Andrea Rosset ha abbandonato il gruppo UVP in Consiglio Valle: «mancata sensibilità umana e lealtà». Nello Fabbri lascia il ruolo di capogruppo

comunicato stampa
Andrea Rosset in Consiglio Valle

Il presidente del Consiglio Valle, Joël Farcoz, ha aperto i lavori dell'Assemblea, convocata per mercoledì 7 e giovedì 8 marzo, per discutere un ordine del giorno composto da 39 oggetti: Farcoz ha informato che, nella mattinata, il consigliere Nello Fabbri ha trasmesso le sue dimissioni da capogruppo dell'Union Valdôtaine Progressiste mentre il consigliere Andrea Rosset ha comunicato la sua adesione al Gruppo misto, lasciando il gruppo UVP. Lo scorso lunedì 5 marzo, i consiglieri Roberto Cognetta e Stefano Ferrero hanno comunicato il loro passaggio al Gruppo misto, lasciando il "Movimento Cinque Stelle".

«In questo periodo è venuta a mancare la sensibilità umana e la lealtà». Dopo queste comunicazioni, i consiglieri hanno aperto un dibattito sui risultati delle elezioni politiche di domenica 4 marzo. Andrea Rosset ha espresso «amarezza e un certo malessere nell'annunciare la decisione di lasciare il gruppo politico che ho contribuito, con altri colleghi, a far nascere e cui ho aderito con convinzione in questi anni. Un movimento nato come progetto di "ricostruzione unionista": un progetto politico progressista, che fosse di rinnovamento e di apertura, che voleva riportare ad avere fiducia nella politica e, soprattutto, in chi la rappresenta. La nostra visione voleva concepire l'azione politica e i suoi metodi attraverso un agire diverso, che mettesse in pratica valori come libertà, etica, morale, dibattito, condivisione, lealtà: valori che sono l'essenza indispensabile per ricostruire la casa comune dei valdostani, ma anche il senso di appartenenza e lo spirito di comunità. Purtroppo, in questo ultimo periodo sono venuti a mancare la sensibilità umana e la lealtà; sono venute a mancare sincerità e trasparenza, accettando imposizioni di altre forze politiche. La mia non è un'accusa, è una semplice constatazione. Una costatazione che evidenzia come i valori nei quali credo rischiano di trasformarsi in gusci vuoti se non sono sostenuti dagli strumenti più adatti a realizzarli. Oggi mi allontano, non scappo, e lo dico con tristezza, con l'augurio che questa scelta induca riflessioni profonde. Sia chiaro che non porto rancore né condurrò polemiche personali, ma al tempo stesso non devo chiedere scusa a nessuno, mi assumo tutte le responsabilità di questa mia scelta perché ogni diritto implica una responsabilità, ogni occasione un obbligo, ogni possesso un dovere».

«Non ho la capacità di interpretare i momenti politici». Il consigliere Nello Fabbri ha quindi motivato le sue dimissioni da capogruppo dell'UVP: «molti passaggi mi sono sfuggiti e mi hanno convinto di non avere quella capacità di interpretare i momenti politici che un capogruppo deve avere nei confronti dei colleghi e del movimento. Questa mancanza di finezza di interpretazione nelle varie situazioni mi ha fortemente messo a disagio, per cui, per evitare tali fraintendimenti in futuro, rassegno le mie dimissioni da capogruppo. Sono esclusivamente motivi personali, ma ciò non toglie che io non condivida il progetto di rifondazione delle forze autonomiste, che rimane l'unica possibilità per ridare slancio e futuro alla nostra Valle d'Aosta. E parlo di una ricostruzione che deve essere sostanziale, non di forma, di facciata, ma deve basarsi sulla roccia e non sulla sabbia, per poter dare la speranza che tutti vogliamo».

«In questa Legislatura è regnata l'incompetenza e l'incoerenza». Il capogruppo di "Coalition Citoyenne - Mouv'", Elso Gerandin, ha osservato che «il risultato delle elezioni politiche non può essere banalizzato e deve far riflettere la politica valdostana. Gli ultimi cinque anni di attività dei parlamentari valdostani sono stati deficitari, fatti di fiducie date al Governo a fronte di finanziarie dello Stato che massacravano la Valle d'Aosta. Ma c'è di più: nei cinque anni di Legislatura regionale è regnata sovrana l'incoerenza, l'incompetenza, la gestione di interessi personali, ma sono anche mancati la trasparenza e il rispetto nei confronti degli elettori. E' stata usata la politica per mortificare la nostra Autonomia: i valdostani con il voto del 4 marzo hanno dimostrato di averne abbastanza di questa gestione. Come fondatore dell'UVP, vedere lo sfascio di questo movimento è motivo di rammarico per me perché avevo creduto in quel progetto. Io credo che oggi il "Rassemblement" debba ripartire dalla questione morale, altrimenti la nostra Autonomia sarà a rischio. Non dovrà essere un embrassons-nous in nome degli interessi personali».

«Non è il momento di giudicare i buoni ed i cattivi». Luigi Bertschy, assessore regionale alla sanità, salute e politiche sociali ha auspicato che il segnale scaturito dalle elezioni «ci dia uno stimolo per ripartire. L'UVP si è già confrontata su cosa abbia funzionato e su cosa no. Sbaglia chi banalizza l'attività degli altri movimenti, non è il momento di giudicare i buoni e i cattivi, ma piuttosto quello di capire quali percorsi e progetti devono seguire le forze autonomiste. Squalificare gli avversari e gettare fango non è il punto di partenza utile a questo scopo. Auguriamo un buon lavoro ai parlamentari eletti».

«I risultati elettorali vanno rispettati, ma non è tutto oro ciò che luccica». Il capogruppo del Partito Democratico, Paolo Cretier, ha asserito che «ognuno nelle proprie sedi deve fare le proprie valutazioni per capire cosa non ha funzionato a livello di gestione dell'Autonomia e della Valle d'Aosta. C'è malcontento negli elettori e la nostra colpa come politici, a fronte di una crisi economica, è stata quella di non essere riusciti a dare delle risposte. Nel ventennio precedente, grandi azioni non sono state portare a termine e questo ha condizionato molto il momento attuale. Era necessaria maggiore stabilità per proseguire nell'azione a favore dei cittadini. I risultati delle elezioni sono un po' come le sentenze e vanno rispettati e accettati, ma non è tutto oro ciò che luccica. La politica è stata autocelebrativa e ha dimenticato i problemi che assillano quotidianamente la popolazione. L'Autonomia deve essere esercitata tutti i giorni e non solo in vista delle scadenze elettorali e bisogna riprendere in mano la situazione per riportare in auge la politica. L'augurio che faccio ai parlamentari è che siano loro i nuovi "Chevaliers dell'Autonomie", e che non venga messo nuovamente in discussione il nostro sistema fatto di autonomia finanziaria, proprietà delle acque, gestione dei trasporti e presidio del territorio».

«La frammentazione del fronte autonomista non ha permesso di ottenere due parlamentari».
Il presidente della Regione, Laurent Viérin, ha affermato: «ogni movimento oggi deve riflettere. Quando è nata, l'UVP si è impegnata in una scelta volta a stimolare l'UV, a denunciare metodi, questioni di principio, che non condividevamo. L'obiettivo era rompere per costruire su basi diverse. Questa Legislatura, al di là delle negatività, non ha dato il messaggio che portavamo nella bontà del nostro progetto. Rivendichiamo di aver sempre dibattuto per cercare di portare a compimento la ricostituzione delle forze autonomiste. Le elezioni sono un momento per trarre conclusioni e l'UVP sa fare autocritica. Il Movimento che ha vinto alla Camera ha avuto pochi voti in più rispetto a cinque anni fa, ma la frammentazione del fronte autonomista non ha permesso di ottenere due parlamentari. Ma va sentito, anche e soprattutto, il messaggio che ci hanno lanciato gli elettori, che alla politica chiedono temi concreti. I temi nazionali interessavano la gente, mentre le forze autonomiste non li hanno affrontati adeguatamente, non si sono dati messaggi diversi di cambiamento. Noi parliamo del nostro movimento, non distribuiamo patenti di vincitori o vinti. L'esortazione che formulo oggi è: non trasformiamo l'Aula del Consiglio in campagna elettorale in vista delle prossime regionali. Noi crediamo che le forze autonomiste, tutte, siano una grande risorsa che potrebbe trovare una sintesi dei problemi della nostra comunità. Capisco il momento di amarezza del collega Rosset, cui ribadisco la stima e il rispetto, auspicando che questo allontanamento sia occasione per ritrovarsi in nuove sfide e ripartire insieme».

«La Valle d'Aosta non è più un laboratorio di politica diversa». Per il capogruppo di "Area Civica - Stella Alpina - Pour Notre Vallée", Antonio Fosson, «la Valle d'Aosta non è più un laboratorio di politica diversa ed a causa della crisi economica presente anche in Valle, certi populismi hanno fatto breccia. Il nostro raggruppamento aveva un progetto di cambiamento, che si era concretizzato con la Giunta Marquis e con questi mesi di opposizione. Un cambiamento che è ormai ineluttabile e che non si può più fermare. Ciò che colpisce nei risultati delle elezioni politiche è la sconfitta di tutti i progetti autonomisti, del credere che lo Statuto speciale sia un grande valore che dà dignità alla nostra regione e la richiesta della neo deputata di scindere le competenze prefettizie da quelle di presidente della Regione sarebbe un grave danno per la Valle. Per noi, però, l'Autonomia deve portare a percorsi amministrativi validi, deve risolvere i problemi in maniera efficace e semplice. La nostra forma di governo non ha garantito alla Valle quel sistema di sviluppo auspicato, come abbiamo registrato ieri ascoltando le giuste proposte degli agricoltori. Ora bisogna ripartire riunendo tutti gli autonomisti, ma se riunire significa rinforzare alcuni personalismi allora non siamo d'accordo. Per difendere l'Autonomia saranno quindi utili dei passi indietro: chi sarà capace di farli, farà sicuramente un gran favore alla nostra Valle e a quelli che vi abitano».

«I valdostani hanno voluto darci uno schiaffo». Per il capogruppo di Alpe, Albert Chatrian, «non ci si deve nascondere dietro ad un dito, i valdostani hanno voluto darci uno schiaffo a titolo di avviso, prima che sia troppo tardi e, con onestà, dobbiamo riconoscere che il nostro messaggio politico non ha raggiunto il numero necessario di cittadini per ottenere la vittoria. Dobbiamo anche rilevare che il responso delle urne punisce l'autonomismo, senza distinzioni, quasi a significare che questo non costituisca più la base del sistema valdostano. Non è così, l'Autonomia è lo strumento per garantire l'autogoverno e la sua validità rimane, ma ora dobbiamo capire le cause di questo disamore se vogliamo recuperare il rapporto di fiducia con gli elettori. Certo è che la decisione di dare le dimissioni dal loro movimento dei due colleghi "Cinque Stelle", dopo le elezioni e non prima, ha condizionato l'esito delle urne e spiace che oggi qui in Consiglio da parte loro non vi sia nessuna spiegazione. Rileviamo poi che se a livello nazionale si sono delineati tre poli, qui in Valle i poli sono quattro, due dei quali autonomisti e contrapposti. Nel merito dei risultati, lo schiaffo che è stato dato alle nostre proposte ci dice che la gente non vuole più parole, vuole i fatti. Basta millantare, basta fare annunci. Abbiamo perso e Alpe sta facendo autocritica, ma ribadisce la validità delle due candidature proposte, Luisa Trione e Giampaolo Marcoz, a cui vanno il nostro apprezzamento e il nostro grazie. Da qui dobbiamo ripartire, dal progetto che va spiegato meglio e dalle persone, lasciamo a casa i mediocri, mettiamo in campo idee e persone che sappiano fare la differenza».

«Abbiamo perso un deputato e tutti quanti abbiamo grosse responsabilità». Mauro Baccega, assessore regionale alle opere pubbliche ha dichiarato: «il risultato è stato una batosta per noi, forse condizionato anche dai media nazionali che parlavano solo di "Cinque Stelle", centro destra e Matteo Renzi e che non ha dato chiarezza al messaggio che le forze autonomiste hanno voluto portare sul territorio. Il progetto autonomista per noi era serio e dovevano esservi profuse tutte le forze. Noi abbiamo aderito con convinzione alla lista "Vallée d'Aoste", perché riteniamo che il progetto di rilancio dell'Autonomia sia serio e concreto. Il rilancio non è completato e invitiamo a proseguire in questa direzione. L'Autonomia è una forza che questa regione deve salvaguardare. La Valle ha perso un deputato e questo è un fatto gravissimo, per il quale tutti quanti abbiamo delle grosse responsabilità. Sarà utile invitare i neo parlamentari per capire il percorso che vorranno intraprendere. Ora dobbiamo guardare avanti, dare prospettive e cercare di capire meglio le esigenze della nostra collettività».

«Autonomia non percepita come un valore». Il consigliere di "Area Civica - Stella Alpina - Pour Notre Vallée" Pierluigi Marquis ha ricordato: «sosteniamo da mesi un percorso di cambiamento, abbiamo provato a portare avanti una proposta che secondo noi resta la strada giusta. L'Autonomia dalla popolazione non è stata percepita come un valore, ma come uno slogan vuoto dei politici. L'Autonomia va rilanciata responsabilmente, è una cassetta degli attrezzi che va utilizzata. Non basta "rassembler", bisogna avere progetti comuni. I valdostani ci dicono che le lancette vanno portate avanti, che è fallito il progetto di questa maggioranza. Purtroppo non mi sembra che questa lezione sia servita: occorre cambiare, renderci conto dei problemi urgenti dei valdostani. Confrontiamoci in modo serio, senza alimentare il populismo e far perdere alla Valle d'Aosta un'occasione di ripartenza, di crescita e di speranza».

«Trovare le risposte adatte per risolvere il problemi dei cittadini». Il capogruppo dell'Union Valdôtaine, Augusto Rollandin, ha spiegato che «tutti i movimenti politici stanno facendo delle analisi. Non bisogna confondere le elezioni politiche con le regionali, anche se la nostra campagna elettorale era centrata sulla questione dell'Autonomia, dato che è necessario far capire che il nostro Statuto Speciale non è un accordo a livello nazionale. L'aspetto non è banale ed i "Cinque Stelle" hanno subito annunciato che bisognerà modificarlo nella parte delle competenze prefettizie attribuite al presidente della Regione. Lo Statuto speciale non è qualcosa di dato e di scontato: oggi, il Parlamento può modificarlo secondo logiche che possono non coincidere con quelle della nostra Regione. E' quindi importante far capire cosa sia l'Autonomia ed è quello che noi abbiamo cercato di fare in questa campagna elettorale. Ora dobbiamo insistere e trovare dei mezzi nuovi. Certo è più facile rompere e in quest'Aula tutti lo hanno dimostrato: qui, di vergini non ce ne sono. Dobbiamo quindi smetterla con l'autocelebrazione, ora la questione è quella di trovare le risposte adatte per risolvere i problemi dei cittadini. Andiamo incontro ad un momento ancora più difficile: la campagna regionale. Evitiamo di fare altri errori».

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