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Le valutazioni di Samuele Sighinolfi sui rapporti tra Gerardo Cuomo e Giuseppe Nirta: «cessati in modo improvviso ed eclatante»

redazione 12vda.it
Samuele Sighinolfi, ex comandante del Reparto operativo dei Carabinieri di Aosta

Nel periodo successivo (dopo l'inizio del 2016, n.d.r.), secondo l'ufficiale, gli operanti avevano constatato che Gerardo Cuomo aveva «praticamente troncato i rapporti con Giuseppe Nirta, evitando di rispondere alle sue telefonate e facendosi finanche negare dai suoi collaboratori quando Nirta si recava presso i suoi uffici per incontrarlo», così perdendo di interesse per gli investigatori.

Il comandante Sighinolfi valuta i rapporti tra Cuomo e Nirta. La vicenda era stata ricostruita dinanzi ai Pubblici ministeri di Milano, dal tenente colonnello Samuele Sighinolfi, sentito quale persona informata sui fatti, il quale il 5 ottobre 2016 aveva dichiarato: «sono tuttora incaricato della esecuzione di indagini, su delega della "Dda" di Torino, che riguardano un sodalizio criminoso composto da appartenenti da famiglie di origini calabresi, tra i quali, ad esempio, i Nirta, i Di Donato: famiglia la prima che annovera numerosi soggetti dediti al traffico di droga internazionale. Alcuni appartenenti a tale famiglia, negli ultimi anni, si sono radicati in Valle d'Aosta. Uno dei soggetti chiave appartenenti a tale famiglia è Giuseppe Nirta, soggetto che ha posto la base, per i suoi affari, in Spagna, e nei cui confronti vi erano indagini anche delie competenti Autorità spagnole. Giuseppe Nirta, quando rientrava in Valle d'Aosta, una delle persone che incontrava per prime era Gerardo Cuomo, imprenditore di origini campane, titolare di un'azienda di rilevanti dimensioni e con importanti rapporti con la Pubblica amministrazione, vi è ad esempio una conversazione dove lui dice di trovarsi in auto con il presidente della Regione Valle d'Aosta e vi è anche l'episodio riguardante Barathier che è stato oggetto della nota del comandante Rocco. Abbiamo anche motivo di ritenere che Cuomo fosse massone, come da lui stesso dichiarato in una conversazione telefonica intercettata».

I Carabinieri raccontano che Longarini va da Cuomo e ne esce con delle mozzarelle. «Gli incontri tra Nirta e Cuomo avevano cadenze non regolari, ma più o meno, posso dire, carattere mensile o bimestrale. Si tenevano sempre presso il "Caseifìcio Valdostano" di Cuomo ad Aosta. Abbiamo fatto diversi "ocp" (indagini con osservazione, controllo e pedinamento, n.d.r.) con i quali abbiamo documentato tali incontri. Gli stessi non erano molto lunghi ma comunque costanti. Per altro verso avevamo registrato conversazioni tra Cuomo, sottoposto ad intercettazione telefonica e più tardi, anche ambientale nell'automezzo, e il Pubblico ministero Pasquale Longarini. Su queste conversazioni però devo dire che io, nella sostanza, non le ho mai ascoltate e ne ho avuto conoscenza in ritardo rispetto alle date in cui sono intercorse. Nei fatti queste conversazioni non sono mai state trascritte, o per lo meno non mi risulta, anche perché sono diventate oggetto di specifica discussione, come vi dirò, coi Pm di Torino. Per altro verso, durante alcuni dei numerosi "ocp" che abbiamo fatto su Cuomo, che ritenevamo un personaggio strategico della nostra indagine, uno dei principali indagati, abbiamo potuto osservare la presenza di Longarini anche con altre persone che si recava da Cuomo. In un caso il mio personale mi ha riferito che aveva caricato in macchina della merce che abbiamo ritenuto essere probabilmente formaggio o mozzarelle. In relazione a questo nuovo filone, il dottor Castellani, al quale mi rivolsi per relazionare, mi disse che la competenza a trattarla era di Aosta e di rivolgermi dunque all'Autorità giudiziaria di Aosta per proporre l'apertura di un fascicolo».

Longarini racconta ai Carabinieri di essere stato "sentito" nelle intercettazioni. «Mi recai dunque in Procura. Non ricordo con quale magistrato ne parlai per prima. Comunque ne parlai sia con il dottor Luca Ceccanti che con il dottor Longarini, ed in effetti fu aperto un fascicolo cointestato a Longarini ed a Ceccanti. Mi ricordo poi abbastanza chiaramente un colloquio avuto con Longarini, nei primi mesi del 2015, durante il quale lui mi chiese informazioni sull'indagine di Torino, sulle persone indagate e su che tipo di indagine fosse in corso. Ho riferito genericamente alcuni dei personaggi dell'indagine, quali i Nirta, Raso e Cuomo. Peraltro, senza sapere che le telefonate avevano rilevato i suoi contatti col Pm. Immediatamente Longarini si mostrò sorpreso e mi disse di essere in rapporti di amicizia con Cuomo e, se non ricordo male, disse pure che si frequentavano con le famiglie. Mi disse anche che gli sembrava strano che Cuomo fosse indagato. Dissi anche che avevamo dei telefoni aperti e lui a questo riguardo fece una battuta, del tipo: "Allora forse mi avete sentito perché noi ci sentiamo". Io restai abbastanza sorpreso e ne parlai prima con Rocco e, qualche tempo dopo, con il Pm Castellani».

Longarini citato in un'intercettazione tra due 'ndranghetisti "di vertice". «Devo dire che ritenni di andarne a parlarne solo dopo che mi accorsi che in modo improvviso ed eclatante Cuomo aveva cessato ogni rapporto con Nirta, al punto che si negava al telefono ed, in un caso, si era nascosto negli uffici del suo caseificio, dove Nirta era andato per incontrarlo, proprio al fine di evitare il contatto. Ciò emerge in modo netto da diverse conversazioni telefoniche che ancora registravamo sulle utenze di Cuomo. Cuomo infatti non solo ha smesso i rapporti con Nirta, ma tutte le sue conversazioni sono divenute di contenuti più asciutti, al punto che il suo nominativo perse ogni rilievo investigativo. Quindi pensai di incontrare il dottor Castellani per esplicitamente riferirgli che, dopo l'incontro con Longarini, il comportamento di Cuomo era stato quello che vi ho detto e che era mia convinzione che i due fatti non fossero casuali. La reazione del dottor Castellani fu neutra e la vicenda in quella occasione non venne approfondita. Fu solo stabilito che le intercettazioni dovessero continuare anche su Cuomo, sebbene inutili dal punto di vista probatorio, in quanto processualmente la sua posizione era fondamentale, essendo con lui nata una parte importante dell'indagine. Da quel momento il nome di Longarini emerse in qualche altra occasione ed, in particolare, nel corso di un'ambientale tra Di Donato e Strati, due soggetti che noi consideriamo 'ndranghetisti di vertice, nella quale Strati si lamentava in dialetto del fatto che Longarini "era in stretta con tutti" ma non aveva aiutato lo stesso Strati in un processo. Riferii al dottor Castellani anche di questa conversazione, che secondo me era significativa, non tanto di specifici fatti di reato, quanto di una complessiva immagine esterna del Pm Longarini. Anche in questo caso Castellani si limitò a prenderne atto, senza dare alcuna indicazione o commento».


(2 - continua)

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