Chantal Certan spiega la sua presenza tra i "freevax": «sono andata come uditrice, per conoscere le problematiche di diverse famiglie valdostane»

redazione 12vda.it
Chantal Certan in Giunta regionale

«Al contrario di quello che, non so chi, può supporre, la mia partecipazione è stata assolutamente da uditrice. Spesso è difficile capire dov'è il passaggio fra ruolo passivo e ruolo attivo, se ci si informa si è attivi in qualcosa, se non ci si informa si ignorano e quindi non si vogliono affrontare le problematiche». Così Chantal Certan, assessore regionale all'istruzione e cultura, ha risposto così alle critiche di chi l'ha associata al pensiero "antivaccinista" dopo averla vista in prima fila, a Fénis, nella serata di venerdì 2 settembre, nell'incontro organizzato dall'associazione "Pro libera scelta VdA".

«La scuola dell'infanzia integrata nell'obbligo scolastico». «Io non temo il confronto - ha spiegato - e credo di doverci essere quando delle famiglie, che comunque sono organizzate in un'associazione, organizzano una conferenza, in cui si parla anche di scuola. Credo che ormai sia evidente che questa legge, anche proprio in relazione ad un interessamento che ci fu da subito di chi si occupa di scuola, non era solo un qualcosa legato alla sanità, ma era un qualcosa che avrebbe avuto ricadute sulle scuole. Proprio in questa ottica di conoscere e di dialogo, che deve essere aperto, proprio perché la Valle d'Aosta ha investito almeno da due secoli, nella scuola pubblica, ed abbia anche tracciato delle linee all'avanguardia riguardo alla scuola per i bambini dai tre ai sei anni, dato che, in pratica, la scuola dell'infanzia è diventata parte integrante dell'obbligo scolastico, venendo raggruppata nelle stesse Istituzioni, credo che proprio per questo vada salvaguardato e vada fatto di tutto per continuare a migliorare in questa direzione e non andare a creare malintesi o malumori nelle famiglie, che, in generale, abbiano sempre riconosciuto questo grande ruolo della scuola pubblica».

«Un errore incoraggiare le "scuole riserva", anche solo per piaggeria». Il «non so chi» che ha criticato apertamente la Certan è l'ex compagno di banco in Consiglio Valle Jean-Pierre Guichardaz, attuale capogruppo del Partito Democratico: «non voglio fare ulteriore pubblicità all'assessora paladina della "libera scelta", se ne fa già a sufficienza da sola usando le istituzioni un giorno sì e uno pure per propagandare le sue idee balzane, ma se le sue prese di posizione escono fuori dalle miserie valdostane e veniamo accostati dai giornali nazionali alla neo Repubblica del Veneto di Zaia allora tacere diventa una colpa imperdonabile - ha scritto su "Facebook" - come ho fatto finora evito di pormi in aperta contrapposizione con i genitori, perché capisco bene, essendo anch'io tale, che le preoccupazioni per i propri figli a volte superano le più accreditate evidenze mediche e scientifiche, dico però, rivolgendomi soprattutto a chi di fatto incoraggia questa spinta all'isolamento dalla sua posizione istituzionale, la Certan addirittura citava Rudolf Steiner quale ispiratore dei suoi vaneggiamenti contro il governo nazionale, reo, a suo dire, con la sua campagna vaccinale, di intraprendere sperimentazioni di massa simil naziste sui bambini, che così facendo si torna indietro sul concetto di universalità, oltre che della salute anche dell'istruzione. Che un assessore all'Istruzione citi Steiner o robe simili, incoraggiando modelli alternativi all'istruzione pubblica e paritaria, è un "non sense", sia perché va in contrasto col titolo stesso del suo dicastero, sia per le motivazioni sottese a tale "apertura" (i vaccini e bla bla). La Valle d'Aosta, negli anni, ha investito in un modello scolastico (e pre scolastico) super inclusivo (dagli zero anni in poi!), che non lasci indietro nessuno, che dia a tutti la possibilità di progredire (le piccole scuole di montagna, le borse di studio, i contributi, il sostegno alle varie forme di disabilità...), pensando che l'istruzione non debba essere un privilegio per pochi ma un diritto per tutti al pari del diritto alla salute. Accogliere, anche solo per piaggeria, l'idea che chi non si adegua agli obblighi sui vaccini possa costituire delle "scuole riserva", magari con il beneplacito delle istituzioni, è un atteggiamento per nulla confacente a un assessore all'Istruzione pubblica, in più è come aprire l'istituzione a un modello di scuola classista, fatta per pochi e per chi se la può permettere (l'istruzione alternativa ha dei costi enormi). Una roba da borghesi sulla luna, altro che da progressisti!».

Due "asili nel bosco" per cinquanta bambini a Quart e Saint-Christophe. Il rifermento di Guichardaz è relativo alle dichiarazioni di Stefano Minetti, presidente e fondatore dell'associazione "Genitori per la libera scelta VdA", che fa parte del più ampio "Coordinamento del movimento italiano per la libertà delle vaccinazioni - Comilva": «molti genitori hanno preferito, per una serie di ragioni, tra cui questa qui - aveva annunciato a Fénis - la possibilità di auto-organizzarsi in piccoli gruppetti per la gestione dei bimbi, facendo una sorta di educazione parentale. Poi ogni singolo gruppetto ha scelto una forma di pedagogia che può essere più o meno simile a quella della scuola tradizionale, in alcuni casi molto diversa come nel caso delle scuole steineriane che per altro in Germania sono una realtà assolutamente normale o di forme più nuove di pedagogia come quelle che arrivano in Italia dal nord Europa quali l'asilo nel bosco».
Minetti ha fatto sapere che complessivamente la didattica "alternativa" interesserà 160 famiglie, con cinquanta bambini tra zero e sei anni che "frequenteranno" due nuovi "asili nel bosco", che saranno operativi sulla collina di Quart ed a Saint-Christophe: «è condivisa l'esigenza di un progetto alternativo anche per la scuola dell'obbligo - ha proseguito - l'idea, per l'anno prossimo, se ci riusciremo, ad organizzare una o due scuole, una di stampo montessoriano ed una di stampo steineriano, quindi "Waldorf", con dei progetti per delle scuole elementari per i nostri figli».

«Chi non è vaccinato farà le sue valutazioni con l'Usl». «Io solo ho risposto ad un genitore - ha ribadito Chantal Certan - che chiedeva come fare ed abbiamo concordato con l'Assessorato alla sanità e l'Azienda Usl una prima procedura e dovrebbero arrivare in questi giorni le lettere che l'Azienda ha inviato. Con quelle lettere le famiglie si recheranno a scuola e consegneranno, chi lo ha, il "certificato di conformità" mentre e chi ha quello di "non conformità" consegnerà anche l'autocertificazione in cui dichiara di aver preso contatto con l'Azienda sanitaria. Per quanto riguarda la scuola, fino al 10 marzo, per la fascia da zero a sei anni, il discorso si chiude con le famiglie che prenderanno contatti con i medici e ci saranno le valutazioni che faranno con l'Azienda sanitaria. Per quanto riguarda la fascia da sei a sedici anni, abbiamo deciso di aspettare, c'è un gruppo di lavoro, e di valutare successivamente, semplicemente perché la scadenza è il 31 ottobre non è l'11 settembre».

«C'è sempre stato chi lasciava i bimbi piccoli dai nonni». «Nel momento in cui io ho partecipato alla conferenza - ha aggiunto ancora la Certan - e tra gli interventi hanno parlato dei medici, è chiaro che, in prospettiva, alcuni chiedevano quali erano e qual era la possibile organizzazione, che c'è già stata, e voglio dire che chi teneva i bambini da tre a sei anni a casa, li lasciava dai nonni. Fatto salvo che la scuola dell'infanzia non è obbligatoria si andrebbe un po' a depotenziare, ed a mio avviso e, in qualche modo, penalizzare, tutto quello che è stato fatto sia per gli asili nido che per la scuola dell'infanzia in questi anni, soprattutto nei piccoli centri, però è una scelta che molti genitori ancora oggi fanno e che possono fare anche se non lo vedo come arricchimento. Cosa diversa è la fascia da sei anni in poi, perché quella è scuola dell'obbligo, per cui se qualcuno deciderà di fare educazione parentale bisognerà che questa sia normata che sia legislativamente supportata perché questo si può fare se la legge lo permette. Una volta che uno decide di fare una formazione, un'educazione parentale, ci saranno poi tutta una serie di esami a cui si devono sottoporre e se si mantiene il dibattito aperto, che non si chiude, senza lasciare dei dubbi, credo che sia meglio, perché finora la scuola ha investito tantissime risorse anche in un territorio di montagna difficile».

«Certi colleghi consiglieri non si preoccupano di ciò che non hanno fatto». «Ci sono poi tutta una serie di problematiche che le circolari ministeriali ci sottopongono - ha puntualizzato l'assessore - e da un'attenta lettura si trovano tutta una serie di piccole cose che sembrano ininfluenti, ma che in un territorio di montagna non sono banali. Nella costituzione delle classi, laddove c'è una pluriclasse ci sono tutta una serie di cose che vanno analizzate ed in questi termini credo che sia importante conoscere e sapere quali sono i dibattiti aperti sul nostro territorio. Mi stupisce un po' che alcuni colleghi del Consiglio regionale si preoccupino di quanto faccio od a quali riunioni o conferenze partecipo, quando non si sono preoccupati di quello che non hanno fatto loro. Credo che sia importante che questo dibattito sia aperto ed il fatto che sia in corso questa discussione vuol dire che la comunità valdostana partecipa a questo dibattito. E' importante che questo non resti confinato in stanze chiuse ma è una problematica aperta a tutti».

«La Valle d'Aosta fa parte dell'Italia e dobbiamo assoggettarci alla legge». «Sotto il profilo generale credo che il tema dei vaccini sia un tema che sia all'attenzione non solo nostra, ma in tutte le regioni italiane - ha quindi evidenziato il presidente della Regione, Pierluigi Marquis, cercando di gettare acqua sul fuoco - tutti si stanno muovendo con grande difficoltà in questo ambito perché, una volta che ci si è espressi preventivamente a favore dell'iniziativa legislativa, adesso bisogna passare alla fase operativa, dove sono emerse tutta una serie di difficoltà che abbiamo potuto anche vedere come sono trattate nelle altre regioni. Per quanto ci riguarda, dato che sicuramente, così come gli altri, fino a prova contraria, la Valle d'Aosta è una realtà regionale nello Stato italiano, e quindi dobbiamo assoggettarci alla legislazione nazionale, gli uffici dell'Assessorato alla sanità di comune intesa con l'Assessorato all'istruzione, per ciò che concerne la parte scolastica, stanno definendo qual è la strategia per poter pianificare la prima applicazione degli effetti di questa legislazione. Sicuramente è una questione abbastanza complessa che prevede diverse casistiche, in relazione anche al tipo di scuola interessata, se si parla di materne ci sono delle regole di un certo tipo, se si parla di scuole elementari ci sono altre disposizioni, quindi credo che sia corretto, da parte di tutti, monitorare quello che avviene sul territorio cercando di arrivare il prima possibile a fare assoluta chiarezza su come viene applicata la legislazione».

«Approccio soggettivo sulla normativa». «Credo che in Valle d'Aosta non ci siano maggiori difficoltà rispetto a quelle che sono riscontrate in tutte le altre realtà italiane - ha analizzato ancora Marquis - la legge è una anche se a livello di approccio mi pare di aver visto che ce ne sono sette, otto, nove, diversificati anche in funzione di quella che è l'interpretazione che gli uffici danno per poter dare delle risposte concrete. Ci sono degli Assessorati che se ne devono occupare, c'è l'Azienda sanitaria, c'è la Dirigenza scolastica, quindi i soggetti interessati sono molti e ci sono anche delle letture che derivano da un approccio soggettivo perché non tutto è oggettivo in questo tipo di legislazione. Ci sono anche delle parti che lasciano spazio alle interpretazioni, quindi in questo ambito stiamo cercando di muoverci anche noi, con le difficoltà che hanno tutti».

Nel nuovo anno scolastico ci saranno 341 bambini in meno. La Certan ha comunque preso atto del calo di iscrizioni alla scuola dell'infanzia: «l'adesione credo che sia del 95,8 per cento - ha spiegato ancora - e quest'anno sulla scuola materna c'è un calo di 341 bambini perché c'è stato un calo di nascite che incidono abbastanza sull'organico degli insegnanti che è di quattordici unità, è un fatto fisiologico, è da due tre anni che c'è un calo demografico abbastanza significativo».

Ultimo aggiornamento: 
Venerdì 8 Settembre '17, h.16.20

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