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Stabile l'impegno dell'Ufficio di Difesa civica della Valle d'Aosta, mentre aumenta l'impegno alla Casa circondariale di Brissogne, senza vertici e prospettive

comunicato stampa
Enrico Formento Dojot, difensore civico della Valle d'Aosta

Il Difensore civico della Valle d'Aosta, Enrico Formento Dojot, dopo l'audizione nella prima Commissione consiliare "Istituzioni e autonomia" del Consiglio Valle, ha presentato venerdì 24 maggio l'attività svolta dall'Ufficio di difesa civica nel corso del 2018. Sono stati 1.024 i casi trattati dall'Ufficio nel 2018, di cui 908 definiti nell'anno. Il confronto con i dati riferiti al 2017, anche per effetto di istanze collettive, rivela un incremento, anche se di sole otto unità, pari allo 0,78 per cento della casistica trattata nel corso dell'anno (compresi quindi i casi non conclusi negli anni precedenti), mentre per quanto riguarda i casi nuovi, cioè quelli iniziati nel 2018, l'aumento rispetto al 2017 è dell'1,13 per cento. Considerando i dati relativi agli ultimi sette anni, la crescita complessiva dal 2012 è di oltre il 127 per cento.

«L'incremento rilevato del numero complessivo dei casi trattati - ha spiegato Enrico Formento Dojot - quest'anno riguarda in particolare il settore dell'ordinamento, con 370 casi, a carattere trasversale, nell'ambito del quale si ricomprendono i tributi, fra i quali anche quelli locali, le sanzioni amministrative, i servizi pubblici, la circolazione stradale, i beni pubblici, i danni e la residenza, nonché i settori dell'organizzazione, con 134 casi, segnatamente in ordine al rapporto di lavoro alle dipendenze dell'Ente pubblico, dell'assetto del territorio, con 62 casi, che ricomprende tra l'altro l'edilizia, l'urbanistica e le espropriazioni, della sanità, con 34 casi, principalmente per servizi sanitari, e ancora dell'istruzione, cultura e formazione professionale, con venti casi, che ricomprende, tra le altre materie, l'istruzione, i beni e le attività culturali, il personale docente e la formazione professionale. Infine, l'ambito dell'assistenza sociale ha registrato nel suo complesso un cospicuo incremento, dovuto principalmente a istanze collettive, passando dai 134 casi del 2017 ai 206 del 2018: trattasi di casi principalmente riconducibili ai settori delle politiche sociali, dell'emergenza abitativa pubblica nonché della previdenza e assistenza».
 



Le istanze, dopo quattro anni consecutivi, dal 2013 al 2016, in cui si era registrata una prevalenza degli Enti locali e dopo il 2017 in cui si era ritornati ad avere la prevalenza della Regione, riconfermando nell'esercizio in esame gli Enti locali al primo posto destinatari di 275 casi, di cui 230 per i Comuni e 45 per le "Unités des Communes valdôtaines", seguiti dalle Amministrazioni ed Enti fuori competenza con 187 casi, dalla Regione con 156 casi, dall'Azienda Usl della Valle d'Aosta con 114 unità, dagli Enti, Istituti, Aziende, Consorzi dipendenti dalla Regione con 113 casi, e dalle Amministrazioni periferiche dello Stato con 77 casi: «la scelta del convenzionamento con il Consiglio della Valle per avvalersi del servizio del Difensore civico regionale, compiuta dalla totalità degli Enti locali valdostani (infatti, nel corso dell'esercizio in esame anche il rimanente Comune di Courmayeur ha intrapreso e poi perfezionato l'iter del convenzionamento), appare significativa - ha specificato Enrico Formento Dojot - perché testimonia la fiducia delle Autonomie locali valdostane nella capacità di questo Ufficio di sostenerle nell'impegno a garantire il rispetto dei canoni di buon andamento e di imparzialità. Nel contempo, con questo convenzionamento si è finalmente raggiunto l'obiettivo di questo Ufficio di fornire il servizio di difesa civica a tutti i cittadini valdostani, garantendo così la protezione dei diritti e degli interessi dei cittadini e favorendo anche il corretto funzionamento della Pubblica Amministrazione».
Il Difensore civico dopo avere ricordato che il 26 febbraio 2018 è stato riconfermato vice presidente del Coordinamento nazionale dei Difensori civici regionali e delle Province autonome di Trento e Bolzano, con un ulteriore incarico biennale, ha sintetizzato l'attività di questa associazione di difesa civica e ha, altresì, menzionato il "Workshop Ioi" svoltosi ad Aosta il 28 e 29 marzo, concluso con la sottoscrizione della "Déclaration d'Aoste".

Successivamente, il Difensore civico ha illustrato l'attività svolta nel 2018 in qualità di Garante dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale. Nel 2018, l'Ufficio ha trattato 154 casi, di cui 143 definiti nell'anno: «si tratta - ha commentato il Garante - di casi strettamente connessi alla condizione di restrizione della libertà personale, quindi attinenti, sostanzialmente, al rapporto con il carcere, quali le condizioni dell'Istituto e della detenzione, i rapporti con il personale dell'Istituto, il rispetto del regolamento interno della Casa circondariale, casi ricompresi in varie aree tematiche quali: l'organizzazione, con 54 casi, l'ordinamento, con 43 casi, area tematica quest'ultima che riguarda materie, trattate anche a livello di collaborazione interistituzionale, i diritti fondamentali e il diritto alla salute, ambedue con diciannove casi».

Il Garante ha poi fornito una serie di dati relativi al solo Istituto carcerario presente in Valle d'Aosta, la Casa circondariale di Brissogne. La capienza regolamentare è di 181 unità, mentre la popolazione carceraria effettiva al 31 dicembre 2018 era di 221 unità, di cui 68 detenuti italiani e 153 stranieri. Sono 46 i lavoranti alle dipendenze dell'Istituto e sei i lavoranti non alle dipendenze dell'Istituto: «il carcere valdostano continua ad essere caratterizzato da un elevato turn over e da un'abbondante presenza di stranieri, tenendo altresì conto che i collaboratori di giustizia sono italiani. Inoltre, l'assenza di una precisa identità si ripercuote anche sulle iniziative promosse in tema di lavoro, di formazione e ricreative - ha precisato Formento Dojot - oggi più che mai Brissogne riveste il poco invidiabile ruolo di "polmone", rispetto a criticità di affollamento sussistenti in altri Istituti limitrofi».
«E' tornato ad aumentare il numero dei detenuti. Pare che gli effetti, molto significativi, degli interventi normativi adottati negli anni 2013-2014, definiti "svuota carceri", stiano scemando - ha aggiunto Formento Dojot - per altro, nel corso dell'anno in esame una sezione è stata chiusa e quelle aperte, conseguentemente, sono risultate più affollate. E il sovraffollamento non è l'unico problema; restano da affrontare e risolvere questioni che attengono ad altri parametri, come la qualità dell'igiene personale e delle celle, una maggiore apertura delle medesime, il funzionamento delle docce, nonché l'individuazione di ulteriori spazi idonei per la socializzazione e le attività sportive, ricreative e culturali».

Infine, il Garante si è soffermato sulla criticità delle opportunità di lavoro per i detenuti, all'interno e all'esterno del carcere rilevando che «è statisticamente provato che l'acquisizione di abilità e la loro spendibilità al ritorno alla vita libera è di gran lunga il migliore antidoto alla recidiva, che viene abbattuta drasticamente. Spesso i detenuti mi confidano di volere cambiare vita, ma si scontrano, quando si lasciano alle spalle le mura dell'Istituto, con concrete e impellenti difficoltà nel rinvenire mezzi di sostentamento per sé e per i loro cari».

Le relazioni annuali integrali sono consultabili sul sito Internet del Consiglio regionale.

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