Taglio di 110 milioni per il danno erariale sui finanziamenti pubblici al Casinò: 18 condanne, quattro milioni e mezzo chiesti a Rollandin, Baccega e Perron

redazione 12vda.it
Il presidente della Corte dei Conti della Valle d'Aosta e l'allora procuratore Roberto Rizzi

E' sceso dai 140 milioni di euro, contestati dall'allora procuratore della Corte dei conti di Aosta, Roberto Rizzi, ai trenta milioni definiti dal Collegio dai magistrati formato dal presidente Pio Silvestri e da Paolo Cominelli ed Alessandra Olessina, il danno erariale per i contributi pubblici alla società partecipata regionale "Casinò de la Vallée SpA", che vede la condanna di diciotto persone, tra consiglieri ed ex consiglieri regionali, e l'assoluzione di altre quattro. Le responsabilità maggiori sono state attribuite all'ex presidente della Regione Augusto Rollandin, attuale consigliere regionale, ed agli ex assessori regionali Ego Perron e Mauro Baccega, anche lui in Consiglio Valle, tutti condannati a pagare un danno di quattro milioni e mezzo di euro ciascuno.

Assolti Albert Lanièce, Donzel, Pastoret e Bieler. Inferiore è stata considerata la responsabilità degli ex assessori regionali Aurelio Marguerettaz e Marco Viérin, che all'epoca dei fatti era presidente del Consiglio Valle, per i quali è stato definito un danno erariale di tre milioni di euro ciascuno, mentre è di 807mila euro la somma che dovranno pagare i restanti tredici condannati, gli attuali consiglieri regionali Luca Bianchi, Stefano Borrello (assessore regionale alle opere pubbliche), Joël Farcoz, Antonio Fosson (presidente del Consiglio Valle), Pierluigi Marquis, Claudio Restano (assessore regionale al turismo), Emily Rini e Renzo Testolin e gli ex consiglieri regionali David Follien, Giuseppe Isabellon, Leonardo La Torre, André Lanièce e Marilena Péaquin.
Sono stati invece assolti il senatore Albert Lanièce, gli ex assessori regionali Raimondo Donzel ed Ennio Pastoret ed il dirigente regionale Peter Bieler.

"Le erogazioni finanziarie al Casinò non sono atti politici". "Il Collegio ritiene che gli atti del Consiglio e dalla Giunta regionale, che hanno deciso le erogazioni finanziarie in favore di "Casino de la Vallée SpA" non possano essere ricondotti alla categoria degli atti politici - si legge nella sentenza - ad avviso di questo Giudice mancano due dei richiesti ed indicati requisiti per la qualificazione politica degli atti che ci occupano. Da un lato la gestione del Casinò, pur se di grande rilevanza per l'economia della Regione, non può certo essere qualificata come essenziale per la tutela di interessi supremi delio Stato o, nel caso di specie, della Regione. D'altro canto la non contestata situazione di criticità delle finanze del Casinò (in molte delle memorie difensive si è realtà contestato il ritenuto, dalla Procura, stato di insolvenza della Società) fa sì che le scelte compiute dalla Regione non rivestano quel criterio di libertà nel fine che abbiamo visto caratterizzare gli atti di natura politica, ed invero nel caso di specie le scelte compiuteci risultavano obbligate dalla ritenuta necessità di salvaguardare la gestione societaria".

"Apprezzamento troppo superficiale delle proposte di finanziamento". Per i Giudici della Corte dei conti, che hanno affrontato la vicenda il 12 settembre scorso, dopo l'udienza dell'11 luglio, "la prospettazione attorea configura un comportamento doloso, e solo in subordine gravemente colposo, dei diversi convenuti che avrebbero scientemente sottovalutato la reale situazione economica della Società del Casinò al fine di concedere favorevoli linee di finanziamento supportate da "piani di sviluppo" ictu oculi (a colpo d'occhio, n.d.r) di difficile, se non impossibile, realizzazione. Sotto questo punto di vista quindi le eventuali responsabilità penali di alcuni dei convenuti non modificano, ad avviso di questo Giudice, la cognizione delle singole responsabilità.
Ed invero in disparte l'effettivo compimento del reato da parte di alcuni amministratori, in via generale si può dire che il comportamento dei convenuti si è caratterizzato da un troppo superficiale apprezzamento delle proposte di finanziamento di una Società i cui indici di criticità finanziaria erano facilmente conoscibili da soggetti presenti da tempo sulla scena politica della Regione e quindi non ignari dei problemi del Casinò"
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"Non emergono elementi sufficienti per una qualificazione dolosa". Nelle 64 pagine della sentenza si fa riferimento anche all'altro processo penale in corso, dove, tra i diversi imputati, ci sono anche Rollandin, Baccega e Perron, accusati di truffa aggravata: "dal complesso degli atti e documenti di causa - si legge - non emergono elementi sufficienti per una qualificazione dolosa delle decisioni assunte dagli Amministratori regionali sulla cui portata potrà eventualmente fare maggiore luce la coeva inchiesta penale che peraltro riguarda solo alcuni degli odierni convenuti. In realtà si ritiene che gli Amministratori regionali e lo stesso Coordinatore del settore bilancio abbiano, nel dichiarato scopo di perseguire finalità pubblicistiche, interpretato il quadro normativo di riferimento, comprensivo anche della legge istitutiva della Società, nel senso di favorire ogni possibile azione a supporto del progetto di rilancio e sostentamento economico del Casinò. In buona sostanza, si ritiene che il quadro normativo di riferimento si prestasse a diverse interpretazioni, il che fa escludere ogni intento doloso in ordine alle decisioni assunte dai convenuti rimanendo a loro carico il profilo della colpa grave connesso ad una valutazione di contesto che si è rivelata manifestamente errata sia nei presupposti che nelle scelte che ne sono derivate".

"Segnali di debolezza finanziaria del Casinò, al limite della decozione". Per la Corte dei conti è comunque impossibile pensare che gli amministratori pubblici non fossero a conoscenza della difficile situazione economica in cui versa la Casa da gioco valdostana, definita, senza mezzi termini, "decotta": "sul punto assai significativa appare la mancata rilevazione dell'appostazione in bilancio delle imposte anticipate in un momento storico in cui i segnali di debolezza finanziaria della Società, al limite della decozione - sottolineano i magistrati - erano già ampiamente conosciuti sia dai decisore politico che dalla struttura amministrativa della Regione. Non meno rilevante è la circostanza che la stessa Regione aveva già ricevuto report significativi sulle problematiche finanziarie che attanagliavano la Società, tanto da poter far ritenere che i progetti di investimento si basassero su valutazioni ottimistiche e su scenari di difficile verosimiglianza, come poi i fatti hanno dimostrato, attesa la perdurante crisi del Casinò ancora all'attualità odierna. In buona sostanza gli Amministratori regionali e lo stesso Coordinatore del bilancio hanno posto in essere scelte di finanziamento in contrasto con i principi di economicità, efficienza ed efficacia dell'azione pubblica che si sono risolte in un danno erariale, avendo colposamente trascurato tutti gli indicatori e i segnali di irreversibile crisi che provenivano dalle analisi svolte sulla situazione economica della Società".

"Inutile ogni tentativo di salvataggio attraverso iniezioni finanziarie". Il danno erariale, conseguente alla concessione dei finanziamenti pubblici quindi esiste: "le condotte censurate dalla Procura Regionale hanno effettivamente creato nocumento erariale alla Regione Valle d'Aosta - prosegue la sentenza - come correttamente messo in luce dalla Procura nella citazione, corredata da copiosa documentazione, e come risulta dalle indagini della Guardia di Finanza, tutti gli indicatori, ed alcune compiute analisi conosciute dai vertici regionali, portavano a ritenere come gravemente, se non definitivamente compromessa, la situazione finanziaria del Casinò rendendo quindi inutile ogni tentativo di salvataggio attraverso iniezioni finanziarie. Non è evidentemente compito di questo Giudice dare indicazioni per trovare soluzioni in grado di salvaguardare effettivamente la realtà imprenditoriale, ma è sotto gli occhi di tutti che gli interventi disposti dagli organi regionali, e censurati dalla Procura, non hanno sortito alcuno effetto gravando al contrario sul bilancio regionale e su quello delle partecipate "Finaosta" e "Cva", le Società attraverso le quali l'operazione è stata effettuata. Alla luce di quanto è accaduto nel periodo successivo all'erogazione dei finanziamenti, ed invero per quello che appare ancora risultare all'attualità, sul Casinò continua a perdurare una gravissima crisi finanziaria che ne mette a rischio la sopravvivenza come realtà imprenditoriale, si può affermare quindi che la sostanziosa provvista finanziaria non abbia prodotti risultati tangibili. Per questo motivo si ritiene che la provvista messa a disposizione della Società dalla Regione si sia risolta in una erogazione priva di effetti pratici e quindi da qualificare come danno erariale non potendosi registrare nessun effettivo vantaggio per il Casinò e per l'economia regionale visto che, ad esempio, nel tempo si è dovuto comunque far ricorso a procedure di riduzione del personale".

"Non vi è prova che il Casinò non sia i grado di restituire i mutui".  Pur riconoscendo il danno, la Corte dei conti lo ha ridotto di 110 milioni di euro rispetto a quanto definito dalla Procura: "secondo la prospettazione attorea tutti e quattro i provvedimenti portati all'attenzione del Collegio (tre delibere della Giunta regionale, ed una del Consiglio Valle, n.d.r.) hanno provocato il danno erariale - confermano i magistrati - quantificato in quasi 140 milioni di euro, e caratterizzato da certezza ed attualità perché le erogazioni a mezzo mutuo non sono state ancora restituite ed il disposto aumento di capitale non ha sortito alcun positivo effetto sulle finanze del Casinò. Ad avviso delle difese, che contestano la stessa sussistenza del danno erariale, bisogna invece fare delle precisazioni in ordine alta sua quantificazione atteso che la gran parte delle operazioni è stata realizzata attraverso l'accensione di mutui che sono in fase di restituzione. Effettivamente il metodo adottato dalla Regione per erogare i finanziamenti (o almeno tre delle quattro operazioni in discussione) si presta a diverse valutazioni critiche. Certamente sotto il profilo della trasparenza contabile le ripetute operazioni di accensione dei mutui non agevolano una piana lettura del bilancio regionale e neppure di quello della Società del Casinò. Inoltre non si può sottacere il fatto che l'utilizzo delle risorse proprie di "Cva", Società pure partecipata dalla Regione, rischia di comprometterne la solidità finanziaria se i mutui non dovessero essere restituiti. Ad avviso dei Collegio questo è punto dirimente.
Si ritiene infatti che la Procura non è riuscita a dare prova convincente che il sistema di rotazione dei finanziamenti erogati attraverso l'accensione dei mutui, si risolva in un danno erariale; per meglio dire allo stato degli atti non vi è prova che la Società del Casinò non sia in grado di restituire i finanziamenti ricevuti sotto forma di mutui accesi. Di conseguenza le tre operazioni, quella del luglio 2012 per cinquanta milioni di euro, quella del settembre 2013 per dieci milioni di euro e quella del dicembre 2015 per venti milioni di euro, non integrano ipotesi dannose perché mancano riscontri sufficienti per qualificare come certo ed attuale il prospettato danno erariale di circa 140 milioni di euro che quindi va conseguentemente ridotto"
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"Pratica non legittima, da censurare sulla trasparenza contabile". "Queste considerazioni in punto di certezza ed attualità del danno erariale non debbono però, all'inverso, valere a legittimare le pratiche adottate dalla Regione Valle d'Aosta - avvisano i Giudici - in altre parole le reiterate operazioni di accensione dei mutui, sostanzialmente l'una a copertura dell'altra, rimangono da censurare in punto di trasparenza contabile pur se allo stato della fattispecie che occupa la Sezione non integrano danno erariale. Va da sé che particolare attenzione dovranno porre gli organi di controllo della Regione alla puntuale restituzione delle rate dei mutui e al puntuale adempimento di tutti gli obblighi connessi al contratto di mutuo, ogni inadempienza sui punto potrebbe infatti configurare e dare certezza ed attualità a fattispecie di danno erariale. Peraltro, in ordine alla quantificazione del danno erariale va fatta una ulteriore considerazione che inerisce alla quarta operazione di finanziamento disposta nell'ottobre 2014 con la deliberazione del Consiglio regionale. Come risulta dagli atti il provvedimento indicato integra un aumento di capitale pari a sessanta milioni, di euro, trenta dei quali destinati al parziale rimborso del finanziamento deliberato nel luglio 2012. L'importo del danno erariale contestato con l'atto di citazione, pari a circa 140 milioni di euro, va quindi ridotto sia per la parte erogata attraverso l'accensione dei mutui che per i trenta milioni di euro restituiti con l'operazione di aumento di capitale".

"Sottovalutate tutte le notizie che indicavano la decozione del Casinò". La Corte dei conti ha fatto anche cadere l'ipotesi di dolo, che non verrebbe "coperta" dalle assicurazioni che tutelano l'attività amministrativa dei consiglieri regionali: "rispetto alla prospettazione attorea deve dirsi che il Collegio ritiene in ogni caso sussistente il solo profilo della colpa grave in capo agli Amministratori regionali che hanno disposto i finanziamenti in parola - si sottolinea ancora nella sentenza - all'evidenza degli atti non si rinvengono sufficienti elementi di prova per ipotizzare il carattere doloso del comportamento dei consiglieri regionali e del Coordinatore e sul punto, ad avviso del Collegio, neppure il coevo procedimento penale aiuta a supportare la prospettazione principale della Procura. Quello che non è dubbio è il fatto che gli Amministratori regionali abbiano sottovalutato tutte le notizie e gli indicatori che segnalavano lo stato di sostanziale decozione dell'azienda Casinò e, in termini di esimente, a nulla vale la considerazione fatta valere dai difensori circa il ruolo avuto da "Finaosta" nella fase istruttoria e di erogazione dei finanziamenti visto che la finanziaria regionale ha sostanzialmente dato seguito alle prescrizioni dell'organo politico".
Quindi, alla fine delle valutazioni, "per l'individuazione delle responsabilità personali deve farsi riferimento, essendo evidente il nesso causale, agli Amministratori che hanno partecipato, esprimendo voto favorevole, alla votazione della deliberazione del Consiglio regionale del 23 ottobre 2014 individuato come atto amministrativo causativo di danno erariale. In ordine al riparto del danno erariale quantificato in trenta milioni di euro si ritiene che debba essere valutato il grado di coinvolgimento dei diversi Amministratori nella delibera di che trattasi, in ragione delle loro competenze funzionali e del grado di piena consapevolezza dei fatti, tenuto conto della loro partecipazione alle plurime operazioni di finanziamento prese in esame nell'atto di citazione della Procura regionale".

"Rollandin, Baccega e Perron avevano più contezza degli altri". Per questo "è quindi evidente che un maggior grado di responsabilità lo si deve riscontrare in capo al presidente della Giunta ed agli assessori al bilancio, Augusto Rollandin, Mauro Baccega ed Ego Perron, che, in ragione delle funzioni svolte a più riprese durante il quadriennio preso in considerazione dalla Procura, avevano, più degli altri, contezza della situazione finanziaria del Casinò e quindi disponevano degli strumenti più adatti per una più avvertita valutazione delia fattispecie che si andava determinando. Ad ognuno dei soggetti sopra indicati va quindi imputata una quota parte del danno pari al quindici per cento del danno complessivo per l'importo di quattro milioni e mezzo di euro.
Solo di poco attenuata si ritiene vada considerata la posizione di Marco Viérin, Presidente della Giunta (è un refuso, probabilmente volevano scrivere "presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta", n.d.r.) all'atto della deliberazione di aumento di capitale del 2014, e di Aurelio Marguerettaz, consigliere in carica già dal 2012 e quindi entrambi consapevoli delle difficoltà economiche del Casinò e del sostanziale fallimento delle precedenti operazioni di finanziamento. In conseguenza di ciò per i soggetti appena sopra menzionati si determina la quota di risarcimento pari al dieci per cento del, danno pari a tre milioni di euro cadauno.
La restante quota di danno, pari al trentacinque per cento dell'importo totale va suddiviso in parti uguali tra gli altri Amministratori, Luca Bianchi, Stefano Borrello, Joël Farcoz, David Follien, Antonio Fosson, Giuseppe Isabellon, Leonardo La Torre, André Lanièce, Pierluigi Marquis, Marilena Péaquin, Claudio Restano, Emily Rini e Renzo Testolin, che hanno partecipato, esprimendo voto favorevole, alla deliberazione di aumento di capitale del 2014, e che dovranno pertanto risarcire la quota di 807mila euro cadauno".

Le motivazioni delle quattro assoluzioni. "Si ritiene che invece vada assolto Peter Bieler - continua la sentenza, spiegando le motivazioni delle assoluzioni - che pure ha espresso il parere di legittimità sulla deliberazione di aumento di capitale, atteso che la Procura lo ha evocato in giudizio esclusivamente per il parere espresso in ordine alle deliberazioni di Giunta con cui sono stati erogati i finanziamenti attraverso le operazioni di mutuo. Questa circostanza esime il Collegio dalla disamina del quadro normativo di riferimento e quindi dei poteri dello stesso dottor Bieler che ad avviso della difesa non includevano alcuna attribuzione atta a confutare l'indirizzo politico assunto. Vanno invece mandati assolti per mancanza dell'elemento del danno erariale tutti i convenuti in giudizio, Albert Lanièce, Raimondo Donzel ed Ennio Pastoret, che hanno espresso voto favorevole alle delibere di Giunta con cui sono stati approvati gli altri atti di finanziamento attraverso la formula dell'accensione del mutuo".

Confermati i sequestri partimoniali dei condannati. Nei confronti di Albert Lanièce, Donzel e Pastoret è stato quindi revocato il sequestro patrimonale deciso lo scorso 24 aprile, mentre è stato confermato per gli altri diciassette imputati, relativamente alla concorrenza delle relative condanne, mentre nei confronti di Leonardo La Torre, che aveva prestato una cauzione dopo l'ordinanza di sequestro, questa è stata ridotta alla misura di 807mila euro. I condannati dovranno anche pagare 22.854,36 euro di spese dei giudizio, mentre la Regione dovrà liquidare cinquemila euro di spese di lite a favore di Albert Lanièce, Raimondo Donzel ed Ennio Pastoret e di 3.500 per Peter Bieler.

La sentenza verrà appellata, nessun consigliere regionale sospeso. I legali dei condannati hanno annunciato il ricorso in appello, che verrà discusso a Roma, nella sede centrale d'appello della Corte dei conti, e che ha un'azione sospensiva sulla sentenza: i dieci imputati che siedono in Consiglio Valle quindi, per il momento, non rischiano la sospensione dalla carica e potranno continuare a svolgere la loro attività amministrativa fino a quando il giudizio sarà definitivo: solo in quel momento dovranno pagare l'eventuale danno a loro attribuito e, solo se non lo faranno, saranno dichiarati incompatibili.
Diverso, invece, è il discorso etico, che si applica secondo le diverse sensibilità personali, certo è che la sentenza della Corte dei conti definisce in maniera tombale la scelta di finanziare con fondi pubblici la Casa da gioco, aldilà di tutte le giustificazioni politiche.

ultimo aggiornamento: 
Giovedì 25 Ottobre '18, h.18.30