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Disinteresse della "Holding Dolciaria Italiana" per la "Feletti", in fase di smantellamento: nessun rappresentante della società agli incontri con i lavoratori

redazione 12vda.it
La fabbrica 'Feletti' di Pont-Saint-Martin

Nessun rappresentante della "Holding Dolciaria Italiana" si è presentato, venerdì 26 giugno, allo stabilimento "Feletti 1882" di Pont-Saint-Martin per spiegare, a sindacati e lavoratori, le prospettive dell'azienda valdostana che produce cioccolato e caramelle, acquisita nel 2012 dal gruppo cremonese, insieme ai marchi "Viva l'Italia" e "Sorini", che ha un proprio stabilimento a Castelleone, località a 26 chilometri da Cremona.
I quindici lavoratori che erano impegnati fino allo scorso anno, di cui otto hanno accettato la mobilità ed i restanti sei sono in in "cassa integrazione", hanno intuito che la "Holding Dolciaria Italiana", dopo aver fermato la produzione a fine 2014, per tentare di vendere lo stabilimento valdostano, per il quale si erano interessati quattro imprenditori, ha deciso di smantellarlo, trasferendo i principali macchinari a Castelleone, dove si stanno già producendo cioccolatini e caramelle col marchio "Feletti": «questo comportamento, vergognoso ed irresponsabile - denunciano, in una nota, gli stessi lavoratori - è teso a spegnere ogni manifestazione di interesse imprenditoriale verso la "Feletti" e non è finalizzato alla preparazione di un nuovo Piano industriale per il rilancio dell'azienda ma, al contrario, volti al trasferimento di parte degli impianti. E' il segnale di una forte volontà della proprietà favorevole allo smantellamento dello stabilimento produttivo valdostano. L'atteggiamento, oltre che irrispettoso verso la comunità di Pont-Saint-Martin, tende a denigrare quanti nel tempo hanno contribuito con il loro lavoro ai buoni bilanci economici e al buon nome del marchio "Feletti"».

In un primo tempo, la "Holding Dolciaria Italiana", che è in concordato preventivo, aveva annunciato che a Pont-Saint-Martin sarebbe intervenuto Gaspare Carlo Lameri, presidente del Consiglio d'amministrazione del gruppo ma, alle fine si sono presentati solo un rappresentante della "Unione industriali" di Cremona ed un avvocato: «questo atteggiamento ha recato stupore e amarezza a tutta la delegazione presente al tavolo - commenta Edy Paganin, segretario del sindacato "Savt industrie" - e purtroppo non sono emerse novità positive dall'incontro, anche se i rappresentanti dell'azienda hanno confermato di voler mantenere il marchio "Feletti 1882" proseguendo le produzioni di cioccolato presso lo stabilimento lombardo. I vari interessamenti da parte di soggetti terzi, quali imprenditori italiani ed esteri, per un'eventuale acquisizione dello stabilimento valdostano o del solo marchio sembrano essere naufragati fin dall'inizio, nel senso che, a quanto riportatoci, non si sarebbe intrapresa una vera e propria trattativa. La situazione generale è sempre più nebulosa, con l'incertezza su quale saranno le prospettive della "Holding", considerato il fatto che dovranno nuovamente presentare un piano di "omologazione" per risanare le importanti perdite. La società, nel frattempo ha confermando l'interesse per il mantenimento del solo stabilimento di Castelleone, in provincia di Cremona. Ci chiediamo quale sarà il futuro dello storico stabilimento di Pont-Saint-Martin, che oggi versa in una situazione di completo abbandono, risultando una sorta di fabbrica fantasma».

I dipendenti, resisi conto che stavano procedendo loro stessi allo smantellamento dell'azienda, visto che sono già stati smontati e trasferiti i macchinari per l'incartamento dei prodotti per il temperaggio del cioccolato, hanno quindi rallentato, per quanto possibile, le operazioni di smontaggio delle attrezzature e chiesto aiuto alle Istituzioni. Per il momento hanno solo risposto l'Amministrazione comunale di Pont-Saint-Martin ed i consiglieri comunali di minoranza di Pont-Saint-Martin e Donnas: «prendiamo atto del radicale peggioramento prospettato che rischia di minare l'esistenza stessa dell'azienda - si legge in una nota del Comune di Pont-Saint-Martin - nel ricordare l'importanza del mantenimento in funzione dell'insediamento, sia per la forte valenza storica, essendo la "Feletti" un'icona stessa dell'industria di qualità in bassa Valle, sia per i risvolti occupazionali e per la tutela delle specifiche professionalità sviluppatesi nel corso dei decenni, in un territorio già gravemente colpito dalla perdurante crisi economica, esprimiamo la propria vicinanza ai dipendenti ed alle loro famiglie che vivono in una situazione di precarietà ed incertezza. Rinnoviamo ed assicuriamo altresì il nostro impegno a seguire e sollecitare presso le sedi competenti ogni possibile azione per la ripresa dell'attività produttiva. La vicenda verrà anche portata all’attenzione del prossimo Consiglio comunale».

Nove consiglieri di minoranza di Pont-Saint-Martin e Donnas (Alfredo Vuillermoz, Mauro Roveyaz, Carla Emanuela Ocenasek, Sergio Enrico, Augusto Beucheod, Gino Agnesod, Lea Costabloz, Paola Dalle e Fabio Marra), hanno invece chiesto la convocazione urgente e congiunta di un Consiglio comunale tematico in "seduta aperta" per dibattere in merito alle azioni a difesa della "Feletti", proponendo una mozione che impegna i due sindaci e le relative Giunte, ad "essere a fianco dei lavoratori della "Feletti" nel richiedere alla proprietà di interrompere immediatamente il trasferimento dei macchinari ed ad assumere un netto atteggiamento di condanna per quanto sta accadendo", a "prendere subito contatti con la Regione per organizzare con urgenza un tavolo di confronto tra la Regione stessa, i parlamentari valdostani, i consiglieri comunali, le organizzazioni sindacali e la Dirigenza della "Holding Dolciaria Italiana" al fine di trovare una soluzione condivisa che garantisca realmente, dopo un esame di Piani industriali chiari, puntuali e credibili presentati da tutti i soggetti interessati, la ripresa dell'attività produttiva e tutti i livelli occupazionali" e ad "individuare, unitamente a tutti i Comuni interessati ed alle Istituzioni regionali, eventuali misure di sostegno alle famiglie dei lavoratori interessati, nella malaugurata ipotesi dovessero perdere il posto di lavoro".

Il prossimo "round" tra sindacati e proprietà è previsto per la metà di luglio, ma si può facilmente intuire che a settembre, quando scadrà la "cassa integrazione" dei restanti sei lavoratori, questi verranno messi in mobilità, anche perché è piuttosto improbabile l'avvio qualunque attività nello stabilimento ormai svuotato che, in passato, aveva ospitato fino a 150 dipendenti: «dobbiamo incontrare tutti i soggetti interessati - conclude comunque Paganin - per promuovere nuove azioni di lotta e di sensibilizzazione per il mantenimento della produzione presso lo stabilimento di località Cascine».

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