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Tutti a fondo classifica i candidati valdostani, Luciano Caveri resta il solo europarlamentare valdostano. La Nasso e Manfrin litigano su "Facebook" mentre Centoz sbaglia i conti

Angelo Musumarra
Luciano Caveri quando era al Parlamento europeo

Luciano Caveri resterà ancora per i prossimi anni l'unico valdostano ad aver ricoperto il ruolo di Deputato europeo: i risultati delle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, che mettono sullo stesso piano la politica valdostana con quelle piemontese, lombarda e ligure, non permettono, come ampiamente prevedibile, nessuna possibilità per i sei candidati valdostani, che hanno raccolto complessivamente risultati minimi, alcuni dei quali simbolici.

I bassi risultati dei candidati valdostani e la maggioranza astensionista. Nella circoscrizione "nord ovest" sono venti i posti per Bruxelles, e, nella lista vincitrice della "Lega Salvini Premier", Paolo Sammaritani, il valdostano che ha realizzato il miglior risultato, con 5.615 preferenze totali, è l'ultimo classificato, mentre nella lista del "Partito Democratico" Edda Crosa si classifica quartultima con 3.889 voti, e Piero Puozzo, nella lista del "Movimento Cinque Stelle" è sedicesimo con 1.710 preferenze.
Tra le liste che non hanno superato lo sbarramento del quattro per cento ci sono "La Sinistra", con Chiara Giordano tredicesima con 1.191 voti, e "Casapound Italia - Destre Unite" con Stefano Scopacasa ottavo con 172 preferenze. Lontanissima dall'obiettivo dei 50mila voti la lista "Autonomie per l'Europa", apparentata con quella del PD, fermatasi ad uno sconfortante 0,22 per cento, con 17.668 voti, di cui solo 4.851 al candidato valdostano Marco Gheller.
Il partito che ha vinto nuovamente è quello degli astensionisti, con ben 49.250 valdostani su 102.417 aventi diritto che hanno preferito disertare le urne, il 49,09 per cento, a cui si aggiungono altri 1.002 elettori che hanno lasciato la scheda in bianco e 2.321 ai quali è stata annullata la scheda, per un totale di 52.573 non votanti, un valore percentale del 51,33 per cento, superiore al dato dell'affluenza totale: «spicca non a caso - ha commentato all'alba, Luciano Caveri, sul suo blog - fra l'indifferenza crescente e l'overdose per i cittadini di liti da cortile specie fra leghisti e pentastellati (alleati separati in casa), il dato costante dell'astensionismo, che resta enorme, pensando a certe scelte di partecipazione nelle prime consultazioni dal 1979 in poi, quando iniziò l'elezione diretta del Parlamento europeo».

«Il Governo Conte difficilmente sopravviverà agli eventi. Indebolito anche il Governo Fosson». «In Italia siamo afflitti da commenti infiniti e logoranti - ha aggiunto Caveri - è evidente il successo della Lega di Matteo Salvini, la sconfitta terribile per i "Cinque Stelle" e la ripresa del Partito Democratico. Il Governo Conte difficilmente sopravvivrà agli eventi e da oggi la rottura fra i due partner di Governo appare probabile per le troppe divisioni che verranno al pettine, così come nella destra il tramonto del "berlusconismo" farà i conti con il "salvinismo". Ma il PD diventa competitor vero con gli esiti del voto. In Valle d'Aosta si può passare il tempo a giocare coi dati, comparandoli ad Europee precedenti (il mio dato nel 1999 fu per l'Union Valdôtaine nel Nord Ovest 40.970 voti di lista e 28.700 voti di preferenza) e anche alle recenti Regionali e Politiche. Quel che è certo è il successone della Lega in termini di voti di lista, il buon risultato del PD e la terribile débâcle del progetto autonomista ed anche dei "pentastellati", che cadono precipitevolissimevolmente. Le candidature valdostane non raccolgono i voti utili per sperare di essere eletti e questo segnala come molti valdostani abbiano votato simboli nazionali non per dinamiche locali. Il Governo Fosson esce dal voto indebolito pesantemente ed il progetto verticistico e velleitario di "réunion" non ha convinto affatto i valdostani che chiedono altro, come predico da mesi di fronte alla proposta di "fusione a freddo" con sola vista sui posti di comando. Questo significherà elezioni regionali anticipate o disperato arroccamento di chi si imbullonerà alle sedie di piazza Deffeyes sia di maggioranza che di opposizione di fronte ai propri risultati mediocri?».

La stizza della Nasso che, sui "social", litiga ancora con Manfrin. «Cresce la Lega - ha preso atto, con stizza, Manuela Nasso, consigliera regionale del "Movimento Cinque Stelle", eletta un anno fa con 417 preferenze - e se i cittadini hanno scelto il partito che fa credere che i barconi siano il problema dell’Italia, il partito che difende a spada tratta gli indagati, il partito che fomenta malessere, il partito che fa leva sulle persone con pochi strumenti per avere consenso, il partito che ha rubato 49 milioni di soldi pubblici (di programma elettorale non posso dire nulla perché ammesso che esista non l'ho visto)... si vede che è quello che una elevata percentuale di aventi diritto al voto e che ha scelto questa opzione si merita e vuole e ciò va rispettato. La Valle d'Aosta è abbastanza in linea con il resto di Italia, male per "Autonomie pour l'Éurope" (sic!) e bene per il partito di Salvini: siamo passati dalla padella alla brace, povera la mia Valle. Per il "Movimento Cinque Stelle" a livello nazionale e regionale pensavo meglio, la questione morale interessa a pochi ma comunque non cambia il nostro entusiasmo».
«Chiaro no? Se voti Lega è perché ti sei fatto abbindolare da proposte razziste e qualunquiste, però il tuo voto va rispettato
- le ha risposto Andrea Manfrin, capogruppo in Consiglio Valle della Lega, che un anno fa era stato eletto con 1.426 voti - quando i "Cinque stelle" hanno vinto alle politiche però i valdostani erano saggi ed hanno aperto gli occhi».
«Sai la tua acrimonia è palpabile sotto il velo di ecumenica ipocrisia - ha proseguito, rivolgendosi direttamente alla Nasso - tu vorresti che tutto il mondo la vedesse come te, e arrivi a dire che si passa dalla padella, finti autonomisti con due consiglieri decaduti di cui uno arrestato per 'ndrangheta, alla brace. Mi spiace profondamente che tu non colga anelito di cambiamento che spira dalle brume valdostane, ma non mi stupisce che non essendo in grado di coglierlo, ciò si rifletta nelle urne».

Centoz interpreta a modo suo il risultato del Partito Democratico e litiga con gli alleati dell'UV. «In Valle d'Aosta il Partito Democratico fa un risultato più che lusinghiero - ha scritto, ancora su "Facebook" il sindaco di Aosta, Fulvio Centoz, eletto nel 2015 con una coalizione che aveva raccolto 8.784 voti di lista - tenendo conto che alle regionali non siamo entrati in Consiglio Valle e avevamo totalizzato 3.400 voti (erano 3.436, in Valle d'Aosta la Crosa ne ha raccolti ancora di meno, solo 2.087 e quindi ne ha persi altri 1.349, valore che, se viene confrontato con le 8.128 preferenze di Luca Barbieri alle europee del 2014 evidenzia una perdita secca, in cinque anni, di 6.041 voti, n.d.r.). Oggi li raddoppiamo (anche di più), e lo facciamo con le nostre forze, con l'impegno davvero encomiabile della nostra candidata e, soprattutto su Aosta, siamo l'argine al dilagare della Lega. Ma non c'è nulla da festeggiare: tra un anno le comunali impongono ragionamento congiunti non solo con gli Autonomisti ma anche con i Verdi e "+Europa". Un campo largo per provare a fermare la destra, un campo dove tutti dobbiamo fare un passo indietro per farne due insieme in avanti».
«Se sono lì - ha continuato il primo cittadino di Aosta rispondendo a chi gli fa presente che la sua Giunta non è più rappresentativa - è perché ad Augusto Rollandin faceva comodo piazzare me (ed allearsi con il PD) pur di salvare il suo governo in Regione. Perché bastava dire: "no grazie, noi un sindaco già lo abbiamo e lo vogliamo confermare". Ora, a forza di rincorrente il potente di turno (prima Matteo Renzi e poi Matteo Salvini) siete letteralmente scomparsi. E ciò che non avete capito è che votando Lega (perché visto i risultati molti unionisti e molti di UVP hanno votato per il carroccio) vi siete suicidati da soli. Quei voti non torneranno più indietro. La Lega ormai vi ha letteralmente mangiati e buona parte della responsabilità è da addebitare proprio al tuo caro Augusto. Ormai siete diventati un panda in estinzione da preservare».
«Non sarei così "tranchant" - gli ha ribattuto, in francese, l'ex sindaco del Capoluogo regionale Guido Grimod, componente del "Comité fédéral" dell'Union Valdôtaine, che nel 2005 era stato confermato alla guida della città di Aosta con 11.513 preferenze di lista - e soprattutto non così certo che il mio "mouvement" non sia fondamentale per le prossime scadenze elettorali. Chi vivrà vedrà, l'UV non è morta, le scelte che sono state fatte sono per la Valle d'Aosta e non per un interesse di parte. Sono ottimista ed i risultati elettorali devono essere analizzato con lucidità mantenendo "la tête froide"».

"Adu" prende atto del "disastro" e della sparizione dei venti seggi del 2014. «Un disastro - ha scritto, sempre sul "social network" Carola Carpinello, consigliera comunale ad Aosta (la cui lista, nel 2015, aveva raccolto 608 voti), che ha aderito ad "Ambiente Diritti Uguaglianza" e quindi a "La Sinistra" - inutile nasconderlo, se a livello europeo i sovranisti avanzano ma non sfondano (noi italiani e gli ungheresi forniamo i gruppi più consistenti, che culo!), in Italia, appunto, la Lega dilaga. In Valle anche di più. Gli autonomisti escono devastati, il PD si ringalluzzisce senza aver fatto i suoi conti, quindi non un bene (i socialisti spagnoli sono un altro pianeta proprio). La Sinistra, un disastro, appunto. Venti seggi persi e in Italia la sparizione. In Valle molto meglio del risultato nazionale, un grosso grazie a Chiara Giordano per averci messo il cuore, la faccia, la passione».

«Sconfitta pesante e dolorosa». «E' una sconfitta, pesante e dolorosa - ha commentato, ancora su "Facebook", Marco Gheller capolista di "Autonomie per l'Europa", classificatasi al penultimo posto, solo davanti a "Forza Nuova" - una sconfitta per il mondo autonomista e per chi in questo progetto ci ha creduto. Ringrazio tutti gli elettori che hanno creduto in noi e i tanti elettori che mi hanno accordato la preferenza. Sono il candidato valdostano che in proporzione ai voti di lista ha preso più preferenze e questa, probabilmente, è l'unica piccola soddisfazione».
L'obiettivo di Gheller, che nella sua precedente esperienza elettorale era stato sconfitto da Paolo Cheney alle elezioni comunali del 2015 di Saint-Christophe, raccogliendo 592 voti di lista e venendo quindi eletto come consigliere comunale di minoranza e, cinque anni prima, in lista con lo stesso Cheney era stato eletto con 121 voti, era quello di ottenere più voti di Paolo Sammaritani. A livello valdostano la differenza a favore del consigliere regionale della Lega, eletto nel 2018 con 1.628 preferenze, è di 752 voti, mentre se si considera la Circoscrizione scende a 706 voti: «grazie per aver messo a disposizione del progetto politico Autonomista la tua persona e le tue competenze - gli ha risposto Luigi Bertschy, assessore regionale ai trasporti ed agli affari europei, eletto in Consiglio Valle nel 2018 con 1.207 preferenze - mi è piaciuto il tuo atteggiamento: positivo, costruttivo, determinato. Il dibattito nazionale sulle europee tra Salvini, Di Maio, Zingaretti, Berlusconi, Meloni ha completamente offuscato la campagna elettorale sulle europee in Valle d'Aosta e inoltre il tempo per spiegare il nostro progetto per l'Europa è stato poco. Abbiamo perso le elezioni europee e questa sconfitta brucia e fa male, tutti sappiamo però che è iniziato il percorso politico giusto».
«Ma quale sconfitta? - si chiede infine Carlo Marzi, segretario della Stella Alpina ed assessore alle finanze del Comune di Aosta, eletto nel 2015 con 340 voti - la sconfitta è nostra e annunciata. Tu sei stato un figo. Da solo sei il quarto partito valdostano. Sei stato la parte più bella di noi mio caro uomo coraggioso e fantasioso... altro che sconfitto: un figo».

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