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Scarso interesse per le suggestioni dell'ex consulente del Dipartimento lavoro della Regione, raccolte in un volume che spiega come innovare i relativi servizi

Elena Meynet
Alessandra Sartori, Pier Luigi Bresciani, Raimondo Donzel e Piero Lucat

Approvare leggi non basta, servono infrastrutture e sinergie per dare nuova spinta al mondo del lavoro: «Alessandra Sartori ed io abbiamo intitolato il nostro libro "Innovare i servizi per il lavoro: tra il dire e il mare" ispirandoci al detto "tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare" - ha spiegato Pier Giovanni Bresciani, già consulente del Dipartimento del lavoro della Regione dal 1997 al 2000 e poi, nuovamente, nel 2008, nel corso della presentazione del volume, che si è tenuta nella biblioteca regionale nel pomeriggio di mercoledì 1° giugno, davanti ad una decina di persone - noi diciamo che tra il dire e il mare c'è di mezzo "il fare", cioè tutta quella parte di azioni in sinergia, di infrastrutture adeguate, anche e soprattutto di professionalità competenti».

La crisi, con l'aumento della disoccupazione fino al nove per cento, è attuale anche per la Valle d'Aosta: «anzi - sottolinea Raimondo Donzel, assessore regionale alle attività produttive - per noi si tratta di una doppia crisi, che inizia sin dal 2008». Oggi il grosso neo lavorativo è costituito dalla "Lavazza", che pur vincolata ad un affitto di centomila euro l'anno fino al 2022, ha programmato lo smantellamento dello stabilimento, pur funzionante, di Verrès entro il 2017 interrompendone così l'attività: «l'esperienza si è chiusa con l'accordo con i sindacati - aggiunge Donzel - ma non possiamo rassegnarci a lasciare a casa una cinquantina di persone solo perché è quanto rientra in logiche non tanto produttive ma legate a decisioni manageriali ed accordi politici stipulati altrove».

Sui servizi per l'impiego si cerca di lavorare, la Valle d'Aosta nella sua particolarità è dimensioni ridotte potrebbe diventare un incubatore di strategie, «e posso dirlo confessando un piccolo conflitto di interessi - ha precisato Bresciani, ricordando la propria consulenza per le politiche del lavoro valdostane - non possiamo pensare che occuparsi di servizi per il lavoro si possa limitare a creare banche dati. Viviamo di "effetto annuncio", pensando che la pratica seguirà, ma le leggi non si applicano da sole, serve l'implementazione delle politiche del lavoro, con la digitalizzazione hardware e software, la costruzione di dispositivi di integrazione, lo sviluppo di professionalità e competenze, la costruzione di "cornici di senso", ma anche la comunicazione e il monitoraggio in progress delle innovazioni e la loro valutazione».

Il confronto dei dati italiani con quelli di altri Paesi europei, nell'indagine della giurista Alessandra Sartori, fanno emergere equilibri e differenze tra Paesi come Regno Unito, Germania, Francia e Svezia, ma anche Stati Uniti, evidenziando come sia necessario passare ad un'azione per obiettivi invece che per norme, valutando la "governance", i "social partner" e le modalità di gestione secondo le diverse finalità e i differenti approcci.

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