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L'attività dell'Università della Valle d'Aosta bloccata da diatribe interne e dalla politica: parte di professori e dipendenti contro il rettore

redazione 12vda.it

L'Università della Valle d'Aosta è al limite dell'accreditamento per alcuni corsi, il "Piano triennale" è stato bloccato in Consiglio d'amministrazione, il corso di abilitazione su sostegno non può essere attivato perché manca il docente di riferimento, il direttore generale è in partenza ed a fine dicembre si è deciso per l'Ateneo lo stato di "esercizio provvisorio" per la durata di tre mesi.
Sul futuro dell'Università in Valle d'Aosta tutti vorrebbero mettere le mani, orientando i corsi verso un indirizzo o un altro, anche con nuove specialità, ma alla base della svolta in Consiglio ed in Senato accademico potrebbe esserci il fatto che il rettore Fabrizio Cassella, per il quale tra giovedì 28 febbraio e venerdì 1° marzo si era parlato di «sfiducia», ha diffuso tra i docenti il progetto di sviluppo triennale, chiedendo il loro contributo: «hanno risposto in ventuno su 49 - ha raccontato a 12vda - fornendo diversi contributi propositivi». Un fatto del genere non si è mai visto e forse la troppa "democraticità" ha spaventato.

Il polverone della "sfiducia". Qualche screzio c'era già stato nelle riunioni accademiche precedenti, sotto la presidenza di Nicoletta Spelgatti e poi di Antonio Fosson, soprattutto a proposito di alcune nomine di docenti, tra cui quello che avrebbe dovuto firmare i corsi di sostegno, e che erano state rimandate più volte, nonostante il voto favorevole del rettore e del sindaco di Aosta Fulvio Centoz, che fa parte del Consiglio dell'Università. Il dramma è scoppiato nella riunione del Consiglio accademico di giovedì 28 febbraio, quando, assente il rettore, sono state presentate due lettere che ne mettevano in dubbio alcune azioni: la prima, firmata da buona parte dei 58 dipendenti amministrativi, lamenta che a metà febbraio il rettore avesse «leso la loro dignità professionale» chiedendo impegno e che procastinate ulteriori assunzioni.
«Abbiamo più amministrativi di un Assessorato - ha commentato Cassella - e le risorse non sono sufficienti per metterci invece in regola con i docenti ordinari e arrivare dai 49 attuali ai 52 necessari per conservare l'accreditamento presso il Ministero e non chiudere corsi di laurea. La mia proposta era solo quella di orientare meglio le risorse per superare l'impasse. Mi stupisce, invece, che la lettera non contenga richieste specifiche che tocchino realmente da vicino gli amministrativi in forze all'Università».
La seconda lettera, molto più lunga, è firmata da una parte dei docenti: in realtà non tutti l'hanno vista se non in un secondo tempo. Il contenuto richiama i ritardi nelle azioni di programmazione dell'università, in particolare il "Piano triennale" che dovrebbe permettere di proseguire nelle attività: «ho condiviso il piano con i docenti - ha richiamato il rettore - dopo diversi confronti con il presidente Fosson e l'assessore regionale all'istruzione Chantal Certan, durante i quali mi hanno chiesto proposte, contatti con altri atenei, per integrare l'offerta e renderla più legata al territorio».
«Docenti e amministrativi hanno chiesto che il Consiglio accademico sfiduci il rettore - ha spiegato Fosson il giorno dopo, nella conferenza stampa della Giunta regionale del 1° marzo - ma un rettore non può essere sfiduciato. Intanto abbiamo sbloccato la situazione e andremo avanti, pensiamo a collaborazioni con il Politecnico di Torino, alla medicina, all'agricoltura di montagna. Vedremo».

Se il rettore non si dimetterà e non c'è modo di "sostituirlo". Se il rettore non era gradito c'è da chiedersi come mai, dal momento che a differenza degli altri Atenei è nominato dal Consiglio accademico in una terna che comprenda anche un docente esterno, sia stato confermato nell'aprile 2015, e non sia invece stato scelto uno degli altri nomi: fonti interne all'Università spiegano che, se mai la nomina di Cassella venga revocata, bisognerebbe scegliere uno degli altri due candidati della terna, vale a dire Serenella Besio, che però si trova ora all'università di Bergamo, oppure Chiara Mauri, anche lei in procinto di ricoprire un nuovo incarico altrove.
«Il rettore viene da fuori Valle e spesso non c'è - si è lamentato Fosson con i giornalisti, richiamando anche la lettera dei docenti - e non ha mai nominato un prorettore». Nella gestione precedente di prorettori ce ne erano stati due: Elena Cattelino, nominata nel 2006 e riconfermata fino al 2011, ma che lasciato nel 2010 per motivi di salute, e Michele Vellano, per il periodo dal 2010 al 2011. Poi non c'è più stato un prorettore anche perché, sottolineano fonti universitarie, nessuno degli interpellati ha dato la propria disponibilità.


[dal minuto 16.13 si parla dell'Università della Valle d'Aosta]

La lettera dei professori, nella parte resa pubblica. "Anche a seguito delle dinamiche e dei cambiamenti che hanno interessato lo scenario politico valdostano - scrivono alcuni docenti, nella lettera che porta ufficialmente la firma di Maria Grazia Monaci e Marco Alderighi, rispettavamente direttori dei Dipartimenti di scienze umane e sociali e di scienze economiche e politiche - il "Piano di sviluppo" triennale e il bilancio 2019 dell'Università della Valle d'Aosta non sono stati ancora approvati e da gennaio l'Ateneo è in esercizio provvisorio. In questo quadro, negli ultimi due mesi si è di fatto bloccato il normale funzionamento degli organismi collegiali, che hanno il compito e il dovere di governare l'Ateneo. Il rettore, che dovrebbe essere il primo a garantire le condizioni per un corretto svolgimento delle attività, ha tenuto in sospeso diverse deliberazioni già approvate da tutti gli organismi collegiali dell'Ateneo e ha invece trasmesso unilateralmente un suo documento. Il ritardo che ne deriva rischia di compromettere l'avvio di alcuni corsi di studio per il prossimo anno accademico ai sensi dei requisiti minimi indicati dal Ministero. Si sottolinea che questo documento non è stato discusso con il corpo accademico e soprattutto con gli organismi collegiali quali i Consigli di Dipartimento e il Senato accademico, non più convocato dal 19 dicembre scorso. Il documento non è stato condiviso nelle sedi istituzionali né rispetto alle proposte di reclutamento, né a quelle che prevedono lo sviluppo di nuove filiere formative e di ricerca. Riteniamo assolutamente auspicabile una programmazione a lungo termine".

L'altra lettera, quella dei dipendenti. "Il personale tecnico-amministrativo dell'Università - aggiungono, da parte loro, i dipendenti amministrativi - informato della comunicazione trasmessa via mail dal rettore a tutti i professori e ricercatori di ruolo in data 14 febbraio, ritiene alcune considerazioni in essa contenute lesive della dignità del lavoro e della professionalità della componente amministrativa nonché ingenerose rispetto all'impegno profuso per assicurare il necessario supporto alle attività didattiche e scientifiche dell'Ateneo. In particolare, i riferimenti alla sovrabbondanza numerica del personale e le valutazioni in ordine ai carichi di lavoro, con confronti con altre realtà regionali non paragonabili in termini di specificità, oltre a non essere suffragati da alcuna prova, denotano una non adeguata conoscenza della struttura da parte del rettore, nonostante siano ormai trascorsi quasi otto anni dall'assunzione della carica. In un momento delicato e difficile per l'Università, così come definito anche dalla maggioranza dei docenti di ruolo, il protrarsi del rallentamento delle attività, mediante la mancata convocazione degli organi collegiali e il ritardo nell'adozione di atti o nell'apposizione di firme, rappresenta per il personale tecnico-amministrativo motivo di preoccupazione riguardo a un regolare svolgimento dei propri compiti nonché, in prospettiva più ampia, all'auspicato sviluppo dell'Università valdostana al quale il personale vuole continuare a contribuire".

L'Università in esercizio provvisorio. Bisogna fare un passo indietro per trovare già i segnali di una serie di contrasti interni che compaiono negli esiti delle riunioni accademiche come "rinvio" della discussione di alcuni argomenti: «nella riunione del Consiglio accademico del 28 febbraio - ha informato ancora Fosson - abbiamo preso atto della situazione che abbiamo ereditato, mettendo in sicurezza l'Ateneo: siamo contenti che anche i tre nuovi consiglieri, Stefano Bruno Galli, Annibale Salsa e Nicolas Schmitt, abbiano votato all'unanimità».
La decisione di andare in esercizio provvisorio è stata assunta in occasione di una riunione tra il presidente ed il direttore amministrativo, senza invitare il rettore né informarlo successivamente: «tale decisione è incomprensibile - ha precisato Cassella - in quanto i documenti di bilancio previsione e "Piano di sviluppo" erano già stati predisposti dagli uffici e sono gli stessi che il Consiglio ha approvato il 28 febbraio. Peraltro tali documenti non erano stati condivisi e portati a conoscenza dei docenti, anche in preparazione della seduta del 28 febbraio».

Il nuovo corso dell'Università della Valle d'Aosta. «A fine dicembre - ha raccontato Cassella - mi sono trovato di fronte ad un "Piano triennale" che non avevo visto prima, condiviso la mattina stessa dal direttore generale e due tecnici, che hanno fatto spostare la mia convocazione al pomeriggio perché non mi volevano presente. L'assessore Certan mi ha chiesto di "sviluppare qualche iniziativa nell'ambito della montagna", che ho compreso poter individuare nei seguenti macro-ambiti disciplinari, un pilastro sull'ingegneria, uno sulla geologia, uno sulla medicina, uno sull'agraria e biologia, ma sono ambiti che al momento l'Università non contempla. Si può fare di tutto, ma bisogna anche pensare ad un titolo professionalizzante, che sia spendibile nel mondo del lavoro. Il presidente Fosson mi ha chiesto che cosa fosse possibile realizzare e mi sono attivato cercando nella mia rete di conoscenze sul territorio nazionale».
Salvo poi scoprire che alcuni progetti erano già stati avviati: «ho saputo che è stato proposto all'Istituto zooprofilattico un progetto per un master internazionale sulla biodiversità, inviato al presidente Fosson ed agli assessori Chantal Certan, Laurent Viérin ed Albert Chatrian: vi si parla anche dell'Università della Valle d'Aosta ma io non ne sono stato messo a parte fino ad un tempo successivo in cui ho incontrato informalmente il direttore dell'Istituto zooprofilattico».

Il direttore generale finisce il suo mandato, anzi no. Se il rettore è in carica fino al 31 ottobre prossimo, invece il mandato del direttore generale scade il prossimo 8 aprile: nel frattempo, Franco Vietti è stato eletto dal Consiglio regionale nella Sezione di controllo della Regione della Corte dei conti, così come l'attuale sovrintendente agli studi, Fabrizio Gentile, è stato nominato dall'Esecutivo regionale: «le nomine potrebbero arrivare entro un paio di mesi», spiegano dagli uffici regionali, ma la "prorogatio" di Vietti durerebbe 45 giorni, fino a fine maggio.
Potrebbe diventare urgente, per non lasciare scoperta l'Università, un "bando chiuso", vale a dire riservato alle sole figure interne al comparto che abbiano i requisiti necessari.

Il "blocco delle attività" e le "ingerenze politiche". «E' chiaro che abbiamo ereditato una situazione di questo tipo - ha insistito Antonio Fosson, presidente del Consiglio accademico in quanto presidente della Regione, dal 10 dicembre 2018 - dall'ultimo Consiglio dell'Università che era avvenuto il 14 novembre in cui c'era stata una grande spaccatura, dopodiché la parte del rettore non si era mai resa disponibile a sottoscrivere quanto avevano deciso nella riunione di novembre. Per cui l'Università si trovava in una situazione di blocco, nel senso che certe decisioni, certi incarichi non erano stati portati avanti, ma soprattutto non esisteva una programmazione futura, perché il corpo docente non aveva fatto una programmazione triennale».
I pareri contrastanti erano emersi su alcune nomine, passaggi di livello di docenti: in particolare, quanto alla procedura utile per l'avvio del corso di sostegno, solo il rettore Cassella e il sindaco Centoz ed i rappresentanti dei ricercatori si sono espressi favorevolmente nel rispetto delle delibere assunte dal Dipartimento di scienze umane e sociali e dal Senato accademico. Gli abilitati a ricoprire il ruolo di associato o di ordinario, vale a dire il livello successivo a quello ora ricoperto, all'interno dell'Università sono diciannove. Il blocco è stato però su due nomine in particolare e per motivazioni diverse.

La nomina del docente per il corso di abilitazione per il sostegno. Che dovesse essere bandita una nuova abilitazione per il sostegno era nell'aria, visto il fabbisogno presente in tutte le regioni e che per la Valle d'Aosta è stato quantificato in cinquanta unità, sui tre ordini di scuola primaria e secondarie di primo e di secondo grado. I sindacati "Savt" e "Cgil" hanno ancora sollecitato un bando regionale e la possibilità di "permettere ai docenti di poter effettuare nelle stesse date 15 aprile di mattina per le scuole dell'infanzia e di pomeriggio scuola primaria e 16 aprile di mattina scuola secondaria di primo grado e di pomeriggio il test di preselezione".
I tempi però non ci sono: «ho incontrato alcuni capo dipartimento dell'Ateneo - aveva spiegato Chantal Certan venerdì 1° marzo, sempre nella conferenza stampa della Giunta regionale - proprio per poter far procedere questo corso, che è bloccato poiché entro metà ottobre 2018 l'Ateneo doveva presentare la richiesta al Ministero per poter avviare tutte le procedure. Non essendoci decisioni né dalla parte politica, diciamo quella della Presidenza dell'Università, né da parte dell'Ateneo, non è stata presentata la domanda del corso. Quindi in questo momento, la scadenza è il 13 aprile, dovrebbero essere fatte tutta una serie di "adempienze", nelle quali l'Ateneo si ritrova molto in ritardo, stiamo cercando in tutti i modi di lavorare in sinergia per poter far partire il corso. Chiaramente la situazione che ereditiamo non è perché non abbiamo idee ma perché probabilmente chi ha gestito prima non ha preso le decisioni. Sono mancati diversi passaggi, tra cui una nomina interna che ora ci permetterebbe di scegliere subito il referente del corso». Si tratta proprio di quella nomina votata il 19 novembre dal rettore, dal sindaco di Aosta e dal rappresentante dei ricercatori, ma bocciata da tutte le altre componenti, politiche, amministrative e dal rappresentante dei professori: il nome è quello di Gianni Nuti, già coordinatore regionale dei servizi sociali.
«Stiamo facendo tutto il possibile per attivare il corso - aggiunge Maria Grazia Monaci, direttore del dipartimento di scienze umane e sociali - averne la garanzia totale con i tempi che ci dà Roma sarà difficile, ma confidiamo in una deroga, anche in virtù delle caratteristiche dell'Università della Valle d'Aosta e della peculiarità della francofonia. Non abbiamo la prospettiva di ottocento studenti come altri Atenei, in Valle il fabbisogno su sostegno è di una cinquantina di docenti, per cui dobbiamo tener conto anche dei costi. Oltre alla richiesta di deroga, ci viene in aiuto il fatto che per questo corso sia stato tolto dal Ministero il vincolo del punteggio minimo per l'ammissione, che nell'edizione precedente aveva penalizzato tanti candidati».
«Abbiamo percorso tutte le strade - ha quindi precisato la Certan - anche perché con i nostri piccoli numeri il corso rischia di diventare oneroso: teniamo conto che la scorsa abilitazione su sostegno ha segnato una perdita di 24mila euro, che sono stati messi dall'Università. Non è stato nemmeno possibile trovare un accordo con l'Università di Torino, che ci avrebbe riservato meno della metà dei posti a noi necessari, e neppure avere ancora l'apporto della professoressa Besio, che ora dipende da un altro ateneo».

Il bando "chiuso" trasformato in "aperto" e poi fermato. In effetti, leggendo gli esiti delle riunioni di Consiglio e Senato accademico, si trova prima un'accelerazione e poi uno "stop" su una nomina fondamentale: «per poter avviare la procedura presso il Ministero - ha spiegato il rettore Cassella - bisogna dichiarare di avere incardinato in Università un docente della materia richiesta, pedagogia speciale. Noi al momento non abbiamo un docente, dal momento che la professoressa Besio si trova ora all'università di Bergamo, ma solo un ricercatore, che è in possesso dell'abilitazione ma per il quale il bando, approvato in Dipartimento e in Senato, è stato bloccato nel Consiglio del 19 novembre».
Il Consiglio accademico del 21 giugno si è espresso in modo favorevole rispetto alle "esigenze di personale docente, come formulate dal Senato accademico, su proposta dei Dipartimenti, e le esigenze di personale tecnico-amministrativo formulate dalla Direzione generale, unitamente alla relazione del direttore generale contenente tutte le informazioni di ordine finanziario relative alle richieste presentate" ed ha approvato "il reclutamento di due posizioni di professore di seconda fascia, una per ciascun Dipartimento, al fine di incrementare i requisiti necessari correlati all'accreditamento dei corsi di studio, utilizzando a tal fine le risorse disponibili a seguito dei risparmi conseguiti in corso d'anno".
Nella riunione successiva del 9 ottobre vengono però rinviati i due punti relativi ai posti tramite chiamata per un docente di "Didattica e pedagogia speciale", quello necessario per l'abilitazione in sostegno, e uno di "Storia contemporanea". Ad ottobre, però scadeva anche il termine per inviare al Ministero la documentazione necessaria per poi attivare il corso: «pur avendo parere favorevole da parte del Consiglio e del Senato per la nomina su chiamata, quindi con procedura chiusa - ha ricordato Cassella - è stata messa ai voti solo la possibilità di un "bando aperto", quindi non attingendo all'unica risorsa interna in possesso di requisiti, ma allargando la possibilità anche a risorse esterne, con conseguente dilatazione dei tempi che potrebbero pregiudicare anche l'avvio del corso per il successivo anno accademico. Solo il sindaco di Aosta, il rappresentante dei ricercatori (Massimo Angelo Zanetti, n.d.r.)ed io abbiamo votato a favore del concorso interno, trovandoci in minoranza».
Il bando al momento non è ancora stato pubblicato, anche perché il Consiglio di giovedì 28 febbraio "non ha approvato, all'unanimità, l'attivazione di una procedura valutativa per un posto di professore universitario di ruolo di seconda fascia da coprire mediante chiamata" per didattica e pedagogia speciale". Anzi, vengono chieste ulteriori valutazioni al Dipartimento di scienze umane e sociali.

Le altre nomine dei docenti, con «una questione delicata sui giornali nazionali». Ora è sui giornali nazionali, non più solo sulle edizioni locali, una questione che potrebbe toccare anche l'Università della Valle d'Aosta. Si parla infatti di una donazione da due milioni di euro per una cattedra di storia contemporanea da parte delle suore "Figlie della Santa Angela Merici", Ente che aveva ricevuto una grossa donazione dalla beata Bianca Maria Piccolomini per proseguirne le finalità benefiche, che ha sede a Siena e di cui è presidente Paolo Gheda, ricercatore confermato di storia contemporanea all'Ateneo valdostano.
Già nel 2016 Gheda aveva fatto ricorso al "Tribunale amministrativo regionale" della Valle d'Aosta per ottenere il posto di docente ordinario, che però in quel momento non poteva essere bandito per mancanza di risorse. Viste le incertezze ed il fascicolo depositato a fine febbraio sul tavolo del procuratore di Siena Salvatore Vitiello, «un fascicolo di atti relativi al "modello 45" per verificare se ci sono ipotesi di reato», il rettore ha proposto in diverse occasioni, anche con atti formali indirizzati al Consiglio, di sospendere provvisoriamente l'emanazione del bando per un posto di seconda fascia di storia contemporanea fino alla definizione degli eventi concorsuali di Bologna. Per ora, completa l'informazione il professor Giacomo Manzoli, direttore Dipartimento delle arti in cui dovrebbe essere istituita la cattedra a Bologna, «non c'è nessuna intitolazione nella cattedra a Bianca Piccolomini», sebbene nel bando sia dato atto dell'erogazione liberale, con un atto di un notaio di Brescia, delle suore "Figlie di Santa Angela Merici" a favore dell'Università di Bologna proprio per finanziare una cattedra di storia contemporanea.

«Guai a pensare con la propria testa». «Nelle scorse settimane il rettore della nostra Università è stato accusato di voler commissariare i dipartimenti perché ha osato produrre un documento in cui avanza ipotesi di sviluppo di un certo tipo - ha scritto su "Facebook" Giuseppe Landolfi Petrone, ricercatore in filosofia e teoria dei linguaggi dell Dipartimento di scienze umane e sociali, difendendo l'operato di Cassella - senza entrare nel merito, che non interessa nessuno, è interessante il metodo: i miei colleghi, quasi tutti, come gli abitatori della caverna platonica vedono ombre e le confondono con la realtà. Hanno contestato il fatto che il rettore, organo peraltro monocratico da noi, perché nominato dal Consiglio di amministrazione, si sia messo a fare il rettore: eh già, come osa? Risultato, il Consiglio di amministrazione si è riunito es ai miei cari colleghi, come avevo ampiamente previsto, è rimasto il cerino acceso in mano, dal momento che l'organo superiore dell'Ateneo ha deciso, tra le altre cose, che lo sviluppo e le esigenze che lo riguardano devono essere individuate altrove. Perché la questione è sempre la stessa: guai a pensare con la propria testa e guai ad affidare il governo delle cose da governare a chi governa le cose che richiedono governo: il governo deve sempre essere il grande tutore-chioccia sotto la cui ala protettrice ognuno di noi deve poter trovare la propria sicurezza da imbelle. Ora, cari colleghi, avete sdegnosamente respinto l'idea che il rettore facesse il suo mestiere e lo avete accusato di voler commissariare i dipartimenti. E l'esito è che la Regione commissaria l'intero Ateneo. I miei più vivi complimenti».

ultimo aggiornamento: 
Lunedì 4 Marzo '19, h.16.50

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