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Una dichiarazione fraintesa durante il "Conseil fédéral" dell'Union Valdôtaine scatena un pesante confronto pubblico tra Emily Rini e Laurette Proment

redazione 12vda.it
Una mamma col passeggino per le strade di Aosta

Parla di «presupposti falsi» il presidente dell'Union Valdôtaine, Erik Lavevaz, in merito alla vicenda che vede contrapposta Laurette Proment, componente del "Conseil fédéral", già vice sindaco di Saint-Oyen, dipendente dell'Assessorato regionale al turismo e catechista, ed Emily Rini, attuale vice presidente del Consiglio Valle, eletta lo scorso maggio nella lista unionista, che ha poi abbandonato per appoggiare l'attuale maggioranza con la quale ha rotto ormai da oltre un mese.

Le dichiarazioni attribuite a Laurette Proment. Secondo quanto riportato da alcuni media, nella serata di lunedì 22 ottobre, nell'auditorium di Quart, nel corso della riunione del primo "Conseil fédéral" dell'Union Valdôtaine dopo il "Congrès" dello scorso 6 ottobre, dove Lavevaz era stato eletto, per acclamazione, nuovo presidente del "mouvement", la Proment avrebbe criticato la Rini, che verrebbe indicata come possibile assessore al turismo nel nuovo assetto autonomista in Regione: «sono rimasta orripilata nel sentire che una persona che ha abbandonato il nostro movimento appena iniziata la legislatura - avrebbe dichiarato la Proment - ora potrebbe avere un incarico di responsabilità in caso di nuova maggioranza. Ritengo che l'unico posto che questa persona possa rivendicare in questo momento è quello per il passeggino del suo bambino in Consiglio Valle. Allevare un figlio è un compito che occupa già abbastanza e penso che in ogni caso una neomamma non possa fare l'assessore».

«Mi auguro che vengano prese posizioni forti». La diffusione di queste dichiarazioni ha provocato una decisa reazione di Emily Rini su "Facebook", senza però che venisse diffuso alcun comunicato stampa ufficiale: «tanta, tanta tristezza - ha scritto la Rini sul suo profilo ufficiale - il fatto che poi commenti sessisti del genere, pieni di odio e cattiveria, provengano da una donna, mamma di due figli, fa capire a tutti come molto resti ancora da fare per raggiungere la piena civiltà, almeno nella testa e nel comune agire di qualcuno. Anche in Valle d'Aosta. Rincuoro però chi, in occasione dell'ultimo "Conseil fédéral" dell'Union Valdôtaine, mi ha pubblicamente invitata "a fare la mamma e a spingere la carrozzella, che già mi occupa abbastanza" anziché portare avanti l'attività politico-amministrativa per cui sono stata eletta: i miei figli sono la parte più bella e importante della mia vita, non c'è bisogno che qualcuno me lo ricordi e anzi non permetto a nessuno di usarli per scopi tutt'altro che nobili. Come tantissime altre mamme, quotidianamente riesco a coniugare lavoro e famiglia, per la buona pace della signora in questione, che tra l'altro fa parte degli organi dirigenti di un movimento nel cui programma elettorale, in occasione dell'ultima campagna elettorale, avevo fortemente voluto l'inserimento del tema della conciliazione lavoro-famiglia. Un attacco così grave, mirato a una neo mamma, riporta il nostro paese indietro di diversi decenni, a fronte invece di tutte le faticose conquiste portate avanti negli anni a favore delle donne, affinché non dovessero e non debbano più trovarsi di fronte alla scelta tra il lavoro e la famiglia. Mi auguro che vengano prese posizioni forti in merito a questa triste, tristissima vicenda».

«Ovunque governa il maschilismo, c'è ancora ed è molto forte». Alla Rini, che era diventata madre per la seconda volta lo scorso 2 agosto, è arrivata la solidarietà pubblica dei propri "follower": «a me fa orripilare, per usare un'espressione della signora in questione - ha commentato una collega della Proment - che questo gentile invito arrivi da chi, pur avendo in tasca una tessera UV, ha invece fatto campagna elettorale per un altro... Un bell'esamino di coscienza ed una guardata allo specchio ogni tanto non farebbe male...».
«Mancando di rispetto a te - ha aggiunto un ex stagista regionale - manca rispetto a tutte le donne. Lei compresa. Io, al posto suo, mi sentirei fortemente in imbarazzo».
«L'ignoranza si trova ovunque - ha risposto Thérèse Janin, consigliera comunale ad Arnad - anche dove meno te lo aspetti. Purtroppo è la dura realtà di molte donne, ovunque siamo messe di fronte lavoro o famiglia, ovunque governa il maschilismo, all'apparenza sembra lontano, scomparso, invece c'è ancora e molto forte, in ogni posto di lavoro. Il peggio poi sono le donne che per fuorviare a tutto questo hanno comportamenti "leggeri", deprimenti alle porte del 2020. Emily, a nome di tutte noi fatti valere!!!».

«Ho sempre stimato Laurette e trovo questa cosa assurda». Nei confronti di Emily Rini è arrivato il supporto anche di Stefano Aggravi, attuale assessore regionale al bilancio e finanze, pesantemente criticato dalla stessa per le sue decisioni in merito alla "Casino de la Vallée SpA": «figli e famiglia non sono e non devono mai essere considerati come un impedimento - ha evidenziato - anzi, la loro conciliazione con il lavoro deve essere stimolata. Grazie a Dio le società si evolvono».
«Grazie Stefano! - ha ribattuto la Rini - purtroppo c'è ancora tanto da fare...».
«Sono sconvolta dalle parole di Laurette perché è una persona che conosco dal punto di vista lavorativo e l'ho sempre stimata - aveva sottolineato, inascoltata, un'altra dipendente pubblica - la trovo una cosa assurda, veramente. Non mi interessa se io e te la pensiamo allo stesso modo o in maniera opposta politicamente parlando ma qualsiasi donna (sì, uomini, permetteteci di essere più brave di voi in questo!) che riesca a conciliare lavoro, famiglia, figli, animali domestici, lavori domestici, eccetera, va solamente sostenuta».

«Non c'è nulla di sessista, ma solo una riflessione politica». «Ognuno è responsabile di quello che dice, evidentemente, ma solo se questo viene riportato in maniera corretta - ha quindi risposto, ufficialmente, in una nota, Erik Lavevaz - Laurette Proment durante il "Conseil fédéral" di lumedì ha fatto un intervento sulla situazione attuale a Palazzo regionale, sottolineando l'inopportunità politica di una costituenda nuova maggioranza intorno all'Union Valdotaine che veda protagonista, con cariche di governo, chi ha utilizzato il nostro Movimento per essere eletta, lasciandolo e rilegandolo all'opposizione ancora prima della seduta di apertura del Consiglio Valle. Per evidenziare poi come, secondo il suo punto di vista Emily Rini dovesse fare un passo indietro, posizione condivisa da buona parte del popolo unionista, visti gli impegni presi col Movimento, ha usato un accostamento al ruolo di mamma della consigliera, peraltro in maniera delicata come si confà al carattere della signora Proment. Appare evidente come non ci sia nulla di sessista (!?!?!) o concetti "pieni di odio e cattiveria" nelle parole della signora Proment, ma solo una riflessione di opportunità politica. Peraltro sarebbe quanto meno assurdo attribuire tali affermazioni ad una persona che ha dedicato la sua vita contemporaneamente al lavoro, all'attività amministrativa e politica, al volontariato fattivo ed alla crescita dei suoi figli!».
«Mi piace ricordare che la signora Proment ha lavorato attivamente per anni proprio per lo sviluppo dei servizi alla prima infanzia - ha ribadito Lavevaz - ad esempio all'introduzione delle tate famigliari in Valle d'Aosta. Laurette Proment gode di tutta la mia stima ed il mio sostegno per essere la vera vittima di questa sterile polemica, partita da presupposti falsi».

«Dopo la mia elezione, vittima di pregiudizi per essere donna, con origini del Sud». dopo laSulla questione è poi arrivata la solidarietà ad Emily Rini da parte di Elisa Tripodi, deputata del "Movimento Cinque Stelle": «le dichiarazioni fatte palesano ora più che mai quanto le donne si trovino ancora ad avere una condizione di svantaggio rispetto agli uomini determinando così un rischio di esclusione sociale - ha ricordato, su "Facebook", la parlamentare valdostana - ad un uomo nessuno si sarebbe mai sognato di pronunciare parole come "meglio che vada a spingere una carrozzina". E' grazie al coraggio delle donne se ora ci troviamo ad avere diritti che fino a pochi anni fa ci erano negati, è grazie alla forza delle madri che continuiamo a crescere e a farci strada nella vita professionale sempre scontrandoci nelle avversità dei pregiudizi. A lei va tutta la mia comprensione , vittima anche io di pregiudizi dopo la mia elezione per essere donna, una donna con origini del sud».

«Non ho mai pronunciato le parole inopinatamente attribuitemi». Alla fine però, la frase "meglio che vada a spingere una carrozzina", non è mai stata detta e Laurette Proment ha chiesto pubblicamente una rettifica ai responsabili del sito scandalistico che aveva riportato la citazione inventata: «perché lesiva della mia dignità e comunque contraria a verità - ha scritto la Proment - non ho mai pronunciato le parole comprese tra le virgolette inopinatamente attribuitemi, complice anche il fatto che sono state pronunciate in francese. Il mio intervento verteva sui nuovi assetti di maggioranza che si vanno delineando in Consiglio regionale e sul ruolo che in tale contesto ha assunto la consigliera del gruppo misto Emily Rini, precedentemente fuoriuscita dall'Union Valdôtaine per sostenere la maggioranza con a capo Nicoletta Spelgatti. A tale riguardo nel corso del "Conseil fédéral" dell'UV del 22 ottobre ho affermato, testualmente, che ad Emily Rini "…si dovrebbe al più garantire un posto per il passeggino davanti all'aula del Consiglio Regionale" per censurare politicamente la presunta richiesta, per come riferito dagli organi di stampa, della consigliera Rini di vedersi assicurato "un posto" nel nuovo Governo, intendendo così non certo deridere o sminuire il suo ruolo di neo-mamma, ma volendo stigmatizzare, peraltro in forma lieve ed ironica, l'abitudine di subordinare scelte che dovrebbero rispondere esclusivamente a valori ed obiettivi politici al riconoscimento di "posti" di governo, tanto più quando tali richieste provengano da chi aveva precedentemente compiuto scelte di rottura verso l'Union».
«Pertanto il riferimento al passeggino - ha aggiunto Laurette Proment - non assume alcuna valenza sessista e/o di dileggio verso il ruolo delle donne e delle mamme, ma risponde all'obiettivo di traslare metaforicamente su gesti e oggetti di uso comune e quotidiano l'ambizione a "posti" in Giunta, ambizioni che ho ritenuto e ritengo tuttora che debbano essere contrastate, e ciò per ragioni squisitamente politiche e non certo in ragione del sesso o delle occupazioni materne di chi le coltiva».

«Non posso tollerare di essere attaccata con battute di bassissimo livello». «Io rispetto assolutamente il giudizio di chi si esprime, anche in maniera molto dura e critica, nei confronti delle mie scelte politiche - ha poi scritto "per chiarezza", la Rini, sempre sul social network, informata della richiesta di rettifica della Proment - e ci mancherebbe, ne ha tutto il diritto! Quello che proprio non posso tollerare è essere attaccata con battute di bassissimo livello e di pessimo gusto solo perché neo mamma. Chiedo solo un po' di rispetto personale».
Invitando il presidente dell'Union Valdôtaine a leggere le dichiarazioni di Laurette Proment riportate dai media (che però probabilmente arrivano dalla stessa "fonte"), la Rini ha aggiunto: «ha ragione Erik, non è nemmeno sessismo. Qua siamo ben oltre. Si parli di politica e di progettualità. Si metta prima di tutto il rispetto delle persone. Chiudo definitivamente questa triste vicenda gridando ad alta voce che per me poter andare al lavoro tutte le mattine spingendo il passeggino di mio figlio è un grandissimo privilegio di cui vado molto fiera!».

«Non tutti in Valle d'Aosta capiscono correttamente il francese». «A mente fredda, e dopo la débacle di ieri, ho deciso di utilizzare il mio profilo "Facebook" per condividere alcune riflessioni personali, cosa che faccio molto raramente - ha quindi aggiunto Laurette Proment sul "social network" - accetto di piegarmi a questo strumento di comunicazione che non prediligo per poter raggiungere facilmente molte persone che ieri hanno sentito parlare di me... Lo faccio nella lingua di Dante, che preciso non è la mia lingua madre, per essere sicura di essere capita da tutti e non rischiare che le mie parole siano nuovamente travisate. Ho dovuto costatare con amarezza che malgrado il mio Movimento si sia battuto per l'applicazione degli articoli 38, 39 e 40 dello Statuto speciale della Valle d'Aosta non tutti sono in grado di capire correttamente la lingua francese. Diverse sono state le accuse gratuite nei miei confronti, ma devo dirvi cari lettori di "Facebook" che mi sono rincuorata vedendo che si trattava di persone che non conoscevo e che quindi non mi conoscono».

«Parole riportate da un giornalista che non era presente». «Mi dispiace molto che la signora Rini abbia preso "tout court" le parole riportate dal giornalista - ha continuato la Proment - che non era presente al "Conseil fédéral" senza pensare un istante che queste parole non potevano essere le mie! La stessa donna che prima di lasciare il "Mouvement" dell'Union Valdôtaine nel quale è stata eletta consigliera regionale mi aveva più volte sentita parlare a favore della dignità delle donne e del loro valore in quanto persone e non come "razza" da tutelare. Devo quindi dire alla signora Rini e a tutti i suoi "fan" che non mi sono mai permessa di dire quanto riportato da alcune testate e che non l'ho neanche mai pensato. Nella seduta del "Conseil fédéral", dopo aver sentito i rapporti del presidente Lavevaz e del capogruppo del nostro movimento in seno al Consiglio regionale mi sono permessa di dire nel mio intervento che ero "orripilata" da quanto sentito al telegiornale mezz'ora prima di venire alla nostra riunione in merito al ruolo che potrebbe giocare la consigliera Rini nel possibile futuro assetto politico della nostra Regione. Ricordando che la consigliera Rini aveva abbandonato il "Mouvement" ancora prima della sua nomina nel Consiglio regionale permettendo la nascita dell'attuale maggioranza. Ho anche espresso la mia contrarietà al fatto che ancora una volta potesse pretendere un posto nel "Gouverment régional" in cambio del suo appoggio».

«Pousse-pousse" significa "passeggino", non "spingere una carrozzina"». «Mi sono anche permessa di rimarcare essendo io una donna e mamma - precisa ancora una volta la Proment - e questa è la parte che è stata strumentalizzata, che pensavo che in questo momento avrebbe potuto appoggiare una possibile nuova maggioranza autonomista senza aspirare ad un posto molto impegnativo in termini di lavoro in questa fase in cui è sicuramente molto assorbita dal suo ruolo di neo mamma (vedi i suoi post su "Facebook"). Ed è vero ho detto: "L'unico posto che può davvero rivendicare in questo momento è un posto per il passeggino di suo figlio davanti all'aula consigliare". Una affermazione detta in francese che non è stata capita da chi ha riportato agli organi di stampa la mia dichiarazione. Forse non è chiaro a tutti che la parola "pousse-pousse" significa "passeggino" e non "spingere una carrozzina". Credo che tutte le donne che ogni giorno, come me, si impegnano seriamente per trovare il giusto equilibrio tra le incombenze della famiglia, del lavoro, delle attività al servizio della propria parrocchia e della comunità, di cui la politica fa parte, ma non solo, possano condividere il mio pensiero e che chi mi conosce sa che ho dedicato personalmente vent'anni della mia vita, gli anni migliori, gli anni in cui i miei figli erano piccoli, al servizio della mia comunità di origine in qualità di amministratore, del mondo del volontariato e del "Mouvement" dell'Union Valdôtaine del quale faccio parte da più di trent'anni e che ho quindi sperimentato personalmente cosa significa essere una mamma impegnata. Sono fiera di esserlo stato e di continuare ad esserlo e invito ogni donna a difendere con lealtà il proprio diritto ad essere considerata prima di tutto come "un être à part entière et non simplement comme une "race" que l'on doit protéger" (un'essere intero e non semplicemente una "razza" che bisogna proteggere, n.d.r.)».

«Deprecabile la malafede di certe persone che seminano zizzania». «Il mio post è stato troppo lungo - ha poi stemperato Laurette Proment - mi hanno insegnato, nei corsi di "webmarketing" di non superare le venti righe, di utilizzare parole che suscitano emozione e vanno dritte al cuore. Scusatemi, ma non ho nulla da vendere».
«Ti conosco da oltre vent'anni - le ha risposto un docente valdostano - so che persona sei, di cosa ti sei occupata e quanto impegno hai dedicato alla famiglia, al lavoro e alla cultura senza mai secondi fini. Continua a farlo a testa alta, che di persone tutto di un pezzo sincere come te, la nostra società ne ha bisogno».
«Concordo pienamente con quello che hai detto
- ha poi solidarizzato una collega unionista - almeno tu hai detto nella sede opportuna e non ai giornali o sui "social" quello che pensano tante persone, ma che non hanno il coraggio di dirlo nelle sedi opportune. Il tuo discorso é stato chiaro ma, come ben sai, è piú semplice travisare sia da giornalisti che dall'interessata per fare scoop e clamore».
«Io ero presente al "Conseil fédéral" - ha evidenziato Guido Grimod, ex sindaco di Aosta e nuovo componente del "Comité fédéral" dell'UV - ed è deprecabile la malafede di certe persone che seminano la zizzania. Esprimo la mia solidarietà e la mia stima nei tuoi confronti».
«Ti stimo per il tuo garbo, la tua sensibilità ed il tuo impegno nel sociale
- ha aggiunto Alessia Demé, sindacalista del "Savt" - poi per il resto non so... Magari con il senno di poi avresti dovuto evitare di citare la carrozzina "poussette", così si parlava di altro. Ma ormai è andata».
«Sincera, chiara e trasparente come sempre, mamma! - le ha scritto quindi la figlia - è giusto che tu possa chiarire le tue parole anche per chi non ti conosce e non sa che tipo di persona sei e tutti valori che, non solo ci hai insegnato, ma secondo cui vivi ogni giorno! Mami le delusioni rendono più forti... continua ad essere la meravigliosa persona che sei».

«Speriamo che "Facebook" non venga usato per "vomitare odio rancore ed accuse». Laurette Proment incassa anche la solidarietà di Sara Favre, vice presidente del Consiglio comunale di Aosta e responsabile della comunicazione di "Arpa VdA": «è importante e giusto chiarire il proprio pensiero se, quando espresso, viene travisato e strumentalizzato - scrive sul suo profilo "Facebook" - per questo mi permetto di condividere il suo post, Laurette Proment, per dare l’opportunità, a chi ha sentito parlare di lei per la prima volta, di leggere e di comprendere quanto da lei detto, ma mal riportato. Voglio sperare, così facendo, che questo crudele e pericoloso mezzo di comunicazione che può essere "Facebook", non venga usato anche in questa occasione, per "vomitare" addosso a Lei odio, rancore e accuse senza sapere di cosa si sta parlando».

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