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Approvate due risoluzioni dal "Réseau de femmes" della "Apf" a St.-Vincent: «lavoriamo per il rispetto dei diritti umani» ha evidenziato Viérin

redazione 12vda.it
Marco Viérin e Françoise Bertieaux durante l'incontro di Saint-Vincent

Due risoluzioni sono state approvate dal "Réseau des femmes" della "Assemblée parlementaire de la francophonie - Apf" che si è riunito al centro congressi del "Grand hôtel Billia" di Saint-Vincent giovedì 5 e venerdì 6 febbraio: la prima riguarda la candidatura al "Premio Nobel" per la pace del Comitato del "Cedaw", mentre la seconda condanna l'attività di "Boko Haram" in Nigeria: «questo incontro è una testimonianza concreta della nostra sincera appartenenza alla "Apf" ed ai valori che essa interpreta - ha evidenziato Marco Viérin, presidente del Consiglio Valle - insieme collaboriamo per lo sviluppo di una comunità internazionale basata sul rispetto dei diritti umani, tra i quali il principio di uguaglianza e di non discriminazione occupa un posto fondamentale. Purtroppo, in tutto il mondo, la disparità tra uomini e donne è ancora evidente: ci sono differenze significative nell'accesso alla formazione e all'occupazione, nell'avanzamento di carriera, e nei compensi cosi come nell'accesso a ruoli di responsabilità politica. Il messaggio che gli eletti, e quindi la politica deve trasmettere è quello di condividere le idee e convinzioni diverse, cercando oltre il presente per costruire il futuro, sapendo tradurre le scelte nella realtà».

L'incontro, organizzato dal Consiglio Valle e costato quarantamila euro, ha riunito sessanta partecipanti provenienti da ventitré sezioni della "Apf" oltre agli esperti delle "Nazioni Unite" e della "Organizzazione internazionale del lavoro": «abbiamo iniziato informandoci sulla situazione dei diritti delle donne nei nostri rispettivi Paesi e scambiandoci le "buone pratiche" - ha spiegato la deputata belga Françoise Bertieaux, presidente del "Réseau" - la presenza di esperti di organizzazioni internazionali ci ha permesso di approfondire il tema delle pari opportunità e della non discriminazione, guardando al futuro per realizzare gli obiettivi del millennio. A livello globale, c'è stato un miglioramento evidente nell'affermazione dei diritti delle donne, ma a livello locale il percorso è ben lungi dall'essere completo ed in alcune situazioni è anche peggio».

Nella prima risoluzione approvata dal "Réseau", si sostiene, quindi, la candidatura per il "Premio Nobel" 2015 per la pace al Comitato di supporto alla "Convenzione sull'eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna - Cedaw" delle "Nazioni Unite", istituita nel 1979 dall'Assemblea generale delle "Nazioni Unite" e ratificata da tutti Paesi francofoni. Ricordando che la Convenzione è il primo testo che definisce in dettaglio discriminazione contro le donne, considerando tutti gli aspetti della vita come la salute, l'educazione di base, le possibilità di carriera, l'attività sociale e lo status politico, economico e giuridico, che la rende un importante strumento per la tutela dei diritti umani, il "Réseau" ha sottolineato l'importanza del lavoro del Comitato, la sua imparzialità e la pertinenza delle sue raccomandazioni, in particolare nelle zone di conflitto, chiedendo ai Parlamenti ed ai Governi francofoni di sostenere la candidatura del Comitato per il "Premio Nobel" per la Pace: «le donne rappresentano la forza primaria di sviluppo e di pace, anche, in realtà, ancora oggi milioni di loro sono le principali vittime di violenza, di sofferenza e conflitti - ha rimarcato la Bertieaux - riteniamo che sia giunto il momento di dare ai diritti delle donne una nuova dimensione nell'affermazione dei valori della pace e della giustizia».
«Nonostante i progressi compiuti da molti Paesi del mondo
- ha aggiunto Chantal Certan, consigliera regionale componente della sezione valdostana della "Apf" - le discriminazioni persistono e costituiscono un grave ostacolo alla lotta contro la povertà e nella ricerca di uno sviluppo sostenibile, equo e armonioso. Sosteniamo con convinzione la candidatura del Comitato "Cedef" e ci faremo promotori a tutti i livelli, nelle istituzioni e nella società, affinché ci sia un grande e determinato sostegno contro tutte le forme di discriminazione verso le donne».

La seconda risoluzione condanna lo stupro e il rapimento da parte dei terroristi jihadisti di "Boko Haram" nel nord-ovest della Nigeria, esprimendo la solidarietà verso le madri dei bambini e dei giovani adolescenti rapiti ed arruolati forzatamente: «il lavoro del "Réseau" svolto a Saint-Vincent - ha proseguito la Certan - è stata anche l'occasione per la sezione valdostana della "Apf", e per il gruppo di lavoro per la riprogettazione della legge regionale che ha istituito la Conferenza per le pari opportunità, per approfondire i vari aspetti sui diritti umani fondamentali, che sono alla base della convivenza pacifica tra culture diverse. Anche una piccola realtà come la Valle d'Aosta, che sta diventando sempre più multiculturale, deve mettere in discussione gli stereotipi discriminatori, applicando i principi di rispetto e di solidarietà, con le diverse Istituzioni che devono esprimerne la loro affermazione concreta, attraverso un quadro giuridico chiaro e puntuale».


Venerdì 6 febbraio, inoltre, si celebrava la "Giornata Mondiale contro l'infibulazione e le mutilazioni genitali femminili", le terribili pratiche tradizionali che vengono eseguite principalmente in ventotto Paesi dell'Africa sub-sahariana, che ledono fortemente la salute psichica e fisica di bambine e donne che ad esse sono sottoposte, l'Organizzazione mondiale della sanità ha stimato in oltre 130 milioni di donne nel mondo le vittime di questa violenza, con tre milioni di bambine a rischio ogni anno. Per l'occasione il "Réseau des femmes" della "Apf" ha ribadito con forza il suo impegno, nei Paesi del mondo francofono, nella lotta contro le mutilazioni genitali femminili. Le parlamentari, ricordando la disumanità di tali atti su donne e ragazze in tutto il mondo, si sono impegnate e fornire aggiornamenti regolari sul controllo e l'applicazione delle norme giuridiche in materia che vietano l'infibulazione e le mutilazioni genitali femminili, con l'obiettivo anche di condividere le migliori pratiche per sradicare questi atti efferati.

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