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Un "franco tiratore" salva dalla responsabilità i consiglieri regionali che hanno approvato la legge per il Casinò sui 48 milioni di debiti di "Finaosta"

Angelo Musumarra
Il 'Casino de la Vallée' di Saint-Vincent

Chissà se esiste, da qualche parte, nascosta nel server del Consiglio Valle, una remota possibilità per risalire a come i consiglieri regionali hanno effettivamente votato, nella serata di mercoledì 3 luglio, il disegno di legge regionale che, in pratica, trasforma il mutuo di 48 milioni di euro di debiti con "Finaosta" (in realtà 48.088.055 euro, per capitale ed interessi, calcolato al 12 novembre 2018) in una sorta di "aumento di capitale", tramite lo "strumento finanziario partecipativo - Sfp", nella speranza che, superato il Piano concordatario, la Casa da gioco torni ad essere redditizia per la Regione e questi soldi possano tornare nella casse della finanziaria regionale.
Infatti, nove consiglieri regionali (Mauro Baccega, Luca Bianchi, Stefano Borrello, Joël Farcoz, Antonio Fosson, Pierluigi Marquis, Claudio Restano, Emily Rini e Renzo Testolin), che nella passata Legislatura, dal 2012 al 2015, sia come componenti di tre diversi Esecutivi regionali, sia come membri della maggioranza del Consiglio, ma anche in entrambi i casi, avevano approvato finanziamenti e mutui nei confronti della "Casino de la Vallée" per 140 milioni di euro, erano stati condannati dalla Corte dei conti della Valle d'Aosta, lo scorso ottobre, insieme ad altrettanti ex colleghi, ad un risarcimento complessivo di trenta milioni di euro, con il conseguente sequestro cautelativo di immobili, conti correnti bancari, assicurazioni e stipendi.

Il "franco tiratore" che salva la maggioranza da eventuali responsabilità amministrative. Siccome l'allora procuratore della Corte dei conti, Roberto Rizzi, aveva evidenziato che la Casa da gioco presentava "segnali di gravissima sofferenza, con indicatori di debolezza strutturale che compromettevano irrimediabilmente l’attitudine alla autonoma sopravvivenza nell'immediato e rendevano inverosimile ogni più benevola prospettiva di recupero nel futuro", proprio per evitare un'analoga indagine, stimolata anche delle combattive opposizioni in Consiglio Valle, la maggioranza ha deciso di esprimersi sul disegno di legge con modalità segreta, nonostante diversi consiglieri di minoranza avessero sfidato i colleghi, proponendo invece il voto nominale.
I gruppi di opposizione della Lega, di Mouv' e del "Movimento Cinque Stelle" non hanno quindi partecipato al voto, togliendo la scheda nominale dal lettore: in questo modo, se tutti i consiglieri presenti si fossero espressi a favore del disegno di legge, l'unanimità dei presenti avrebbe svelato il voto segreto, invece, uno dei diciannove componenti della nuova maggioranza si è astenuto, dando una nuova interpretazione al ruolo di "franco tiratore" e quindi non esiste nessuna certezza che possa attribuire ai votanti la precisa responsabilità di aver concesso, in pratica, altri 48 milioni di euro alla "Casinò de la Vallée SpA": «la segretezza del voto è un diritto e stupisce che colleghi che in altre circostanze si battono per vedere garantito tale diritto, oggi lo neghino nascondendosi dietro a un'accusa di presunta codardia - ha motivato Patrizia Morelli, capogruppo di "Alliance Valdôtaine" - respingiamo al mittente queste accuse: il dibattito è stato trasparente ed è chiaro chi si assume le responsabilità di votare. Noi non scappiamo di fronte alle responsabilità come invece altri fanno in quest'Aula».

"Il finanziamento del socio Regione è postergato e non verrà pagato". In ogni caso i 48 milioni di euro dei mutui erogati da "Finaosta" che nel Piano concordatario vengono considerati "un finanziamento del socio Regione" e "come tale, il relativo credito da restituzione è da ritenersi postergato e, dunque, non beneficerà di alcun pagamento".
Per questo «l'iniziativa legislativa ha lo scopo di assicurare il buon esito della procedura di concordato preventivo della "Casinò de la Valleé SpA" - ha spiegato in aula Jean Barocco, consigliere regionale dell'Union Valdôtaine, relatore del disegno di legge - garantendo al contempo la migliore tutela agli investimenti effettuati nella società da parte della Regione, per il tramite di "Finaosta SpA". Il Piano di concordato preventivo, per come predisposto dalla Società, si basa, infatti, sull'assunto che il credito di 48 milioni di euro, per il finanziamento del Piano di investimenti relativi alla ristrutturazione della Casa da gioco e del Grand hôtel "Billia" di Saint-Vincent vantato da "Finaosta" nei confronti di Casinò, in quanto postergato, sarebbe stato integralmente stralciato con l'omologazione della proposta concordataria. Tale prospettazione, oltre ad essere stata ritenuta di dubbia correttezza sul piano giuridico da parte del commissario giudiziale, avrebbe comportato la definitiva rinuncia a qualsivoglia possibilità di recupero dell'investimento effettuato».

«Con lo "Spf" sarà possibile salvaguardare il patrimonio regionale». «La soluzione tecnica proposta prevede, invece, la conversione del credito in uno "strumento finanziario partecipativo - Sfp", che sarà sottoscritto da "Finaosta", intestataria del credito oggetto di conversione, in nome e per conto di Regione - ha esplicitato Barocco - tale operazione consentirà di concorrere al rafforzamento patrimoniale della società, riportando in attivo la consistenza del patrimonio netto, al pari di quanto sarebbe avvenuto con la rinuncia pura e semplice al credito, garantendo però il diritto di concorrere alla distribuzione degli utili che auspicabilmente la società tornerà a produrre, a seguito del rigoroso percorso di ristrutturazione che è stato intrapreso. Il provvedimento consente quindi, da un lato, di favorire la positiva definizione della procedura concordataria, ripristinando l'equilibrio patrimoniale della società sulla base di una soluzione certa e scevra da incertezze e criticità sul piano legale, mediante esplicitazione, come richiesto dal commissario, della volontà del socio sulle sorti del credito, e, dall'altro, di salvaguardare il patrimonio regionale, evitando di esporre lo stesso a inutili e ingiustificati sacrifici ed assicurando alla Regione la possibilità di rientrare dell'investimento effettuato».

«Dubbi sul capitale positivo, alla luce delle perdite che colpiscono il patrimonio». «Questa legge salverà il Casinò?» si è chiesto Stefano Aggravi, consigliere regionale della Lega, ex assessore regionale alla finanze con delega sul Casinò, che aveva, di fatto, bloccato la liquidazione della seconda parte, relativa a sei milioni di euro, dell'ulteriore finanziamento in conto capitale di 14 milioni di euro complessivi, che era stato approvato dalla Giunta regionale nel 2017.
«No - si è risposto - perché non ha nulla a che vedere con la riuscita della procedura di concordato in continuità il cui destino dipenderà dall'esito del voto dei creditori, previsto per il 9 luglio prossimo e dalla definitiva omologazione da parte del Tribunale. La salvezza della Casa da gioco dipenderà, infatti, dal rispetto del Piano di concordato e dalla futura generazione di utili che permetteranno all'azienda di far fronte alle spese e ri-patrimonializzarsi. Non è poi certo che questo provvedimento salverà i 48 milioni di euro e permetterà alla Regione di recuperare il proprio credito. La natura stessa del credito muta da finanziamento a voce di patrimonio ed il patrimonio, per definizione, non viene necessariamente rimborsato. Dai dati in possesso e da quanto emerso in sede di audizione e della natura dello "strumento finanziario partecipativo" resta il dubbio circa la presenza di un capitale positivo alla luce delle perdite che colpiscono il patrimonio. Inoltre, a seguito dell'omologa, nel complesso il patrimonio avrà un ammontare positivo, ma il suo capitale sarà azzerato. Questo imporrà necessariamente una operazione di ricapitalizzazione al fine di consentire il ripristino del terzo del capitale ai sensi del Codice civile».

«Il commissario non aveva chiesto questo "spf"». «Qualcuno ha pronto un ulteriore disegno di legge per aumentare il capitale della società mantenendo invariata la riserva dei 48 milioni di euro che mai verranno restituiti come se fossero un finanziamento? - ha ancora domandato Aggravi - Questa soluzione è la sola perseguibile? Perché non si è valutato subito, in sede di assemblea per l'approvazione del bilancio 2018, di procedere alla "trasformazione" del credito in aumento di capitale che al momento dell'omologa avrebbe già consentito di avere un patrimonio complessivo in terreno positivo? Il relativo abbattimento del patrimonio per via delle perdite sarebbe stato recuperato destinando i futuri utili a capitale così che l'apporto di 48 milioni nei prossimi anni verrebbe recuperato a beneficio della società e del socio Regione. C'è poi da rilevare che lo "sfp" non è stato chiesto dal commissario, il quale ha invece chiesto due cose precise al socio entro la data dell'adunanza dei creditori: approvare il bilancio di esercizio del 2018 e pronunciarsi sul destino dei 48 milioni, confermando la postergazione. Questa legge migliora o peggiora la situazione di quei consiglieri ai quali la Corte dei conti ha interrotto il giudizio in primo grado? Oggi, questo disegno di legge, cerca di porre la scelta di concedere questi 48 milioni all'interno del perimetro di una legge, di grado superiore alle delibere di Giunta, di cui ne annullerebbe l'effetto trasformando il finanziamento, concesso con delibera di Giunta, in un apporto di patrimonio, definito per legge».

«Queste risorse diventeranno patrimonio netto della Società». «La nostra volontà è quella di migliorare le possibilità di crescita delle nostre aziende, salvaguardando posti di lavoro e garantendo entrate per la Regione - ha risposto Renzo Testolin, assessore regionale alle finanze - va quindi in questa direzione la decisione di elaborare questo disegno di legge: vogliamo trovare una linea di condotta in una situazione contingente che questo Governo Fosson si è trovato ad affrontare in corsa, essendo frutto di scelte precedenti. Con questo disegno di legge raggiungiamo una doppia finalità: garantire a chi accetterà questo concordato in continuità sapere che queste risorse faranno parte del patrimonio netto della società e non potranno essere vantate diversamente rispetto all'incertezza del credito postergato; per la Regione rappresenterà un conferimento patrimoniale, una trasformazione del credito in apporto di capitale di rischio che permetterà di operare con profitto in futuro, partecipando al riparto dei dividendi. Questi sono i due pilastri che sostengono questo disegno di legge. Non abbiamo rinunciato a questo capitale, il percorso è molto chiaro e la Regione ha fatto ciò che doveva fare. Dovevamo affrontare questa situazione e noi abbiamo compiuto questa scelta negli interessi dei creditori della "Casinò SpA", cui vogliamo dare continuità, garantendo posti di lavoro e ritorno sul territorio, nonché per permettere alla Regione di rientrare, se ci saranno i presupposti, di questo investimento».

«Questo è un atto di fiducia nei confronti del Casinò». «Aspettiamo con grande fiducia il 9 luglio, data di convocazione dei creditori, consci che questo percorso concordatario deve andare a buon punto - ha aggiunto il presidente della Regione, Antonio Fosson - l'emergenza è sorta il 23 maggio scorso e il nostro scopo è stato sempre quello di non far chiudere il Casinò. Questo testo di legge nasce proprio dall'intenzione di non falcidiare 48 milioni, ma trasferirli in un capitale, seppure a rischio, che non potrà essere utilizzato subito ma sarà utile. Chiediamo al Consiglio di decidere per un'emergenza con grande senso di responsabilità; questo è un atto di fiducia nei confronti del Casinò, ma noi crediamo nei lavoratori che si sono sacrificati, crediamo in questa grande azienda che ha dato tanto alla Valle d'Aosta e che, una volta conclusa la fase di ristrutturazione, potrà contribuire ancora alla nostra comunità».

«Non sappiamo nulla di un tentativo di acquisizione del crediti del Casinò». Della Casa da gioco si è continuato a parlare con la presentazioni di tre diverse interrogazioni a risposta immediata: «abbiamo appreso dai giornali la notizia di un'eventuale acquisizione di crediti del Casinò - ha risposto Fosson al consigliere Roberto Cognetta di Mouv', che ha chiesto chiarimenti in merito - e sempre dai giornali abbiamo appreso i nomi degli avvocati, uno di Milano ed uno di La Spezia,, che hanno poi dichiarato che questa ipotesi non è andata in porto. Ancora una volta attraverso gli organi di stampa abbiamo appreso dell'interessamento dell'acquisizione di crediti da parte della famiglia Lefebvre, ma in merito non sappiamo nulla. Tengo a precisare che nessun condizionamento c'è stato tra questa ipotesi e le nostre decisioni assunte sul bilancio, mentre sul concordato non siamo mai intervenuti, in quanto rapporto tra Amministratore unico e Tribunale».

«Solo quindici ex lavoratori del "Billia" hanno fornito i curricola». «La "Casinò de la Vallée SpA" ci ha comunicato che il 31 maggio si è completato il percorso di licenziamenti nel ramo alberghiero della Società - ha poi spiegato Fosson, rispondendo a Daria Pulz di "Ambiente Diritti Uguaglianza", che chiedeva notizie sui lavoratori licenziati dal Grand hôtel "Billia" - in ottemperanza a quanto previsto dall'accordo sindacale dell'11 febbraio, la Società ha avviato una serie di iniziative volte a mantenere l'impegno definito al "punto 6" dell'accordo, relativamente ai lavoratori licenziati. Allo stato attuale, visto il breve lasso di tempo intercorso dal termine dei licenziamenti, non tutti i lavoratori hanno ancora fornito i propri curricula, ad oggi solo quindici lavoratori hanno provveduto. L'area "risorse umane" sta comunque sollecitando i lavoratori a fornirlo quanto prima. La Società ha già avviato consultazioni con alcune agenzie di lavoro interinale sul territorio per la sottoposizione dei curricula e per valutare la costruzione di un percorso di "outplacement" per i lavoratori in oggetto, segnalato nominativi alla "Fondazione per la formazione professionale turistica" per eventuali docenze, trasmesso all'associazione degli albergatori "Adava" l'elenco dei lavoratori per la pubblicazione sulla sezione lavoro dei loro profili, segnalato all'Amministrazione regionale l'elenco di tutti i lavoratori usciti appartenenti a categorie protette, di operai con eventuali specializzazioni e l'elenco dei lavoratori licenziati suddivisi per tipologia professionale. Infine, è stato predisposto l'elenco dei lavoratori usciti per la preparazione di una graduatoria su cui applicare il diritto di precedenza da attivare al termine del periodo di preavviso contrattuale».

«Le "decadi" non pagate sono debiti privilegiati». Infine, ad Aggravi, che ha chiesto, nell'ambito del Piano concordatario, se e come ha votato la Regione, che «oltre ad essere il principale azionista della "Casino de la Vallée SpA", risulta anche creditore della procedura per quanto attiene alla cosiddetta "decade"» Fosson ha ribattuto che quei debiti «non sono debiti chirografari, sono privilegiati, abbiamo fatto un approfondimento e sulla base del disciplinare sulla gestione della Casa da gioco gli Uffici hanno chiesto di riconsiderare la natura del proprio credito quale credito privilegiato. E se è privilegiato non si vota».

ultimo aggiornamento: 
Mercoledì 3 Luglio '19, h.21.40

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