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Dopo il riconoscimento delle zone del "Prosecco", presentata a Roma la proposta per il Monte Bianco come "Patrimonio Unesco"

Angelo Musumarra
Il Monte Bianco

Albert Chatrian, assessore regionale all'ambiente, accompagnato, a Roma, da una delegazione composta da dirigenti e funzionari del Ministero dell'ambiente e dell'Assessorato e da rappresentanti della "Fondazione Montagna sicura", ha illustrato, martedì 9 luglio, la proposta di candidatura del Monte Bianco a "Patrimonio mondiale Unesco" come "paesaggio culturale", a Pia Petrangeli ed Adele Cesi coordinatrici del "Focal point" nazionale per l'attuazione della "Convenzione sul Patrimonio mondiale dell'Unesco". All'incontro, a sostenere il progetto di candidatura vi era anche Paolo Angelini, capo della delegazione italiana per la "Convenzione delle Alpi".

«Sappiamo bene il valore che questo riconoscimento porterà alla Valle d'Aosta». «La candidatura del Monte Bianco a "Patrimonio mondiale dell'Unesco" - ha spiegato Chatrian - è stato il primo dossier su cui ho lavorato appena insediato nel dicembre 2018. Durante la "Conferenza transfrontaliera" del Monte Bianco riunitasi l'11 dicembre, abbiamo deciso di proporre la classificazione del Monte Bianco a "Paesaggio culturale" per il legame che il massiccio più alto d'Europa ha verso l'alpinismo e nei confronti dei rifugi di montagna oltre a rappresentare luogo unico per la sua bellezza naturalistica e sito privilegiato per la ricerca scientifica. Dopo pochi mesi, ci troviamo a Roma, negli uffici "Unesco", per sostenere sempre di più la nostra proposta di candidare il Monte Bianco all'interno del "World heritage list Unesco". Quello odierno è stato un incontro molto proficuo e siamo consapevoli che solo in sinergia con il Ministero dei Beni culturali e con i nostri partner francesi e svizzeri riusciremo a proseguire positivamente il nostro percorso. Sappiamo bene il valore e i benefici che questo riconoscimento porterà alla Valle d'Aosta, a tutti i nostri territori di montagna e, in particolare, alla Valdigne. Per questo continueremo a lavorare con la massima attenzione, mettendo ulteriore impulso al progetto».

I primi trenta siti italiani "Patrimonio Unesco". Recentemente, durante il 43esimo incontro del Comitato del "Patrimonio mondiale Unesco", che si è tenuta a Baku, capitale dell'Azerbaigian, è stata annunciata la scelta di ventinove nuovi luoghi significativi dal punto di vista storico, culturale e ambientale, scelti tra 35 proposte, dove, per l'Italia è stata aggiunta la zona del "Prosecco" di Conegliano e Valdobbiadene, nel Veneto, che porta a 55 i siti definiti "Patrimonio dell'umanità" in Italia, Paese che, a pari merito con la Cina, ne presenta di più, sui 1.121 siti presenti nella lista globale.
Nel 1979 il primo patrimonio riconosciuto all'Italia è stata l'arte rupestre della Val Camonica, seguita, l'anno successivo, dalla chiesa e il convento Domenicano di Santa Maria delle Grazie ed dal "Cenacolo" di Leonardo da Vinci. Nel 1980 è toccato al centro storico di Roma, nuovamente riconosciuto nel 1990 e, nel 1982 a quello di Firenze. Nel 1987 il quinto "Patrimonio" italiano è stato piazza del Duomo a Pisa e poi Venezia e la sua Laguna. Nel 1990 è arrivato il centro storico di San Gimignano e nel 1993 i "Sassi" ed il Parco delle chiese rupestri di Matera. Nel 1994 è toccato alla città di Vicenza ed alle ville del Palladio in Veneto mentre per il decimo "Patrimonio" si è aspettato il 1995 con Ferrara, città del Rinascimento, ed il "delta" del Po. Tre riconoscimenti nel 1995, con i centri storici di Siena e di Napoli e Crespi d'Adda, che salgono a quattro nel 1996 con i "Trulli" di Alberobello, Castel del Monte, il centro storico di Pienza ed i monumenti paleocristiani di Ravenna.
Ben dieci i "Patrimoni" assegnati all'Italia nel 1997, con le aree archeologiche di Pompei, Ercolano e Torre Annunziata, la costiera Amalfitana, l'area archeologica di Agrigento, la Reggia di Caserta, le zone di Portovenere, Cinque Terre e le relative isole di Palmaria, Tino e Tinetto, la cattedrale, la Torre Civica e piazza Grande a Modena, il villaggio Nuragico di Barumini, l'orto botanico di Padova, le Residenze Sabaude e la Villa romana del Casale di Piazza Armerina.

Altri venticinque siti riconosciuti dal 1998 al 2019. Arrivano a trentuno i "Patrimoni" con i riconoscimenti del 1998, con il Parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano, il centro storico di Urbino e la zona archeologica e Basilica Patriarcale di Aquileia. Nel 1999 si aggiunge "Villa Adriana" a Tivoli e nel 2000 la Basilica di San Francesco ed altri siti francescani ad Assisi, le Isole Eolie e la città di Verona. Nel 2001 entra nei "Patrimoni Unesco" "Villa d'Este" a Tivoli, nel 2002 la Val di Noto e nel 2003 i Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia a cui si aggiungono, nel 2004, le necropoli etrusche di Cerveteri e Tarquinia e la Val d'Orcia, che portano l'Italia a quaranta riconoscimenti.
Nel 2005 l'agenzia delle "Nazioni Unite" inserisce Siracusa e le necropoli rupestri di Pantalica, nel 2006 Genova, le Strade Nuove ed il Sistema dei Palazzi dei Rolli e nel 2008 la ferrovia retica nel paesaggio dell'Albula e del Bernina e poi Mantova e Sabbioneta. Le Dolomiti entrano nei "Patrimoni" nel 2009, mentre nel 2010 non ci sono riconoscimenti all'Italia ma nel 2011 si aggiungono i siti palafitticoli preistorici delle Alpi ed i luoghi di potere dei longobardi in Italia. Nel 2013 è la volta dell'Etna e delle Ville medicee, mentre il cinquantesimo riconoscimento arriva nel 2014 ed è rappresentato dalle Langhe-Roero e dal Monferrato, paesaggi vitivinicoli del Piemonte, a cui si aggiunge la Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale.
Nel 2017 entrano nei "Patrimoni" le opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo e nel 2018 le foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa ed Ivrea, città industriale del XX secolo, per poi arrivare al 2019 con le colline del prosecco di Conegliano Veneto e Valdobbiadene.

«Una mera operazione di business, per un suolo massacrato dal brand». Secondo l'associazione "Guide turistiche italiane - Gti", l'assegnazione di "Patrimonio dell'umanità" della zona del Prosecco è solo «una mera operazione di business - ha dichiarato Silvia Graziani, referente della "Gti" del Veneto - che nella migliore delle ipotesi ha a che fare col commercio, non certo con lo sviluppo sostenibile, di cui andrebbe tenuto conto nella valorizzazione di un territorio. Un territorio che ora, grazie a questa consacrazione, rischia addirittura di subire danni. Negli ultimi anni si è distrutto il suolo per piantare "Prosecco", divenuto una monocoltura a svantaggio di vigneti autoctoni. Difficile comprendere come un suolo massacrato possa diventare "Patrimonio dell'Umanità". Hanno vinto il brand e il turismo facile».
«Anche Venezia - ha aggiunto la Graziani - è un "Patrimonio Unesco" e nel giro di un mese, a causa della presenza di navi da crociera, si sono sfiorate ben due tragedie, la seconda domenica scorso a causa del maltempo. Le difficoltà e le criticità della città lagunare sono note, il che evidenzia che non siamo di fronte a nessuna garanzia di sicurezza».

«Marchio privo di una reale protezione o di vantaggi economici». Per l'ex presidente della Regione Luciano Caveri, che ricevuto domenica 7 luglio, a Macugnaga, il premio "Insegna di San Bernardo" per il suo impegno per la montagna e per l'attività politica nei confronti dei walser, per i quali sta promuovendo proprio l'inserimento fra i "Patrimoni Unesco", il riconoscimento presenta «un côté comico - aveva scritto sul suo blog quasi un anno fa, nell'agosto 2018 - per un'Istituzione internazionale che deve la sua notorietà più che per le cose fatte per l'abilità di avere inventato un marchio che tutti inseguono, me compreso per la cultura walser, ma privo nella realtà dei fatti di qualunque vantaggio di finanziamento e di reale protezione, se non che vale un oggettivo aumento di quel turismo incuriosito. Per questo concorre il Monte Bianco, anche se a lanciare l'idea sono stati gli ambientalisti, che pensano a chissà quale forma conseguente di protezionismo, che non c'è affatto».
«Questo contenitore, come gli altri, è ormai un guazzabuglio senza una vera logica e con il complesso di dimostrare che non si premia solo l'Occidente ma si dà spazia ad ogni dove, nel nome del "politicamente corretto" - aveva aggiunto Caveri - mentre scrivo gli ispettori "Unesco" attraversano il mondo per allungare a dismisura le liste sino all'ultimo sgabuzzino, al residuo pizzo o vecchio merletto, alla vetta elevata o alla fossa incassata».