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La fiction di Rocco Schiavone raccontata ad Aosta: «visti i numeri, la "Rai" si fidi di più degli autori» chiede Antonio Manzini

Elena Meynet
Antonio Manzini e Maurizio Careddu alla Biblioteca regionale di Aosta

«Abbiamo infranto un mucchio di regole della fiction, ma ci siamo differenziati»: Antonio Manzini, il creatore di Rocco Schiavone, e lo sceneggiatore Maurizio Careddu hanno svelato al pubblico di Aosta, lunedì 28 novembre al teatro ex "Splendor", ospiti del ventennale della Biblioteca regionale, qualche retroscena della serie televisiva tratta dai romanzi del vice questore romano "esiliato" ad Aosta.
La fiction in sei puntate, in onda con successo su "Rai2", attinge a piene mani non solo ai romanzi ma anche ad alcuni racconti di Manzini, che butta un poliziotto di Trastevere in mezzo alle nevi "nordiche" della Valle d'Aosta: «doveva essere un posto che per i romani non è per nulla familiare. Rocco scoprirà di essere più simile alla Valle di quanto non pensi, all'inizio scontroso e ispido, poi dal cuore d'oro come questi meravigliosi paesaggi che frequento da anni».
Così guardano oltreoceano e un po' a nord: «c'è tanto di Aosta in questi episodi, abbastanza da ricreare lo stupore di un romano che nemmeno sa dove stia, ma rimane a bocca aperta davanti all'Arco d'Augusto chiedendosi che ci sta a fare lì - racconta ancora Antonio Manzini - ma richiama anche certi gialli nordici che ormai cominciano ad essere molto conosciuti. Però si sa, il lettore e lo spettatore sono due tipi diversi di persone».
«Potrebbe essere l'occasione per esportare un prodotto italiano - aggiunge Careddu - invece di continuare ad importare serie tv americane»

«Abbiamo bypassato le regole, per esempio iniziamo di notte e con un cadavere, invece che in pieno giorno - incalza lo scrittore - ma l'essere stati lasciati liberi dalla "Rai" ha portato ad un risultato diverso dal solito, che il pubblico sta apprezzando. Bisognerebbe continuare a dare fiducia agli autori, per lasciare nascere prodotto nuovi e non tutto simili».
Il personaggio uscito dalle pagine dei libri ha spiazzato, a volte disturbato i benpensanti, fino a far protestare i parlamentari per il comportamento non sempre legale del protagonista. Ha turbato anche i lettori, incarnando vizi e virtù che fino a ieri vivevano nell'immaginario di ciascuno: «è meraviglioso l'anatomopatologo Alberto Fumagalli, interpretato da Massimo Reale - racconta ancora Manzini - che si trova in perfetta sintonia con Marco Giallini-Rocco Schiavone, così come è perfetta Isabella Ragonese nei panni di Marina, ma anche tutto il Corpo di Polizia, decisamente azzeccato».
«In effetti nel nostro immaginario Schiavone non aveva proprio il volto di Giallini, che però ci si trova bene
- chiude Careddu - ma in fondo ogni lettore immagina i personaggi come più gli piace».

La Valle d'Aosta nella prima puntata della fiction "Rocco Schiavone" da 12vda su Vimeo.

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