo le più anziane (continuando, quando possibile, la loro attività a prezzi modici, imposti dal Governo) le quali indossavano pure i "calcagnini", zoccoli con una zeppa alta quasi cinquanta centimetri.
In Valle d'Aosta "carambana" indica "una donna brutta, volgare, con doti negative".
«Non è bellissimo farsi dare sempre del fascista - ha cercato di spiegare, subito dopo, Stefano Aggravi, collega di partito di Lucianaz - la semplicità ed il vocabolario povero del patois ha portato il collega ad utilizzare dei termini non prettamente corretti. Le chiedo scusa da parte mia e di tutti se alcune parole che verranno tradotte nel modo più opportuno possano averle recato offesa, ma quando attacca e dà a tutti del "fascista", si ricordi che qualcuno fascista non lo è».

Una risoluzione per obbligare Lucianaz a scusarsi. La vicenda, censurata dai comunicati stampa ufficiali del Consiglio Valle, è tornata d'attualità il giorno dopo, mercoledì 3 luglio, quando Patrizia Morelli, capogruppo di "Alliance Valdôtaine", ha scritto una bozza di risoluzione in francese che, senza fare alcun nome di consiglieri regionali, ma citando il partito della Lega, riportava alla memoria "i fatti che sono verificati in Consiglio nella seduta del 2 luglio, riguardanti offese personali indirizzate da un eletto della Lega ad una collega consigliera", rimarcando "che il Consiglio Valle è la sede della più alta istituzione rappresentativa della Valle d'Aosta e che è essenziale che gli eletti adottino un comportamento ed un linguaggio rispettoso del ruolo che essi sono chiamati a ricoprire".
La risoluzione, "sottolineando che l'animosità del dibattito e l'antagonismo politico non giustificano l'utilizzo di un linguaggio grezzo, offensivo e volgare" voleva rimarcare che "gli insulti personali o sessisti non devono appartenere alla nostra Assemblea, dato che essi rappresentano la peggior espressione della mancanza di civiltà e testimoniano il ritorno, in seno a certi partiti politici, di attitudini barbare, violente ed inaccettabili" e, nello specifico, stigmatizzava il fatto che "l'utilizzo del patois da parte di un consigliere del gruppo della Lega per insultare pesantemente una collega del Consiglio, attacca non soltanto la persona ma anche la dignità di questa lingua ancestrale".
Per questo, il Consiglio Valle avrebbe dovuto "prendere fermamente le distanze e qualificare come inaccettabile il comportamento ed il linguaggio utilizzato da un eletto del gruppo della Lega verso una consigliera regionale" invitando quindi "il consigliere in questione a scusarsi personalmente con la collega e l'Assemblea".

«Questione strumentale, anche noi siamo stati insultati». La risoluzione, per essere iscritta all'Ordine del giorno, avrebbe dovuto ottenere 24 voti, ma due consiglieri del "Movimento Cinque Stelle", Luciano Mossa e Luigi Vesan, hanno votato contro, insieme ai colleghi di Lega e Mouv', mentre Claudio Restano, consigliere del gruppo misto di minoranza si è astenuto, ed i ventuno voti a favore non sono stati sufficienti: «questo è puramente un attacco strumentale della maggioranza nei confronti della Lega - hanno motivato Mossa e Vesan - anche il consigliere Mossa, il 19 dicembre, quando invitò i colleghi condannati dalla Corte dei conti a dare le dimissioni, dopo le operazioni di voto, ricevette insulti pesanti all'interno dell'aula da parte di un assessore che gli urlò "Vergognati di esistere!" e nessuno all'epoca mosse un dito a riguardo, nemmeno per richiamare l'ordine nel tumulto generale che si era creato. Al consigliere Mossa non è stato dato nemmeno il modo di difendersi attraverso il "fatto personale" perché le offese, anche se urlate e sentite da tutti, consiglieri e personale dipendente presenti, non sono state fatte a microfono acceso. Bisognerebbe, a nostro avviso, che il rispetto sia garantito sempre all'interno dell'Aula, anche quando i microfoni sono spenti ed il regolamento del Consiglio attribuisce specificamente questa competenza al presidente dell'Aula, ai sensi degli articoli 47 e 48 e non a questa risoluzione, puramente strumentale, che è finalizzata alla lotta politica fra le differenti forze. Abbiamo già troppo lavoro arretrato da smaltire».

«Riacquisita la lucidità Lucianaz doveva scusarsi, e tutto sarebbe finito lì». «Siamo esterrefatti dal comportamento dei gruppi Lega e Mouv' e dei consiglieri Mossa e Vesan - hanno ribattuto, in una nota congiunta, i consiglieri dei gruppi "Alliance Valdôtaine", Union Valdôtaine, Stella Alpina e "Pour Notre Vallée - Area Civica - Front Valdôtain" - che di fatto hanno sdoganato in Consiglio regionale la pratica dell'insulto personale sessista, in barba ai loro continui appelli al regolamento e al rispetto delle Istituzioni, denotando la totale strafottenza e la mancanza di considerazione per l'Aula e per le colleghe. Se ieri siamo rimasti sbalorditi dal becero attacco alla collega Pulz, oggi lo siamo doppiamente dall'atteggiamento omertoso adottato da chi preferisce far passare sotto silenzio un atteggiamento inaccettabile, che offende la persona e l'Istituzione. Questa mattina, sbollita la foga della discussione e riacquisita la lucidità, il consigliere Lucianaz aveva l'occasione per scusarsi con la collega e con l'Aula. E' il minimo da fare in questi casi e tutto sarebbe finito lì. Non solo le scuse non sono arrivate, ma oggi abbiamo dovuto prendere atto che, oltre ai consiglieri leghisti allineati per solidarietà di corpo, anche gli eletti del Mouv' e due consiglieri "Cinque Stelle", tra cui un segretario del Consiglio, ritengono tollerabile che una collega venga insultata pesantemente. Rileviamo positivamente che fanno eccezione le consigliere Maria Luisa Russo e Manuela Nasso».
«E' un atteggiamento da cui prendiamo le distanze - ribadiscono i diciassette consiglieri - non volendo contribuire all'imbarbarimento della politica che sembra caratterizzare certi partiti populisti. Il Consiglio regionale rappresenta la principale Istituzione valdostana e richiede comportamenti civili».

«La politica è un ambiente terribilimente maschilista». «Certo che passare dal "ma belle" a cui mi aveva abituata il collega Diego Lucianaz al "carampana" in Consiglio è stato un passaggio un po' troppo brusco - ha commentato sulla questione, la stessa Daria Pulz - quando parlo di fascismo in Consiglio intendo riferirmi alle innegabili politiche neofasciste della Lega, su cui peraltro c'è una vasta letteratura da riempirci una lunga bibliografia; non intendo invece mai insultare le singole persone. Mi viene il dubbio che, se alcuni colleghi se la prendono tanto e danno libero sfogo al loro maschilismo implicito, è perché hanno una coda di paglia che va da piazza Deffeyes a Carema. Il problema è che i leghisti "de inque" non hanno chiari i contorni storico-politici, anzi li ignorano proprio e così credono di combattere le "50 sfumature di Union" finendo nella famosa brace dalla padella. La politica è un ambiente terribilmente maschilista, tanto che chi è lì da tempo non lo percepisce neppure».

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 3 Luglio '19, h.18.55

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