Tra veleni ed accuse reciproche il Consiglio Valle prende atto delle dimissioni di Perron: «vogliamo la politica della melma nel ventilatore?» si chiede Viérin

comunicato stampa
Ego Perron in Consiglio Valle

Nella seduta consiliare del 22 novembre, il Consiglio Valle ha preso atto delle dimissioni del consigliere Ego Perron (Union Valdôtaine) dalla carica di assessore al bilancio, finanze, patrimonio e società partecipate rassegnate il 13 novembre scorso a seguito della condanna in primo grado per induzione indebita a dare o promettere utilità nel processo riguardante la "Banca di Credito cooperativo valdostana". Le funzioni assessorili sono assunte ad interim dal presidente della Regione a partire da oggi fino all'elezione del nuovo assessore. Contestualmente, il Consiglio Valle ha respinto, con ventuno voti di astensione (Union Valdôtaine, Union Valdôtaine Progressiste, Partito Democratico ed "Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano") e tredici a favore, un ordine del giorno depositato in Aula dai gruppi Alpe, "Area Civica - Stella Alpina - Pour notre Vallée", "Movimento cinque stelle" e Gruppo misto, che impegnava il presidente della Regione ad assumere sino a fine Legislatura l'incarico ad interim di assessore al bilancio, patrimonio e società partecipate e a non procedere all'elezione di un nuovo assessore.

«Ad ottobre ripristinato un sistema che è all'attenzione della Magistratura». Il vice capogruppo di "Area Civica - Stella Alpina - Pour notre Vallée", Stefano Borrello, ha aperto la discussione, sostenendo che «per coerenza, io sono garantista e lo sarò fino ai tre gradi di giudizio e il mio auspicio è che tutti coloro che hanno un ruolo politico possano dimostrare la loro estraneità ai fatti che vengono loro contestati. Ho apprezzato dal punto di vista politico le dimissioni del collega Perron, anche perché non sempre in questa Legislatura ci sono stati comportamenti analoghi, con assessori che, coinvolti dagli effetti della "legge Severino", non si sono dimessi». E ha aggiunto: «Oggi, il nostro augurio è che il presidente della Regione assuma ad interim il ruolo di assessore al bilancio, vista l'esiguità di tempo che ci separa dalla fine Legislatura, anche se capiamo la necessità di trovare degli equilibri politici tra le varie forze politiche. Il progetto politico della nuova maggioranza è oggi molto debole perché nell'arco temporale di un mese, la squadra titolare ha già avuto dei problemi: la scelta di ottobre ha ripristinato un sistema, che oggi è all'attenzione della Magistratura e che viene definito dai contorni inquietanti. Un sistema che noi non condividiamo e, oggi, più che mai rivendichiamo la bontà del progetto che ci aveva portati alla guida del governo a marzo».

«C'è un populismo inadeguato di estrema sinistra». Il capogruppo del Partito Democratico, Paolo Cretier, ha detto: «Con le sue dimissioni, l'assessore Perron, per rispetto delle Istituzioni, ha già chiuso la questione. In Consiglio, non siamo giustizieri come non siamo un collegio giudicante, abbiamo una funzione ispettiva e di indirizzo: oggi, quindi non fomentiamo ulteriormente quella cultura del sospetto che sta diventando una brutta piaga della nostra società. Ho anche scoperto che c'è un populismo di estrema sinistra con toni decisamente inadeguati e che invoca manifestazioni di piazza. Bisognerebbe fare un ragionamento approfondito sull'azione propositiva dei consiglieri: diamo un segnale di coerenza e di parvenza di serietà, occupandoci dei problemi che assillano i cittadini».
Il capogruppo di "Edelweiss Popolare Autonomista Valdostano", Mauro Baccega, ha espresso apprezzamento «per il senso di responsabilità dimostrato dal collega Perron. Tutti si professano garantisti, ma poi negli atti si chiedono le dimissioni anche di chi non è neppure indagato. Non trasformiamo quest'aula consiliare in un'aula di Tribunale, usando toni sprezzanti nei confronti dei nostri colleghi. Gli aspetti giudiziari che hanno coinvolto quasi tutti i gruppi devono essere giudicati altrove: l'invito che faccio è quello di tenere i toni della politica accettabili e andare nella direzione di consentire ai nostri colleghi di difendersi serenamente. Oggi, questo Consiglio deve dare una dimostrazione all'esterno diversa da quella proposta dall'opposizione».

«Fatto il mio nome per sviare l'attenzione sulla vicenda di Perron». Il capogruppo di Alpe, Albert Chatrian, ha voluto precisare: «A fine febbraio la Giunta era dimissionaria, non c'era più la maggioranza; noi abbiamo dato vita ad un'alternativa di Governo che, sebbene non eletto dal popolo, si è ritenuto un passaggio doveroso. In quel momento, per quanto mi riguarda, sarebbe stato più facile non accettare la carica di assessore. In questi giorni, per cercare di sviare l'attenzione dalla vicenda di Perron, si è voluto fare il mio nome, facendo intendere che le nostre situazioni fossero identiche. Nel mio caso, sono state emesse due sentenze, una di proscioglimento e una di condanna per concorso al finanziamento illecito ai partiti. Non sono previste né sospensione né decadenza. Sul mio capo non pende alcun divieto di esercitare una carica pubblica e a rappresentare legalmente la Regione, a rappresentare una comunità. La mia onorabilità e la mia correttezza professionale sono state accertate. Per Perron, condannato per il reato che si definiva una volta "concussione", il nesso tra condanna e sospensione è previsto ed è automatico, non c'è discrezionalità. Eppure si cerca in malafede di confondere le idee. Non sono accusato di aver intascato soldi pubblici di Alpe, né per pranzi, per cene, per viaggi, per pagarmi i contributi previdenziali. Nessuno mi può accusare di aver usato una posizione di potere per fare pressioni o per ottenere vantaggi di natura personale. Con queste malignità non mi indebolite, ma mi date vigore; sono certo che le persone intelligenti capiranno. Siamo tutti utili, nessuno è indispensabile. La Giunta di oggi è nata con lo slogan di ritrovata stabilità, ma dopo soli venti giorni perde un pezzo. Per i valdostani il futuro non si preannuncia sereno».

«Attaccati pubblicamente in modo becero e disonesto». La consigliera di Alpe Patrizia Morelli, facendo eco al suo collega Chatrian, ha aggiunto: «Sono rimasta sorpresa dalle affermazioni del collega Perron che ha sempre dato prova di moderazione e di bon ton istituzionale e, colpito da una condanna che, per effetto della legge Severino, comporta la sospensione dal Consiglio, ha voluto anticipare le dimissioni da assessore. Però oggi c'è anche un atteggiamento ipocrita e speravamo di non dover arrivare in Consiglio regionale a parlare crudamente di questioni personali, ma abbiamo dovuto farlo perché siamo stati attaccati pubblicamente in modo becero e con affermazioni intellettualmente disoneste che hanno falsato la realtà in modo pretestuoso. Infatti, il consigliere Perron, condannato in primo grado per induzione indebita a dare o promettere utilità, ha tirato in ballo il collega Chatrian e la sottoscritta, come se ci trovassimo in una situazione analoga alla sua. Invece, la differenza è sostanziale e lo stabilisce la legge Severino che prevede la sospensione da consigliere per certi tipi di reato, mentre nessuno di noi è stato condannato per essersi curato dei suoi affari personali».

«UVP stampella dell'UV che combatte ma subisce il sistema». Il consigliere Claudio Restano (Area Civica - Stella Alpina - Pour notre Vallée) si è detto imbarazzato ad intervenire, «alla luce dei fatti intervenuti, ma anche degli articoli sulla stampa nazionale che definiscono la nostra Regione un esempio di mala gestione, citando i dossier Casinò, "Cva", aeroporto, autostrada. In particolare un articolo è stato pubblicato a seguito dei lavori della seconda Commissione e della Commissione speciale sulla "Cva"; tutti gli articoli richiamano al "sistema". Viviamo una situazione paradossale: il presidente della Regione, cui va dato atto di voler imprimere un cambiamento, deve farsi carico dell'Assessorato di Perron, ma anche delle inchieste giudiziarie che coinvolgono altri colleghi. E' anche contraddittoria la posizione dell'Union Valdôtaine Progressiste: da un lato combatte il sistema, dall'altro lo subisce. Le primarie del Partito Democratico hanno sancito il distacco della gente dal partito e dalla politica, mentre i consiglieri regionali oggi sono la stampella dell'Union Valdôtaine, che non ha nemmeno il tempo di convocare un congrès. Si dà la colpa a chi ha il coraggio di parlare, di far sentire la propria opinione. Nel 2014 sei Consiglieri dell'Union Valdôtaine hanno scritto il documento "Liberi di dire": io ero tra questi e avevamo visto le cose con lungimiranza, oggi lo possiamo confermare. Si è detto che sia meglio dire una brutta verità che una bella bugia: la politica deve dire la verità. Un anno fa, con il collega Fosson sono uscito dall'UV; pur manifestando al "comité fédéral" la nostra disponibilità al dialogo, nessuno dell'UV ci ha mai chiamato. Le persone sono solo di passaggio, ben altra cosa sono gli Assessorati. Dobbiamo guardare avanti: non serve una Regione che distribuisce soldi e favori a poche persone, dobbiamo investire per il lavoro e la ricchezza di tutti. Vogliamo dare potenziale alle imprese, attirare i giovani. Noi stiamo facendo la nostra parte con coraggio e crediamo che non serva dibattere la posizione di Perron. Questa maggioranza, nonostante la buona volontà di alcuni, non è in grado di portare avanti i propri intenti di cambiamento».

«Riflettete bene prima di accusare di tradimento». Il consigliere segretario Carlo Norbiato ("Area Civica" - Stella Alpina - Pour notre Vallée") ha osservato: «Sarebbe facile brandire spada del giustiziere. A livello personale, esprimo la mia solidarietà al collega Perron, augurandogli di poter chiarire al più presto la sua posizione. Ma dal punto di vista politico, non posso che definire sconcertante il quadro che sta investendo la politica valdostana. Purtroppo la tendenza che si sta manifestando in questo Consiglio è quella della non trasparenza, e mi riferisco alla volontà di non pubblicare gli importi degli assegni vitalizi, come anche al respingimento della costituzione della Commissione consiliare speciale per verificare gli appalti delle società partecipate, che peraltro sono nel mirino della Magistratura. Il mio invito è quello di riflettere bene prima di lanciare accuse di tradimento, come da parte di chi, come il sottoscritto, ha servito il Mouvement. La fedeltà e la fiducia vanno conquistate sul campo. Spero davvero che questi miei commenti possano portare a riflessioni costruttive».
Il consigliere del gruppo misto Andrea Padovani ha osservato che «le dimissioni di Perron non sono un atto eroico, sono un atto dovuto, in quanto la sua condanna in primo grado rientra tra i motivi di sospensione previsti dalla legge Severino. Gli atti della Magistratura parlano oggi di un sistema inquietante di mala gestione e mala politica che francamente non avremmo voluto vedere: ritengo quindi che la questione morale di cui parlava Enrico Berlinguer nel 1981 si riproponga oggi in maniera violenta e prepotente. E le associazioni e i movimenti che saranno qui oggi a manifestare lo faranno per rompere quel muro di silenzio che ha avvolto questo Consiglio e la Valle d'Aosta».

«Le dimissioni sono un atto dovuto». Il consigliere Elso Gerandin del gruppo misto ha affermato: «Le dimissioni dalla carica di assessore sono un atto dovuto, hanno evitato di aprire un'altra pagina poco consona a questo Consiglio, un'ennesima brutta figura. Fino all'ultimo grado di giudizio la presunzione di innocenza c'è, ma non facciamo falsi miti sbandierando un atto di responsabilità che non è trasparenza amministrativa, non è sintomatico di cambiamento; è un semplice atto dovuto. Il Consiglio è preposto a fare chiarezza, a dare indicazioni della vera trasparenza amministrativa che ci chiedono i cittadini, aspettando risposte ai problemi quotidiani. Si aspettano meno proclami, meno selfie. Si aspettano la risoluzione delle criticità. Bisogna spiegare ai cittadini perché si è cambiato idea, anche per quello che riguarda la trasparenza. Spero che non sia la magistratura a decidere i candidati alle prossime elezioni, ma che sia la politica a riappropriarsi il proprio ruolo. Il problema ora non è essere colpevoli o meno, ma i politici devono essere trasparenti. Il futuro che la Valle d'Aosta vuole non è quello che si sta prospettando, per cui, al di là della vicenda di Perron, riflettiamo sul sistema che stiamo mettendo in piedi, perché non credo proprio che gli elettori dell'UV volessero arrivare a questa situazione. E' giunto il momento di voltare pagina. I principi dell'UV rimangono un patrimonio che appartiene ai valdostani che hanno a cuore l'autonomia e il futuro della nostra regione».

«Catapultare questioni giudiziarie in quest'Aula favorisce gli "antisistema"». Il consigliere dell'UV Ego Perron ha quindi replicato: «Capisco che questa possa essere una situazione ghiotta per le opposizioni, ma catapultare questioni giudiziarie in quest'Aula non fa bene alla politica e non fa altro che favorire gli antisistema. Ancora oggi io ritengo di non avere in alcun modo abusato del mio ruolo e di non aver mai attraversato i confini della legalità: per me questa è una sentenza ingiusta e particolarmente dura e ricorrerò fino all'ultimo grado di giudizio per provare la mia innocenza. Ma non ho esitato a dimettermi e non pretendo medaglie per questo: ho fatto un atto responsabile, in linea con la mia coscienza per non mettere in difficoltà il mio Movimento, la Giunta e la maggioranza che mi ha sostenuto; l'ho fatto senza aspettare che arrivasse il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri previsto dalla legge Severino».
Il consigliere Perron ha poi dichiarato di «non aver apprezzato la ricostruzione da pubblico ministero fatta dal gruppo Alpe, perché non aiuta i cittadini a capire. Evidenziare una sostanziale diversità di comportamento tra me e altri che, pur in presenza di una condanna di secondo grado, non hanno esitato ad assumere ruoli, è un giudizio politico e credo che sia nel mio diritto esprimerlo. Prenderci dei rimproveri da parte di chi non è nelle condizioni di dare lezioni di morale ad altri è francamente incredibile»

«Il Governo regionale vuole confrondere, depistare e banalizzare». Il vice capogruppo di Alpe Fabrizio Roscio ha evidenziato: «Non voglio esprimere giudizi o commentare la vicenda, ma il consigliere Perron deve riconoscere che non tutti i reati rientrano nella legge Severino, per cui prima di fare certi accostamenti bisogna riflettere. La legge Severino deriva da studi precisi, da stime a livello europeo che hanno evidenziato che la corruzione e mala gestione cosa pubblica in Italia erano rilevanti a tal punto da consumare percentuali importanti di ricchezza del Paese. Le vicende giudiziarie delineano intrecci pericolosi, comportamenti spregiudicati, scelte avallate dai vertici politici valdostani. In passato diversi scandali hanno posto in situazione di imbarazzo anche la Valle d'Aosta, ma oggi emerge un comportamento patologico, peraltro coperto dalle ideologie. Si è persino coniato il neologismo "cleptocrazia". Ci si serve della posizione pubblica per scopi privati, c'è un'occupazione delle Istituzioni, andando così a deformare la democrazia. Le Istituzioni dovrebbero essere depositarie dell'interesse generale, invece i partiti portano avanti una visione propria del bene comune, che non è sempre coincidente con l'interesse generale. Così facendo, si creano squilibri. Strumenti ordinari come sono le Commissioni ordinarie, purtroppo non sempre hanno sortito effetti; per casi eccezionali ci vogliono strumenti eccezionali, come una Commissione speciale per verificare la governance e gli appalti delle società partecipate. L'atteggiamento del Governo regionale è stato improntato a confondere, depistare, banalizzare, imputare la minoranza. Non è di certo il momento di andare sul personale, ciò che è emerso è gravissimo, è un danno per l'intera Valle d'Aosta, rappresentata come terra di privilegi immotivati. Uno dei pochi strumenti di cui dispongono le autonomie è dimostrare nei fatti che il modello funziona. Ad oggi, questa maggioranza non dà segnali in questo senso e si è insinuato un sospetto che mina il rapporto con la politica: conta l'appartenenza, non la meritocrazia».

«Non possiamo immagine che alcuni siano portatori di giustizia e tutti gli altri dei delinquenti». L'assessore al turismo e vice capogruppo dell'Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, ha fatto appello «ad una maggiore prudenza e ad evitare speculazioni e biechi sciacallaggi sulla presa d'atto delle dimissioni del collega Perron: non possiamo immaginare che alcuni siano i portatori del verbo e della giustizia e tutti gli altri dei delinquenti. Oggi, in quest'Aula, su questo tema c'è stato un approccio simpatico: per qualcuno le sentenze sono giuste, per altri sono ingiuste; qualcuno non ha bon ton perché rimprovera a qualcun altro alcuni passaggi politici, altri con garbo dialettico ci accusano dei peggio illeciti. Io credo che stiamo perdendo di credibilità perché l'opinione pubblica guarda con sospetto all'attività della pubblica amministrazione: il momento è difficile e impegnativo, cerchiamo quindi di non alimentare continuamente la cultura del sospetto e occupiamoci dei problemi dei valdostani».

«Vogliamo la politica della melma nel ventilatore?». In chiusura di dibattito, il presidente della Regione, Laurent Viérin, ha rilevato: «E' giusto che ognuno possa esprimere la propria opinione, così come sarebbe interessante ripercorrere le posizioni che si sono succedute in questa Legislatura, non solo dal 10 marzo scorso. E' opportuno darsi delle regole, dei metri di giudizio, per discutere e affrontare gli argomenti. Una volta decisi, questi vanno mantenuti, e non cambiano a seconda delle maggioranze e delle minoranze. Spiace sentire amarezza in alcuni interventi. A mio avviso, occorre dibattere su tre argomenti: politica, amministrazione e etica. Riguardo alla politica, il progetto è portato avanti da persone che ricoprono diverse posizioni. Le persone sono conseguenza del progetto e questo era l'intento dell'idea che abbiamo elaborato in estate. L'amministrazione è parametrata su programmi, su cui ci possono essere visioni diverse. Di etica ne abbiamo parlato in diverse occasioni, anche affrontando situazioni imbarazzanti. Abbiamo sempre mantenuto un profilo basso, garantista. Quando si è garantisti si scinde un'indagine da un avviso di garanzia. Nel caso di Perron, nessuno ha parlato di eroi, ma è legittimo definire la sua decisione di dimissionare un atto di responsabilità. Cos'altro avrebbe potuto fare? Che clima vogliamo? Vogliamo procedere col muro contro muro? Io ritengo che in questo breve periodo abbiamo lanciato messaggi di cambiamento, ad esempio procedendo a nomine tecniche. Il Consiglio deve interrogarsi ma mettere sul piano tutti i problemi. Rilanciamo la pacatezza e la moderazione per costruire il futuro. Vogliamo la politica della melma nel ventilatore? Certo è che non possiamo cambiare parametri e giudizi a seconda delle persone e dei ruoli. Il clima è già pre-elettorale, andrà ulteriormente a surriscaldarsi, ma cerchiamo di scindere la posizione populista da un dibattito serio. Il nostro impegno quotidiano è quello di mettere in pratica il programma e i principi che ci appartengono».

L'interim di Laurent Viérin è provvisorio. Riguardo all'ordine del giorno, il consigliere Elso Gerandin, nell'illustrarlo, ha motivato la richiesta di impegnare il presidente della Regione ad assumere fino a fine Legislatura l'incarico ad interim di assessore al bilancio: «Dobbiamo tenere conto del breve lasso di tempo che ci separa dalla discussione del bilancio regionale 2018-2020: una tematica che il presidente Viérin, vista la delicatezza del momento, ha seguito in prima persona e che sarebbe necessario proseguisse a fare. Inoltre, bisogna considerare che siamo quasi a fine Legislatura e ci sembra inopportuno nominare un nuovo assessore».
Laurent Viérin ha risposto che «l'interim è una situazione eccezionale che va a supplire un periodo. E' vero che siamo a fine Legislatura, ma crediamo che questo Assessorato abbia una valenza importante non solo per le sfide legate al bilancio, ma anche per tutte le altre competenze, come quelle legate relative alle società partecipate. Sottolineo poi come abbiamo sempre sostenuto che non bisogna concentrare tutte le deleghe nelle mani del presidente della Regione. La politica farà quindi le proprie valutazioni per la sostituzione dell'assessore e in questo senso procederemo».