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Scontro in Consiglio Valle tra la maggioranza ed Elso Gerandin sulla "collaborazione" della Regione con la Procura: «basta gettare fango su tutti»

redazione 12vda.it
Elso Gerandin in Consiglio Valle

«Permettetemi di precisare che, dal mio insediamento ad oggi, non mi risulta che ci siano state criticità di questo tipo e tantomeno mancanza di collaborazione voluta, tutte le richieste pervenute dagli Uffici giudiziari sono state prontamente riscontrate nello spirito di leale e proficua collaborazione. Sono per questo stupito perché ho sempre pensato e voluto collaborare in tutto con le Autorità giudiziaria ma sono anche deciso a comprendere se e dove ci siano state queste criticità e di chi siano le responsabilità».
Con queste parole il presidente della Regione, Antonio Fosson, ha precisato, in apertura della riunione del Consiglio Valle di martedì 19 marzo, su "l'atteggiamento non collaborativo degli organi regionali" citato nel decreto di perquisizione degli uffici della Presidenza della Regione in merito all'inchiesta per abuso d'ufficio continuato sulle tre lettere di "patronage" firmate da Augusto Rollandin che hanno garantito, nel 2014, diciannove milioni di "fido" al "Casino de la Vallée" da parte di tre istituti bancari: «per quanto riguarda la circostanza delle eventuali criticità o mancata collaborazione che sarebbero emerse tra Amministrazione regionale e Procura della Repubblica - ha aggiunto - riguardo al reperimento di informazioni di interesse di quest'ultima, ho dato mandato all'avvocato dirigente della Regione di verificare questa situazione. Sottolineo che il sistema attuale dei rapporti con le autorità giudiziarie fa perno sull'Avvocatura regionale, la quale si fa prioritariamente carico di interloquire con le strutture dell'Amministrazione regionale al fine di fornire un riscontro tempestivo, efficiente e proceduralmente corretto alle richieste degli organi di giustizia, Corte dei conti, Polizia giudiziaria e Procura penale, sistema che era già stabilito precedentemente e che noi abbiamo mantenuto in toto. L'obiettivo di questo mandato dato all'Avvocatura regionale è innanzitutto di verificare la necessità di eventuali e conseguenti provvedimenti interni, in secondo luogo, è comunque necessario verificare se il sistema dei rapporti tra la Regione e gli Uffici giudiziari necessiti di essere ancora migliorato. L'Avvocatura ha naturalmente chiesto un incontro con il procuratore per verificare l'accaduto».

«Prudenza nell'attribuire responsabilità a questa Giunta». Fosson ha direttamente risposto ad Elso Gerandin, consigliere regionale di Mouv' che il 9 ottobre 2014 aveva presentato una specifica interpellanza e che l'ha accusato, insieme all'assessore regionale alle finanze, Renzo Testolin, di non dire la verità in merito alla questione: «visto però la non precisazione dei tempi e dei fatti del procuratore - ha ribadito il presidente della Regione - suggerirei a chi ha parlato di responsabilità della mia Giunta su questo, di essere molto più prudente sull'attribuire responsabilità a questo Governo, tanto più che siamo al governo da due mesi e mezzo e questi sono fatti che risalgono al 2014. Darci delle responsabilità su questo penso che sia prematuro e molto imprudente, non sapendo cosa infatti è successo. Durante la perquisizione di venerdì è stato anche acquisita l'interpellanza del consigliere Elso Gerandin discussa nella seduta del 9 ottobre 2014 in quanto inerente al tema della perquisizione. Voglio capire, e per questo anche voglio lavorare perché nell'ambito di tutte le competenze prefettizie che abbiamo svolto in questi due mesi e mezzo, c'è stata un'ampia, precisa, sollecita collaborazione con tutte le Procure e le Forze dell'ordine».

«Sto aspettando un nuovo decreto da parte di Matteo Salvini». Il presidente della Regione ha voluto anche precisare in merito all'eventualità allo scioglimento "conseguentemente a fenomeni di infiltrazione e di condizionamento di tipo mafioso o similare" dei Consigli comunali di Aosta e Saint-Pierre, sulla base dell'articolo 143 del "Testo unico degli Enti locali", per il quale il Governo regionale è stato accusato, soprattutto sui "social" di un certo ritardo nelle procedure. Fosson ha ribadito che sulla questione «noi non possiamo rivelare quanto stiamo facendo» ma ha sottolineato che «oggi la tempistica dipende del fatto che siamo in attesa di indicazioni dal Ministero dell'Interno, che vi rammento essere il titolare della competenza di cui io sono delegato, per l'articolo 44 del nostro Statuto. Quindi in questo momento la competenza decisionale è in carico al ministro degli Interni Matteo Salvini che deve dare una seconda delega (inizialmente, per un lapsus, aveva detto "lettera", n.d.r.) al prefetto su come muoversi, tutto il resto mi sembra superficialità e populismo».



«Stiamo lavorando nel massimo rispetto della trasparenza». «Sulla questione delle lettere cosiddette di "patronage", confermo e ribadisco quanto già detto in conferenza stampa - ha continuato il presidente della Regione - che noi come Giunta non ne sapevamo nulla, non sono mai transitate in Giunta nei primi mesi del 2014, tant'è vero che non è mai stato fatto un atto amministrativo, una delega o qualcosa di scritto. Quindi, quando io e Testolin alla domanda precisa del giornalista, "voi eravate in Giunta nel 2014?", abbiamo risposto che non ne sapevamo nulla per quanto assessori, allora, della Giunta. Quanto dice al proposito poi non più ripetuto dall'assessore Ego Perron sul fatto che "l'Esecutivo ne era a conoscenza", lo stesso Perron esprime una mera opinione perché lui in quel periodo non era in Giunta. Chi era in Giunta in quel periodo sa benissimo che non se ne era parlato e mai abbiamo visto quelle lettere, e che nessun atto amministrativo è stato allora fatto. Non abbiamo mai pensato di dire che non se n'era parlato in Giunta, altra cosa è che la questione è stata discussa in Consiglio nella seduta del 9 ottobre 2014 e noi non abbiamo ravvisato, in tale occasione, ragioni per dubitare degli elementi forniti in quella sede dall'assessore Perron e cito testualmente le sue parole: "il testo formulato nelle stesse non rappresenta un impegno vincolante per l'Amministrazione e le banche interessate di questo hanno pienamente conoscenza". Ancora l'assessore Perron in quella risposta diceva che "gli impegni assunti dal presidente rientrano pienamente nell'ambito della legittimità del suo incarico e, per quello che ho cercato di mettere in risalto nei punti precedenti, risultano opportuni anche sul piano delle strategie politiche che riguardano la Casa da gioco di Saint-Vincent". Ecco perché io, allora assessore alla sanità, ed anche altri colleghi, ed anche colleghi dell'opposizione, hanno valutato le affermazioni di Perron suffragate sicuramente da pareri specifici come valide e consistenti. Altra cosa non posso dire altrettanto di lei, consigliere Gerandin, quelle lettere le aveva e non capiamo cosa ne abbia fatto, non condividendo la linea dell'assessore Perron. Affermo infine che stiamo lavorando nel rispetto massimo della trasparenza e della legalità in un momento di grande difficoltà. Affermo infine che stiamo lavorando nel rispetto massimo della trasparenza e della legalità in un momento di grandi difficoltà».

«Chi non era in Giunta sapeva più cose di chi ne faceva parte». «In questa vicenda non si capisce chi dice delle fesserie - ha ribattuto Roberto Cognetta, compagno di movimento di Gerandin - se le dice lei o se le dice Perron, che tra l'altro non si può difendere in quest'aula. Si apre uno scenario divertente a questo punto, perché pare che Perron, che all'epoca non faceva parte della Giunta, sapesse più cose della Giunta di lei che era in Giunta. Caspita, se è vero questo mi chiedo cosa facesse quella Giunta e lei che ne faceva parte cosa ci stava esattamente a fare. Io non vorrei fare polemica su chi ha ragione e chi ha torto perché ci sono degli uffici che stanno lavorando alacremente per capire se è lei che dice delle cose che non sono vere o se è qualcun'altro. Io spero vivamente che non sia lei, ma se poi scopriamo che è lei poi dovremo fare ammenda. Per quanto riguarda poi quello che millanta rispetto a chi presenta o non presenta documenti che conosce e che sa che in un certo modo che possono configurare dei reati, io le ricordo che tutti quanti in quest'aula sapevamo e tutti quanto in quest'aula potevamo presentare queste cose. Allora forse c'è stata anche una truffa nella comunicazione, cosa che accade spesso dai banchi del governo quando raccontano delle cose che probabilmente non sono vere e poi devi andare a scavare chissà come per scoprire che invece è esattamente il contrario di quello che dichiara il Governo. Non ribalti la palla da questa parte per cortesia, si assuma le sue responsabilità in quanto componente di quel Governo, perché se anche è rimasto all'oscuro vuol dire che allora lei in quel Governo lì non valeva nulla».

«Probabilmente qualcuno non ha capito il grande spirito di collaborazione». «A me dispiace che, a forza di "non ricordo", o "se c'ero magari non ho capito" o ancora "se c'ero dormivo", oltre a dirmi che avrei potuto fare magari qualcosa di più in quanto consigliere, ma non è neanche facile, quello su cui indagando in Procura in questo momento io l'ho detto nell'ottobre 2014 - ha quindi risposto Elso Gerandin, dando avvio ad un dibattito durato quasi tre ore, su cui quasi ogni consigliere regionale ha voluto dire la sua sul tema - ma quello che mi dispiace di più è leggere le motivazioni con cui la Guardia di Finanza si è introdotta a Palazzo regionale e negli uffici della Presidenza della Regione, per una perquisizione che è stata "di straordinaria dimensioni e modalità perché vi è una più che fondata ragione di ritenere che gli organi della Regione autonoma Valle d'Aosta non abbiano un atteggiamento collaborativo, che in tale modo vi siano elevate possibilità di dispersione di rilevanti elementi di prova", con la Guardia di Finanza "che ha avuto carta bianca con l'autorizzazione esplicita a perquisire gli uffici della Giunta, del presidente, del capo di Gabinetto, anche attraverso la rimozione di eventuali ostacoli fissi che eventualmente si frapponessero al regolare svolgimento delle operazioni di perquisizione locale". Io penso che siamo di fronte ad uno stacco totale nella collaborazione tra un'indagine e le Istituzioni. A me dispiace che, oltre a dire che io non ho fatto tutto quello che potevo, c'è qualcuno che sta indagando che, a suo parere, probabilmente non ha capito il suo grande spirito di collaborazione che ha rilasciato».

«Nessuno ha preso le distanze da questa vicenda, anche se ne eravate a conoscenza». «Fossi in lei, come nel collega Testolin, sarei piuttosto imbarazzato di dire "non sapevo niente" - ha continuato Gerandin - di fronte ad un atto fatto da un suo collega di partito, all'epoca presidente. Come sarei imbarazzato al posto del collega Mauro Baccega che all'epoca era assessore alle finanze, per cui teoricamente avrebbe dovuto, quanto meno, approfondire questo aspetto e questo passaggio, come sono sicuramente imbarazzato dal fatto che sedici degli attuali diciotto di maggioranza erano presenti in quel Consiglio, per cui tutti ne erano a conoscenza. A mio parere voi ne eravate non solo a conoscenza non avete preso nessuna distanza a seguito di questo. Io rimango basito dal fatto che in quest'Aula, in questa vicenda, non c'è stato nessun rispetto, né per i cittadini, che quando devono rivolgersi ad una banca per un mutuo gli chiedono di firmare fino alla terza generazione per le garanzie, mentre qui qualcuno si è permesso di scrivere delle lettere a titolo personale, né come Consiglio, visto che noi abbiamo un articolo molto preciso», citando la legge regionale numero 12 del 10 aprile 1997 che in tema di acquisizione dirette indica che "qualora la partecipazione nella società non superi il cinquanta per cento del capitale sociale, l'acquisizione è disposta dalla Giunta regionale", mentre "per le partecipazioni superiori al cinquanta per cento è competente il Consiglio regionale" con "la disciplina che si applica anche nel caso di successiva sottoscrizione a titolo di aumento di capitale o di ulteriore acquisizione di partecipazione".

«Non fa bene trasformare quest'aula in un tribunale». «Grazie collega anche per la lezione che dà alla Presidenza del Consiglio - ha risposto, stizzita, Emily Rini - le assicuro che siamo sempre fermi all'osservanza delle regole, c'è chi è preposto a fare tutte le analisi e se ciò è accaduto chi ha posto in essere certi comportamenti si assumerà le responsabilità. Trasformare quest'aula in un'aula di tribunale, come stiamo sentendo negli ultimi momenti, credo che non faccia del bene all'Istutuzione che rappresentiamo. Ognuno di noi risponde per sé e per le proprie azioni». La Rini è poi è intervenuta dai banchi del Consiglio, dove ha ricordato che «vengo da un paio di giornate belle che mi avevano fatto tornare quell'entusiasmo che un po' era scemato, ma poi arriva il giorno del Consiglio e l'entusiamo passa di nuovo, sono due ore che stiamo discutendo di un tema che non mi appassiona, ma non credo che sia questo che faccia notizia, non appassiona neanche i valdostani. Eppure, ogni volta che torniamo in quest'Aula riusciamo a trasformarla in un'arena, in un'aula di tribunale».

«Bisogna sbattere i tappeti, non soltanto spolverarli». «Chiedo al consigliere Gerandin - ha continuato Emily Rini - le sembra opportuno gettare fango su tutto e su tutti, dando pagelle a tutti, ricostruendo le cose in maniera approssimativa e superficiale? Lei è stato eletto per la prima volta a Brusson, nel 1980, ed io non ero ancora nata, e non può vendersi come "il nuovo che avanza" e che porta qui una ventata di aria fresca. Basta fare allusioni: bisogna fare nomi e cognomi se si conoscono determinate situazioni, bisogna denunciare, bisogna sbattere i tappeti, non soltanto spolverarli, qui tutti noi abbiamo una dignità, personale e politica. Abbiamo condiviso dei percorsi insieme anche nell'Union Valdôtaine, dove abbiamo fatto parte della stessa corrente, lei nel 2008 è stato eletto presidente di uno dei massimi organismi della Valle d'Aosta, il "Celva", dove rappresentava tutti i sindaci ed il territorio e non gettiamo fango su tutto ciò che è stato, perché anche lei "è stato", ed io non mi permetterei di gettare fango sul suo operato. Le valdostane ed i valdostani aspettano delle risposte da noi, vogliono vedere la serietà, vogliono che al di là di una continua campagna elettorale che sembra non avere mai fine, si parli di salute, di ambiente, di scuola, di salute, di Valle d'Aosta, di valdostani. Ci sono organi che stanno facendo le loro indagini, facciamoli lavorare, il presidente Fosson ha detto che farà chiarezza sulla presunta mancanza di collaborazione, perché questo ci preoccupa, questo palazzo deve essere di vetro, ci deve essere una collaborazione totale, quindi venga fatta luce su questo e chiedo al presidente di tenerci aggiornati sulla vicenda. Grazie presidente! Ora, se siamo capaci, torniamo a fare politica, mettiamoci intorno ad un tavolo con le nostre idee, i nostri ideali e i nostri valori. Non soltanto per giudicare gli altri. Nei momenti di difficoltà i valdostani hanno sempre saputo essere solidali: facciamolo anche noi, e se non riusciremo a dare le giuste risposte che si torni al voto, ma con la nuova legge che ha garantito segretezza e libertà di voto».

«Non ho espresso nulla di più di quanto avevo dichiarato ad ottobre 2014». «Ricordo alla presidente Rini che quanto io ho espresso oggi è nulla di più rispetto a quanto aveva dichiarato lo scorso ottobre 2014, non ho aggiunto nulla di più - ha ribattuto Gerandin, rispondendo "per fatto personale" alla presidente del Consiglio Valle - mi fa davvero un po' specie che, da presidente, lei non conosca i dettagli, visto che questi sono verbali di Consiglio. Non mi interessa fare il primo della classe, all'epoca avevo proposto una via d'uscita e non mi piace speculare sui fatti. Sono assolutamente onorato di essere stato eletto presidente del "Celva" dai sindaci valdostani ed in quegli anni non ho mai visto un sindaco che scriveva lettere di garanzia su carta intestata del Comune. Nessuno vuole prendere in giro i valdostani, se le regole valgono per il privato a maggior ragione valgono per il pubblico, magari è qualcun altro che, forse in buona fede, vuole aggirarle».
«Non ho detto che non conosco gli atti del Consiglio regionale ma gli atti dell'indagine - ha ancora risposto Emily Rini - lei è andato molto oltre, io non mi vergogno ed in quest'aula noi dobbiamo fare gli amministratori. Fortunatamente c'è una magistratura che fa bene il suo lavoro. Non sempre il nuovo è meglio è positivo, ma si può vendere per nuovo chi è nuovo, ma non chi fa politica dal 1980, senza offendere nessuno. Conosco bene le garanzie di chi ha ristrutturato casa, visto che mi muovo anche da privata, prendo lezioni da tanti ma non da tutti».

«Evitare di buttare in caciare situazioni che sarebbe corretto non politicizzare». «Questa mattina ho assistito a schermaglie trasversali - ha commentato, alla fine, dopo quasi tre ore, l'assessore Renzo Testolin - a valutazioni che esulano dalle dichiarazioni del presidente Fosson, che ha voluto sottolineare l'aspetto principale, quello di trovare soluzioni che ci permettano di dare con chiarezza risposte ai valdostani e a tutti gli interlocutori. Spiace che venga trascurato l'aspetto di responsabilità e serietà che seguiamo e manteniamo per governare questa regione. Io posso alzarmi tutte le mattine ed essere fiero di chi sono, spiace rilevare che vengano costruite ad arte situazioni modificate e offuscate, rendendole opache agli occhi della cittadinanza. Dispiace sentire in quest'aula persone che possono fare illazioni, dare giudizi personali senza poi conoscere situazioni, senza averle vissute in prima persona, è un atteggiamento che mi infastidisce perché sono cosciente di ciò che conosco e di cosa no, di cosa ho fatto e cosa no e se dovrò dimostrarlo, non avrò problemi a farlo. Dare giudizi gratuiti non serve a fare chiarezza. Ci sono momenti della vita per impegnarsi nell'ambito in cui si sta lavorando con dedizione e rispettando le tempistiche imposte per avere chiarezza. Con serenità, affermo che evidentemente in quest'aula siede qualche "tuttologo", ma io non faccio parte di questa categoria. Io cerco di fare il meglio in ciò che sono chiamato a fare, con una visione il più possibile complessiva, non mi permetto di creare ad hoc situazioni che possono essere mal interpretate. Quando non si ha contezza di certi argomenti, bisognerebbe evitare di buttare in caciara temi delicati e situazioni che sarebbe più corretto non politicizzare».

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