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Le Istituzioni prendono atto dell'anacronismo delle "Stelle al merito del lavoro": «è un valore simbolico» ha sottolineato Pierluigi Marquis

Angelo Musumarra
Le autorità regionali con gli insigniti, Lea Lugon, Angelo Serina, Andrea Rosset, Pierluigi Marquis, Luigi Busatto, Fabrizio Roscio, Michele Arlian e Paolo Cheillon

L'evidente anacronistica incongruenza rappresentata dalla "Festa del Lavoro" e dalla conseguente attribuzione delle onorificenze della "Stella al merito del lavoro", assegnate con decreto dal Presidente della Repubblica, a persone che, fondamentalmente, hanno svolto la loro carriera professionale come dipendenti della medesima azienda, comincia a farsi strada anche tra i rappresentanti delle Istituzioni. E' quanto è emerso anche ad Aosta, nella mattinata di lunedì 1° maggio, a Palazzo regionale, durante la cerimonia di consegna delle decorazioni, snobbata dalla popolazione, con la sola presenza delle autorità regionali, anche se molti consiglieri regionali, così come i parlamentari ed i sindaci erano assenti, oltre che dei parenti e colleghi dei tre nuovi "Maestri del lavoro" che sono stati Michele Arlian e Paolo Cheillon, entrambi lavoratori della "Cogne" di Aosta, il primo dal 1949 al 1982, ed il secondo dal 1969 al 2015, e Lea Lugon, presidente della "Fédération des cooperatives", dipendente dal 1982 al 2013 della cooperativa sociale "La Libellula" di Saint-Christophe, di cui è anche legale rappresentante, che gestisce, per conto dell'Amministrazione pubblica, comunità per minori, asili nido, garderie, centri per anziani e centri ludici e, per la "Cogne acciai speciali", anche centri estivi.

«Nella nostra società i riferimenti positivi sono purtroppo evaporati». Luigi Busatto, console del "Maestri del lavoro" della Valle d'Aosta ha rimarcato il ruolo della «prestigiosa "Cogne"», ribadendo «quanto la "Cogne" ha dato e darà alla nostra società», in quanto è un'azienda «importante nello stimolare entusiasmi e coscienze assopite nella staticità di un presente che si presenta sempre più deleterio». Busatto ha criticato l'attuale società, «un ambiente dove la fiducia ed i riferimenti positivi sono purtroppo evaporati - ha sottolineato - dove la violenza, la sopraffazione, la maleducazione, la disonestà, l'intolleranza e la corruzione regnano come emblemi a tutte le ore del giorno nei media, nelle fiction, nei talk show, negli smartphone e nei giochi elettronici in una permanente allucinazione di sopravvivenza nella giungla che circonda, fuori dal vivere civile e dalla solidarietà. Pessime considerazioni per rendere credibili coloro che dovrebbero trasmettere e tramandare il rispetto delle regole». 
«Ho constatato il tramonto della figura del padre di famiglia - ha aggiunto il console del "Maestri del lavoro" della Valle d'Aosta - che delega alla scuola il ruolo di educatori responsabilizzando gli insegnanti in molte delle facoltà non di loro pertinenza. Viene quindi indispensabile raccordare quella collaborazione finalizzata al bene principale, che rimane quello dei figli e degli allievi, e con loro anche il nostro, nell'urgente necessità di valorizzare e ricomporre l'individuale senso di responsabilità. Una civile responsabilità da costruire nell'umiltà che rimane il seme della genesi del rispetto, la linfa dell'albero dell'autostima, dell'empatia, della solidarietà e della pace».
Non sono mancate le metafore da parte di Luigi Busatto, il quale, visibilmente emozionato, ha chiesto attenzione per «la Compagnia dell'argento», sottolineando che «abbiamo ancora molto da dare», citando in francese che «bisogna sapere, bisogna fare, bisogna saper fare, bisogna far sapere» con l'obiettivo di «aiutarci tutti insieme a soffiare nella vela della nostra barca immobilizzata nello stallo di una tragica bonaccia»

«Peggioramento delle condizioni del lavoro, soprattutto per i giovani». Più pragmatico Angelo Serina, nuovo capo dell'Ispettorato territoriale del lavoro che ha ripercorso la storia delle "Stelle al merito del lavoro", partendo dal 1° maggio 1899 e dal re Umberto I, dove «il contesto sociale era radicalmente diverso» passando alla modifica del 1923 e quindi a quella successiva alla nascita della Costituzione, «dove il lavoro è inteso non solo come dovere ma come diritto all'autorealizzazione ed alla possibilità di espriemere al meglio i propri talenti in qualsiasi settore di attività e con qualsiasi qualifica».
Per Serina, che ha ricordato anche le vittime del lavoro, tra cui Pierlucio Tinazzi, «la crisi, oggi, penalizza fortemente non soltanto l'occupazione - ha precisato - ma anche la qualità del lavoro, alla perdita dei posti del lavoro si affianca infatti un peggioramento delle condizioni di impiego soprattutto per coloro i quali non sono ancora entrati nel mondo del lavoro, i giovani per i quali è sempre più difficile trovare un'occupazione e che quando riescono, spesso sono costretti a ripiegare su lavori malpagati, o precari, o camuffati dalla flessibilità o peggio sul lavoro in nero senza alcuna garanzia sulle misure di sicurezza».

«L'area della disoccupazione si è ampliata di quasi tre volte». «Il vostro valore diventa anche simbolico - ha dichiarato, nel suo intervento, il presidente della Regione, Pierluigi Marquis, rivolgendosi ai tre nuovi "Maestri del lavoro" - in particolare in questi tempi di crisi. Veniamo da una situazione economica difficile, complessa da capire e da interpretare, e da cui fatichiamo a uscire, con effetti sulle famiglie e sulle persone, nell'edilizia e nell'artigianato, nell'agricoltura e nelle libere professioni, nelle imprese in generale. Pur in presenza di rilevanti tensioni occupazionali, i principali indicatori del mercato del lavoro confermano che la nostra regione si colloca su posizioni di eccellenza nel panorama italiano. Il tasso di occupazione nel 2016, del 66,4 per cento è inferiore soltanto a quelli della Provincia di Bolzano e della Regione Emilia Romagna. Tuttavia, gli impatti della crisi sono stati profondi: il Pil regionale è sceso di quasi l'undici per cento tra il 2007 e il 2015. Si sono generate difficoltà occupazionali quasi mai sperimentate nella storia recente della Regione. Rispetto ai livelli pre-crisi, abbiamo perso oltre 2.400 posti di lavoro, il 4,2 per cento e, poiché, parallelamente le forze di lavoro sono cresciute, l'area della disoccupazione si è ampliata di quasi tre volte».

«L'economia della Valle non dipende dalla Regione». «A livello settoriale, le maggiori perdite riguardano l'industria nel suo complesso, scesa del 15,7 per cento - ha quindi analizzato il presidente della Regione - e soprattutto le costruzioni, calate del 32,7 per cento, settore in cui gli occupati sono scesi sotto le cinquemila unità. Inoltre, se prendiamo in considerazione l'età degli occupati, notiamo che i livelli occupazionali si contraggono in misura maggiore nelle classi di età inferiori ai 45 anni, ed in particolare tra i giovani, nella fascia tra i 25 ed i 34 anni, mentre nelle successive si osservano saldi positivi. E' una situazione complessa, quindi, che deriva anche da un cambiamento nel bilancio regionale, che ha visto ridurre le proprie risorse disponibili. Nelle recenti vicende politiche si sono non a caso affermate due visioni distinte della situazione. Il primo punto per noi, è il realismo: noi dobbiamo guardare la realtà, al messaggio di questi dati. E' il lavoro che genera ricchezza, è il lavoro che produce i beni e i servizi, che origina le risorse per far funzionare i servizi collettivi, la sanità, la pubblica istruzione, la manutenzione delle opere pubbliche, la nostra stessa Regione. L'economia della Valle non dipende dalla Regione è l'ente Regione che dipende dall'economia valdostana».

«Procedure complesse, strati e strati di leggi e regolamenti». «Lo sviluppo nasce dal lavoro e dall'impresa - ha proseguto Marquis - cioè dalla capacità di produrre, di creare impieghi, di affermare che c'è un futuro di iniziative e di possibilità. L'Ente pubblico ha un compito importante: facilitare, creare le condizioni affinché l'iniziativa possa diventare concreta, perché si possa lavorare liberamente. E' la mappa con cui uscire dalla crisi: la soluzione si trova nel vostro esempio, cioè nel lavoro e nella possibilità di lavorare. Il nostro impegno di governo regionale per lo sviluppo è quindi di aiutare il lavoro, l'impresa. Siamo davanti a procedure troppo complesse, a strati e strati di leggi e di regolamenti. La semplificazione deve diventare il buonsenso di tutti i giorni. Dobbiamo fare procedure proporzionate ai bisogni, tenendo al centro la persona, il lavoro e l'impresa. Gli uffici devono fare le cose in un giorno, con pochi fogli, e pochi passaggi. Non dobbiamo dimezzare i tempi, dobbiamo ridurli di molto, eliminare i passaggi inutili, portare chiarezza e trasparenza, e sempre nel rispetto delle regole. Un sistema semplice e trasparente è anche un buon modo per prevenire l'illegalità, le opacità, lo spreco di denaro».

«Dobbiamo mettere le persone al centro». «Poi dobbiamo rendere facile la ricerca di lavoro - ha annunciato il presidente della Regione, rivolgendosi ancora ai tre insigniti - la vostra esperienza si è svolta in gran parte nella stessa sede e nella stessa impresa, ma oggi non è più così. Nella storia professionale dei giovani di oggi c'è maggiore mobilità, la carriera si svolge all'interno di varie organizzazioni, oppure nella prestazione indipendente, con molti soggetti e clienti. Noi dobbiamo pensare a loro, cercando di favorire la conoscenza delle opportunità, il contatto con i clienti, la formazione permanente, la possibilità di trovare opportunità anche intorno a noi. In terzo luogo, dobbiamo facilitare il lavoro e le imprese rispetto agli ostacoli che incontrano. Per esempio, lo Stato dispone delle leve principali della tassazione. Ma anche la Regione può agire, per esempio sull'imposta sulle attività produttive, l'Irap. Può sbloccare contributi europei, oggi invischiati nei procedimenti, favorire la diffusione di internet e delle nuove tecnologie, ridurre i costi amministrativi, far compilare meno moduli e tabelle. E' un vero cambio di visione: se si mettono le persone al centro, cambia anche il nostro modo di ragionare. La vera Valle d'Aosta sono i valdostani, con le loro energie, la loro voglia di fare e di costruire, non è l'ente Regione, che è soltanto al servizio dei valdostani. Per questo dobbiamo incoraggiare le persone, dobbiamo incoraggiare le nuove iniziative, i giovani, capire l'importanza delle organizzazioni sociali, dei corpi intermedi. Per questo dobbiamo ricordare e imparare dal passato, da chi si è impegnato, mettendo se stesso e il lavoro al centro della vita, da chi ha costruito e lavorato per sé, per la propria famiglia, per la nostra Comunità. Il nostro è quindi un ringraziamento per il vostro esempio, un riconoscimento per la vostra lezione, proprio mentre guardiamo al futuro, all'impegno di questi giorni per trovare le soluzioni allo sviluppo, per preparare tutti insieme una nuova strada per il domani delle nostre famiglie e dei nostri figli».

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