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Sequestrato il bar "Rocce nere" a Breuil Cervinia che dopo la "ristrutturazione" è cresciuto di oltre tre metri nonostante il Piano regolatore

redazione 12vda.it
I Carabinieri mentre mettono i sigilli al bar 'Rocce nere' a Breuil Cervinia

I Carabinieri del Nucleo operativo della Compagnia di Châtillon - Saint-Vincent e della stazione di Breuil Cervinia, hanno dato esecuzione, nella mattinata di giovedì 11 aprile, al sequestro preventivo dell'immobile di proprietà della società "Cervino SpA" (società controllata dalla finanziaria regionale "Finaosta", proprietaria dell'86,33 per cento delle quote), ospitante il bar "Rocce nere" di Breuil Cervinia, in località Plan Maison.
La struttura, secondo quanto era emerso nel corso dell’indagine "Do ut Des" dei Carabinieri, conclusasi nello scorso mese di novembre, era stata costruita superando alcuni limiti del Piano regolatore che imponeva per quel tipo di costruzioni altezze massime non superiori ai nove metri e la possibilità di costruire non più di due piani fuori terra. Il provvedimento è stato emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Aosta su richiesta del pubblico ministero Luca Ceccanti, titolare delle indagini.

Sei persone indagate per concorso in abuso. Oltre a Fabio Chiavazza, 48 anni, residente a Challand-Saint-Victor, all'epoca dei fatti capo dell'ufficio tecnico del Comune di Valtournenche, in carcere dal 20 novembre scorso, ed a Federico Maquignaz, 52 anni, residente a Valtournenche, presidente ed amministratore delegato della "Cervino SpA", il cui mandato che scadrà nel 2021, già indagati per concorso in corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, la Procura di Aosta contesta il reato di concorso abuso all'architetto Marco Zavattaro, 48 anni, residente a Quart, direttore dei lavori, Enrico Giovanni Vigna, 64 anni, residente a Quincinetto, località del Canavese, amministratore della "Ivies SpA", ditta appaltatrice dei lavori, Ivan Voyat, 52 anni, residente a Gressan, amministratore della "Edilvi costruzioni Srl", subappaltatore dei lavori e Luca Frutaz, 44 anni, residente a Saint-Pierre, amministratore della "Chenevrier SpA", anch'egli subappaltore dei lavori di "ristrutturazione" del bar.

"Un patto corruttivo" tra Fabio Chiavazza e Federico Maquignaz. Nell'ordinanza dell'inchiesta "Do ut des", si legge che Fabio Chiavazza, nel suo ruolo di "responsabile dell'ufficio tecnico lavori pubblici del Comune di Valtournenche, e quindi pubblico ufficiale incarico di pubblico servizio, pubblico ufficiale corrotto" e Federico Maquignaz, "in qualità di legale rappresentante della "Cervino SpA", società che gestisce il bar in località Plain-Maison (sic!), denominato "Rocce nere", deliberavano attuavano e concludevano un patto corruttivo, connotato strutturalmente, funzionalmente e sinallagmaticamente (di contratto a prestazioni corrispettive, n.d.r.) dalla percezione di utilità da parte di Maquignaz, consistite nell'esecuzione di lavori di nuova costruzione o ristrutturazione dell'immobile denominato "Rocce nere", gestito dalla "Cervino SpA", attraverso il compimento di atti contrari ai doveri d'ufficio da parte di Chiavazza e, quale emolumenti corrispettivi, dalla percezione di utilità economiche allo stato da determinane da parte di Chiavazza per il compimento di atti contrari ai propri doveri d'ufficio e, in via continuativa e generale, per un utilizzo strumentale e servente nel proprio ruolo pubblico a vantaggio degli interessi della "Cervino SpA" e quindi del Maquignaz".

"Palesi difformità rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici". Gli inquirenti, ricostruendo quando sarebbe avvenuto tra i mesi di febbraio e marzo 2018 sottolineano che Fabio Chiavazza si sia speso "reiteratamente per garantire a Maquignaz l'approvazione del progetto di ristrutturazione del bar "Rocce nere", in località Plain-Maison, promettendo e pomendo in essere plurimi interventi per appianare gli ostacolo derivanti dalla complessità del progetto e da palesi difformità della costruzione rispetto alle previsioni degli strumenti urbanistici, fornendo reiteratamente pareri, consigli, aiuto e sostegno in relazione alle caratteristiche tecniche della nuova costruzione e garantendo che avrebbe operato per trovare la migliore soluzione in relazione alla realizzazione, in tempi brevi, dei lavori di rifacimento del bar "Rocce nere", lavori in realtà contrastanti con gli strumenti urbanistici". Inoltre, Fabio Chiavazza avrebbe promesso a Federico Maquignaz "che avrebbe in ogni modo operato, utilizzando i suoi poteri e le sue prerogative, per l'approvazione del progetto e l'esecuzione dei lavori, addirittura suggerendo le modifiche tecniche più opportune per ottenere l'approvazione del progetto e l'esecuzione dei lavori" ed "assicurando che avrebbe interessato un suo amico legale, l'avvocato Ivo Pasquettaz, per farsi rilasciare un parere finalizzato ad ottenere una celere approvazione del progetto, espressamente assicurando Maquignaz che avrebbe operato per farsi fare il parere dal legale suo amico al mero fine di far risparmiare la spesa relativa al Maquignaz".

"Consentito un intervento che modificava strutturalmente l'immobile pre-esistente". "Pur senza firmare alcun atto formale del procedimento - aggiungono gli inquirenti, spiegando le azioni contestate all'ex capo dell'ufficio tecnico del Comune di Valtournenche - operando attraverso le reiterate condotte su riportate, nel senso di garantire, in relazione all'immobile sito nella zona "EH8", reticolo "LM34" del Piano regolatore generale comunale, la realizzazione dell'opera di "nuova costruzione" in palese contrasto con le disposizioni della tabella "3 bis" delle vigenti Norme tecniche di attuazione, che espressamente escludevano la realizzazione di nuove costruzioni nel reticolo "LM34" della zona "EH8", consentendo esclusivamente l'ampliamento di volumi esistenti. In tal modo, operando per consentire un intervento che modificava strutturalmente in modo completo l'immobile pre-esistente per quanto riguarda volumetria, sagoma ed elementi tipologici, oltre che illegittimamente consentendo la realizzazione di tre piani fuori terra in luogo dei due consentiti, quindi in evidente violazione della tabella "3 bis" delle Norme tecniche di attuazione, operando per consentire una nuova costruzione, morfologicamente e strutturalmente difforme rispetto alla pre-esistente, anche in violazione dell'articolo 59 del Regolamento edilizio e della tabella "3 bis" delle Norme tecniche di attuazione che prevedono il mantenimento dell'altezza massima, nel caso di specie di nove metri, operando quindi perché venisse assentito un intervento di nuova costruzione con altezza massima di 12,52 metri, superiore quindi, di 3,52 metri rispetto all'altezza massima consentita". Non sono invece state determinate, dagli investigatori, le "utilità" che Federico Maquignaz avrebbe promesso a Fabio Chiavazza "per il reiterato aiuto o supporto fornito".

«Dissi a Maquignaz che quel progetto non era ammissibile». L'origine della vicenda è raccontata nel dettaglio da Francesco Favre, dipendente comunale dell'ufficio edilizia privata, durante l'interrogatorio con il pubblico ministero: «preliminarmente dissi che il progetto, a certe condizioni, poteva anche andare bene - aveva spiegato - ripensando però alla cosa, ravvisai alcune difficoltà e contattai i professionisti. Gli esposi i miei dubbi relativi soprattutto all'altezza complessiva del fabbricato. Secondo me l'altezza, così come indicata, non era congruente con quanto previsto dagli strumenti urbanistici. Espressi i forti dubbi sull'altezza che, consultando le Norme tecniche di attuazione, secondo me non era ammissibile in quella misura. Ero consapevole dell'importanza del progetto e certo non avevo intenzione di bloccarlo. I miei dubbi li esposi anche a Federico Maquignaz molto superficialmente in un contesto informale, credo durante una sciata. Anche il numero dei piani poteva essere un problema anche se ancora non si era discusso di quel punto». «Effettivamente le norme delle Norme tecniche di attuazione non consentono, in quel reticolo, una nuova costruzione - aveva aggiunto Favre - credo che questo dipenda dal fatto che la norma non è stata scritta bene. Da quello che ricordo la volontà non era di fare una nuova costruzione ma di riqualificare l'esistente. Sicuramente il progetto prevedeva un intervento che era, nella sostanza, di nuova costruzione, che però non era consentita, formalmente dalle Norme tecniche di attuazione. In ogni caso l'altezza, così come progettata, per quello che vidi io, non si poteva realizzare. Lo dissi ai progettisti e lo dissi anche a Federico Maquignaz, come ho già detto in modo superficiale e in un contesto informale. Incontrando Maquignaz gli esposi dei dubbi e ulteriormente con Maquignaz a proposito di questo aspetto».

«Le pratiche che interessavano a Chiavazza non venivano date a me». «Da quando è arrivato Chiavazza con lui non ho mai avuto rapporti idilliaci - aveva ricordato ancora Francesco Favre - tanto è vero che con lui interloquisco solo tramite mail. Io spesso diventavo il riferimento di utenti che si rivolgevano a me per chiedere informazioni su pratiche di diverso tipo relativa a edilizia privata. Considerato che i rapporti tra me e Chiavazza non erano buoni, penso che lui non vedesse di buon occhio questa situazione, tanto è vero che, quando lui voleva seguire qualche pratica che gli interessava in modo particolare, la assegnava ad Elmo Meynet (l'altro dipendente dell'ufficio, n.d.r.) piuttosto che a me. Conosco bene Elmo Meynet e so per certo che è un dipendente corretto. Mi sono occupato, all'inizio, della pratica di "Rocce nere", che ho imbastito io. Ho interloquito con alcuni tecnici, non ho mai interloquito con la committenza ma con i tecnici. La pratica mi era stata assetata, come al solito, per così dire in automatico, dalle segretarie, come se si trattasse di una pratica qualsiasi. Io sollevai subito perplessità sulla possibilità dì realizzare quei lavori. Ne parlai con i progettisti e feci presente che c'erano difficoltà e che, anche se al limite i lavori si potevano fare, la mia interpretazione non avrebbe contato niente perché la decisione sarebbe spettata a Chiavazza. Feci presente che c'erano diverse difficoltà ed io non avevo intenzione di tacere gli aspetti problematici e, in ogni caso, di trovarmi in difficoltà per interpretazioni che potessi dare relative a quella pratica».
«Come ho detto la prassi nell'assegnazione delle pratiche di edilizia privata è quella che le segretarie dividono le pratiche tra me e Meynet - aveva poi concluso Favre - visto che la pratica di "Rocce nere" l'avevo seguita preliminarmente io, fu assegnata a me che avevo già interloquito con i professionisti. La pratica fu quindi assegnata inizialmente a me. Questa prassi deve essere confermata dal responsabile dell'ufficio, cioè da Chiavazza che ha deciso, dopo che la pratica era stata affidata a me, di passarla a Meynet».

«Mi ci faccio in quattro, ok?». Gli inquirenti avevano messo quindi sotto controllo gli ufifci comunali e le diverse utenze telefoniche di Fabio Chiavazza e Federico Maquignaz ed in una comunicazione, il 25 gennaio, il presidente della "Cervino SpA" avvisa il dirigente comunale: «noi avremmo finito, avremmo firmato la convenzione con quelli che fanno poi project financing e abbiamo un problemino, nel senso che loro la demoliscono completamente e la rifanno e c'è una differenza di altezze di un metro quasi, credi che ci siano dei problemi?» chiedendo che «essendo che noi lo demoliamo completamente non potrebbe essere intrapreso come nuova costruzione?».
«No, è una ricostruzione - risponde Chiavazza - adesso sto chiedendo un attimino anche a un esperto di urbanistica... se riusciamo...».
«Perché noi l'avevamo interpretato anche un po' così - gli conferma Maquignaz - beh, ma viene la punta del Cervino là! Hai visto che simpatico lì!».
«Però diventa un locale che è alto quattro metri lassù - ribatte Chiavazza - non per dire! E' quello, che se non si può abbassarlo di un po'?».
«Hanno un po' di problemi mi dicevano! - insiste Maquignaz - dai Fabio trovami la soluzione che ce la fai sicuramente!».
«Mi ci faccio in quattro! ok?» conferma Chiavazza che poi aggiunge «io non vedo l'ora che ci siano le elezioni... te lo giuro!», riferendosi a Sara Bordet, che in quel periodo gestiva, come commissario, l'Amministrazione comunale di Valtournenche.

«Fammi ragionare prima di buttare via i soldi». Le difficoltà ad interfacciarsi con la Bordet vengono evidenziate da Fabio Chiavazza il 26 febbraio, in un'altra telefonata con Federico Maquignaz, dove gli spiega il motivo per il quale ha chiesto il parere legale all'amico avvocato: «io farei fare un parere ad hoc - sottolinea - con questa storia del commissariamento siamo inchiodati su tutto, con 'sta qui non ci si può ragionare capisci? Parlo anche con il mio amico avvocato insieme gli dico che non lo posso pagare e chiuso l'incidente. Sono dodici metri, dodici metri e cinquanta, è importante, io non vorrei mai che mi arrivasse qualcuno».
«Tieni presente che sono in soprintendenza ci han già dato l'ok - cerca di tranquillizzarlo Maquignaz - sono tutti d'accordo, ma anche perché lì è una zona che... esci fuori qua che è un obbrobrio, c'è il "TukTu" (un ristorante sulle piste, n.d.r.) e poi qua non c'è niente quindi anche a livello di impatto, se guardi come è adesso è molto più impattante, fa schifo è tutto distrutto, qua viene legno e pietra, come realizzazione a me piace molto».
«Per quando vuoi la risposta?» gli chiede quindi Fabio Chiavazza, «ehm, noi a maggio dovremmo iniziare i lavori - risponde Federico Maquignaz - giugno toh, eh sì, se a voi vi va bene io vi preparo tutta la carta. Noi abbiamo bisogno assolutamente di farlo perché se no, se tu mi dici "ho dei grandissimi dubbi non riesco a passarla" gli faccio modificare il progetto».
«Senti, io parlo con l'avvocato, lo chiedo a Pasquettaz che si occupa un pò di edilizia - propone allora Chiavazza - qualcuno che mi dica "così ok", fammi ragionare prima di buttare via i soldi, fammi ragionare un minuto che se riesco a farmelo dire gratis... almeno risparmiate i soldi. Io te la faccio passare in qualche modo (abbassando il tono della voce) ok?. Facciamo settimana prossima... e ti do una risposta?».
«Ok così almeno settimana prossima, perché sono tutti moduli componibili - spiega Maquignaz a Chiavazza - andiamo a riqualificare una zona che... quel bar lì ehm... fa schifo. Andiamo a fare un bar che ci serve come immagine perché comunque abbiamo un sacco di gente ma non abbiamo bar a sufficienza quindi... E' la "Cervino SpA" che lo chiede, privata sarà la gestione, perché loro costruiscono con i loro soldi e per ventun'anni lo gestiscono, ma la proprietà rimane "Cervino" infatti li c'eravamo arenati perché noi non potevamo ipotecare, mettere in garanzia con i mutui al privato che lo realizza. Questi qua sono forti e lo fanno».
Il parere tecnico arriverà subito, soltanto due giorni dopo: «cosa facciamo, permesso a costruire o "scia"? - si chiede Federico Maquignaz entrando nell'ufficio comunale di Fabio Chiavazza - permesso a costruire».
«Eh beh!» ribatte il capo dell'ufficio tecnico del Comune di Valtournenche «...perché è una nuova costruzione!» aggiunge Maquignaz, mentre entrambi ridono.
«Mi son dato da fare eh - aggiunge Chiavazza, mentre porge una copia del permesso a Maquignaz - leggi, poi mi ringrazierai eh».

Nel bilancio della "Cervino SpA" è il concessionario a dover ristrutturare il bar. Nell'ultimo bilancio della "Cervino SpA", relativo all'attività del 2018, si cita il bar "Rocce nere" ed il relativo "project financing": "dopo aver pubblicato un bando nel mese di giugno 2015 e dopo alcuni tentativi che non si erano conclusi positivamente - si legge nel documento contabile - il 12 febbraio 2018 è stata sottoscritta con la società "Rocce nere Srl" una convenzione avente ad oggetto la predisposizione della progettazione definitiva ed esecutiva degli interventi di riqualificazione attraverso la ricostruzione dell'immobile, di proprietà di "Cervino SpA", sito in località Plan Maison, e destinato all'esercizio dell'attività commerciale di bar tavola calda sotto l'insegna "Bar Rocce Nere". La convenzione prevede che il concessionario si impegni a ristrutturare completamente, a proprie spese, tutta la struttura, prendendola in gestione per ventun anni, con diritto di prelazione alla scadenza della convenzione per l'assegnazione della successiva gestione, a pagare, a partire dal secondo anno, un canone annuo pari ad 15.038 euro e ad effettuare, durante il periodo di gestione, tutte le manutenzioni ordinarie e straordinarie. Al termine della convenzione l'immobile e gli impianti resteranno di proprietà della "Cervino SpA". Si prevede l'apertura del nuovo locale entro il mese di dicembre 2018".

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