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Durante le celebrazioni del 25 aprile ad Aosta, Tullio Montagna critica «il senso di sconfitta e di rivalsa» per chi non partecipa alla festa di Liberazione

Angelo Musumarra
Autorità, studenti e partigiani al termine della celebrazione del 25 aprile ad Aosta

Numerosi politici e con loro diversi candidati alle prossime elezioni europee, erano presenti, ben in vista, alla celebrazione del 74esimo anniversario della Liberazione, giovedì 25 aprile, in piazza Chanoux ad Aosta, giornata caratterizzata da un forte vento e da una temperatura che ricordava più la "festa delle Forze armate" del 4 novembre.
Alle celebrazioni erano presenti anche i partigiani valdostani Giovanni Minellono, Guido Viola e Ferruccio Miazzo: dopo la deposizione, da parte di Miazzo e Viola, di una prima corona al Sacrario dei Caduti in guerra, al cimitero di Aosta, ne è stata deposta una seconda, da Miazzo ed Erika Guichardaz, del direttivo della "Associazione nazionale partigiani d'Italia - Anpi" della Valle d'Aosta, al Monumento ai Caduti in via Festaz e quindi si è passati alla cerimonia in piazza Chanoux, dove Minellono e Viola hanno deposto una terza corona davanti al Monumento del Soldato valdostano.

I primi articoli della Costituzione letti dagli studenti del Liceo classico. Cinque studenti del Liceo classico, artistico e musicale di Aosta, Giada Abbrescia, Lia D'Alessandri, Bin Lin, Nicole Quendoz e Miriam Slaviero, tra i 38 vincitori del concorso scolastico "L'Europa di domani", che li ha portati nei luoghi della "Shoah" per il "Viaggio della Memoria", hanno letto i primi sei articoli della Costituzione italiana, lettura alla quale si è aggiunta la nipote della partigiana Anna Cisero Dati, Alice Sartore, che si è presentata sul palco avvolta nella bandiera della pace, avvenuta non senza emozioni davanti al pubblico e le autorità presenti, il sindaco di Aosta Fulvio Centoz, il presidente della Regione, Antonio Fosson, i parlamentari della Valle d'Aosta Albert Lanièce ed Elisa Tripodi, i vice presidenti del Consiglio Valle Joël Farcoz e Luca Distort (quest'ultimo non è salito sul palco) e la presidente del Consiglio comunale di Aosta Sara Favre, oltre ai comandanti delle diverse Forze armate e dell'ordine.
Ad un certo punto, durante la celebrazione, sono spuntate alcune bandiere del Partito Comunista e di "Potere al popolo", due movimenti politici di sinistra assenti dalle assemblee elettive che hanno utilizzato la piazza per cercare visibilità, ignorati però dalla maggioranza dei presenti.
 



«In alcuni c'è ancora un senso di sconfitta, spiace non vederli festeggiare». Il 25 aprile «innanzitutto è la giornata del ringraziamento - ha esordito Tullio Montagna, presidente "Anpi" della Lombardia, senatore per "Sinistra democratica - L'Ulivo" dal 1996 al 2001 - poi una festa per le cose buone riconquistate, la pace, la libertà, la democrazia, l'uguaglianza di tutti gli uomini, e poi, per voi valdostani, l'Autonomia, cancellata dal fascismo insieme a tutti il resto».
«Pietà per tutti i morti anche per quelli che, sbagliando, si batterono in buona fede dall'altra parte, ed i cui eredi noi vorremmo qui con noi oggi - ha continuato Montagna, riferendosi, senza nominarlo, al ministro dell'Interno, Matteo Salvini - spiace che a questa festa, a questo ringraziamento di oggi, non partecipi la totalità del nostro popolo, che ci sia ancora in alcuni il senso di sconfitta e di rivalsa, quando parliamo oggi di una vittoria oggettivamente di tutti, non per rinfocolare odii, ma per procedere insieme sulla strada di civiltà tracciata dalla nostra Costituzione».
«Se questo questo scontro planetario l'avesse vinto Hitler - ha aggiunto, ipotizzando un "what if" - se avesse vinto la sedicente "razza eletta" l'Europa sarebbe diventata uno sterminato campo di concentramento e sterminio, con i nazisti, i "super-uomini", a comandare, i fascisti locali con il ruolo di "kapò", i vinti ad ubbidire e gli inferiori sub-umani, cioè gli ebrei, gli slavi, i negri, i testimoni di Geova, i malati ritenuti inutili, i disabili o inabili al lavoro, gli omosessuali, i nomadi, gli oppositori politici o semplici colpevoli di un pensiero libero, da eliminare. Un vero incubo. Pensate che si era creato persino un gruppo di persone consapevoli di ciò, che aveva deciso il suicidio collettivo nel caso in cui Hitler avesse occupato l'Inghilterra, una cosa impensabile in tutte le guerre precedenti».

«Anche la mafia fa cose buone, ma non è un elemento positivo per la società». «Questi fatti dolorosissimi evocano la rinnovata consapevolezza che la peggiore delle democrazie è meglio della migliore delle dittature - ha insistito Tullio Montagna - che hanno fatto tutte, ovviamente, come dicono i nostalgici e gli afascisti, anche cose buone, le ha fatte Stalin, le ha fatte Hitler, le ha fatte Franco, tutti hanno fatto anche cose buone, peccato che fossero tutte dirette da gruppi che erano associazioni per delinquere. Anche la mafia fa cose buone, dà lavoro, ma non credo che questo la renda un elemento positivo per la nostra società».
Quello che è accaduto negli anni della Seconda guerra mondiale «evoca la consapevolezza che quando molti si mettono su certi piani inclinati e gli altri non li contrastano - ha ricordato il presidente dei partigiani lombardi, nel suo discorso durato quasi venti minuti - si scivola inevitabilmente nell'orrore, nella crudeltà, tradimenti, odio, sofferenze, miseria, violenza, arbitrio, prevaricazione, sevizie, paura, morte. Tutto questo va spiegato alle nuove generazione perché non è stato fatto dall'Italia repubblicana, che non fatto i conti con il fascismo, non ha spiegato cosa ha fatto veramente il fascismo e questo ci rende più aperti a ripetere alcuni errori».

«Concreto il rischio di un'amnesia collettiva verso avvenimenti ingiustificabili». «Sono passati ormai 74 anni da quel lontano 25 aprile 1945 che segnò l'ultimo atto di una follia criminale - ha poi evidenziato Albert Lanièce - tuttavia, l'aspetto più inquietante è constatare come la coscienza di questa immane tragedia e delle sue responsabilità, si stia pericolosamente offuscando, soprattutto tra le giovani generazioni. Parlare oggi di festa della Liberazione dal nazifascismo e della Resistenza è spesso percepito come un argomento superato, anacronistico, una vecchia retorica ad accantonare, e qualcuno afferma pure che non sia più politicamente corretto. I protagonisti diretti di queste vicende storiche, con le loro testimonianze preziose sono sempre meno, ed è sempre più concreto il rischio di un'amnesia collettiva verso gli avvenimenti che furono determinati per la riconquista della libertà e verso i quali i padri costituenti si ispirarono per redigere la nostra Costituzione repubblicana. Proprio i giovani sono i più esposti a pericolose teorie revisionistiche che vorrebbero giustificare l'ingiustificabile».
«In questo giorno permettetemi di mandare un ricordo affettuoso e rispettoso al senatore César Dujany - ha proseguito l'attuale senatore della Valle d'Aosta - che ci ha lasciato da qualche giorno. Partigiano, uomo politico, ha sempre operato per lo sviluppo della nostra identità valdostana, ultimo rappresentante di una generazione che ha contribuito, con il sangue, per la rinascita delle democrazia».

I messaggi dei presidenti Antonio Fosson ed Emily Rini. Il presidente della Regione, Antonio Fosson, presente alle celebrazioni, che non prevedevano, in nessuna delle tre occasioni, un suo discorso, ha comunque evidenziato, in una nota, come la festa della Liberazione «è un omaggio doveroso a tutte le vittime della lotta contro il fascismo, per celebrare la riconquista della libertà. A 74 anni di distanza da quel 25 aprile 1945 rimane immutata e ferma l'esigenza di ricordare le ragioni della lotta di Liberazione, dell'impegno da parte di tanti giovani, di tante donne e di tanti uomini, senza distinzione o accreditamento partitico, che seppero ridare dignità a un paese dilaniato moralmente, diviso politicamente e materialmente distrutto. E' quindi doveroso rendere omaggio al contributo delle formazioni partigiane e a quello dei militari, degli ufficiali e dei soldati che si unirono ai partigiani rafforzando la Resistenza».
Analogamente, anche la presidente del Consiglio Valle, Emily Rini, in trasferta ad Ottawa, capitale del Canada, per partecipare alla riunione della Commissione degli affari parlamentari della "Assemblée parlementaire de la Francophonie", in programma dal 25 al 27 aprile, ha voluto esprimere «la propria vicinanza e condivisione ai valori su cui si basa la ricorrenza del 25 aprile - ha scritto - le celebrazioni coincidono quest'anno anche con un'altra importante data, il 24 aprile 1949, quando i valdostani si recarono alle urne per eleggere per la prima volta il Consiglio regionale della Valle d'Aosta. Auspico che questa giornata possa essere occasione per rafforzare in ognuno l'impegno ad assumere, con le proprie idee e i propri comportamenti, la difesa e la valorizzazione di concetti fondamentali quali libertà e democrazia, dialogo e rispetto. Lo dobbiamo a quanti si sono sacrificati per far germogliare il seme della libertà, ma lo dobbiamo anche a noi stessi, ai nostri figli, per garantire un futuro in una comunità democratica, che si costruisce giorno dopo giorno».

Luca Distort ricorda il padre: «incarnare i valori della Resistenza». «Liberazione e Resistenza sono termini che ho avuto la fortuna di acquisire di "prima mano", attraverso la testimonianza di mio padre, Tenente Sergio Distort, Comandante di Compagnia in seno alla XIV Divisione Garibaldi - ha ricordato su "Facebook" il vice presidente del Consiglio Valle Luca Distort - dal suo insegnamento ho potuto capire che rispettare e celebrare la Resistenza significa incarnarne i valori, attualizzando lo stesso spirito di allora: opporsi ai totalitarismi ed alle ingerenze di popoli o Nazioni straniere sui nostri territori. Significa essere vigili, perché la storia si ripete, ma mai allo stesso modo: i totalitarismi si ripropongono con vesti diverse e provenienze assolutamente disparate. Oggi possiamo individuarne i tratti in forme incipienti o meno, come il relativismo culturale, il pensiero unico dominante, il mercato globale, il fondamentalismo islamico ed altro, che la lucidità di una comunità vigile può individuare in tempo, così come nelle interferenze straniere in territori sovrani, su varie scale e in vari ambiti, da quello politico a quello finanziario, o normativo».

«Parole che feriscono e colpiscono più di un pugno». «Da quando sono nel "Movimento Cinque Stelle", prima da attivista e poi da portavoce, ho subito attacchi di ogni tipo - ha scritto, per l'occasione, sempre sul "social network", la deputata valdostana Elisa Tripodi - all'inizio facevano male, non ne ero abituata e, molto probabilmente, non lo sono ancora adesso. Ci sono parole che feriscono e colpiscono più forte di un pugno allo stomaco e sono quelle che riguardano la vita personale che mai dovrebbe essere accostata a quella politica e mai dovrebbe essere utilizzata per denigrare una persona. Ci sono parole che sembrano attacchi politici e invece sono solo attacchi sessisti e ignobili, parole che inneggiano la violenza sulle donne perché alla fine, puoi lottare e cercare nel tuo piccolo di far sì che si possa vivere in un mondo migliore, ma rimani pur sempre una "donna". E poi ci sono le parole sussurrate, i messaggi di speranza, i messaggi di aiuto, le parole di un'Italia che resiste ed esiste, di un'Italia onesta che lotta ogni giorno per arrivare a fine mese, di un'Italia che non ha capri espiatori. Un'Italia che lotta per essere più giusta, più equa, un'Italia con fratelli e sorelle che combattono per la loro terra, per i loro diritti, per un lavoro, per il diritto allo studio...».
«Ogni anno il 25 aprile mi auguro che ci si possa liberare da tutto l'odio che ci circonda - ha continuato la parlamentare valdostana - e da tutte quelle disuguaglianze sociali che mettono in moto questo machiavellico meccanismo di concepire l'umanità e le disgrazie sociali e storiche in modo disumano. Oggi festeggiamo il riscatto di un Paese, i principi costituzionali e facciamo sempre nostri i valori della Resistenza partigiana. Il riconoscimento della dignità sociale è un traguardo che aspetta ancora di essere raggiunto ma è grazie al sacrificio dei nostri bisnonni e nonni che oggi siamo qui e possiamo combattere con altre armi e altri modi».

Qui la gallery fotografica della celebrazione in piazza Chanoux ad Aosta del 74esimo anniversario della festa della Liberazione:

 

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