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Conclusi i lavori al "Saint-Vincent Resort & Casinò": «diventerà il nuovo faro di attrazione turistica della Valle d'Aosta» auspica l'amministratore unico Luca Frigerio

Angelo Musumarra
Andrea Prevosti e Luca Frigerio

Da venerdì 13 dicembre è operativo, nella sua completezza, il “Saint-Vincent Resort & Casinò”, la struttura turistica ricettiva che accomuna il “Casinò de la Vallée”, il Grand hôtel “Billia”, diviso nel “Park hôtel” di design a quattro stelle e nella nuova struttura a “cinque stelle lusso”, la prima in Valle d'Aosta e che mantiene lo storico nome, ed il relativo “Centro congressi”.

I lavori, durati 841 giorni, si concluderanno il prossimo venerdì 20 dicembre, con l'apertura di un'ultima “sala slot” al Casinò e sono costati 80 milioni di euro: «di cui recupereremo buona parte dell'Iva – spiega Luca Frigerio, amministratore unico della “Casinò de la Vallée SpA”, la società regionale che gestisce le strutture – perché è della parte alberghiera. Il 75 per cento degli investimenti sono stati esclusivamente realizzati per mettere a norma le strutture per poter continuare l'attività, se non l'avessimo fatto questo avremmo dovuto chiudere sia il "Billia" che il Casinò, visto non eravamo in possesso dell'autorizzazione dei Vigili del fuoco. E' stata una ristrutturazione globale, due hôtel, la spa, il centro congressi, quattro ristoranti, tutto il Casinò e la centrale termica, che scalda e raffredda tutto, a cui affiancheremo una centrale di cogenerazione per abbassare i costi energetici».
Il “Billia”, che fa parte della catena “The Leading Hotels of the World”, la più grande organizzazione mondiale di strutture ricettive indipendenti, è stato così riportato indietro di 103 anni, quando era stato costruito a supporto delle Terme di allora, con un profondo intervento di restauro, progettato dall'architetto Piero Lissoni, che ne ha riportato alla luce e valorizzato il grande atrio, la hall e lo scalone proprio con l'obiettivo di recuperare l'apparato decorativo e l'assetto architettonico degli inizi del Novecento.

Il progetto di recupero storico è firmato, in accordo con la Soprintendenza regionale ai beni ed alle attività culturali, dallo studio “Villani” di Vercelli, mentre la realizzazione esecutiva è stata affidata dal “Consorzio Casino Resort”, associazione temporanea di imprese con capogruppo la “Zoppoli & Pulcher SpA”, alla cooperativa valdostana “De La Ville” di Quart, diretta da Daniela Bortot, che, per otto mesi, ha coordinato il lavoro di sedici esperti restauratori: «abbiamo mirato al recupero dei valori storici del periodo di massimo splendore del Grand hôtel “Billia” - racconta la Bortot - all'inizio del 1900, l'imprenditore Stefano Billia incaricò l'architetto di Bordighera, Pietro Agosti, della progettazione di un albergo ricco e degno di teste coronate. In sei anni Agosti, prendendo spunto dagli stili dell'epoca e dalle sue personali inclinazioni, consegnò un hôtel che coniugava le tendenze neogotiche con la cultura liberty dell'epoca. Nel 1960 il gusto cambia, l'arredo scenico non piace più e il grande albergo viene modificato tanto da nascondere radicalmente l'aspetto originario con controsoffittature e rasature in gesso e cemento che occultano e appiattiscono decori e volumi, annullando l'effetto monumentale delle aree dedicate all'accoglienza. Gli stucchi, le pitture, le mensole, i soffitti cassettonati e i ricchi capitelli lasciarono il posto a semplici superfici piane colorate, evidenziate solo da luci riflesse. L'attuale importante lavoro di restauro ha permesso di smantellare le sovrammissioni, restaurando le decorazioni e gli elementi plastici ancora esistenti e ricostruendo ciò che era andato perduto. Il ripristino delle pitture mancanti è stato facilitato dai molti ritrovamenti in loco e dalla ripetitività della tipologia decorativa. Più complesso si è rivelato invece il recupero dell'apparato architettonico a causa delle consistenti demolizioni operate nella hall e nell'atrio negli anni Sessanta. E' stato un intervento stimolante e divertente. Ad esempio i capitelli hanno comportato uno studio filologico preliminare per poter gestire la riproposizione cercando di renderla il più possibile verosimile all'originale. L'operazione è stata possibile grazie alla cospicua documentazione fotografica disponibile».

L'effetto monumentale della hall di ingresso, valorizzato dalle ampie vetrate che permettono di ammirare il paesaggio montano è solo una delle novità del rinnovato “Billia”: «purtroppo non era rimasto molto delle cose belle del passato – aggiunge Frigerio - quello che abbiamo trovato è stato ristrutturato e lo abbiamo posizionato nelle camere e in altri spazi, mentre gli altri dettagli sono stati acquistati in Valle d'Aosta dagli antiquari. In tutto il resort abbiamo arredato i locali, i corridoi e le camere con foto antiche che provengono dall'archivio del Comune di Saint- Vincent, dal “Brel” e dal Museo della Guide di Courmayeur, e nel rispetto della tradizione, le parti alberghiere sono state chiamate con nomi francesi così come quelle della Casa da gioco in inglese mentre per la spa, abbiamo scelto la parola “acqua” in patois, nella sua accezione più nota, “éve”, così da non offendere nessuno».

Il nuovo centro benessere, al piano "9" del "Billia”, sotto quello di ingresso, presenta una superficie di 1.700 metri quadri: dotato di nove “beauty room”, palestra con la possibilità di collegare i propri tablet o smartphone al sistema di monitoraggio, presenta anche la possibilità di massaggi con formule originali provenienti da tutto il mondo, il “percorso Kneipp”, saune e bagni turchi, il vigoroso idromassaggio nella grande vasca centrale, oltre alla piscina circondata da vetrate affacciate sul giardino: «la spa non andrà in concorrenza con le terme – precisa Luca Frigerio - perché sono clientele diverse, la nostra è molto più lussuosa ed esclusiva, il che richiede ambienti più raffinati».
A disposizione dei clienti ci sono 180 camere, già tutte esaurite dal 28 dicembre a dopo Capodanno, di cui 69 nella parte “cinque stelle lusso” e di queste ventisette suite, dalla camera più piccola di 32 metri quadrati alla più grande da 120 metri quadrati, dotate di ogni comfort tecnologico, tutte con i pavimenti in legno, alcune anche organizzate come appartamenti, oltre ai quattro nuovi ristoranti: alla classica “Brasserie du Casinò” si affiancano il nuovo “1908”, il “Rascard salon et terrasse”, diviso in due sale, con una capienza di 350 coperti, ed il “La Grande Vue”, ristorante di alto livello destinato ad ospitare chef "stellati”, con tanto di “chef table”, un tavolo posizionato direttamente in cucina, a fianco dello chef.

A dirigere la rinnovata struttura alberghiera è stato scelto Andrea Prevosti, selezionato tra i migliori direttori d'Europa con esperienza nell'avvio di hôtel affiliati a “The Leading Hotels of the World”: «questa è la mia sesta apertura – evidenzia il neo direttore - prima di questo ho aperto il "Castel monastero" a Siena e, precedentemente ho lavorato a Londra, in Lussemburgo e per una compagnia di Singapore. Sono nato a Domodossola ma ora vivo orgogliosamente ad Aosta, in piazza Chanoux. Il “Billia” è talmente bello che siamo stati accettati da "Leading" senza essere già aperti mentre di norma prima si apre la struttura e poi la si valuta per l'accettazione nella catena. Questa è stata una grande novità».
Così come il “Billia” anche la Casa da Gioco è stata oggetto di un profondo restauro, a partire dalla nuova “Poker room” situata al piano terreno e dotata di oltre quaranta tavoli, seconda a livello europeo per capacità di accoglienza, mentre al primo piano sono stati riorganizzati i “tavoli” con la Roulette francese, Fairoulette, Roulette americana, Black Jack, Punto banco, Craps, Chemin de fer, Trente Quarante, Texas hold’em, Caribbean poker, Ultimate Texas hold’em ed una sala Privé, dotata di spazio riservato per i fumatori. Al piano terreno c'è anche la hall di ingresso, con i servizi dedicati all’accoglienza della clientela, una sala fumatori con oltre cento postazioni di gioco, una seconda area di gioco elettronico con oltre 150 postazioni ed il nuovo “Poker bar”. Manca però il “lampadario-da-500mila-euro” che tanto ha fatto parlare: «non esiste, è una leggenda metropolitana – confessa Luca Frigerio - nella hall di ingresso del Casinò c'è un fantastico soffitto, realizzato con degli steli di legno dove c'è un'installazione con tanti cristalli luminosi che cambiano colore, ma tutto il soffitto non costa 500mila euro. Il lampadario più grosso che abbiamo qui dentro sarà costato quattromila euro».

Operativo da tempo è invece il “Centro Congressi Billia”, dotato di sette sale, di cui una è teatro da seicento posti e può ospitare anche spettacoli, e di due aree espositive, un business center e due salette per meeting, per una capacità complessiva di mille persone su tremila metri quadri disposti su due piani, tutti dotati di connessione wi-fi e di moderne attrezzature tecnologiche: «noi ci proponiamo già quest'anno, nel 2014, di andare in positività dal punto di vista operativo – spiega ancora Frigerio - e poi di incominciare a fare utili a partire dal 2015. Gli ammortamenti dureranno 19 anni, ma se si porta la parte operativa in utile, l'anno prossimo si farà molta liquidità. Ci aspettiamo molto la crescita della parte alberghiera dal punto di vista del fatturato. Abbiamo voluto creare un luogo dove il divertimento, il benessere ed il gioco si fondessero assieme e per far questo abbiamo realizzato delle strutture di alto livello qualitativo alle quali segue un livello di servizi adeguato, altrimenti sarebbe devastante. Noi abbiamo l'obiettivo di riportare qui i clienti di un certo livello che, negli anni, ci avevano abbandonati a causa dei lavori e dello stato di conservazione delle strutture, ma vogliamo andare a prendere i clienti all'estero anche per la Casa da gioco perché ora abbiamo le strutture adeguate per poterlo fare, prima non era possibile. Abbiamo anche fatto, nell'ultimo anno, un pesante lavoro di formazione, qui dentro non entra nessuno che non sia stato formato prima da noi. Il rapporto già buono che abbiamo con le scuola di formazione di Châtillon dovrà aumentare ancora perché la nostra struttura dovrà anche formare le professionalità che opereranno anche in altre strutture valdostane, avremo la possibilità di farla diventare anche una scuola. La qualità del servizio sarà la chiave di volta di un hotel “cinque stelle lusso”, se prima si poteva scherzare, da adesso ci sarà tolleranza zero».

Se prima era il Casinò a trainare il “Billia”, secondo Frigerio si può, ora, fare il contrario: «noi puntiamo tanto anche alla vendita turistica di questo luogo – prosegue l'amministratore unico della “Casino de la Vallée SpA” - che è sempre stato visto esclusivamente “a rimorchio” della Casa da gioco. Invece questo albergo bellissimo e dove è inserito in questa parte della Valle, ha un potenziale gigantesco per dodici mesi l'anno per portare turismo vero sul territorio e quindi migliorare i bilanci dello stesso hôtel. Ricordo che anche l'anno scorso il Casinò ha fatto degli utili, la Casa da gioco, anche se parzialmente chiusa, con la crisi e con il "blocco dei mille euro" si è sempre difesa, la parte debole è sempre stata la parte alberghiera, che ha prodotto dai cinque agli otto milioni di euro di perdita. Se questa struttura e tutte le sue componenti funzionano bene, questa sarà una grandissima vetrina per tutto il territorio valdostano. Nei posti turistici importanti sulle Alpi la gente si immedesima in alcuni fari, come, ad esempio, il "Palace hotel" di Saint-Moritz: la Valle d'Aosta ha bisogno di trovare degli elementi molto forti di attrazione e questa struttura può diventarlo ed i benefici arriveranno a tutta la Valle. Il territorio si sviluppa solo se nascono altre iniziative di questo genere, se qualcuno costruisse un hotel a cinque stelle in faccia al nostro sarei contento perché ci sarebbe molta più gente sul territorio: se ci chiudiamo e non investiamo il territorio muore».

Il “Saint-Vincent Resort & Casinò” si propone quindi come punto d'attracco per la clientela d'élite che vuole godersi la Valle d'Aosta: «abbiamo selezionato tutta una serie di eccellenze in Valle – rimarca Frigerio - dalle guide, alle società di che fanno servizio di elicotteri, alle cantine, agli accordi con la Regione per utilizzare anche le strutture pubbliche come i castelli. Abbiamo creato un network gigantesco per gestire la clientela a 360 gradi. Per vendere all'estero dobbiamo però inventarci delle cose esclusive che non si troverebbero mai in Cina, per esempio stiamo lavorando molto con le grandi marche, con le firme della moda che sono molto contente se porteremo i nostri cinesi a fare shopping da loro, ma ci hanno già anche promesso che verranno loro direttamente qua, con delle cose un po' speciali. Questo può avvenire, chiaramente, con questo tipo di clientela. Vorremmo sfruttare il trasporto degli ospiti direttamente dall'aeroporto con l'elicottero, sperando di poter utilizzarlo anche con gli aerei privati ed abbiamo già stipulato degli accordi e dei contratti già firmati con i tour operator russi e cinesi. Entro il prossimo 20 dicembre arriverà il più grosso gruppo di "porteurs" al mondo, sono cinesi ed hanno 36mila clienti: verranno a firmare il contratto e poi da febbraio cominceranno a mandarci clientela. E' chiaro che per poter mandare clienti da noi non basta portarli al Casinò, perché la Case da gioco ci sono anche a Macao ed in Malesia, ma dobbiamo vendere esclusività l'Italia ha la bellezza naturalistica, il cibo e lo shopping, che questo tipo di clientela desidera più di tutto. Il gradimento di tutto questo lavoro ce lo comunicherà direttamente la clientela e, comunque, lo capiremo nei prossimi sei mesi. Dal punto di vista economico un albergo di questo genere ha dei tempi di avviamento di due o tre anni, ma vedremo subito nei prossimi sei mesi se arrivano i cinesi e gli stranieri e capiremo l'andamento. Noi nelle previsioni sono stati estremamente cauti, non abbiamo fatto particolari stime proprio perché la congiuntura economica italiana non consente grandi “fantasie” in questo momento».

Ma, ovviamente, si aspettano anche clienti italiani, nella speranza che la congiuntura sfavorevole cambi direzione, ricordandosi però, che gli alti redditi non patiscono particolarmente la crisi: «torneranno anche dei clienti italiani – evidenzia ancora Luca Frigerio – nello scorso mese di novembre abbiamo fatto segnare un fatturato superiore all'anno precedente. Alcuni italiani ci avevano abbandonati perché, non tanto loro, ma la famiglia non voleva più frequentare questo posto, probabilmente perché non c'era una spa per la moglie, non c'era nulla da far fare ai figli oppure perché non gli piaceva più il servizio o c'erano delle cose che non andavano. Torneranno anche i clienti della Casa da gioco, purtroppo in Italia la situazione economica non è il massimo e c'è anche molta paura a giocare, c'è questo freno per i controlli, quindi i giocatori stanno un po' attenti».
Intanto, dopo Natale, ci sarà il tutto esaurito: «in questo periodo abbiamo anche organizzato il trasporto sulle piste di sci – aggiunge Frigerio – stampiamo direttamente noi gli skipass ed abbiamo organizzato dei pacchetti con l'eliski, dalla nostra elisuperficie il cliente viene portato direttamente in quota. Abbiamo cominciato anche a discutere accordi di co-marketing con le società che gestiscono gli impianti di risalita, e nei prossimi mesi effettueremo operazioni di advertising su Torino, su Milano e sulle autostrade, stiamo spingendo molto perché ora abbiamo un prodotto che possiamo vendere, prima non era possibile».

I primi segnali positivi stanno arrivando, anche se sotto forma di problemi: «ora dobbiamo valutare se è meglio il cliente pagante che compra la suite a 700 euro – conclude Luca Frigerio - rispetto a quello del Casinò che magari ne perde cinquemila. Abbiamo comunque notato che, organizzando eventi e congressi, nei fine settimana l'hotel è sempre pieno. Noi stiamo vendendo le camere ad un prezzo che è quasi il doppio rispetto agli altri alberghi sul territorio. Una camera, durante il periodo natalizio, costa cinquecento euro al Grand hôtel, quindi si stacca completamente rispetto alla concorrenza esistente sul territorio, Spesso abbiamo dovuto mandare molti clienti fuori perché noi eravamo pieni».

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