La situazione delle concessioni autostradali in Valle d'Aosta, dopo gli annunci di revoca, che potrebbero avere riflessi anche sulla "A5" e sul Traforo del Monte Bianco

Angelo Musumarra

E' prevista, salvo novità dell'ultim'ora, per il 31 dicembre 2038, la scadenza della concessione ad "Autostrade per l'Italia", la società controllata dalla holding "Atlantia" della famiglia Benetton, per l'esercizio di 2.857,5 chilometri dei 6.023,2 totali della rete autostradale italiana e che gestisce, tramite la "Società italiana per il Traforo del Monte Bianco", il "Geie Tmb" che ha in concessione il tunnel stradale che collega Italia e Francia, e la maggioranza delle quote della "Rav", concessionaria del tratto della "A5" tra Aosta ovest e Courmayeur.
Secondo quanto è stato pubblicato nella "Relazione attività 2016" del settore autostradale, studio pubblicato dalla Direzione generale per la Vigilanza sulle concessionarie autostradali del Ministero delle infrastrtture e trasporti, il 31 dicembre 2017 è scaduto il periodo regolatorio, in cui il Piano economico-finanziario della società è soggetto ad aggiornamento. Nel 2015 l'utile di esercizio è stato di 954.952.728 euro, mentre nel 2016 è calato del 35,17 per cento, attestandosi a 619.121.458 euro e negli ultimi dieci anni, dal 2008 al 2017, il pedaggio medio delle varie tratte gestite da "Autostrade per l'Italia" è aumentato complessivamente del 25 per cento, sulla base di una crescita dell'11,5 dell'inflazione e del 12,54 per cento degli investimenti. Dal 2015 al 2016 sono state però abbassate le spese per la manutenzione da 284.295.000 a 261.828.000, con un calo percentuale del 7,9 per cento.

«Non possiamo aspettare i tempi della giustizia». Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri, dopo la riunione straordinaria del Governo nella sede della Prefettura genovese, nella serata di mercoledì 15 agosto, in seguito al tragico crollo del "viadotto Morandi", sull'autostrada "A10", gestita da "Autostrade per l'Italia", ha sottolineato che «è chiaro che ci sono responsabilità e la giustizia dovrà fare il proprio corso per accertarle. Ma il nostro Governo non può rimanere ad aspettare. Per questo abbiamo deciso di avviare le procedure di revoca della concessione alla società "Autostrade", sulla quale incombeva l'obbligo e l'onere di curare la manutenzione del viadotto».
«Qui c'è rabbia per una tragedia annunciata - ha aggiunto il vice premier e ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio - e l'unico modo che abbiamo per onorare i morti è punire politicamente i colpevoli. "Autostrade per l'Italia" diceva che andava tutto bene e invece non è stato così. Noi, come prima cosa, revocheremo le concessioni e poi inviteremo i vertici a dimettersi. Se non sono in grado di gestire le autostrade, le gestirà lo Stato».

"In questa fase non si possono ipotizzare le cause del crollo". "L'infrastruttura era monitorata dalle strutture tecniche della Direzione di Tronco di Genova con cadenza trimestrale, secondo le prescrizioni di legge - ha precisato in una nota "Autostrade per l'Italia" - e con verifiche aggiuntive realizzate mediante apparecchiature altamente specialistiche. Inoltre le strutture tecniche preposte si sono avvalse, per valutare lo stato di manutenzione del viadotto e l'efficacia dei sistemi di controllo adottati, di società ed istituti leader al mondo in testing ed ispezioni sulla base delle migliori best practices internazionali. Gli esiti delle attività di monitoraggio e delle attività di verifica svolte dagli autorevoli soggetti esterni hanno sempre fornito alle strutture tecniche della società adeguate rassicurazioni sullo stato dell'infrastruttura. Questi stessi esiti sono stati utilizzati come base per la progettazione degli interventi di manutenzione sul viadotto approvati dal Ministero delle infrastrutture e dei trasporti secondo le norme di legge e le previsioni della Convenzione".
"In relazione all'annuncio dell'avvio della procedura di revoca della concessione - ha aggiunto la società - "Autostrade per l'Italia" si dichiara fiduciosa di poter dimostrare di aver sempre correttamente adempiuto ai propri obblighi di concessionario, nell'ambito del contraddittorio previsto dalle regole contrattuali che si svolgerà nei prossimi mesi. E' una fiducia che si fonda sulle attività di monitoraggio e manutenzione svolte sulla base dei migliori standard internazionali. Peraltro non è possibile in questa fase formulare alcuna ipotesi attendibile sulle cause del crollo. "Autostrade per l'Itali"a sta lavorando alacremente alla definizione del progetto di ricostruzione del viadotto, che completerebbe in cinque mesi dalla piena disponibilità delle aree. La società continuerà a collaborare con le istituzioni locali per ridurre il più possibile i disagi causati dal crollo".

"Annuncio della revoca delle concessione senza contestazioni specifiche". "In relazione a quanto annunciato in merito all'avvio di una procedura finalizzata alla revoca della concessione nella titolarità della controllata "Autostrade per l'Italia" - ha poi sottolineato la holding "Atlantia" - si deve osservare che tale annuncio è stato effettuato in carenza di qualsiasi previa contestazione specifica alla concessionaria ed in assenza di accertamenti circa le effettive cause dell'accaduto. Pur considerando che anche nell'ipotesi di revoca o decadenza della concessione, secondo le norme e procedure nella stessa disciplinate, spetta comunque alla concessionaria il riconoscimento del valore residuo della concessione, dedotte le eventuali penali se ed in quanto applicabili, le modalità di tale annuncio possono determinare riflessi per gli azionisti e gli obbligazionisti della Società. "Atlantia" pertanto continuerà a supportare la controllata "Autostrade per l'Italia" nelle interlocuzioni con le Istituzioni in questa delicata fase avendo riguardo anche alla tutela dei propri azionisti ed obbligazionisti con una corretta e tempestiva informazione al mercato".
Nella giornata di giovedì 16 agosto "Atlantia" ha perso, in Borsa, il 22,26 per cento, chiudendo la giornata a 18,3 euro e "bruciando" circa quattro miliardi di capitalizzazione e "Standard & Poor's" ha posto i rating della holding in "negative watch", trascinando con sé anche le altre società del settore, come "Astm" e "Sias" (socia nella "Sav", che gestisce la "A5" da Aosta a Quincinetto") di proprietà del "Gruppo Gavio" ,che hanno perso rispettivamente il 10,5 ed il 7,3 per cento.

«"Atlantia" deve chiedere scusa, aprire i portafogli e darci i colpevoli». «"Atlantia" riesce ancora, con faccia di bronzo incredibile e con morti ancora da riconoscere, a parlare di soldi e di affari - ha criticato Matteo Salvini, vice premier e ministro dell'Interno - chiedendo altri milioni agli Italiani in caso di revoca della concessione da parte del Governo dopo la strage di Genova. Dall'alto dei loro portafogli pieni e dei loro cuori vuoti chiedessero scusa e ci dessero i nomi dei colpevoli del disastro, che devono pagare. Faccio un appello ad "Autostrade": mi aspetto che già da oggi vengano sospesi i pagamenti dei pedaggi a Genova e dintorni. Fossi in loro farei un bagno di umiltà e metterei a disposizione le risorse necessarie per aiutare e sostenere le famiglie delle vittime e la città di Genova. Genova non si arrende, ma chi ha sbagliato e ha causato tanto dolore dovrà pagare».
"I manager e tutti gli uomini e le donne del gruppo sono i primi interessati alla ricerca della verità sulla tragedia del "viadotto Polcevera" di Genova - ha risposto "Autostrade per l'Italia" con un'altra nota - e con questo obiettivo stanno collaborando attivamente con le autorità competenti. Se dagli approfondimenti interni già avviati o dalle inchieste delle autorità competenti, anche a prescindere da profili penali, dovessero emergere responsabilità di manager, funzionari o tecnici dell'azienda, "Autostrade per l'Italia" adotterà in modo rigoroso i provvedimenti conseguenti. Con il dolore nel cuore e dopo aver espresso la più profonda vicinanza ai familiari delle vittime e ai feriti, il team di "Autostrade per l'Italia" guidato dal suo amministratore delegato, dal direttore "operations" e dal direttore di Tronco si è messo immediatamente al lavoro per agevolare le attività di soccorso, per ripristinare più rapidamente possibile condizioni accettabili di viabilità, per supportare in ogni necessità le istituzioni e la comunità locale e per definire un progetto di ricostruzione del viadotto in tempi record, rispondendo ai bisogni di mobilità di una città gravemente ferita. Le nostre scuse sono nelle parole e nei fatti. Ma non ci sollevano dalla consapevolezza di dover e poter dare molto a Genova per il superamento dell'emergenza".

«La responsabilità nel disastro è collettiva, non individuale». «Genova e l'Italia intera sono state colpite da un dramma che ha stroncato vite e famiglie e che condizionerà sensibilmente nel breve e medio periodo la vita socio-economica della comunità locale - ha evidenziato l'ex presidente della Regione Pierluigi Marquis, capogruppo della Stella Alpina - Pnv in Consiglio Valle, che dal 2009 al 2012 è stato presidente di "Rav" e che quindi conosce bene le dinamiche di "Autostrade per l'Italia" - sui social e media impera lo sdegno e la caccia al responsabile alimentata dai rappresentati del Governo che non perdono occasione per continuare la loro campagna elettorale. Ma stare zitti e lavorare non sarebbe più opportuno che continuare a dire stupidaggini? Verificare in silenzio le responsabilità qualora ne sussistano è possibile? Verificare se ricorrono le condizioni di risoluzione del contratto di concessione con la società "Autostrade per l'Italia" in silenzio non sarebbe più opportuno? In questi momenti esprimere vicinanza alle famiglie coinvolte da questo dramma col silenzio, astenendosi da dichiarazioni avventate e populiste sarebbe segno di rispetto umano e istituzionale. La responsabilità a volte è collettiva e non individuale. In tanti hanno contribuito a non concretizzare un'alternativa al ponte crollato. La politica, la burocrazia, la società che gestisce, le associazioni del "no", eccetera. Perché Beppe Grillo ha tolto dal blog l'intervento dove diceva che c'era "chi raccontava fandonie" sostenendo che il ponte sarebbe crollato? I governanti, coloro che hanno a suo tempo cavalcato il tema, ostacolando la realizzazione della "Gronda" devono iniziare a farsi un esame di coscienza prima di dispensare idiozie».
«Quando si Governa occorre essere seri, inflessibili e rigorosi nell'accertamento delle responsabilità a fronte di accadimenti tragici e dolorosi come quello di Genova - ha aggiunto Marquis - ma molto cauti nelle dichiarazioni perché le parole pronunciate possono determinare impatti estremamente pesanti sui cittadini. A seguito del crollo del "ponte Morandi", in modo precipitoso, si è annunciata l'attivazione della risoluzione del contratto con la società "Autostrade per l'Italia". Qualora ne ricorrano le circostanze la convenzione prevede le modalità di calcolo dell'indennizzo da riconoscere al concessionario uscente, che parrebbe, da quanto si apprende da analisi disponibili in Rete, ammontare a circa quindici, venti miliardi di euro. Quand'anche lo Stato ne avesse la disponibilità, chi si prenderebbe la responsabilità di assumere una decisione di questo tipo? Quale sarebbe il giudizio della magistratura contabile? Sarebbe questa una scelta nell'interesse dello Stato e dei suoi cittadini? Lo Stato sarebbe in grado di subentrare nella gestione? Sarebbe in grado di realizzare gli investimenti previsti? Occorre ragionare approfonditamente su un problema molto complesso senza pronunciare parole e giudizi affrettati. La società "Autostrade per l'Italia" è controllata da "Atlantia", quotata in borsa. Quest'ultima ha una capitalizzazione (valore) di 19,64 miliardi di euro ed il 46 per cento del capitale è flottante, in mano a piccoli azionisti privati o fondi. Stamane, all'apertura della borsa la quotazione del titolo registra un ribasso superiore al venti per cento, in pochi minuti sono andati in fumo circa quattro miliardi di euro di valore complessivo. Al netto della quota dell'azionista di riferimento Benetton sono stati bruciati due miliardi di euro appartenenti a piccoli risparmiatori. Tutto ciò impatterà negativamente sull'economia reale frenando ulteriormente la crescita del Paese. La morale è che gli annunci hanno un costo che sovente è pagato da coloro che li ascoltano magari anche compiaciuti e che in questi casi occorre limitare e circoscrivere i danni».

«Vergognose le concessioni date ai privati». La "Rav" Una suggestione arriva da Massimo Lévêque, presidente di "Finaosta", la finanziaria regionale: «a leggere le vergognose concessioni date ai privati (ticket Berlusconi/Lunardi) per fare business con le autostrade qualche domanda viene - si è chiesto sul suo profilo "Facebook" - vedere il "caso Valle d'Aosta", un nullatenente, con quei contratti, avrebbe potuto acquisire qualunque concessione. Lo hanno fatto i Benetton, buon per loro. Oggi cade un viadotto, su una delle autostrade che i cittadini strapagano, come quella valdostana. Sarò un pericoloso "kumunista" ma tornerei alle infrastrutture primarie allo Stato, lasciando ai magliari il loro business».

La concessione della "Rav" scade nel 2032. La "Rav - Raccordo autostradale Valle d'Aosta", che vede come socio di maggioranza la "Sitmb - Società italiana per il Traforo del Monte Bianco" al 58 per cento e per il restante 42 per cento la Regione autonoma Valle d'Aosta, gestisce i 32,4 chilometri tra Aosta ovest (praticamente alla fine di Sarre) e Courmayeur, dove ci sono sei viadotti e dodici tunnel. L'attuale concessione con "Anas", che scade il 31 dicembre 2032, è stata firmata il 29 dicembre 2009 dal presidente Pietro Ciucci e dall'amministratore delegato della società, Giancarlo Pennestri: "Anas, nel consentire alla conclusione della originaria Convenzione, in conformità a quanto espresso sul punto dal Consiglio di Stato, nel parere del novembre 1985 - si legge nel documento - tenne in decisiva considerazione il fatto che la "Rav" fosse partecipata in misura maggioritaria (delle azioni senza limitazioni al diritto di voto), da una società fornita di specifica esperienza nella costruzione e nella gestione delle autostrade (la "Società italiana per azioni per il Traforo del Monte Bianco") e che l'esigenza che la maggioranza delle azioni senza limitazione del diritto di voto appartenza alla "Società italiana per azioni per il Traforo del Monte Bianco" (Gruppo "Autostrade per l'Italia") è tuttora avvertita quale elemento essenziale per la validità della presente convenzione".
Alla firma della concessione nelle casse di "Rav" è arrivato un contributo statale di 552.608.882,03 euro e nel 2015, l'esercizio aveva presentato una perdita di 8.770.774 euro, dimezzata nel 2016 a 4.349.495: "la società ha richiesto il riequilibrio del Piano economico-finanziario - si legge nella "Relazione attività 2016" - ed ha manifestato la permanenza di una situazione di squilibrio finanziario. Attualmente, pertanto, si è in attesa di acquisire dalla medesima le proposte per il superamento delle suddette criticità operative".
Negli ultimi dieci anni, dal 2008 al 2017 il pedaggio è aumentato, complessivamente, del 51,61 per cento, con oltre il cinquanta per cento dell'incremento dovuto al riequilibrio e per il 9,9 per cento a causa dell'inflazione: per la manutenzione, nel 2015 si è sono spesi 2.682.000 euro mentre sono stati 3.344.000 quelli stanziati nel 2016, con una crescita del 24,7 per cento.

Anche la concessione della "Sav" scade nel 2032. Per quanto riguarda la "Sav - Società autostrade valdostane", l'attuale concessione, firmata il 2 settembre 2009 sempre da Ciucci e dall'amministratore delegato Eugenio Bonini, scade anch'essa il 31 dicembre 2032. La prima concessione risale al 21 dicembre 1972, con un aggiornamento al 31 ottobre 1986, in cui era stato chiesto "il riequilibrio delle condizioni" con le quali si era arrivati prima al 28 gennaio 2003, poi prolungati di sei anni. La "Sav" gestisce la "A5" da Quincinetto ad Aosta ovest per 59,5 chilometri e poi il raccordo di 7,9 chilometri con la strada statale 27 del Gran San Bernardo, a passaggio libero, per totali 67,4 chilometri.
Nel testo della concessione spunta anche un "casello fantasma" quello di "Aosta centro", che definisce il "confine" nella costruzione dell'autostrada tra "Sav" e "Rav" ma mai realizzato: intatti nelle voci dell'accordo è prevista la realizzazione e l'esercizio del primo tratto tra "Aosta est" e Quincinetto, il secondo tra "Aosta est" ed "Aosta centro" per 6,1 chilometri ed il solo esercizio della tratta tra "Aosta centro" ed "Aosta Ovest" per i restanti 5,5 chilometri. Nella concessione si legge anche che la "Sav" è esposta per 185,8 milioni di euro nei confronti del "Fondo centrale di Garanzia" di "Anas", ed il Piano economico-finanziario recepisce la restituzione del debito entro il 2025, con quote annue.
Come per la "Rav" anche la "Sav" è controllata da un socio privato, la "Holding Piemonte e Valle d'Aosta", trasformata poi in "Sias", per il 65,08 per cento, a cui si aggiunge, per il 6,20 per cento, la "Ativa", la società che gestisce il resto della "A5" fino ad Ivrea, il raccordo fino Santhià e la tangenziale di Torino, entrambe del "Gruppo Gavio" (così come la "Satap" che gestisce la "A4" tra Milano e Torino e la "A21" tra Torino e Piacenza) e, per il restante 28,72 per cento la Regione autonoma Valle d'Aosta.
Nel 2015 l'utile di esercizio è stato di 15.537.366 euro, cresciuto del 12,74 per cento nel 2016, arrivando a 17.517.406 euro. Dal 2009 al 2017 il pedaggio è aumentato del 53,01 per cento, analogamente alla "Rav", per il 32,20 per cento a causa del "riequilibrio" e per l'8,88 per cento per l'inflazione. Nel 2015 la manutenzione ha richiesto spese per 10.051.000 euro, scesi del 2,7 per cento, a 9.781.000, nel 2016.

La concessione per il Traforo del Monte Bianco scade nel 2050. Sono invece soggette a trattati internazionali le convenzioni per la concessione dei trafori del Monte Bianco e del Gran San Bernardo, che si concluderanno, rispettivamente, alla fine del 2050 e del 2034. Il primo accordo di "Anas" con la "Sitmb" risale al 9 giugno 1948, tra Pasquale Martinez, consigliere "Anas" di prima classe, Giuseppe Togni, ministro dei lavori pubbici e presidente "Anas" e l'ambasciatore Francesco Jacomoni di San Savino, presidente "Sitmb", dove si dove si fissava la costruzione "in via presuntiva" di 5.850 metri con un contributo "Anas" di 2.743 milioni di lire, e dove si fissava già il fatto che "alla scadenza della presente concessione Anas subentrerà nei diritti della società concessionaria senza corrispondere alcun compenso".
Il 1° agosto 1954 venne promulagata la legge che ufficializzò la convenzione tra l'Italia e la Francia per il Traforo del Monte Bianco, che si era conclusa a Parigi il 14 marzo 1953, e che prevedeva una spesa di otto miliardi di lire, di cui "un miliardo di lire posta a carico delle Collettività pubbliche italiane sarà sostenuta dal Governo italiano per conto della Regione Valle d'Aosta, in ragione di 500 milioni per ciascuno degli esercizi 1953-54 e 1954-55". Successivamente "il recupero di detta somma di un miliardo anticipata dallo Stato sarà effettuato, per l'ammontare di 500 milioni, in unica soluzione, sul complesso delle entrate erariali che saranno attribuite per gli anni 1951, 1952 e 1953 alla Regione Valle d'Aosta" e quindi "a partire dall'anno 1955 il recupero sarà effettuato sulle entrate erariale devolute alla Regione medesima in ragione di 100 milioni annui per cinque anni".
I lavori iniziarono nel 1957 per concludersi nel 1965, quando dopo l'inaugurazione del 16 luglio, il traforo fu gestito con un "esercizio provvisorio": il 27 giugno 1966 venne firmata la convenzione provvisoria, per due anni, con "Sitmb", tra Giacomo Mancini, presidente "Anas", Paolo Alfonso Farinet, presidente della società, dove si ribadiva che "lo Stato avrà il diritto di riscattare la concessione in qualsiasi epoca".
Con le proroghe si arriva al 17 novembre 1971 dove il presidente "Anas" Salvatore Lauricella firma, sempre con Farinet, la concessione definitiva, che prevedeva la sua scadenza il 31 dicembre 2035, fissando il costo del traforo, per la parte italiana, a 14.662.287.120 lire. Dopo l'incendio del 24 marzo 1999 e la morte di 39 persone, nel 2000 venne creato il "Geie-Tmb" (Gruppo europeo di interesse economico), formato dalle concessionarie italiana "Sitmb" e francese "Atmb", ed il 12 aprile 2007 la concessione è stata ridefinita con scadenza a fine 2050.
Nella "Sitmb", che titolarmente è concessionaria dei 5,8 chilometri italiani del traforo, sugli 11,6 totali, la maggioranza delle quote, il 51 per cento, è di "Autostrade per l'Italia", il 32,13 per cento di "Anas", il 10,63 per cento della Regione autonoma Valle d'Aosta, il 3,13 per cento del Cantone di Ginevra e la medesima percentuale della Città di Ginevra.
Nel 2015 l'utile di esercizio è stato di 10.703.706 euro, con una crescita del 18,03 per cento nel 2016, arrivando a 12.633.778 euro. Le spese di manutenzione, nel 2015 sono state pari a 2.536.000 euro mentre nel 2016 sono calate del 4,7 per cento, a 2.416.000 euro.

La concessione per il Traforo del Gran San Bernardo scade nel 2034. Il primo accordo per la gestione del Traforo del Gran San Bernardo risale al 23 maggio 1958, con la stipula a Berna della convenzione per la costruzione e la gestione galleria stradale a cui seguì, il 11 marzo 1964, otto giorni prima dell'inaugurazione, la vera e propria concessione, firmata da Giovanni Pieraccini, ministro dei lavori pubbilci e presidente "Anas" e da Vittorio Badini Confalonieri, presidente "Sitrasb", in cui venne esplicitata la formula di gestione attiva tuttora, tramite la "Società Italo Svizzera di Esercizio del Traforo del Gran San Bernardo", con un capitale sociale di 50mila franchi svizzeri, 25mila a testa tra l'italiana "Sitrasb" e l'elvetica "Tunnel du Grand St Bernard", con una validità di settant'anni, quindi fino al 2034.
La "Sitrasb", controllata dalla "Sav", la concessionaria dell'autostrada "A5" da "Aosta est" a Quincinetto, socia per il 63,50 per cento, mentre il restante 36,50 per cento è della Regione autonoma Valle d'Aosta. L'utile di esercizio nel 2015 è stato di 2.581.461 euro, con un calo del 16,65 per cento nel 2016, per un totale di 2.151.653 euro. Le spese per la manutenzione sono state 1.087.000 euro nel 2015 e 1.113.000 euro nel 2016, con un incremento del 2,4 per cento.

«Le vite umane vengono prima dei dividendi agli azionisti». «Ho una notizia importantissima da darvi - ha scritto su "Facebook", nella serata di venerdì 17 agosto, il ministro alle infrastutture e trasporti Danilo Toninelli - il mio Ministero ha inviato ad "Autostrade" la lettera con cui prende avvio la procedura per la decadenza della concessione. Vogliamo cambiare tutto. Vogliamo farlo perché le vite umane vengono prima degli utili aziendali. Perché la sicurezza dei cittadini viene prima dei dividendi agli azionisti. A tre giorni dal tragico crollo del "ponte Morandi" a Genova, ci sono eroi che scavano tra le macerie, feriti che soffrono e lottano per la vita, famiglie che purtroppo piangono i propri cari. Domani, nel giorno dei funerali e del lutto di Stato, il Governo sarà al fianco di queste famiglie, con il cuore straziato di dolore. Proprio a loro, ai morti e ai loro parenti, ai feriti, ai tantissimi che sono momentaneamente sfollati, e ad una città lacerata e tagliata in due, dobbiamo il nostro impegno a non arretrare di un millimetro. Il Governo va avanti per accertare le responsabilità dell'accaduto e punire i colpevoli».
«Ci siamo messi subito al lavoro - ha continuato il Ministro - prima di tutto, è stata immediatamente costituita una Commissione ispettiva presso il mio Ministero. E' già all'opera per fare tutti gli accertamenti tecnici sul crollo del viadotto ed entro un mese mi relazionerà su cosa ha scoperto. Questi risultati saranno materiale per valutare le inadempienze di "Autostrade per l'Italia". Poi abbiamo avviato, sempre al "Mit", una ricognizione dello stato di salute di strade, autostrade, dighe. Tutti gli enti e soggetti gestori entro il 1° settembre dovranno segnalarci le azioni necessarie a rimuovere condizioni di rischio riscontrate sulle infrastrutture di propria competenza. Quindi il Governo interverrà con una sua task force per vigilare su interventi e manutenzione. Infine, lo ripeto, il mio ministero ha chiesto formalmente ad "Autostrade per l'Italia" di fornire entro quindici giorni una dettagliata relazione per dimostrarci se e come ha agito, in merito alla manutenzione del "ponte Morandi", secondo gli oneri e gli obblighi che gli competono come ente gestore di quel tratto di autostrada. Inoltre ci aspettiamo che "Autostrade" si mostri collaborativa su eventuali iniziative a titolo di risarcimento danni a persone e beni, naturalmente a sue spese, come peraltro previsto dalla convenzione. Vogliamo che la città torni alla sua quotidianità. E vogliamo anche giustizia. Il sistema delle concessioni autostradali deve essere ribaltato. E il Governo del cambiamento sente in modo profondo l'importanza di questa missione. Permettetemi di chiudere con una nota polemica: è incredibile leggere la stampa che parla di "Governo diviso", tra "M5S" e Lega, sul trattamento da riservare ad "Autostrade". E invece non fa quasi cenno alle responsabilità enormi del concessionario nella tragedia. D'altronde sono decenni che i giornali reggono il gioco a certi poteri forti, mentre i partiti ottenevano fondi da quegli stessi potentati, consentendo loro in cambio di arricchirsi enormemente a scapito dello Stato e degli italiani. Il Governo andrà avanti compatto finché i diritti dei cittadini non torneranno a essere prioritari rispetto agli interessi privati di qualcuno».

«Favorita la gestione finanziaria oscurando la logica industriale». «Oggi il Governo, tramite la competente Direzione del Ministero delle Infrastrutture, ha formalmente inoltrato ad "Autostrade per l'Italia" la lettera di contestazione che avvia la procedura di caducazione della concessione - ha quindi ribadito, poco dopo, sempre su "Facebook", Giuseppe Conte, presidente del Consiglio dei Ministri - il Governo contesta al concessionario che aveva l'obbligo di curare la manutenzione ordinaria e straordinaria dell'autostrada "A10", la grave sciagura che è conseguita al crollo del ponte. Il concessionario avrà facoltà di far pervenire le proprie controdeduzioni entro quindici giorni, fermo restando che il disastro è un fatto oggettivo e inoppugnabile e che l'onere di prevenirlo era in capo al concessionario su cui gravavano gli obblighi di manutenzione e di custodia. Si è diffusa la notizia che "Autostrade per l'Italia" sarebbe disponibile a ricostruire il ponte a sue spese. Se questa proposta verrà formalizzata il Governo la valuterà, ma non come contropartita della rinuncia a far valere la voce di tutte le vittime di questa immane tragedia. Se questa iniziativa di ricostruzione del ponte verrà addebitata a "Autostrade per l'Italia" sarà solo a titolo di provvisorio risarcimento del danno, fermo restando che la ferita inferta alle vittime, ai loro familiari e al Paese è incommensurabile e non potrà certo essere rimarginata in questo modo».
«Questa sciagura ci impone di adottare nuove iniziative, ben più rigorose di quelle pensate dai Governi precedenti - ha annunciato quindi Conte, integrando quanto già diffuso da Toninelli - dobbiamo configurare una banca dati, a livello centrale, che possa acquisire tutte le informazioni riguardanti lo stato e la manutenzione di tutte le nostre infrastrutture. Per ogni infrastruttura dovremo avere certezza dell'intervento di manutenzione da ultimo adottato e di quelli programmati. Dovremo essere in condizione di poter operare tempestivamente nella segnalazione degli interventi di riammodernamento del nostro patrimonio infrastrutturale, graduandoli secondo un preciso ordine gerarchico di importanza e urgenza. Potenzieremo il servizio ispettivo che è istituito presso il Ministero delle Infrastrutture, in modo da assicurare una rigorosa e puntuale vigilanza sull'operato dei concessionari e sul rispetto dei vincoli che la legge e le convenzioni pongono a loro carico. A partire da settembre convocheremo tutti i concessionari delle infrastrutture, costringendoli a consegnarci un programma dettagliato degli interventi di ordinaria e straordinaria manutenzione, con specifica quantificazione delle risorse destinate a questo scopo: li costringeremo a impegnarsi in un programma di riammodernamento delle infrastrutture destinando ad esso risorse più proporzionate e adeguate agli utili che ne ricavano».
«Purtroppo arriviamo al Governo un po' tardi - ha constatato il presidente Conte - il processo di privatizzazioni che riguarda le nostre infrastrutture è stato avviato molti anni fa, secondo una logica che ha favorito la gestione finanziaria delle stesse e ha oscurato la logica industriale che invece dovrebbe caratterizzarle. Adesso ci ritroviamo con rapporti di concessione e contratti di servizio ormai in essere, alcuni dei quali scadono in un futuro non prossimo, e che contengono condizioni e clausole molto sbilanciate a favore dei concessionari. Questo Governo farà di tutto per rivedere integralmente il sistema delle concessioni e man mano che esse scadono ne approfitterà per impostare queste operazioni sulla base di nuovi princìpi e di più soddisfacenti equilibri giuridico-economici. Questo Governo intende dare un segnale di svolta ben preciso: d'ora in avanti tutti i concessionari saranno vincolati a reinvestire buona parte degli utili nell'ammodernamento delle infrastrutture che hanno ricevuto in concessione, dovranno rispettare in modo più stringente gli obblighi di manutenzione a loro carico e, più in generale, dovranno comprendere che l'infrastruttura non è una rendita finanziaria, ma un bene pubblico che il Paese e, quindi, i cittadini sono disposti ad affidare alle loro cure solo a patto che il lucro che ne viene ricavato sia ampiamente compensato dalle garanzie di una "assoluta tutela e sicurezza" delle vite degli utenti e di una “gestione realmente efficiente” del servizio».

«Tragedia inaccettabile, bisogna accertare la verità e garantire la sicurezza». «Il Paese, unito, aiuterà la ricerca della verità - ha dichiarato, sabato 18 agosto, al termine dei funerali di diciotto delle quarantadue vittime, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - è una tragedia inaccettabile, bisogna accertare la verità e garantire la sicurezza. C'è il dovere di assicurare al nostro Paese la sicurezza delle strade e dei trasporti. Sono impegni che l'Italia ha per Genova e per l'intero nostro Paese».

ultimo aggiornamento: 
Sabato 18 Agosto '18, h.14.50