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Oltre sedici anni di carcere complessivi per sei imputati su sette nel processo per corruzione che coinvolge Rollandin, Accornero e Cuomo

redazione 12vda.it
Un momento del processo

Sei su sette imputati del processo per corruzione denominato "Effrenata audacia", dalla terza frase della prima delle orazioni "Catilinarie" di Cicerone («Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?», «Fino a che punto si spingerà (la tua) sfrenata audacia?») sono stati condannati dal Giudice per le udienze preliminati Paolo De Paola nel pomeriggio di giovedì 28 marzo.

Quattro anni e sei mesi per Augusto Rollandin. Il più importante è indubbiamente Augusto Rollandin, 69 anni, attuale vice presidente del Consiglio Valle, presidente della Regione dal 1984 al 1990 e dal 2008 al 2017, senatore della Valle d'Aosta dal 2001 al 2006, presidente dell'Union Valdôtaine dal 1998 al 2001, già presidente della "Cva - Compagnia valdostana delle acque", «dominus della politica valdostana», come è descritto negli atti dell'inchiesta, al quale è stata comminata una pena di quattro anni e sei mesi per corruzione, per aver esercitato, nel 2013, pressioni per far trasferire la "Deval", società partecipata della Regione, che si occupa della distribuzione dell'energia elettrica in Valle d'Aosta, da un capannone nella zona dell'autoporto di Pollein, nei pressi dell'ingresso dell'autostrada (struttura regionale gestita dalla "Autoporto Valle d'Aosta SpA", altra società partecipata regionale) in una struttura della "Pépinière" di Aosta (area gestita da "Vallée d'Aoste Structure Srl", ulteriore società partecipata dalla Regione), per far spazio al "Caseificio Valdostano", azienda, che, a discapito del nome, non produce formaggi, ma si occupa di vendita di alimenti all'ingrosso ed al dettaglio.
Secondo gli inquirenti, coordinati dal pubblico ministero Luca Ceccanti, che aveva chiesto una pena di sei anni, Rollandin, agevolando questo spostamento, costato 50mila euro alla "Deval", ha ottenuto sostegno elettorale, con l'organizzazione di un comizio nei locali del "Caseificio valdostano" (nel 2013 aveva vinto le elezioni regionali con 10.872 preferenze), ed un cambio degli pneumatici della sua vettura "Audi", offerto dal Forte di Bard.
«La condanna è pesante perché questi reati sono puniti con pene pesanti - ha commentato l'avvocato Giorgio Piazzese, che insieme al professor Carlo Federico Grosso, difende l'ex presidente della Regione - devo dire che secondo me è una condanna che non si giustifica, il materiale probatorio non dimostra l'esistenza di una corruzione e quindi non possiamo far altro che aspettare le motivazioni, leggerle e certamente fare appello».

Quattro anni, sei mesi e venti giorni per Gabriele Accornero. La pena più alta è andata a Gabriele Accornero, cinquant'anni, ex dirigente della finanziaria regionale "Finaosta", che era stato delegato alla Direzione del Forte di Bard, condannato per corruzione e turbativa d'asta, a quattro anni, sei mesi e venti giorni di carcere.
Le contestazioni verso Accornero sono diverse, oltre a quelle relative a Rollandin, che avevano visto la partecipazione del manager per agevolare il trasferimento della "Deval" per far entrare il "Caseificio Valdostano" nei locali dell'autoporto e consentire poi l'abbassamento del canone d'affitto, gli inquirenti gli hanno contestato per la gara d'appalto «gravemente pregiudicata» per la fornitura di prodotti alimentari, nell'aprile 2016, per la competizione di ultra trail "4K", organizzata dal Forte di Bard, per un totale di 68.560,42 euro.
Gabriele Accornero è stato condannato anche per il reato di "turbata libertà di scelta del contraente" nei confronti di Davide Bochet, 51 anni, imprenditore di Saint-Pierre specializzato nella realizzazione di impianti di riscaldamento (al quale è stata comminata una pena di cinque mesi e dieci giorni di reclusione ed il pagamento di un'ammenda di duecento euro, rispetto alla richiesta del Pm di un anno e quattro mesi), che secondo gli inquirenti, aveva svolto, per il Forte di Bard, numerosi lavori, «per un importo complessivo di oltre centomila euro». Nello specifico, Bochet ha realizzato, nel novembre 2016, il sistema delle tubature nella "Opera Ferdinando", al primo livello del Forte, dove è stato realizzato un museo, per il quale era stata richiesta, da Accornero, un affidamento d'urgenza, ritenuto «improprio» dagli inquirenti, utile però ad assegnare l'appalto senza svolgere una regolale gara, dividendo gli interventi in due fatture da 38.032,96 euro e da 34.157,75 euro, per totali 69.190,71 euro. Questo «artificioso frazionamento» aveva permesso di «non superare la soglia dei quarantamila euro» nell'affidamento dei lavori, dopo una gara informale che aveva visto la presentazione di un altro preventivo, di costo superiore, consegnato al Forte di Bard dallo stesso Bochet e firmato da Francesco Maruca, 44 anni, artigiano di Saint-Christophe, unico assolto dall'indagine, per il quale era stata chiesta una pena di sei mesi.

I lavori al Forte di Bard e gli "sconti" sugli interventi edili nell'abitazione privata. Il medesimo reato, la "turbata libertà del procedimento di scelta del contraente", è stato contestato anche ai fratelli D'Anello, residenti ad Aosta, Simone, 32 anni, geometra, e Salvatore, 46 anni, artigiano edile, considerati «imprenditori amici» di Accornero, condannati, rispettivamente, ad una pena di due anni ed otto mesi (Ceccanti aveva chiesto tre anni di carcere) e di cinque mesi e dieci giorni di reclusione con il pagamento di una sanzione di duecento euro (rispetto ad una richiesta di due anni e cinque mesi).
I D'Anello avevano ricevuto, dal Forte di Bard, nel biennio 2015-2016 quasi sessantamila euro di pagamenti per la rimozione della scala in vetro ed acciaio che faceva da ingresso al "Museo delle Alpi". Gli inquirenti si erano sentiti raccontare che «Accornero non voleva eseguire nessuna procedura pubblica» per l'appalto dei lavori, e che «i preventivi furono richiesti a Simone D'Anello» con «importi tutti superiori a quello offerto dalla società di Salvatore D'Anello».
Inoltre, le indagini avevano «disvelato circostanziati elementi indiziari che consentono di ritenere come i rapporti tra Accornero e D'Anello siano stati caratterizzati da un vero e proprio mercimonio delle pubbliche funzioni svolte dal primo con scambi di reciproci favori fra il titolare di funzioni pubbliche ed il privato imprenditore». Dai verbali risulta che «Gabriele Accornero affidò a Simone D'Anello le attività di progettazione e direzione dei lavori relativamente all'ampliamento della sua abitazione di Porossan-Busseyaz», per i quali aveva redatto due computi metrici di 171.296.67 euro e di 108.524, 30 euro. Accornero ha poi pagato 56.982 euro a Salvatore D'Anello, mentre l'attività di Simone D'Anello «non è stata in alcun modo retribuita» e che quindi «deve pertanto dedursi, alla luce della concomitanza temporale delle vicende e sulla scorta dei gravi elementi indiziari, che tale improprio "sconto" - scrivono gli inquirenti - sia stato praticato dall'appaltatore con l'intento di ripagare Accornero dei vantaggi ottenuti nell'affidamento dei lavori di sostituzione della scala presso il Forte di Bard». Per questo, Simone D'Anello è stato condannato anche per il reato di corruzione, mentre Salvatore D'Anello è stato assolto "per non avere commesso il fatto". «Sono condanne pesantissime, sono reati puniti con pene molto alte - ha evidenziato l'avvocato Corrado Bellora, legale di Gabriele Accornero - quindi sapevamo che, evidentemente, in caso di condanna la pena sarebbe stata alta, perché la corruzione ha un minimo di sei anni. E' una sentenza che ci lascia assolutamente esterrefatti, perché eravamo convinti dell'insussistenza di tutti i reati, in particolare delle corruzioni. Leggeremo la motivazione, faremo appello, questi processi si fanno in tre gradi di giudizio, non in uno».
«E' una sentenza sostanzialmente positiva - ha aggiunto Ascanio Donadio, difensore dei fratelli D'Anello - Salvatore è stato assolto dal reato di corruzione, c'è una condanna per una turbativa d'asta, valuteremo le motivazioni ed, impugneremo. Rispetto alle richieste della Procura c'è stata un'assoluzione sul capo più grave che era evidentemente quello più preoccupante».

Tre anni ed otto mesi per Gerardo Cuomo. Infine, Gerardo Cuomo, 55 anni, residente a Saint-Christophe, presidente del Consiglio di amministrazione del "Caseificio Valdostano Srl", che ora opera con il marchio "Ristor foods", è stato condannato, sempre per corruzione e turbativa d'asta, ad una pena di tre anni ed otto mesi, a fronte di una richiesta del Pm, anche per lui, di sei anni.
Oltre alla vicenda del trasloco nei locali dell'Autoporto e di quella sull'assegnazione della fornitura per il "4K", all'imprenditore è stato contestato il pagamento di 2.240 euro di lavori «eseguiti a beneficio di Accornero» e fatturati al "Caseificio" e di aver pagato, nell'ottobre 2015, quattro pneumatici nuovi alla "Toyota" intestestata al padre della fidanzata del manager, auto che risultava nella disponibilità di Accornero.
«E' stato assolto dall'associazione a delinquere, il reato più grave - ha spiegato il difensore dell'imprenditore, l'avvocato Gilberto Lozzi - perché il fatto non sussiste ed è stato condannato per gli altri reati- Le sentenze si commentano dopo che uno le ha lette, si leggono quando c'è la motivazione, io non critico sentenze se non leggo prima la motivazione, naturalmente non è il risultato che speravo».

I tre sono stati assolti dall'accusa di associazione a delinquere "perché il fatto non sussiste" ma sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni e giudicati incapaci di contrattare con la Pubblica amministrazione per quattro anni.
Accornero è stato assolto dall'accusa di peculato per aver fatto pagare al Forte di Bard un biglietto aereo da 120 euro da Milano Malpensa a Londra, per un viaggio effettuato in compagnia di Gerardo Cuomo sempre "perché il fatto non sussiste".