Elisa Tripodi e Luciano Mossa chiedono le dimissioni dei dieci consiglieri regionali condannati dalla Corte dei conti per i contributi pubblici al Casinò

Angelo Musumarra
Elisa Tripodi, deputata della Valle d'Aosta

Arriva da Elisa Tripodi, deputata valdostana alla Camera per il "Movimento Cinque Stelle", il commento più pesante sulla sentenza della Corte dei conti per i finanziamenti pubblici alla società "Casino de la Vallée SpA", che chiede trenta milioni di euro ad dieci consiglieri regionali e ad altri otto ex consiglieri. La Tripodi, negli "interventi di fine seduta", nella serata di lunedì 29 ottobre, sotto la vice Presidenza di Fabio Rampelli, dopo che la collega di partito Carla Giuliano ha ricordato la terribile morte di Desirée Mariottini, ha pubblicamente chiesto le dimissioni dei dieci condannati che attualmente siedono in Consiglio Valle: «pochi giorni fa nella mia regione, la Valle d'Aosta, la Corte dei conti ha condannato ben dieci degli attuali membri del Consiglio regionale - ha ricordato, all'inizio del suo discorso - nella sentenza si legge che questi hanno agito in contrasto con i principi di economicità, efficienza ed efficacia dell'azione pubblica, con decisioni che si sono risolte in un danno erariale per aver trascurato tutti gli indicatori e i segnali di irreversibili crisi che provenivano dalle analisi svolte sulla situazione economica del Casino de la Vallée: situazione che era già gravemente compromessa, tanto da rendere inutile ogni tentativo di salvataggio attraverso iniezioni finanziarie».
 

«Mi auguro che, nella possibile nuova Giunta, non ci siano proprio i condannati». «Ecco, se esiste ancora un po' di etica, di morale, di buonsenso e di rispetto per i cittadini e per la mia regione - ha chiesto a Montecitorio la parlamentare valdostana, trattenendo l'emozione, che traspariva dal tremolio delle mani con le quali teneva il foglietto con gli appunti - invito, utilizzando la sacralità di quest'Aula, i consiglieri valdostani condannati, a fare un passo indietro, in virtù delle responsabilità stigmatizzate nella sentenza della Corte dei conti. Invito i condannati dalla Corte stessa a non indugiare nel presentare le loro dimissioni, liberi di continuare a difendersi ed a lottare per dimostrare la loro estraneità ai fatti accertati dalla Corte, ma è doveroso farlo da cittadini e non più da consiglieri, in virtù del rispetto della carica, della Pubblica amministrazione e degli elettori».
«Mi auguro che, vista la precaria situazione politica creatasi e la conseguente possibilità di formare una nuova Giunta - ha quindi auspicato la Tripodi - non siano proprio loro ad essere i nuovi amministratori della mia regione. I cittadini hanno già pagato un prezzo troppo alto per la smania di potere e di controllo su tutto e su tutti dei soggetti che, in virtù della sentenza della Corte, hanno vilipeso la cosa pubblica. Quanto ancora dovranno pagare i miei concittadini?».

«Dimostrate che avete a cuore il popolo e non la poltrona». A rincarare la dose ci ha pensato Luciano Mossa, capogruppo "grillino" in Consiglio Valle: «Consiglieri regionali, facciamo appello al vostro senso di responsabilità - ha scritto sul suo profilo "Facebook" - la vostra condanna, anche se in primo grado, è pur sempre un segnale che indica che non avete amministrato i soldi dei cittadini nella maniera attesa. E' impensabile che i nostri corregionali debbano vivere, giorno dopo giorno, col patema che, la sentenza di chi li sta amministrando possa, un domani, passare in giudicato, confermando cosi proprio l'incapacità di amministrare. Non potete far viver i cittadini con questo dubbio, con questa angoscia. Dopo tutto quello che hanno subito negli anni non si meritano anche questo. Dimostrate che avete a cuore il popolo e non la poltrona. Lasciate il posto a chi viene dopo di voi finché, la vostra posizione, non sarà regolarizzata dalle sentenze successive».
«Avete giurato ai valdostani di esercitare il vostro ufficio al solo scopo del bene inseparabile dello Stato e della Regione autonoma della Valle d'Aosta. Ricordate?
- ha rimarcato Mossa - continuare a imporvi, alla popolazione valdostana, come amministratori, non è "il bene" della regione, contribuirebbe solo ad allontanare ancor più i cittadini dalle istituzioni. Fate la scelta giusta. Dimettetevi!».

Degli eletti UV se ne salverebbe solo uno. I dieci condannati sono sei dei sette consiglieri eletti nella lista dell'Union Valdôtaine, e i tutti i quattro della lista "Stella Alpina - Pour Notre Vallée", che insieme, contano oltre sedicimila voti.
Se si dimettessero l'ex presidente della Regione Augusto Rollandin e gli ex assessori regionali Mauro Baccega, Joël Farcoz, Luca Bianchi, Emily Rini (nel frattempo fuoriuscita dall'UV) e Renzo Testolin, attuale capogruppo, ad entrare in Consiglio Valle sarebbero Jean Barocco, ex sindaco di Quart, primo escluso, seguito da Flavio Peinetti, primario del dipartimento delle discipline chirurgiche dell'ospedale "Parini", Mimmo Avati, dirigente del Casinò, sul quale però pende un'inchiesta penale su corruzione elettorale, Erik Lavevaz, sindaco di Verrayes e fresco presidente del "mouvement" (che lascerebbe la guida dell'Amministrazione comunale alla vice Wanda Chapellu), Ornella Badery, ex vice sindaco di Pont-Saint-Martin ed ex dirigente regionale, e Riccardo Bieller, presidente dell'Unité del Communes "Valdigne Mont Blanc", ex sindaco di Pré-Saint-Didier, mentre il primo escluso sarebbe Osvaldo Chabod, segretario comunale a Sarre e Saint-Pierre, appena nominato vice presidente dell'Union Valdôtaine.

Sostituzione globale per il gruppo della "Stella Alpina - PNV". Se l'UV "salvasse" solo Marco Sorbara, il gruppo di "Stella Alpina - PNV", attualmente in maggioranza, con gli assessori Stefano Borrello e Claudio Restano, e con la Presidenza del Consiglio Valle ad Antonio Fosson, e con l'ex presidente della Regione Pierluigi Marquis come capogruppo, verrebbe azzerato: a prendere il loro posto sarebbero Carlo Marzi, segretario della Stella Alpina ed attuale assessore alle finanze al Comune di Aosta (che andrebbe sostituito da Ettore Viérin e da chissà chi in Giunta), Luisa Trione, già candidata al Senato alle passate elezioni politiche, presidente della cooperativa "Enaip" e consigliera di minoranza a Nus (che lascerebbe così il seggio ad Edda Carlon), Carlo Norbiato, medico, già consigliere regionale subentrato, nella passata Legislatura, a Leonardo La Torre in seguito alla condanna in appello di quest'ultimo per le spese del gruppo consiliare, poi dimessosi, e Franco Allera, attuale sindaco di Cogne (che lascerebbe così la guida dell'Amministrazione comunale al vice Claudio Perratone).

«Cosa volete che sia una condanna della Corte dei contri rispetto ad un video?». Messa da parte la "fantapolitica", è ancora un'esponente del "Movimento Cinque Stelle" a chiedere attenzione pubblica sulla sentenza della Corte dei conti: «qualche settimana fa - ha ricordato, ancora su "Facebook", la consigliera regionale Manuela Nasso - dopo il video in pieno stile "C’è posta per te" tra assessore Aggravi e consigliere Cognetta, il presidente del consiglio Fosson si era prontamente attivato per richiamare al rispetto e al decoro delle istituzioni. Ok. A ridosso della sentenza della Corte dei conti che vede dieci componenti del Consiglio regionale, presidente compreso perché noi non ci facciamo mancare mai nulla, condannati, la Presidenza del Consiglio tace, nemmeno un commentino ino ino. Cosa volete che sia una condanna della Corte dei conti rispetto a un video? Suvvia. #moralizzatoreagiornialterni».
«Se poi pensi al "vippometro" che si attiva quando sbagli un congiuntivo con diluvi universali - ha commentato il collega Luciano Mossa, facendo confusione tra "editoriali" - ma che per un danno erariale di trenta milioni di euro non fa scendere una sola goccia su nessuno...».

«Aver sperperato trenta milioni di euro è meno importante di un video». Sullo stesso tema sceglie invece di citare il "Premio Nobel" Dario Fo il consigliere regionale di Mouv' Roberto Cognetta, scrivendo, sul social network ,"Chi fa il politico dovrebbe avere una chiarezza morale e profonda e non giocare sul falso e sull'ipocrisia".
«Ho preso in prestito le parole del compianto Dario Fo - ha quindi spiegato - per intervenire sulla sentenza di condanna in primo grado della Corte dei conti inflitta a diciotto tra consiglieri e ex consiglieri e che, se confermata in secondo grado, li obbligherà a restituire trenta milioni di euro. A distanza di cinque giorni dalla notizia mi sarebbe piaciuto leggere un comunicato stampa del presidente del Consiglio come quello che con tanta solerzia e fervore venne diramato poco tempo fa a seguito di un video che postai su "Facebook". Il video fece scandalo tra i politici, perché metteva alla berlina certi comportamenti volutamente inutili e speciosi. Purtroppo non avrò la fortuna di leggere tale comunicato, si vede che la condanna di primo grado per aver sperperato trenta milioni di euro è meno importante che postare un video su "Facebook"».
«Ecco, presidente Fosson se vuole far recuperare un minimo di autorevolezza alla politica
- ha concluso Cognetta - lo invii questo comunicato, sarà un segnale che forse la chiarezza morale dei politici sta aumentando e che stiamo smettendo di giocare con la falsità e l'ipocrisia».

 

ultimo aggiornamento: 
Martedì 30 Ottobre '18, h.18.20