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Il Consiglio Valle approva l'elenco dei beni del Casinò che verranno messi all'asta: «è ancora un sistema per dare soldi alla Casa da gioco» tuona Stefano Ferrero

redazione 12vda.it
Uno degli immobili 'no core' della Casa da gioco

Il Consiglio Valle, con votazione a scrutinio segreto, con 23 voti a favore, cinque in più della maggioranza, dieci astensioni ed uno contrario, ha approvato, giovedì 7 marzo, l'atto amministrativo che contiene l'autorizzazione alla piena disponibilità di immobili a favore della "Casinò de la Vallée Spa". Il provvedimento, iscritto in aula in via d'urgenza dopo che lo scorso lunedì 4 marzo era stato licenziato dalla seconda e quarta Commissione consiliare permanente, ed illustrato dall'assessore regionale alle finanze Renzo Testolin, autorizza, in considerazione della procedura concordataria, la società "Casinò de la Vallée SpA" a disporre di una serie di beni immobili considerati "no core", vale a dire non strategici dall'amministratore unico Filippo Rolando e che, con tutta probabilità, verranno messi all'asta, per un valore stimato tra i sette ed i dieci milioni di euro.

«L'amministratore unico, nel ruolo di ristrutturatore, sta facendo solo il suo dovere nel voler alienare beni immobili non strategici - ha evidenziato Luciano Mossa, capogruppo del "Movimento Cinque Stelle" - si tratta peraltro di strutture in stato di degrado. L'alienazione comporta due vantaggi: un risparmio di trentamila euro all'anno per l'azienda e il potenziale introito di circa 3,2 milioni di euro dalla vendita degli stessi. Quello che lascia basiti è la stima dell'ultima perizia: un sesto del valore di una perizia effettuata nel 2017. La "Casinò" è partecipata al cento per cento pubblica e i beni appartengono ai cittadini valdostani: finanziare una società con una situazione pluriennale di passività può provocare molti problemi. Noi siamo per la linea "basta soldi pubblici alla Casa da gioco", pertanto ci asterremo dal votare questa delibera».



«Il mio auspicio è che questa resti un'opzione residuale, subalterna a tutte le iniziative utili per l'attuazione del "Piano di ristrutturazione" dell'azienda - ha ribadito Pierluigi Marquis, consigliere regionale della Stella Alpina, presidente della seconda Commissione - tenuto conto del fatto che le condizioni di vendita degli immobili nell'ambito della procedura concordataria sono ben diverse da quelle del mercato ordinario».
«Non è cambiato niente, le tasche dell'Amministrazione sono sempre le stesse - ha poi evidenziato Stefano Ferrero, capogruppo di Mouv' - il risultato è sempre sborsare per il "buco nero" della Casa da gioco, anche se, questa volta, anziché contanti stiamo usando degli immobili. Nulla di nuovo sul fronte occidentale: sostanzialmente si continua a buttare soldi. Sono contrario a quest'atto ed annuncio che mi assenterò al momento della votazione di una delibera che, per quanto mi riguarda, sarà adottata in violazione di un principio costituzionale».

Ferrero aveva sollevato una questione pregiudiziale in relazione ad un palesato conflitto di interessi nella votazione dell'atto in capo ai consiglieri regionali che siano dipendenti del "Casinò SpA" o di loro eventuali parenti ed affini, nel caso di Luigi Bertschy dell'Union Valdôtaine Progressiste e di Luca Bianchi dell'Union Valdôtaine, dipendenti diretti della Casa da Gioco, ed i parenti di Stefano Borello della Stella Alpina, di Luigi Vesan del "Movimento Cinque Stelle" e della presidente del Consiglio Valle Emily Rini: «si rileva che l'articolo in questione si applica esclusivamente agli amministratori degli Enti locali e non ai consiglieri regionali - ha risposto la Rini, dopo che i responsabili degli uffici del Consiglio Valle e dell'Amministrazione regionale hanno redatto un parere - in ogni caso, il divieto in questione rileverebbe solo qualora dalla votazione dell'atto derivasse un vantaggio diretto e personale in capo ai consiglieri regionali od a loro congiunti. L'atto in questione consiste in un'autorizzazione, che tecnicamente è la rimozione di un limite, da parte del Consiglio regionale, ad una facoltà già propria in capo alla "Casinò SpA", proprietaria degli immobili. L'autorizzazione è rilasciata per il soddisfacimento di un interesse pubblico consistente, nella fattispecie, nell'inclusione delle operazioni di cui si tratta nel piano concordatario, mentre, per contro, non sussiste un interesse né dell'amministrazione regionale né di "Casinò SpA" al mantenimento dei beni. Nulla osta pertanto all'approvazione dell'atto da parte del Consiglio regionale».
 

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