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Un lungo sfogo di un dipendente del "Casinò" attribuisce alla politica le responsabilità della crisi: «Cosa pretendete ancora da noi?»

redazione 12vda.it
L'ingresso posteriore del 'Casinò de la Vallée'

«Gentilissimi tutti, saggi, avvocati, politici di prima e di ora, giornalisti e residenti, sindacalisti di vecchia data e odierni, manager, consulenti, vista la situazione attuale che sta degenerando giorno dopo giorno e visti i tempi sempre più stretti per il completamento della procedura di mobilità messa in atto unilateralmente dall'azienda, forse è opportuno un chiarimento generico». Inizia così una lunga mail di un dipendente del Casinò di Saint-Vincent, che racconta la critica situazione dal punto di vista di chi lavora nella Casa da Gioco, resa pubblica su "Facebook" da Roberto Cognetta, consigliere regionale del "Movimento 5 stelle".

«Non sono un numero a cui radiografare il portafoglio». «Non vi nascondo la mia preoccupazione - continua - come dipendente che rischia il posto di lavoro o un'ennesima ingiusta decurtazione dello stipendio e non sto parlando di uno stipendio da privilegiati come cita il neo assessore Chatrian, facendo di tutta l'erba un fascio. Preoccupazione come genitore che deve ancora costruire un futuro ai propri figli, preoccupazione come persona che deve pagare le rate dei mutui accesi vent'anni fa con le banche alle quali non gli importa nulla del taglio del mio stipendio ma pretende la puntualità ed il mantenimento delle promesse contratte. Dopo più di trent'anni di anzianità in questa azienda, dandogli il massimo sostegno, cercando di essere un buon dipendente e ringraziando il fatto di aver contribuito nella sua crescita negli anni in cui gli introiti avevano nove zeri, ora, essere gettato in pasto alla stampa ed essere considerato un numero a cui radiografare il portafoglio io proprio non ci sto. Troppo comodo sparare nel mucchio e dire che siamo tutti uguali, io non ho mai avuto i benefici tanto dichiarati. Questa azienda, i suoi manager, i sindacati, la proprietà ed anche molti colleghi hanno delle colpe e su questo non vi sono dubbi ma gli errori, tanti errori, provengono dal passato, sono stati ereditati, e ora siamo giunti al punto di non ritorno a cui bisogna applicare estremi rimedi ma se l'azienda vuole fare le cose con un criterio logico e un minimo di giustizia nei confronti delle persone come me, non può fare di tutta l'erba un fascio e ha il dovere di utilizzare il buon senso e la meritocrazia».

«Cosa pretendete ancora da noi?». «Dopo che la seconda commissione ha dichiarato pubblicamente alla stampa e televisione che dalle audizioni hanno appurato ed accertato che i soldi spesi per i lavori di restauro sono stati maggiori di quelli preventivati e avvallati - si legge nella mail - che non si sa ancora ora chi ha autorizzato le spese ulteriori, che i soldi delle nostre trattenute non sono stati utilizzati in modo consono e non sono serviti a migliorare la situazione, la Corte dei conti che sta spulciando i fascicoli anticipando già che ci sono state delle ingerenze, il gioco politico di chi non vuole mollare la sedia e si inventano partiti da un giorno all'altro scaricando colpe sugli altri, vorremmo che ci spiegaste cosa pretendete ancora da noi, almeno da quelli come me! Ed ora altri 200mila euro sono stati spesi per garantirci cosa? E in cambio (ancora?) di cosa?»

«Frigerio faceva quello che gli chiedeva la proprietà». «Primo atto, andiamo un po' indietro di qualche anno e ricordiamoci che il signor Frigerio è stato nominato nel 2010 amministratore unico - ricorda l'estensore della mail - e la prima cosa che ha fatto è stata di chiederci di mettere una mano sul cuore ed una sul portafoglio e di rinunciare ai futuri rinnovi contrattuali (l'ultimo risale al 2006) in quanto i nostri mancati aumenti dovevano servire ad iniziare i restauri dell'azienda e, di conseguenza, considerarsi un investimento per il nostro futuro promettendocelo positivo pieno di ricchezza per noi e le nostre famiglie e tutta la comunità valdostana. Peccato che così non è stato tant'è vero che pochi anni dopo, mentre la struttura appena rifatta affondava ad ogni pioggia che filtrava all'interno, ci ha disdettato il contratto e imposto il primo accordo sulle trattenute. Ovviamente non era farina del suo sacco ma svolgeva solo i compiti impartiti dall'allora proprietà. Nella realtà il suo ruolo non è mai stato quello di "amministratore unico" ma "facente funzione finto impresario guidato ammanettato", ovvero, era un esecutore e doveva solamente portare a termine i lavori entro una data definita ed a ogni stadio prefissato gli veniva assegnato l'obiettivo raggiunto (economico) e finiti i lavori è stato rispedito al mittente con il trolley gonfio (non di vestiti) e noi siamo rimasti senza rinnovi economici per tutti gli anni successivi e, anzi, con le buste paga decurtate».

«Sommo ci ha confezionato il "pacchetto sorpresa" dei licenziamenti». «Secondo atto, arrivano il successivo amministratore unico, il noto avvocato Sommo insieme al direttore generale Scordato - prosegue la comunicazione - che dopo uno studio approfondito, un nuovo piano industriale e varie considerazioni, hanno stabilito che i cinesi erano un rischio e che quel progetto doveva essere abbandonato e che la sala "Evolution" era un doppione e costava solo e che quindi andava chiusa. Smonta tutto, trasferisci, riadeguamento impianti, permessi, progetti, eccetera eccetera e dopo poco più di un anno che fanno? La riaprono in parte e ci portano un bel torneo di calcio balilla e flipper, e il ping pong? Dopo forse due anni, la proprietà si rende conto che nemmeno questa dirigenza non produce frutti e quindi li congeda così: a Sommo gli ordinano di confezionarci un bel "pacchetto sorpresa" e cioè la procedura dei licenziamenti con contestuale disdetta totale dei contratti e applicazione di uno nuovo contratto alberghiero dal prossimo 2018 ed a Scordato gli gonfiano ad anch'esso il trolley purché abbandoni la nave prima della scadenza naturale. E noi? Noi di nuovo in balia delle onde oceaniche ammassati tutti su una zattera fatiscente».

«Arriva Aladdin, ma potevamo tenerci Frigerio». «Terzo atto, cade la giunta Rollandin, quella che aveva ordinato la nostra procedura e nasce quella che imprecava al vento di ritirarla quando era in minoranza - continua l'impietosa analisi - è il nostro momento, arriva Aladdin (l'attuale amministratore unico, l'avvocato Giulio Di Matteo, n.d.r.) a salvarci, ah no, forse non avevamo capito, nemmeno Aladdin ritira più la procedura, anzi, sfrega la lampada magica dalla quale fuoriesce il genio da 80mila euro più gli obiettivi ovvero colui che è considerato la nostra salvezza e che deve partorire il nuovo piano industriale. E dopo alcune ricognizioni, considerazioni e studi certosini ci descrive come destrutturati e stabilisce che la sala "Evolution" va riaperta e che è stato un errore chiuderla. Aaaaaahhhh, vi ricordate la pubblicità di "Zalando", quella che urla sulla porta quando riceve il pacco dal postino? Ecco, la sensazione è la stessa, di nuovo ? Apri, chiudi, apri, chiudi, ma non finisce qui, nel nostro pacco non ci sono scarpe col tacco ma dei bandi per trovare coloro che devono fare il lavoro che doveva fare colui ma coloro costano 120mila euro più i rimborsi che sommati agli 80mila più gli eventuali obiettivi cominciano a diventare più di 300. Allora potevamo tenerci Frigerio che, tra l'altro, era stato consultato dalla seconda Commissione insieme ad altri suoi predecessori, per capire gli errori del passato e le possibili soluzioni. Cioè fatemi capire, prima li cercano, poi li cacciano e dopo li consultano? Ma Forrest Gump a confronto era meno celebroleso. Lui almeno i gamberetti li ha pescati» (Forrest Gump pescava gamberi, non gamberetti, n.d.r.).

«Non rida di questa situazione l'attuale minoranza». «Ma non finisce ancora qui la sorpresa perché il nuovo pool del genio si rende conto di non essere in grado di partorire il piano - si legge ancora nella mail pubblicata su "Facebook" da Cognetta - ed allora decidono di fare un altro bando e di cercare un altro consulente o società che li aiuti a costruire il nuovo piano industriale autorizzato da Aladdin che continua imperterrito con la sua linea mentre la nostra procedura va avanti ed il tempo la consuma giorno dopo giorno. E tutti "quelli a cascata" sono ancora lì al proprio posto caro assessore Chatrian. Non rida tanto la minoranza di adesso perché è colpa loro se siamo finiti in questa situazione. Quanto sopra non è una fiaba ma la realtà, uno sfogo personale ma reale e, comunque, condiviso da tanti, di ciò che mi viene in mente ma rispecchia esattamente il quadro aziendale e la motivazione per cui siamo sprofondati in questo baratro. La disorganizzazione e l'incompetenza delle persone sbagliate, volute e ordinate dalla politica e messe nelle posizioni di inadeguato potere non hanno fatto altro che provocare malumori e gli insuccessi aziendali. E noi, pochi, onesti e corretti obbligati a tacere per non incorrere in ritorsioni personali».

«La procedura penalizza soprattutto i buoni dipendenti». «Ora, senza tanto andare oltre, entriamo nel merito della procedura che, così impostata, penalizza più di tutti i buoni dipendenti - si evidenzia nella comunicazione - innanzitutto va riconosciuto che questa procedura ha del buono e del cattivo. Buono in quanto tocca finalmente tutti inclusi anche i prediletti. Cattivo in quanto nel calderone ci finiscono anche coloro che hanno sempre dato il massimo senza percepire emolumenti integrativi. La procedura in questione è suddivisa in tre fasi ma contestuali: 264 licenziamenti, disdetta totale del contratto aziendale ed intenzione ad applicare dal 1° gennaio 2018 il contratto alberghiero a tutti i dipendenti rimasti. Partiamo con i 41 "isopensionati" tanto difesi dai sindacati che ribadiscono il mancato rispetto dell'accordo da parte aziendale. E' vero, i 41 non c'entrano nulla con questa situazione e l'azienda si era impegnata fino a fine 2018 di effettuare la legge Fornero ed a versare la fidejussione. Ora il loro reintegro non ha senso, costa di più e avremmo in azienda nuovamente colleghi che costerebbero tanto a fronte di una resa minima per non dire zero. Sicuramente andranno isopensionati come da accordo e la proprietà dovrà in qualche modo trovare una formula per far avere i soldi all'azienda. Ed i sindacati hanno il dovere di farlo rispettare in toto, ovvero tutti i punti e non solo alcuni e le sue relative date di scadenza prefissate».

«Negli ultimi dieci anni, chi lavora in sala ha prodotto solo perdite». «In caso di mancato accordo - si ipotizza - gli isopensionati verranno reintegrati in azienda per poi essere inseriti nella lista dei licenziati insieme ai restanti 223 colleghi, ancora da individuare perché non ci si è ancora addentrati nel dettaglio dei criteri da applicare che, se mai verranno individuati in sostituzione di quelli di legge che potrebbero colpire colleghi validi, dovranno essere portati in assemblea e votati tramite un referendum ma voi pensate che chi gode di un enorme beneficio come, per esempio, colleghi di sala (un superminimo collettivo di ben 1.180.000 euro da dividere in 29 persone più un incentivo pari a 170.000 euro annui) voterà a favore? Per l'ultimo decennio hanno prodotto solamente rosso (non per causa loro ma per mancanza di clienti) e sono stati solamente un costo! Leggete la tabella che l'azienda durante la stesura dell'accordo sulle trattenute ha dispensato ai sindacati e valutate voi quanti sono i beneficiari di laute integrazioni allo stipendio e poi tirate le somme».

«Non guardate solo gli stipendi del Casinò, ma anche quelli delle altre partecipate». «Il lato oscuro di questa procedura però è che in mezzo a questo marasma ci finiscono anche gli amministrativi - prosegue l'analisi - che percepiscono l'ex premio di produzione, una volta variabile poi diventato quota fissa in seguito alla vittoria da parte dei dipendenti che hanno portato in giudizio l'azienda "Gestione straordinaria". Ricorso che qualcuno aveva tentato di evitare cercando di far comprendere all'azienda ma anche alla proprietà che attraverso un accordo preventivo ma equo si sarebbe evitato quanto poi accertato e sentenziato fino al terzo grado, a favore, dal Tribunale. Ora questa somma pari a circa tre milioni di euro da dividere tra trecento persone attualmente corrisponde al venti per cento netto della paga (quelli come me che non hanno ulteriori benefici) e sono tanti da perdere in un solo botto. Poi bisogna dire che si guardano sempre gli stipendi dei dipendenti del Casinò, ma perché non ci dite cosa guadagnano i colleghi che operano in altre aziende partecipate come ad esempio la Regione, "Cva", "Deval", "Inva", "Rav"; "Sav", Azienda Usl, "Finaosta", "Sitrasb", "Struttura Valle d'Aosta", "Cervino Spa" eccetera, cosicché possiamo fare un paragone? Ovviamente con il netto in busta, stessa anzianità e pari livello includendo premi di fine anno e altre integrazioni! Anche il "Cud" va bene!».

«Si arriverà ad una guerra tra dipendenti». «Inoltre, in questa procedura si intende eliminare dei reparti come la manutenzione - evidenzia la mail - che sono assolutamente già ora sotto organico ed indispensabili per il buon funzionamento dei servizi che si vogliono dare alla clientela. Immaginate solamente la manutenzione delle camere, delle piscine, centro del benessere, eccetera. L'azienda nella stessa procedura ha disdettato totalmente ogni voce contrattuale che non sia la paga base, ciò vuole dire che un amministrativo percepirà circa 1.100 euro netti mensili o meno, rispetto agli attuali circa 1.900. E questa operazione è solo una forzatura per arrivare a colpire i famosi privilegiati ma senza sapere come fare e senza avere certezze giuridiche e che, questi, andranno per vie legali pur di non farsi togliere ciò che per decenni hanno percepito (ingiustamente a mio parere). In sostanza diventerà una guerra tra dipendenti mentre i sindacati se ne stanno a guardare e siccome quelli come me siamo la minoranza, non avremo voce in capitolo in nessuna decisione o proposta portata in assemblea o referendum e ogni nostra proposta positiva che invece porterebbe una meritocrazia economica, verranno decisamente soffocate dalla maggioranza dei colleghi».

«Il cambio di contratto ha un alto rischio di costose azioni legali». «Poi vi è la terza fase - continua la lunga e dettagliata missiva - e cioè l'applicazione del contratto alberghiero e "Confcommercio". A me sinceramente poco importa che contratto avrò e delle sue voci che lo compongono, a me interessa molto quanto andrò a percepire per far fronte agli impegni presi con le banche e mantenere la famiglia. Ma anche per questo comportamento unilaterale siete sicuri che non provocherà azioni legali che costeranno più del risultato che pensate di ottenere attualmente? Ora è arrivata anche la diffida dei sindacati all'azienda per inadempienza sull'accordo tanto discusso, fissando il termine al 30 giugno, ma ha senso ? Un mese dopo la scadenza della procedura attuale? Ma che me ne frega a me di sapere che mi ridaranno i soldi delle trattenute dopo che sono stato licenziato?».

«C'è solo una soluzione efficace da adottare». «In ultimo vi è la chicca, una bella spada di Damocle sospesa sulle nostre teste in attesa che il "Tar" si esprima sulla validità del Consiglio Regionale - si legge ancora - se questo desse ragione alla ex Giunta tutte le decisioni prese dall'attuale Amministratore rimarrebbero valide o cadrebbero? E della nostra procedura cosa ne sarebbe? Chi la fermerebbe più rimanendo solamente ventuno giorni? A mio parere vi è solamente una soluzione da adottare che potrà (previa verifica legale) portare i risultati voluti dall'azienda e quella meritocrazia tanto desiderata da quelli come me, ma è una cura che fa male ai soliti noti. Ma per carità, non voglio sostituirmi ad un pool di illustrissimi professionisti, vedremo se la mia opinione da un euro coincide con la loro tanto costosa da oltre 200mila euro, autorizzata da illustrissimi politici. Una cosa è certa, ovvero è inammissibile che vi siano colleghi che guadagnano stipendi fiabeschi (in altre aziende percepiti da manager con ben altre responsabilità) come è inammissibile che vi siano colleghi che fanno lo stesso lavoro ma hanno livelli diversi. Ed è altrettanto inammissibile che vi siano colleghi con meno anni di anzianità che guadagnano più di uno che ne ha più del doppio o addirittura l'ha raggiunta e superata».

«La politica sta azzerando i nostri stipendi». «E' ora di porre fine a queste ingiustizie - chiede quindi l'autore anonimo della mail - e questo è il solo e unico momento in cui si può intervenire. Vent'anni fa ho preso l'impegno con le banche considerando che la mia tredicesima e quattordicesima coprivano la rata semestrale, ora, l'azienda mi azzera la quattordicesima, la quota sul fondo pensione che è l'unica mia garanzia di un degno futuro da pensionati, più tutte le voci che compongono la mia busta tranne la paga base, lorda, e tutti, tranne chi fa mance, percepiranno, per la gioia della comunità valdostana, 1.100 euro, forse, mensili, ma ben di più li devo alle banche, e tutto ciò nonostante i "saggi" abbiano verificato e accertato che le colpe sono da attribuire solo ed esclusivamente alla politica ed ai loro manager individuati a gestire l'ex Casinò più grande d'Europa!».

«Il sindaco scenda di predicare dal pulpito». «Vorrei concludere facendo alcune considerazioni anche sul paese e le sue amministrazioni - si legge ancora - il governo nazionale sta creando povertà per essere più potente e forte con i deboli e tutto ciò per mantenersi ed aumentarsi i loro privilegi. E il popolo italiano caprone succube cade nello sconforto del suicidio invece di reagire con ben altri metodi. Al governo regionale dico di smetterla di predicare bene ma di razzolare male. Alla minoranza di ora dico che anche se il "Tar" vi darà ragione questo periodo di opposizione vi ha fatto bene perché siete più professionali e certosini nel contrastare che a governare. Al "Movimento 5 stelle" dico che non sarete santi e i migliori ma siete sicuramente i meno peggio e gli unici che con la restituzione dei privilegi economici compiono opere di bene. Al sindaco di Saint-Vincent dico di smetterla di predicare buone intenzioni e di scendere dal pulpito. Il paese ha bisogno di fatti non di prediche. Ai suoi assessori dico che nessuno li ha obbligati a fare politica, potete liberamente tornare alle vostre mansioni quotidiane. All'assessore allo sport che tanto si chiede dove sono i giovani del paese domando quale attività sportiva pratica lei e quali promuove e quali possono fare i giovani che cerca in un paese senza una cultura sportiva. Agli albergatori dico che è ora che vi fate un esame di coscienza e vi create all'interno delle vostre strutture ricettive i servizi che il comune non vi darà mai. I vostri siti sono vuoti di promozioni e offerte e sono penosi, "Grand hotel Billia" compreso, E' sconvolgente leggere quanto non offrite al turista. Ai commercianti e residenti dico che dovete smetterla di sparare missili nello spazio pieni di critiche sul casinò che nemmeno le stelle raccolgono. Per anni e anni il casinò vi ha mantenuti senza che voi investiste una sola lira con gli eventi, le manifestazioni, i festival, le gare. Da quando il casinò è andato in declino dimostrate cosa siete stati capaci di fare. Nulla!».

«A tutti i residenti valdostani - conclude la lettera - dico che nel passato gli introiti del Casinò hanno spalmato benefici a tantissimi e qualcuno ne ha anche abusato come le "stalle d'oro", ve le ricordate ? E' giunto il momento di cambiare tutti, di fare delle scelte diverse e capire che se cambia il paese anche il Casinò potrà rinascere anche se non più come prima. Tanti auguri a me ma anche a voi. Ed a tutti i colleghi che la pensano come me vi dico: "svegliatevi"!».

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